1.4 Il Seminario
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Sabato 03 Aprile 2010 17:01
1.4.Il Seminario – Le Séminaire catholique - The Catholic Seminary
 
In prima media il mio docente di Lettere fu il Rev.prof.Giuseppe Morelli,che era anche Rettore di una antica chiesa sita nel II° Vico Avvocata a Napoli.Chiese in classe se c'era qualcuno di noi disposto a frequentare la chiesa e  ad apprendere la liturgia delle funzioni religiose.Io diedi la mia disponibilità ed iniziai a frequentare quella chiesa lasciando la mia parrocchia.Con Padre Morelli - così lo chiamavamo - imparai molto. Approfondii la conoscenza della s.Messa e il servizio all'altare,imparai le funzioni e i canti di tutto l'anno liturgico e diventai un chierichetto. Terminato l'anno scolastico,volli entrare in Seminario,spontaneamente,e iniziai così una nuova vita lontano dalla famiglia.Ogni domenica i miei genitori venivano a trovarmi,per un'ora,nella sale delle udienze,e mi portavano la biancheria pulita e qualche altra cosa.
 
In Seminario imparai ad osservare degli orari che scandivano la nostra giornata.Imparai a farmi il letto,a parlare poco osservando il silenzio,a mangiare quel tanto che basta senza oltrepassare i limiti.Imparai un metodo di studio,imparai a pregare.Infatti la nostra giornata era dedicata alla preghiera e allo studio principalmente.La ricreazione era fatta di periodi brevi,mentre allo sport dedicavamo un'ora nel dopo pranzo prima di uscire per il passeggio pomeridiano.Fu così che imparai a giocare a pallavolo e migliorai il gioco a ping-pong appreso presso i Padri Salesiani che avevo frequentato l'anno precedente grazie a mio fratello Enrico,quando ero in 5a elementare.
 
In Seminario ebbi la fortuna di avere dei validissimi docenti.Erano quasi tutti impegnati con l'insegnamento nell'annessa Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale,allocata in viale Colli Aminei sulla collina di Capodimonte a Napoli.Altri insegnavano nelle Università pontificie a Roma e altri ancora a Napoli,o all'Università degli studi o all'Università "L'Orientale".E anche i testi scolastici erano eccellenti,alcuni li conservo ancora gelosamente.
 
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Portone centrale del Seminario con la statua della Vergine Immacolata nella corte interna
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Il Seminario arcivescovile sulla collina di Capodimonte a Napoli,come era negli anni '50 - Copyright © Italo Zamprotta 2009  - All rights reserved
La secentesca statua della Vergine Immacolata nella corte interna,opera dello scultore Cosimo Fanzago.(Archivio Italo Zamprotta)
 
la bella Cappella maggiore del Seminario di Capodimonte
 
il cosiddetto Emicilo del Seminario,da cui si può ammirare la città sottostante.
 
il Seminario negli anni 2000 (sulla destra si nota il Viale Colli Aminei)
 
(A proposito dei Colli Aminei, sento il dovere di riferire che si tratta di una della tante colline di Napoli (le altre sono:Vomero-S.Martino,Camaldoli,Posillipo), il cui nome si fa risalire ad una popolazione della Tessaglia (regione greca),gli Aminei per l'appunto, che colonizzò la zona nel periodo dorico, impiantandovi numerosi vigneti che producevano il famoso vino amineo, ricordato da Macrobio, che i Romani chiamarono Falerno. Degli Aminei parlaparla anche Aristotele).
 
In Seminario viveva mons.Luigi D'Aquino (1874-1959), che era stato Rettore dal 1940 al 1949, quindi durante il periodo bellico e post-bellico. Con lui,che per me era vecchissimo,ebbi alcune conversazioni.Era laureato in Matematica e Fisica.Era stato docentie di ruolo di queste materie nei licei e Libero Docente di Fisica all'Università di Napoli. Non solo era autore di apprezzate pubblicazioni su queste materie,ma aveva conosciuto i  maggiori studiosi italiani, europei e americani (tra cui Fermi,Maiorana e Einstein).essendo stato anche diverse volte in Germania. Insomma non era solo uno studioso,ma un vero e proprio scienziato,che mi onoro di avere conosciuto e frequentato.Debbo purtroppo lamentare che il Seminario e la Curia napoletana nel 2009,nel cinquantenario della morte,non lo hanno commemorato,mentre l'anno precedente avevano commemorato un sacerdote che fu Rettore del Seminario dal 1953 al 1958, mons.Giovanni Bandino. Ma questa non è l'unica "dimenticanza" della incomparabile Curia napoletana!
 
Nell'agosto del 1954 mi fu impartita la s.Cresima nella Cappella privata del Vescovo ausiliare di Napoli e Vescovo Titolare di Pergamo, mons. Giuseppe De Nicola (in seguito Arcivescovo Titolare di Rhoina) in via Duomo a Napoli.Mio Padrino fu il R.P. Bernardo Maria Cerroni (al secolo dott.prof.Felice Cerroni), Priore del Convento e della Basilica di Maria SS. del Carmine Maggiore di Napoli, e Cappellano di fabbrica dell'Onarmo.Qui di seguito riporto una sua breve biografia.
 
padre bernardo
Padre Bernardo Cerroni(il primo da destra)quando accolse Beniamino
Gigli nella Basilica-Santuario del Carmine Maggiore di Napoli agli inizi
degli anni '50,quando rivestiva la carica di Priore.
 
FELICE CERRONI  
"Figlio di Antimo e di Emilia Abballe nacque a Monte S. Giovanni Campano (Frosinone) il 9 febbraio 1914.
 
Entrato nel Collegio dei Padri Carmelitani in Napoli, prese il nome di fra’ Bernardo. Compì gli studi "lodevolmente" nel Seminario minore e maggiore di Napoli,e fu ordinato sacerdote (carmelitano) il 12 febbraio 1937,diventando Padre Bernardo.
 
Laureatosi prima in Lettere classiche e poi in Filosofia all'Università degli studi di Napoli nel 1941 e 1942,iniziò subito ad insegnare,e rivestì diversi incarichi.Fu Padre Priore del Carmine Maggiore in Napoli negli anni ’50.Curò la ricostruzione del prezioso soffitto cinquecentesco della Basilica,distrutto dallo scoppio della nave "Montallegro";e attese inoltre a riportare la devozione alla Madonna del Carmine specialmente con la "Peregrinatio" del 1954 per i vari stabilimenti industriali di Napoli con la valida presenza del Card. Marcello Mimmi e di vari Cappellani di fabbrica,di cui era Delegato nell’ONARMO.
 
Fu Preside della Scuola Media S.Angelo a Vico Equense. Ma la sua particolare missione la svolse per quattordici anni come Cappellano di fabbrica per i piccoli e grandi stabilimenti napoletani, per i quali scrisse "Piccoli quaderni per operai" (succosi e dotti opuscoli). Dilettevole ed affascinante il "Mese di Maggio"(1948); molto apprezzato e letto con profitto il libro "Andate e predicate"(1956),che preannuncia le direttive del Concilio Vaticano II sui rapporti tra Chiesa e mondo del lavoro,e di cui, purtroppo non v'è stata traccia nelle patrie biblioteche per lungo tempo(catalogato solo nel 2014 a Fano!):in tutto sono catalogati nelle biblioteche pubbliche 9(nove) suoi lavori.
 
Nel 1964 fu nominato "Delegato del Servizio sociale ONARMO" dal Cardinale Arcivescovo Alfonso Castaldo.Passato nel clero secolare come don Felice,il Card.Corrado Ursi lo chiamò poi alla Parrocchia di S. Giacomo in Calvizzano.Fu attivo,vigilante,buon pastore nel periodo 1970-72.Ancora si ricorda la sua intensa catechesi e preparazione «paterna» degli aspiranti alla Comunione.Dal colto e paziente don Felice ricorrevano studenti per trarre consigli ed aiuti per i loro studi.Mentre svolgeva le programmate attività pastorali,il 17 giugno 1972 fu trasferito alla «difficile» parrocchia di S. Maria del Carmine in Napoli,della quale prese possesso nel settembre dello stesso anno.Intensa e proficua fu la sua attività pastorale.Fu infine Parroco di S.Maria del Carmine alla Concordia a Napoli.Per ragioni di salute nel maggio 1986 si ritirò a Calvizzano", dove chiuse la sua giornata terrena il 7 febbraio 1997 (liberamente tratto da "Cronologia Parroci di Calvizzano").
 
Durante l'inverno dell'anno successivo, un mattino, mentre mi trovavo nella sala-studio della mia camerata, in Seminario, (verso le 07.30, prima di andare in classe), fui colpito da un violento dolore al sopracciglio destro. Era l'epilogo di un prolungato raffreddore, durato 10-15 giorni, causato da allergia (questo l'ho capito molti anni dopo), ovviamente resistente alle comuni aspirine (sarebbe bastato un antistaminico, ma era di là da venire: infatti lo svizzero Daniel Bovet, premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1957, stava terminando i suoi studi nel settore proprio presso l'Istituto Superiore di Sanità a Roma, dove nel 1947 prese anche la cittadinanza italiana sposando la sorella di Federico Nitti, il batteriologo con cui Bovet aveva scoperto l'azione antimicrobica della frazione sulfamidica).In seguito mi è stato accertato che il dolore frontale era sinusite del seno frontale destro, che mi ha accompagnato, insieme con la rinite vasomotoria, per tutta la vita, perchè antistaminici, cortisonici ed eventuali vasocostrittori non servono a nulla, sono soltanto palliaitivi temporanei. Una parziale spiegazione ai miei disturbi la diede un membro del COAS (College of Applied Sciences) di Londra, da me conosciuto all'epoca della discussione della tesi dottorale. Mi disse che dalle statistiche sanitarie britanniche risultava che coloro che avevano subito l'asportazione delle tonsille erano maggiormente soggetti alla sinusite.
 
Durante l'estate successiva fui preparato dal mio vice Parroco, Padre Carlo De Candia, in latino, perchè in Seminario ero stato rimandato. Lui utilizzò molto il testo di "Nozioni di Analisi logica, italiana e latina" di Enrico Tittarelli (l'edizione era del 1953, ma il testo risaliva all'inizio degli anni '30, ed in Seminario era stato in uso per diverse generazioni di studenti!), più del testo di Grammatica latina che pure era un corso completo (dalle scuole medie all'università) e comprendeva anche l'analisi logica. Da quella preparazione nacque il mio grande amore per la lingua latina. Ricordo che l'anno seguente lasciai tutti meravigliati per il salto di qualità compiuto. Qualche anno dopo Padre Carlo mi raccontò un episodio a dimostrazione della sua particolare versatilità in quella lingua. Insegnava Latino e Greco in un Ginnasio-Liceo e il docente di quelle stesse materie in un'altra sezione ebbe una disputa con lui su un particolare di lingua latina. Decisero di appellarsi ai loro professori universitari di qualche decennio prima e pertanto si recarono prima dal grande latinista e filologo classico Francesco Arnaldi (Codroipo,1897 - Roma, 1980) che insegnava Lingua e Latteratura latina all'Università di Napoli. Arnaldi diede ragione all'altro, ma precisò che trattavasi di una questione più squisitamente grammaticale. Allora i due contendenti interpellarono un altro loro vecchio docente, il grande Francesco Sbordone (Napoli, 1911-1983), insigne docente di Grammatica greca e latina all'Università di Napoli: Sbordone diede ragione a Padre Carlo! (Desidero ancora ricordare che Padre Carlo all'esame universitario di Lingua e Letteratura latina era stato valutato 27/30 da Francesco Arnaldi, cioè con il massimo voto che questo grande Docente assegnava ai suoi migliori allievi. Lo stesso voto in Lingua e Letteratura latina era stato in precedenza assegnato anche a Giuseppe Morelli, altro mio grande Maestro, laureatosi il 1° dicembre 1947). Non posso non ricordare in quegli anni '50 le numerose volte che servii la S.Messa all'anziano Padre Fortunato Scalella, insigne docente di pianoforte e già Maestro di Cappella del Duomo di Napoli. Numerose volte lo riaccompagnai a casa, all'inizio di via S. Eframo Vecchio, dove più volte fui suo ospite assistendo anche alle sue lezioni di pianoforte (vedi foto Padre Fortunato Scalella e dedica libro).
 
il prof.don Enrico Tittarelli(1885-1971)salesiano,inigne latinista
 
 
                          il Padre prof.Fortunato Scalella                                                   la sua dedica - (Biblioteca Italo Zamprotta)
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 mons.Giovanni Bandino,Rettore del Seminario
 
Nel periodo in cui fui in Seminario il Rettore pro tempore era mons.Giovanni Bandino (1915-1958).Fu Rettore dal 1953 alla morte.avvenuta in seguiti ad un'improvvisa malattia, a soli 43 anni.Era anche docente di Teologia morale presso la Scuola di Teologia del Seminario maggiore,ed era stato Parroco della Cattedrale dopo l'ordinazione sacerdotale.I suoi funerali furono celebrati in Cattedrale dall'Arcivescovo di Napoli,Alfonso Castaldo,da poco diventato Cardinale(nella settimana precedente il s.Natale del 1958).In precedenza era stato arcivescovo di Napoli,il Card.Marcello Mimmi,che ogni tanto veniva a travarci in Seminario,quando meno ce lo aspettavamo.Era altro un paio di metri,massiccio,ma simpatico e amabile.Conversava con noi, giovani seminaristi e,a volte,ci siamo con lui affacciati nel cosiddetto emiciclo per ammirare il panorama della nostra bella città.
Card.Marcello Mimmi (1882-1961)
 
Domenica 12 o 19 febbraio 1956 ricevetti in Seminario la visita delle mie due sorelle, Elisa e Grazia. C'era un metro di neve e i miei genitori non se l'erano sentita di venire per la solita visita settimanale. Si presentarono inaspettatamente le mie due sorelle, che allora contavano 31 anni la prima e 29 compiuti un paio di mesi prima la seconda. Avevano dei foulard in testa ed erano molte belle e piene di vita: le ricordo come se fosse ieri. Mi consegnarono la biancheria pulita, come facevano ogni domenica i miei genitori. Parlammo di tante cose. Ero contento di averle riviste insieme, come quando ero piccolo e loro erano ancora nella casa paterna. Mai avrei immaginato ciò che sarebbe accaduto nove mesi dopo.
 
Durante le vacanze, nel mese di luglio, rividi mia sorella Elisa. Aveva con se il suo quartogenito, Antonio, nato il mese prima. Lo tenni anche in braccio. Quando si accomiatò, mi chiese di accompagnarla. Feci a piedi con lei il tragitto fino a casa dei suoi suoceri, dove in quel momento si trovava. La salutai e le promisi di scriverle perchè lei qualche giorno dopo sarebbe partita col marito e i suoi quattro figli alla volta di Vinchiaturo, comune montano in provincia di Campobasso, dove il marito era stato assunto come responsabile dei servizi elettrici di una grande azienda.
 
Quando rientrai in Seminario dalle vacanze, incominciai a scriverle: ci scambiammo tre lettere, nel periodo settembre-novembre. Nell'ultima lettera, a novembre, mi inviò 500 lire, e mi parlò di dolori al fegato. Lunedì 3 dicembre, mentre eravamo di primo mattino in cappella, dopo la meditazione, prima che iniziasse la Santa Messa, mi chiamò il vice Rettore, padre Luigi Rinaldi, e con molta delicatezza mi comunicò che mia sorella Elisa era morta il giorno prima! Copiose lacrime sgorgarono dai miei occhi e vani furono i tentativi di consolazione. Tutti i seminaristi pregarono quel giorno per mia sorella. Mia sorella se ne era andata e mai più l'avrei rivista. Quel giorno, al pomeriggio, venne a trovarmi mia sorella Grazia con la quale ripresi il mio pianto. Rividi invece i miei genitori la domenica seguente in una saletta appartata: erano irriconoscibili, tanto diversi da come li avevo sempre visti. Improvvisamente invecchiati di 10-20 anni. Mi raccontarono che erano stati chiamati a Vinchiaturo, dove erano stati per una settimana. Mia sorella entrò ed uscì dall'ospedale di Campobasso un paio di volte, ma non ci fu nulla da fare, perchè il suo fegato si era rimpicciolito fino a diventare della grandezza di un pugno! Tutto durò una settimana, dal 24 novembre al 1° dicembre, sabato, giorno della morte. Mia sorella lasciò quattro figli: la prima, Giulia, aveva dieci anni e l'ultimo, Antonio, di nemmeno sei mesi. I miei genitori scoprirono che nelle ultime settimane i dolori al fegato di mia sorella (di cui aveva parlato anche a me nella lettera) venivano curati col fernet dal signor marito! Quest'uomo si risposò otto mesi dopo con la donna che già frequentava da quando era arrivato a Vinchiaturo e che maltrattò i figli di mia sorella.
 
Debbo anche ricordare che nel Seminario minore fui compagno di camerata di un certo Agostino Vallini,che frequentava due classi avanti a me,ma che per un anno dormì in un letto di fianco al mio.In seguito Vallini divenne Rettore del Seminario,dopo la laurea in Diritto canonico.Poi Vescovo ausiliare di Napoli;Vescovo della Diocesi suburbicaria di Albano;Prefetto del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica e Arcivescovo enl 2004.Cardinale dal 2006,e Vicario di Roma dal 2008.Vallini è anche Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense.E' stato anche Presidente della Suprema Corte dello Stato della Città del Vaticano.Non riporto la sua fotografia perchè non ne ho ricevuto l'autorizzazione.Infatti non ha risposto alla mia richiesta.Non me ne dolgo più di tanto.Mi amareggia solo il ricordo dei pasti consumati insieme nel refettorio del Seminario e delle partite di pallavolo che abbiamo giocato insieme,anche se in squadre diverse,nei tornei organizzati in Seminario.Tacendo della vita religiosa comunitaria.Ma il mondo gira così,e questa è l'ennesima delusione.
 
In Seminario non ebbi soltanto degli ottimi docenti,ma anche degli educatori (Prefetto d'ordine,Prefetti,vice Prefetti),dai quali appresi molto e che sono stati per me dei modelli di vita (alcuni di essi sono da me ricordati in un apposito paragrafo,"Maestri ed Educatori",in cui ricordo tutti coloro che hanno incrociato la mia strada lasciandomi qualcosa che ha arricchito la mia personalità e la mia cultura).
 
In particolare ricordo gli studi di canto e musica gregoriana.Il nostro docente era mons.Postiglione,Maestro di Cappella del Duomo di Napoli e componente dell'Orchestra del Real Teatro di San Carlo a Napoli.Il Maestro veniva in Seminario a prepararci una volta la settimana.Ovviamente durante la settimana l'insegnamento proseguiva,sia per il canto gregoriano,sia per la musica,con un paio di suoi assistenti che erano studenti di Teologia del Seminario maggiore.Per la mia voce baritonale fui selezionato per il Coro che partecipava alle funzioni liturgiche sia in Seminario sia in Duomo durante le varie solennità dell'anno.Così ebbi il privilegio di cantare nell'antico Duomo di Napoli durante la Settimana santa,a Natale,e nelle altre solennità del calendario liturgico.Per la musica seguivo le lezioni di armonium ed ero abbonato ad un periodico mensile,"Armonie dell'organo",una rivista specialistica che si stampava a Bergamo,che veniva utilizzata sia per le lezioni sia come spartito durante alcune funzioni. 
 
Oltre le materie curriculari,in Seminario avevamo quindi delle ore dedicate al canto e alla musica gregoriani e anche al Galateo.Per questa ultima materia usavamo il testo di Giuseppe Bortone,il Codice della cortesia italiana,edito dalla SEI di Torino nel 1947,di oltre 300 pp.
 
Non voglio continuare a descrivere i miei anni di Seminario.Basti dire che, come entrai,così uscii: meglio un buon cristiano che un cattivo sacerdote. A distanza di tempo sono ben lieto che la mia vita,a un certo punto,abbia preso un'altra piega,perchè probabilmente avrei adottato la stessa decisione di alcuni miei compagni di Seminario,cioè avrei lasciato il sacerdozio e ciò non sta bene.E' bene prendere una decisione quando si è ancora in tempo e non dopo,a cose fatte,suscitando pettegolezzi,dicerìe e sospetti.
 
A distanza di tempo vedo tanti miei compagni che fanno i parroci,i docenti nella Facoltà teologica,o sono addirittura arrivati a vertici allora impensabili. Uno è addirittura cardinale e occupa dal 2008 una posizione di assoluta preminenza! Non li invidio perchè la chiesa romana è portatrice di  numerosi errori contrabbandati sotto il nome di dogmi,imposti nei secoli da alcuni imperatori in diversi concili o dalle elucubrazioni di "santi",che sono state prese come oro colato,ma cozzano contro la realtà e offendono sia Dio sia Cristo ("il Padre è maggiore di me", Gv 14,28).
 
L'unica cosa che rimprovero al Seminario e,quindi,alla chiesa romana,è quella di una mancata rivisitazione delle Sacre Scritture che andrebbero ritradotte dalla prima riga di Genesi fino all'ultima riga di Apocalisse,sfrondandole di tutte le manipolazioni operate per 15 secoli.Allora avremmo la genuina Parola del Signore,che è molto semplice e fa a pugni con tutti i precetti e le imposizioni ecclesiastiche inventati dal IV secolo ad oggi,cioè da 1700 anni.Ciò non è possibile,perchè la chiesa romana dovrebbe rinunciare a tutti i privilegi conferitigli da imperatori e re,non da Cristo,che mai ha pronunciato quella sciocca frase riportata alla fine di questa pericope:""Ed egli (Gesù) disse loro: "E voi, chi dite che io sia? Simon Pietro rispondendo disse: tu sei il Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente. E Gesù replicando disse: Tu sei beato Simone, figliuolo di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io altresì ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Matteo 16:14-18). 
 
Ebbene,questa affermazione si trova solo qui.Chiunque sa qualcosa di analisi storica o di critica storica o,meglio,di critica testuale,sa che un documento per avere valore probatorio deve avere dei riscontri con altri documenti.Questa affermazione non ce l'ha,anzi ce n'è un'altra che rappresenta la vera espressione pronunciata de Gesù:"Tu sei Simone, il figliuolo di Giovanni; tu sarai chiamato Kefa" (Gv 1,42). Questo Vangelo fu scritto dopo il precedente,se quella affermazione fosse stata vera e genuina l'avrebbe certamente riportata.
 
Se poi la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ci tiene tanto ad essere considerata la diretta epigona dell'apostolo Pietro,prenda su di sé tutto ciò che questo comporta.Infatti.nell'episodio della Trasfigurazione del Cristo (sul quale ci sarebbe tanto da scrivere per spiegarla correttamente e scientificamente,senza rifugiarsi nella retorica rituale),l'evangelista Luca (9,33) a proposito delle chiacchiere di Pietro dice;"μ εἰδὼς ὃ λέγει",che in latino fu magistralmente reso da Gerolamo con "nesciens quid diceret",cioè "non sapendo che cosa dicesse".Ebbene.il più delle volte nella storia la chiesa cattolica si è comportata in questo modo,seguendo pedissequamente il comportamento disinvolto ed estemporaneo del vecchio apostolo Pietro che,in più occasioni,dimostrò di non sapere che cosa stesse dicendo.
 
Infine,sarebbe opportuno che i sacerdoti e i vescovi riprendessero le loro funzioni e lasciassero stare il "sociale" e la politica."Unicuique suum".Pensino a svolgere al meglio il loro ministero,se ne sono capaci. Ad uno di essi,mio coetaneo,voglio ricordare che non c'è bisogno di presentarsi ai bambini delle elementari come "amico di babbo natale" (9 dicembre 2010).Ci si rende soltanto ridicoli,oltre a confermare la totale e completa estraneità a Nostro Signore Gesù Cristo,che dovrebbero saper servire.Invece lo tradiscono.Ogni giorno!
 
Qualcuno potrà dire:"Che cosa c'entra tutto ciò?". C'entra,eccome c'entra.Infatti,se non si riesce a dire la verità sui principi dottrinari fondanti del nostro credo,allora siamo messi proprio male.Allora è il caso di cambiare strada.Ognuno per la sua strada.Non voglio fare inutili polemiche e non sto a criticare quanti approvano e seguono queste credenze: ognuno è libero di impiccarsi come meglio crede.Chi scrive ha impiegato tanto tempo sui testi originali e con gli studi di critica testuale e non può più accettare supinamente certi dogmi e credenze elaborati nel tempo ad usum Delphini.
 
Comunque,gli anni trascorsi in Seminario sono fondamentali per la mia formazione come persona.Diversamente non avrei ricevuto quel tipo di educazione e istruzione che soltanto quegli eminenti Maestri ed Educatori potevano impartirmi (vedi Sezione 1.6),e di cui è rimasta in me una traccia profonda perchè ha permeato lo sviluppo della mia personalità.
 
Un pubblico peccatore fu scomunicato e gli fu proibito di entrare in chiesa.
Egli andò a lamentarsi con Dio:
Non mi fanno entrare,Signore,perché sono un peccatore”.
Di che ti lamenti? – disse Dio – Non lasciano entrare neanche me!”. 
 
Questa qui sopra non è una barzelletta,come si potrebbe pensare,ma l'amara e triste verità.
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento Martedì 24 Febbraio 2015 19:50