8.0 Cronistoria familiare: secc.-XIII-XVIII
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Scritto da Administrator   
Domenica 31 Gennaio 2010 18:51

 

 

8.0.Cronistoria familiare: secc.XIII-XVIII - Historique Familiale de siècle XIII à XVIII - Family History since 13th Century to 18th
 
Introduzione.
 
Tre sono i motivi che all’inizio del XXI secolo, poco dopo essermi messo in quiescenza dal lavoro, mi spinsero a mettere mano alla cronistoria della mia Famiglia.
 
1.Innanzi tutto la mia ferma e precisa volontà di raccogliere e sistematizzare tutte le notizie che nel tempo avevo raccolto e di storicizzarle riempiendo le lacune grazie ai dati da me successivamente raccolti con un lungo lavoro di ricerca che ancor oggi continua.
 
2.La scoperta sul web del sito Genealogy Surname Navigator che mi diede la possibilità di avere a mia disposizione i dati anagrafici di alcuni dei miei antenati diretti, Zambrotta, e i dati dei loro cugini e nipoti Zamprotta.Da qui iniziarono le mie ricerche sia presso gli uffici comunali di residenza di questi antenati diretti e collaterali sia presso la rispetttive chiese parrocchiali sia presso gli Archivi di stato, in modo da poter venire in possesso degli atti di nascita, matrimonio e morte di tutte queste persone per poter ricostruire la genealogia familiare. Ma le mie ricerche furono indirizzate anche verso studiosi di storia locale e di paleografia che avevano trattato la storia locale delle Province di Principato Citra (odierna Salerno) e Terra di Lavoro (odierna Caserta), dove avevo riscontrato la presenza certa delle famiglie dei miei avi fin dal 1338.
 
3.L’improvvida decisione di alcuni sprovveduti (dal punto di vista dell’intelligenza, del buon senso e della credibilità), buontemponi del mio luogo di residenza, i quali avevano deciso di cancellare il mio nome dalla storia dell’Università popolare di Biella, da me fondata nell’ormai lontano 1976 e da me portata ai fasti nazionali ed europei. Questo sgarbo storico fu per me un incentivo a riportare sul web alcuni dei fatti già inseriti in due volumi (uno del 1986 e l’altro del 1992), consultabili presso numerose biblioteche pubbliche italiane, dove chiunque può prendere visione della realtà storica a dispetto delle omissioni dei succitati buontemponi. Debbo anche ricordare, a chi non lo sapesse, che il primo di questi due volumi, da me curati insieme col prof.Riccardo Rabaglio, fu definito "prezioso volume" da uno che di storia se ne intendeva, il sen.prof.Giovanni Spadolini, storico di vaglia.
 
Pertanto, il sito web, implementato nell’aprile 2005 dal mio primogenito Luigi, e poi aggiornato nel 2010, coperto da copyright, è stato suddiviso in 14 Sezioni, che comprendono delle sottosezioni. Questa che segue è la Cronistoria familiare contrassegnata come Sezione 8, che comprende le sottosezioni 8.1. e 8.2.
 
Debbo aggiungere e precisare, a scanso di equivoci, che le notizie storiche di queste sezioni sono originali.Qualcosina proviene da alcuni archivi araldiici, ma solo qualcosina, perchè la provenienza e la storia dei rami dell'antico casato Zambrotta è mio personale patrimonio culturale, frutto delle mie ricerche, non condivise con alcuno dei numerosi istituti araldici e genealogici esistenti in Italia. Pertanto, tutte le altre ricostruzioni che si trovano sul web, a meno che non riportino espressamente il mio nome, sono false, non supportate da alcuna prova storico-documentale. Come si leggerà più avanti, il cognome proviene da lontano, ed è presente come toponimo nel Thesaurus Linguae Prussicae, opera lessicografica fondamentale per la l'antica lingua prussiana, pubblicata nel 1873 a Berlino da Georg Heinrich Ferdinand Nesselmann (1811-1881), sconosciuta in Italia, ma presente in alcune biblioteche tedesche, a Londra, ad Harvard. ristampata negli ultimi anni.
 
La Famiglia Zambrotta è di sicure origini normanne. Venne in Italia meridionale all’inizio del XI° secolo,come tante altre famiglie normanne,al seguito di Roberto il Guiscardo(1025-1085),sesto figlio di Tancredi,conte di Hauteville-la-Guichard (Tancredi d'Altavilla,980-1041)e di Frédésende(ca.983-1057), diramandosi in diverse province:Capua,Roma,Terni,Ancona,Foligno,Vasto,Bari,Principato Citra.Come tutti i Normanni,i membri della Famiglia si distinsero primieramente nelle armi.Ritroviamo alcuni suoi rappresentanti in posizioni di prestigio solo nel corso del XIII° secolo,al seguito degli Svevi,all’epoca dell’Imperatore Federico II°,che fu Re di Sicilia(va ricordato che Federico II era anche di sangue normanno,essendo figlio della principessa Costanza d'Altavilla[1154-1198],figlia postuma del re normanno Ruggero II,e consorte del principe tedesco Enrico di Hohenstaufen,che fu poi l'imperatore Enrico VI°,figlio a sua volta dell'imperatore Federico Barbarossa).
 
Imperatore Federcico II di Svevia,Re di Sicilia (1194-1250)
Decretò l'istituzione a Napoli della prima Università statale al mondo (1224)
Fu autore del famoso trattato aviario e venatorio De Arte veanandi cum avibus
 
A quell’epoca il Regno di Sicilia,costituito dai Normanni nel 1130,legittimato da Papa Innocenzo II° nel 1139 mediante l’elevatio in regem di Ruggero II° d’Altavilla(che nel 1127-28 era riuscito a riunire sotto un unico scettro tutti i feudi normanni dell’Italia meridionale),era costituito,oltre che dalla Sicilia,anche dalla Calabria,dalla Puglia e da tutta l'Italia meridionale peninsulare fino a Gaeta. Il nome ufficiale era Regnum Siciliae,in cui si parlava latino e siciliano(oltre alle parlate locali),e il territorio comprendeva il Lazio meridionale reatino(Cittaducale,Leonessa,Amatrice), l’Abruzzo, il  Molise,la Campania,la Puglia,la Lucania,la Calabria,la Sicilia,Malta:si tratta dello stesso territorio(eccetto Malta)che caratterizzerà il Regno delle Due Sicilie proditoriamente eliminato dai sardo-piemontesi-savojardi nel 1860-61,grazie al massone Giuseppe Garibaldi foraggiato dalla massoneria inglese (tanto è vero che è l'unico,dopo Horatio Nelson,ad avere avuto il privilegio del trionfo in Trafalgar Square!),con l'interessata acquiescenza dell'avventuriero francese noto come Napoleone III,e con l'indifferente e colpevole neghittosità delle Potenze dell'epoca,che si ripeteranno nel 1938rovinando l'Europa.
 
 L'Europa intorno all'anno 1000
 
 
 Regno di Sicilia Hohenstaufen
 
                          Il Regno di Sicilia nel 1154      Regno di Sicilia Hohenstaufen (stemma e bandiera)
 
Mancando attualmente fonti documentarie certe per gli albori della Famiglia,possiamo soltanto ipotizzare i motivi che portarono questa Famiglia,come tante altre a trasferirsi in Italia meridionale.In una sua brillante opera il francese Pierre Bouet(cfr.Les Normands en Méditerranée dans le sillage de Tancrede:Colloque de Cerisy-la-Salle,24-27 septembre 1992,actes publiés sous la direction de Pierre Bouet et Francois Neveux,Université de Caen,1994)ricorda che "il mondo medievale non era un mondo di sedentari". Infatti, all'interno del Ducato di Normandia,come all'esterno delle sue frontiere,non si esitava a intraprendere lunghi e difficoltosi viaggi,sia per pellegrinaggi sia per commercio.Al ritorno si ascoltavano i racconti che invogliavano i più giovani,cadetti senza possibilità di affermazione in patria,a tentare la fortuna lontano dalla madre patria.Quindi possiamo supporre che anche i membri di questa Famiglia abbiano ritenuto di tentare per cercare una sorte migliore.Infatti il Ducato era sovrappopolato e la mancanza di terre si faceva sentire,quindi meglio tentare l'avventura piuttosto che rimanere a stentare una vita grama.I figli cadetti erano tanti e non avevano alcun diritto secondo lo jus Francorum che assegnava titoli e proprietà al solo primogenito. 
 
L’insediamento ufficiale dei “popoli del nord” nell'odierna Normandia (regione della Francia settentrionale che da essi prese il nome) risale all'ultimo quarto del IX seecolo. Infatti,nel 911, Carlo il Semplice, re di Francia, concesse agli invasori un piccola porzione di territorio lungo il basso corso della Senna. Questo nucleo andò poi espandendosi, diventando il ducato di Normandia. Gli invasori erano guidati da un principe norvegese,che però guidava dei danesi!) Hrolf, latinizzato in Rollone,il quale strinse un'alleanza con Carlo.
 
I Normanni divennero agricoltori,fondendosi con la popolazione locale della Neustria,adottarono la religione cristiana e la lingua galloromanza,dando così vita a una nuova identità culturale,diversa sia da quella degli scandinavi sia da quella dei franchi. Geograficamente,la Normandia corrispondeva alla vecchia provincia ecclesiastica di Rouen o Neustria.
Non aveva frontiere naturali e precedentemente fu una semplice unità amministrativa.
 
Dopo una o due generazioni, i Normanni erano pressoché indistinguibili dai vicini francesi.Nel XI sxecolo la posizione degli invasori in Normandia era ormai consolidata e andarono adottando il sistema feudale francese(come in Inghilterra).
 
La classe guerriera normanna era comunque molto diversa dalla vecchia aristocrazia francese.Infatti,mentre molte famiglie nobili francesi si facevano risalire ai Carolingi,i Normanni,invece, non potevano vantare antenati tanti illustri e precedenti all'XI secolo. Pertanto,la maggior parte dei cavalieri rimasero poveri e senza terra e per questo molti di loro divennero guerrieri di professione e crociati, per procacciarsi ricchezze e terre.
 
Successivamente furono ingaggiati come mercenari nella difesa delle città costiere dagli attacchi dei saraceni e soprattutto nelle ribellioni anti-bizantine in Puglia.In questo modo si arricchirono, costituendo delle signorie territoriali(la prima, in Italia, fu la contea di Aversa con Rainulfo Drengot nel 1030).Presto, per darsi una direzione politica si affidarono alla famiglia degli Altavilla (proveniente da Hauteville-la Guichard in Normandia), guidata da Guglielmo Braccio di Ferro(morto nel 1046),che portò un radicale cambiamento all'interno dell'assetto politico-territoriale del Mezzogiorno.Da questa Famiglia,che come simbolo araldico adottò il leone,discesero diverse nobili famiglia italiane, quali i Ruggiero di Salerno,i Gesualdo,i Loffredo,i Rossi,Rosso o Russo di Sicilia,e i Tranchida palermitani.(Da rilevare che un antico stemma attribuito alla Famiglia Zambrotta riporta il leone rosso normanno caudato d'argento.Questa stemma,riportato qui di seguito,è contenuto nel documento araldico che negli anni '20 del XX secolo l'Istituto Genealogico Italiano di Firenze inviò a mio zio Francesco Zambrotta[1880-1955], primogenito maschio della famiglia di mio padre Nicola).
 
Secondo lo storico medievista francese Lucien Musset "il fattore decisivo del flusso migratorio normanno è la scoperta sul posto che l'Italia meridionale era una terra ricca e mal difesa,dove era a portata di mano una rapida fortuna" (cfr.Origines et nature du pouvoir ducal en Normandie jusqu'au milieu du XIIe siècle dans les Principautés au Moyen Âge,communications du Congrès de Bordeaux en 1973,Bordeaux,Société des Historiens Médievistes,1979, pp.47-59). 
 
Poichè i personaggi che di seguito elenco si sono illustrati nel periodo svevo,debbo inferirne che in precedenza non vi siano stati personaggi di rilievo nell'ambito della Famiglia o che non ne sia rimasta memoria e/o documentazione storica.L'aquila nera spiegata e coronata in campo d'oro fu lo stemma del Re di Sicilia Guglielmo.A questa si sovrappose in seguito l'aquila sveva.Quindi potrebbe anche essere che questa abbia acquistato maggiore rilevanza all'epoca del Regno di Sicilia,il cui emblema ho sopra riportato.E proprio l'aquila dello stemma del Regno di Sicilia noi ritroviamo nello stemma gentilizio della Famiglia,sia da sola sia come capo d'impero.Questo ci autorizza a pensare che siamo in pieno periodo svevo e che "l'aquila spiegata di nero e coronata d'oro in campo d'oro" prima,e poi il capo d'impero furono concessi a quell'epoca ai personaggi di seguito richiamati.Conforta questa mia asserzione il fatto che il capo dello scudo riporta sovente questo tipo di concessioni. Infatti,come affermato nei trattati di araldica,l'aquila nera in campo oro,coronata d'oro,era emblema dei Cavalieri Aurati del Sacro Romano Impero d'Occidente(cfr. anche  http:// www.quattrocchio.eu).E l'aquila nera in campo d'oro sta a significare "valore e intrepidezza",come attesta l'Archivio Storico Araldico Italiano.
 
Però,poichè alla Famiglia è stato attribuito anche un altro stemma gentilizio,debbo inferiirne,secondo un logico ragionamento storico,che quest'ultimo sia più antico e che gli altri due siano stati adottati in seguito al nuovo predominio della famiglia imperiale sveva che,grazie al matrimonio di Costanza d'Altavilla(figlia postuma di Ruggiero II),acquisì in dote il Regno di Sicilia e,quindi,la fazione normanna divenne minoritaria. Infatti, l'altro stemma, esposto di seguito,riporta il leone di origine anglo-normanna.In quei critici momenti storici numerose famiglie nobili normanne sostituirono il Leone anglonormanno con l'Aquila sveva (cfr.LL.De Daugnon,La Ducal Casa dei d’Alessandro,patrizi napoletani:note storico-genealogiche e biografiche,Milano,1880,consultabile presso la Biblioteca provinciale Pasquale Albino di Campobasso;e Il Leone,simbolo normanno, nell' araldica della Città di Palermo”,Istituto Accademico Araldico Genealogico delle Due Sicilie,Palermo,2008).Inoltre,va tenuto presente che dell' antico prospetto del Duomo di Salerno resta il portale detto Porta dei Leoni a causa di due statue ai lati degli stipiti raffiguranti un leone (simbolo di forza e verità) e una leonessa con un leoncino (simbolo della carità).E il Duomo di Salerno fu fatto costruire dal normanno  Roberto il Guiscardo nel periodo 1080-85.Il leone era il simbolo araldico normanno.E ancora:nella Weltliche Schatzkammer della Hofburg, cioè il museo imperiale di Vienna è conservato il Manto di Ruggiero II il Normanno,Re di Sicilia (il primo degli otto Re le cui statue sono esposte in altrettante nicchie della facciata del Palazzo Reale di Napoli) e si nota il leone normanno che sovrasta il cammello (sicuro riferimento agli Arabi).Fu asportato dal tesoro reale di Palermo da Enrico VI,marito di Costanza d' Altavilla e padre di Federico II, dopo che, nel 1194, prese possesso, con la forza e con l'inganno, dei domini normanni.Questo conferma un dato storico inoppugnabile:i “barbari” sono stati sempre dei predatori,si chiamassero Enrico VI,Napoleone o Hitler.
 
Inoltre,le due stelle visibili nella partizione di destra (sinistra di chi guarda) indicano che il titolare dello stemma era un membro ultrogenito della famiglia,quindi cadetto.Invece la fascia d'oro rappresenta il carattere equestre della Famiglia,giacchè stava a simboleggiare il cingolo,cioè la cintura posta in vita per sorreggere la spada del cavaliere.Lo scudo ovale (ancile), detto anche scudo italiano, non di uso comune, fu utilizzato nel I-II secolo e anche in epoca altomedievale, e quindi alcune famiglie lo adottarono araldicamente. 
 
Infine,il Premio Giornalistico “Città di Salerno” è caratterizzato dall’immagine del Leone Normanno, come quello presente anche davanti al Duomo della Città,che vuole rappresentare la forza e la coerenza del giornalista nel ricercare sempre la verità.Infatti il leone rappresenta la verità(mentre,ad esempio,la scimmia rappresenta l’eresia).
 
Ritengo utile inserire a questo punto alcune considerazioni estrapolate da un lavoro scientifico dell' avv.Gianantonio Tassinari di Ravenna,araldista e storico di vaglia:
“Tradizionalmente si suole fare risalire a Federico I Barbarossa l'uso dell'aquila, mutuata dalla tradizione romana "a significare la fusione fra Roma e la Germania, già implicita nella dizione Sacro Romano Impero".Tuttavia sembra che, nella storia della Casa di Svevia, l'immagine dell'aquila avesse assunto per la prima volta carattere araldico ben definito con il figlio del Barbarossa,Enrico VI,che ne fissò il colore nero su fondo oro.Si veda ad esempio la miniatura raffigurante le nozze di Enrico VI e Costanza di Altavilla,tratta dal Codice Chigi,ove un cavaliere del seguito dell'imperatore mostra chiaramente lo scudo d'oro all'aquila spiegata di nero.Anche se a questa miniatura potrebbe forse non attribuirsi il valore di una prova decisiva,dato il tempo intercorso tra alcuni fatti documentati nella Cronica e la stesura della stessa,essa dovrebbe comunque costituire un indizio significativo a conferma dell'adozione da parte del padre di Federico II di quello che, da allora, diventerà lo stemma della Casa reale di Svevia e del Sacro Romano Impero”.
“Tra le più significative,può citarsi senz'altro quella tratta dal Codice di Manesse(Heidelberg, Biblioteca Universitaria),raffigurata in Montemaggi,La bolla d'oro di Rimini,cit.,p.34,tav.11,in cui alla destra di Federico II sta uno scudo d'oro,all'aquila spiegata di nero,linguata e membrata di rosso.La miniatura del Codice di Manesse può trovarsi pubblicata(non a colori) anche in G. Caravita,Federico II Imperatore.Nell'ottavo centenario della nascita, 194-1994 - I rapporti con Ravenna -,Luisè Editore,Rimini 1994,p.82.Inoltre, possono citarsi alcune miniature tratte dalla Cronica del Villani,Codice Chigi,pubblicate in J.C.M.Vigueur, Federico II:storia e leggenda di un grande imperatore,pp.22,35,56,58-59,De Agostini-Rizzoli,Milano,1998. Emblematiche sono quella raffigurante le nozze tra Federico II e Iolanda di Brienne e quella relativa all'incontro tra l'imperatore e il sultano di Egitto,al-Kamil.Esse mostrano al seguito di Federico II un cavaliere recante uno scudo d'oro all'aquila spiegata di nero.Sempre nello stesso manoscritto è visibile la miniatura raffigurante la sconfitta dei Milanesi ad opera delle truppe imperiali che mostra i cavalieri di Federico II con bandiera e scudo d'oro all'aquila nera e la gualdrappa del cavallo dell'imperatore caricata del medesimo stemma.Questo compare poi in altra miniatura,rinvenibile nella stessa fonte,e più precisamente sugli scudi e sulle bandiere delle truppe imperiali a bordo delle navi nell'atto di catturare i prelati che si recano a Roma per partecipare al concilio indetto da Gregorio IX.Certe sono le concessioni dello stemma dell'aquila che Federico attribuì all'ordine dei Cavalieri Teutonici e a varie famiglie ghibelline".
 
Do qui di seguito i tre stemmi con le rispettiva blasonature:
 
 
Originale dell' Istituto Genealogico Italiano,1920 - Elaborazione Studio Araldico Pasquini,2010
Stemma con la cronaca normanna,ricevuto da Francesco Zambrotta nel 1920 dall’ Istituto Genealogico Italiano di Firenze
"partito,a sinistra d'argento al leone di rosso coronato,caudato d'argento;a destra di rosso fasciato d'oro a due stelle d'argento a sei punte poste perperdicolarmente uno a uno"
 
Zambrotta stemma Araldica Onomastica Europea 
 
 
Questo è lo stemma originale conferito alla Famiglia nel periodo svevo.Infatti,l'aquila sveva compare poi nello stemma gentilizio
del ramo Zambrotta e del ramo Sambrotta come capo d'impero.Blasonatura:"D'oro,all'aquila spiegata di nero,coronata d'oro".
(Archivio Araldica e Onomastica Europea)
 
Stemma assunto da un ramo Zambrotta della Famiglia.
d’argento, al pino naturale sostenuto di due levrieri di rosso controrampanti, collarinati d’oro.
Al capo d’impero caricato dall’aquila nera,lampassata di rosso, coronata d’oro
(blasonatura Italo Zamprotta)
 
La cronistoria del 1920 dell'Istituto Genealogico Italiano di Firenze ci rammenta tre personaggi,che appartennero al periodo normanno-svevo,che particolarmente si distinsero nella Famiglia nel XIII secolo:
  1. Antonio, che fu tra i baroni che partirono per la sesta Crociata in Terra Santa,bandita dall’Imperatore Federico II° nel 1228-29, conclusasi con accordi diplomatici e senza spargimento di sangue;*
  2. Carlo, che fu Giustiziere in Calabria al tempo di Federico II° (intorno al 1231);
  3. Filippo, che si comportò valorosamente nella difesa di Benevento (1266),tanto da meritare il cingolo di Cavaliere aurato (Eques Auratus).La nomina a Cavaliere aurato era un’investitura nobilitante ed ereditaria,un riconoscimento di dignità.Inoltre Filippo ebbe in compenso anche il feudo di Casalotto,una frazione di Roccadaspide,nel Cilento.(Questa investitura riveste una notevole e particolare importanza,perchè può essere pretesa ancora oggi dai discendenti di Filippo).

Dionisius de Dionysiis, Eques Aurutus nel 1245

affresco nel portico di Villa Dionisi a Cerea (VR)

dipinto da Marco Marcola nel 1778

 (La Famiglia Dionisi,di origini normanne,arrivò a Verona nel 1180,

come mostra l’albero genealogico fatto dipingere dal Marchese Gabriele Dionisi nel portico della stessa villa).

 

*la sesta Crociata fu un capolavoro di diplomazia,ancora insuperato.L'artefice di questo clamoroso successo fu Hermann von Salza,Gran Maestro dell'Ordine Teutonico (1209-1239).Originario della Turingia,dove era nato da una nobile famiglia intorno al 1179,Hermann von Salza fu sempre un sincero amico e collaboratore dell'Imperatore Federico II e interpose i suoi buoni uffici di diplomatico per la rimozione di una delle tante scomuniche che il Papa pro tempore,in questo caso il rompicoglioni Gregorio IX,aveva comminato a Federico II perchè nel 1227 era rientrato senza proseguire la Crociata.Pertanto,quasi tutti i nobili si rifiutarono di seguire l'Imperatore scomunicato.Federico ebbe l'appoggio dell'Ordine Teutonico e debbo fare rilevare l'estremo coraggio che ebbe il mio antenato Antonio che volle seguire il proprio Sovrano in questa singolare impresa.Hermann von Salza nel febbraio 1229 concluse vantaggiosi accordi col Sultano ayybide al-Malik al-Kamil (accordi che durarono finchè i due sovrani furono in vita).
 
Hermann von Salza (Turingia,1179-Salerno, 1239),Castello di Marienburg
 
Nel 1147 la Calabria fu divisa dai Normanni in due Giustizierati, entrambi dipendenti da un Maestro Giustiziere: Calabria, con capitale Reggio; e Val di Crati (o Terra Giordana), con capitale Cosenza. I Giustizierati, Distretti in numero di 11, furono istituiti da Federico II° con le Costituzioni di Melfi promulgate dell’agosto del 1231. Quindi Carlo appartiene a questo periodo.
 
La città di Benevento dal 1077 fu un’enclave pontificia nel territorio che nel 1130 sarà il Regno di Sicilia. Nel periodo svevo essa fu assoggettata da Federico II° e in seguito soggetta a Manfredi. Quando il 26 febbraio 1266 si svolse la battaglia nei pressi di Benevento, la città era quindi sotto il dominio svevo. Pertanto, la valorosa difesa di Benevento da parte di Filippo ci conferma che egli militava sotto la bandiera dell’Impero.Il feudo di Casalotto che egli ebbe in compenso trovasi nel Cilento,nel Comune di Roccadaspide.E' anche probabile che a questo periodo (e per questo motivo) si possa ricollegare l'inserzione del Capo d'impero nello stemma gentilizio.
 
Un documento araldico,rilasciato da Araldica e Onomastica Europea,riporta,invece.lo stemma del periodo svevo,che riporta l'aquila nera coronata d'oro in campo d'oro,e menziona i seguenti personaggi,appartenenti a due rami distinti della Famiglia,uno di Vasto(in Abruzzo) e uno di Cosenza(in Calabria):
 
  • Bartolomeo Zambrotta,il primo della Famiglia di cui si abbia memoria in Italia meridonale,commerciante di pellami,dimorante a Vasto(pr.di Chieti,in Abruzzo),sec.XI;
  • suo figlio Eugenio,che si trasferì a Cosenza,nel Giustizierato di Val di Crati(qui acquisirono delle terre a Rende e ne furono investiti nell'anno 1588);
  • Ruggiero,Protonotario del Regno di Sicilia nel 1160(cioè Capo dei Notai reali,che curava la compilazione e l'invio dei diplomi:Era uno dei sette grandi funzionari del Regno e Membro di diritto del Consiglio della Corona);
  • Goffredo,nel 1269 fu investito di una baronìa,per censo;
  • Giordano,che fu Conservatore del R.Patrimonio a Cosenza(cioè curava l'Amministrazione contabile e finanziaria,redigendo anche il bilancio di previsione);
  • Adelino,che fu valente Maestro d'armi a L'Aquila;
  • Marcello Antonio,Auditor Camerae(cioè Magistrato del Tribunale Apostolico);
  • Goffredo,Maestro portolano in Puglia;
  • Cataldo,inviato come Ambasciatore in Provenza dalla Principessa di Taranto Maria d'Enghien nel 1405,allorchè il Re di Napoli Ladislao I d'Angiò-Durazzo tentò di impadronirsi del Principato di Taranto,che comprendeva anche Lecce,Brindisi,la contea di Soleto e alcune baronìe e signorie in Terra di lavoro e in Terra di Bari.
Recenti mie ricerche(2008)hanno fatto spostare il baricentro della mia genealogia familiare nell’attuale provincia di Salerno,un tempo denominata Principato Citra.Il Principato longobardo di Salerno ebbe origine nell'anno 839 in seguito alla frammentazione del Principato di Benevento ovvero della parte del regno longobardo chiamato "Longobardia Minore" (Langobardia Minor).Nella prima metà del’anno 1000 comprendeva quasi tutta l'Italia meridionale e costituì di fatto la prima cellula di quel Regno di Sicilia (o delle Due Sicilie) che avrebbe identificato il Mezzogiorno per quasi tutto il secondo millennio.Nel 1076 il normanno Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo(cioè l’Astuto),riuscì a conquistare il Principato di Salerno spodestandone l’ultimo Principe, Gisulfo II°,  di cui volle sposare la sorella, la principessa guerriera Sichelgaita(1036-1090),donna colta e tenace, unificando così Longobardi e Normanni.Salerno divenne in tal modo,seppure per breve tempo,la capitale di un vasto Ducato di cui il Papa aveva in precedenza investito Roberto il Guiscardo. Nel 1127 la capitale del Regno fondato dai Normanni passò a Palermo all'altro ramo della Famiglia d’Altavilla,  Salerno restò soltanto un importante centro culturale ed economico.
 
Nel XIV secolo viveva Gulliemus Zanbrootta,citato in un documento del 6 febbraio 1338 di Casalnuovo di Cadossa(Casale di Montesano sulla Marcellana2,chiamato Casalbuono dal 1863,che nel 1334  aveva acquisito lo status di Università autonoma),dove gli abitanti vivevano more langobardorum, cioè vivevano secondo lo jus langobardorum come gli abitanti dei tanti paesi vicini. Il casale di Casalnuovo,situato nella regione del Cilento (come il feudo di Casalotto concesso a Filippo nel 1266!) apparteneva a quel tempo all’ Abbazia benedettina di S.Maria di Cadossa e contava un centinaio di abitanti,i cui capifamiglia erano vassalli dell’Abate pro tempore3.Debbo precisare che non invidio affatto questo mio avo che ebbe la ventura di vivere al tempi in cui il Casale era un feudo dei Benedettini.Infatti,l'Abate aveva prerogative episcopali(abate nullius)e si sentiva una specie di padreterno,che vessava i sottoposti vassalli,abitanti di Casalnuovo di Cadossa.Le lamentele dei vassalli furono finalmente accolte e i benedettini furono alla fine allontanati. 
 
Va rilevato che "con l’arrivo dei Normanni le competenze territoriali della Contea di Marsico si erano estese su quasi tutto il vallo di Diano ed il basso Cilento.Roberto il Guiscardo,divenuto principe di Salerno,affidò Marsico ai Malaconvenienza e Rinaldo figlio del valoroso Asclettino ne fu il primo signore normanno.Nel 1144 troviamo invece conte di Marsico un’Altavilla.Si tratta del conte Silvestro,figlio del conte di Ragusa e cugino diretto del re di Sicilia. Agli Altavilla successero i Guarna e nel XIII secolo la contea di Marsico passò ai Sanseverino".Nel saggio "LA FONDAZIONE DELL'ABBAZIA DI SANTA MARIA DI CADOSSA. STRATEGIE POLITICO-ISTITUZIONALI NEL VALLO DI DIANO TRA LONGOBARDI E NORMANNI di Rosanna Alaggio(in Apollo,Bollettino dei musei provinciali di Salernitano Bd. 11,1995, S. 70-101) "si fa luce sulle vicende dell'Abbazia benedettina di Cadossa,apportando notizie inedite e sulla realtà politico-religiosa del Vallo di Diano(che faceva parte della Contea normanna di Marsico),e sulla importanza dell'Abbazia di Venosa,da cui dipendeva Cadossa".
 
Verso la fine del secolo seguente l'Abbazia passò sotto la signoria di feudatari laici(Famiglia Sanseverino prima, e Cardona dal 1500),perché le famiglie vassalle residenti erano ormai stufe dei soprusi e abusi degli abati-feudatari dell’ordine benedettino;e infine con bolla di  Papa Leone X del 17 novembre 1514 passò alle dipendenze della Certosa di S.Lorenzo di Padula,una Abbazia minore (dipendente a sua volta da quella di Venosa),diventando una semplice Commenda,per poi essere ceduta in feudo prima alla Famiglia Claps nel 1569 e poi,nel 1656,alla Famiglia De Stefano(avendo Francesco De Stefano sposato in quell'anno l'ultima discendente della Famiglia,Porzia Claps(il resto della Famiglia era stato sterminato dalla peste che imperversò in Campania nel periodo 1656-58).Come dirò in seguito,la Baronessa Porzia Claps fu madrina di battesimo di uno Zambrotta nel 1660, mentre il Barone Francesco De Stefano fu padrino di un altro Zambrotta nel 1664.Questo fu possibile perchè i genitori dei neonati appartenevano alla magistratura e,quindi,erano titolari di una nobiltà togata. 
 
Importanti dati storici e un vasto contesto storico-sociale per la genealogia della Famiglia Zambrotta si ricavano dall’opera storico-scientifica-paleografica del prof.Carmine Carlone, docente di Paleografia nella seconda Università di Napoli, da lui stesso pubblicata (e citata nelle fonti di questa Sezione), dove a p.121 nel documento n.292 viene citato anche Gulliemus Zanbrootta tra gli 11 capifamiglia dell’università di Casalnuovo(fine 8° rigo e inizio 9° rigo: Gulliemus zanbroot-ta), chiamati e riuniti in assemblea dall’ Abate di S.Maria di Cadossa, Nicola della Penta (da notare che il grande feudatario di quelle zone era allora la normanna Famiglia Sanseverino).La Campania pullulava di feudi normanni e,pertanto,Gulliemus Zanbrootta si ritrova a vivere tra gente della sua etnìa,arrivata in Italia meridionale alcuni secoli prima.Ciò è ampiamente provato anche dai documenti citati nell'opera del prof.Carlone,che citano nomi e cognomi sia di origine longobarda sia normanna nei numerosi contratti di compravendita esposti nel corposo volume di 500 pagine+LXIV.
 
Prendendo visione della pergamena di cui sopra,ingrandendola,si nota che i cognomi sono scritti tutti con l’iniziale minuscola.Nella fattispecie si può leggere Gulliemus zanbrootta.Allora evidentemente non era stata ancora coniata la regola che le consonanti b e p sono precedute dalla consonante m;e che i cognomi andassero scritti con l'iniziale maiuscola.Comunque,le regole grammaticali non hanno valore per i cognomi che sono venuti fuori col tempo al di fuori delle regole grammaticali.
 
Va anche rilevato che il nome Guglielmo è di origine germanica ed è arrivato in Italia con la tradizione fràncone.Fu portato da due Duchi di Normandia e anche da due re d'Inghilterra,tutti normanni.In seguito da tre re normanni di Sicilia.Tra i normanni fu quindi un nome molto diffuso,mutuato dalla tradizione fràncone con la quale erano venuti a contatto.  
 
Di questo periodo in cui visse Gulliemus Zanbrootta parla Pietro Ebner nella sua documentatissima opera,Chiesa,Baroni e Popolo nel Cilento,Edizioni di Storia e Letteratura,vol.I,pp.565-569,Roma,1982 (dove parla di Casalnuovo di Cadossa),in cui cita anche la Sala Diplomatica della Badia di Cava dei Tirreni,in cui sono conservate le pergamene.
 
Dopo questo excursus storico,possiamo affermare che, quindi, qui sono le radici italiane della Famiglia e qui risiedono - e hanno risieduto ininterrottamente - ancora i discendenti del ramo principale. Riporto qui di seguito la copia del predetto documento.
 
 La pergamena del 6 febbraio 1338 in cui è citato Gulliemus Zanbrootta(fine 8° rigo),
conservata nella Biblioteca della Badia di Cava de' Tirreni - (Archivio Italo Zamprotta)
 
Questo è il Regesto della pergamena, pubblicato dal prof.Carmine Carlone (docente di Paleografia)
nel volume "I Regesti dei documenti della certosa di Padula (1070-1400",CarlonEditore,1996
 (Biblioteca Italo Zamprotta)
 
Come si presenta oggi l'Abbazia di S.Maria di Cadossa.Molto diversa da quella del XIV secolo.
 
A Casalbuono(Casalnuovo,così denominata con R.D.del 1863)risiedono ininterrottamente da allora diverse famiglie Zambrotta,ma anche in alcuni comuni limitrofi (Montesano e Sanza) e nei comuni di Sant’Arsenio,Teggiano,sempre in provincia di Salerno). La variante Zambrotti, presente a Lagonegro dal XIX secolo e a S.Pietro al Tànagro dopo,è in questo caso il risultato di errori di trascrizione, e il cognome Zambrotti è stato poi ritenuto da una sola famiglia, un cui ramo si è trasferito a Roma.(A proposito del Casale di Casalnuovo va detto che è "...Situato sopra un colle roccioso sovrastante la fertile pianura nella quale scorre lento e sinuoso il fiume Calore, il Casale era circondato da boschi  e terreni coltivati.Ha subito nei secoli distruzioni e successioni varie succedutesi durante il dominio feudale.Il casale fu distrutto una prima volta ai tempi di re Manfredi;Carlo d’ Angiò per favorirne la ricostruzione,esentò gli abitanti per alcuni anni dal pagamento delle tasse.Nel XIV secolo subì due attacchi dagli abitanti di Tortorella...".Tratto dal "Sito ufficiale del Comune di Casalbuono").Mi sono limitato a citare i periodi storici utili al nostro contesto. 
 
Fino ad oggi sono state rinvenute le registrazioni parrocchiali(Liber Baptizatorum, Liber Matrimoniorum e Liber mortuorum),che erano conservate presso la Chiesa abbaziale, e quelle presso la Chiesa di S.Maria di Cadossa (Consultazioni Capitolari, Libro dei Precetti pasquali), in cui risultano registrati numerosi Zambrotta, in particolare sacerdoti e arcipreti, oltre a comuni cittadini, a partire dal 1579 fino ai giorni nostri.Questi dati sono stati rinvenuti dal prof.Pietro Marmo(insegnante in pensione,figlio di una Zambrotta locale), sollecitato dall’autore,già Sindaco del Comune di Casalbuono dal 1975 al 1995,che ha provveduto alla loro trascrizione(ed in seguito elaborati da chi scrive).Inoltre, due Zambrotta sono riportati nell'opera del padre certosino dom Benedetto Tromby “Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S.Brunone”,Appendix II,p.CCX, Vincenzo Orsino, Napoli 1773-79,alla data 28 ottobre 1708, mentre diversi Zambrotta sono riportati nell’opera4del dott.Francesco Germino del 1913 (vedi tra tra le fonti).
 
Da questa opera si evince che gli Zambrotta di Casalnuovo oltre ad essere proprietari terrieri, già dall'inizio del XVII secolo appartenevano alle professioni pubbliche e liberali (giudici,notai,avvocati,medici) e al mondo ecclesiastico (diversi arcipreti e canonici).
 

I primi Zambrotta del XVI secolo, di cui possediamo certificazione anagrafica, risultano quelli registrati nei Libri parrocchiali della Chiesa Madre,e cioè:

 

 

  • Giovannangelo, padre di Delicata (nata 8 ottobre 1579,testimone Pietro di Lorenzo,si tratta della più antica registrazione parrocchiale);di Francesco, battezzato il 6 gennaio 1581,testimone Alessandro Novellino;di Margarita (2 maggio 1585); di Giovanna (15 ottobre 1586);
  • Giovanni, padre di Leonardo (3 agosto 1581), Aremina (24 ottobre 1582);
  • Giovanni Francesco, padre di Lorenzo (22 febbraio 1582,di Addorisa (5 luglio 1585));
  • Felippo(sic!), padre di Apollonia (24 aprile 1583);
  • Nicola Giovanni, padre di  ? ? (4 agosto 1584),di Geronima (13 giugno 1586);
  • Marcantonio,coniugato con Giovannangela Orsomando e padre di: Catarina(31 marzo 1586),di Gio.Batta (13 ottobre 1588),di Lucia (3 luglio 1590),di Vincenzo (5 giugno 1591),di Pietroantonio (10 maggio 1603);
  • Parisi, padre di: Margarita (22 giugno 1582), di Margarita e Dianora, gemelle (28 aprile 1585),di Geronima (8 ottobre 1586,madre Arminia Doine); Giulio (6 settembre 1589),di Lavinia (13 giugno 1591),di Giuseppina (9 agosto 1594),di Giovanni Francesco (15 maggio 1596,madre Allegranza ?);
  • Pietro,padre di Pompilio (16 maggio 1586,madre Antonia Novellino);
  • Giovanni Francesco,padre di Sofia (10 giugno 1588,madre Faustina Novellino);
  • Giulio, padre di Annibale (20 luglio 1590,madre Supplicia Prona);
  • Colangiolo,padre di Ercole (9 novembre 1591)
  • Giacomo, padre di Camilla (23 maggio 1599,madre Geronima di Lorenzo),di Pietro Giovanni (19 febbraio 1606),di Francesco Antonio (25 febbraio 1609,madre Geronima di Lorenzo,testimone Michele Novellino)
  •  

Si può facilmente desumere che i primi citati nel precedente elenco siano nati tutti intorno alla metà del XVI secolo (cioè del 1550,per chi non è avvezzo a questo tipo di datazioni).

 

 

Zambrotta Matthaus p 105

 

 

 

Durante le mie ricerche,infatti,mi sono imbattuto in un antenato di cui non trovo traccia nelle certificazioni parrocchiali in mio possesso.Si tratta di Matthaeus Zambrotta,actuarius. Di lui ho trovato traccia nel libro sopra riportato con tre immagini,la copertina e le tre pagine,105-106 e 107,in cui viene trattato un caso giudiziario davanti al Sacro Regio Consiglio,cioè la Cassazione dell'epoca nelle province napoletane dell'impero spagnolo.
 
Il libro è stato pubblicato a Napoli nel 1637,ma i casi giurisprudenziali in esso citati e commentati,tutti in lingua latina,sono stati raccolti prima  del 1630. Pertanto l'actuarius doveva essere un funzionario nato certamente nel secolo precedente, come l'autore del libro.
 
Questi, il De Petris Francesco (1575-1645), era un giureconsulto napoletano,la cui voce enciclopedica è riportata dal Dizionario biografico degli italiani della Treccani.Egli,per primo,volle mettere a disposizione di un più vasto pubblico i casi giudiziari più eclatanti riguardanti le controversie civili della feudalità,accompagnandoli con un commento.Ovviamente per avere le motivazioni delle sentenze bisognerà attendere ancora un bel po’,il 1780,quando il principe napoletano Gaetano Filangieri (1753-1788), giurista e filosofo,comincerà a pubblicare la sua imponente opera giuridica “La Scienza della legislazione” in 7 volumi,un capolavoro,testo fondamentale di scienza giuridica e di filosofia del diritto.
 
Il libro, di cui riporto il frontespizio, è dedicato al Papa dell'epoca, Urbano VIII, 3 riporta 64 Consilia (cioè decisioni giudiziarie), ad uso degli avvocati napoletani ("famigerati responsi pro Advocatis Napolitanis").
 
Il caso di specie, il Consiliun XXV, tratta la controversia tra il barone Francesco Antonio De Lorenzo di Calvi (oggi Calvi Risorta) e il principe Marcello Cestron, utile Signore di Roccamanfina, comuni dell’alto Casertano. (Entrambi questi cognomi sono oggi presenti nella zona, il secondo come Cestrone). Uno dei due era stato condannato dalla Magna Curia della Vicaria (il Tribunale di prima istanza) al pagamento di una bella somma, 100 ducati! L’actuarius Matteo Zambrotta propose appello davanti al Sacro Regio Consiglio, la maggiore magistratura dell’epoca, come la Cassazione di oggi. Questi due procedimenti giudiziari si svolsero a Napoli, il che lascia supporre che l’actuarius non era solo un mero Cancelliere, ma un pubblico Notaio con poteri giurisdizionali, operante presso le due maggiori Corti dell'epoca, che poteva proporre appello, come un Avvocato o l’attuale Pubblico Ministero, e partecipare al processo anche nella sede giudiziaria superiore. Ciò è attestato dal LEI-Lessico Etimologico Italiano, pp.440-42, di Max Pfister, Reichert, Wiesbaden, 1984; che dice testualmente: "actus actuarius 'attuario' ILI. It. attuario m. 'cancelliere, notaio degli atti giudiziali presso le antiche corti di giustizia' (ante ... ACTUARIUS, fr.actuaire, spagn.actuario, port.actudrio,rum. actuar),II. 1.
 
Purtroppo il Sacro Regio Consiglio emanò una sentenza con la quale dichiarò che l'actuarius non poteva proporre l'appello e gli impose di ripristinare la pena di 100 ducati, perché egli non aveva titolo per opporsi alla sentenza della Magna Curia della Vicaria. Non credo che il mio avo collaterale sia stato tanto sprovveduto da arrivare fino alla Cassazione senza essere giuridicamente certo delle sue ragioni. All’epoca, però (ci troviamo al tempo del vicereame spagnolo e l’Italia meridionale, con capitale Napoli, è solo una provincia dell’immenso impero di Spagna) la legge pendeva quasi sempre dalla parte del più forte e uno dei due contendenti doveva certamente avere importanti santi in paradiso, contro i quali non c’era diritto che potesse tenere. Comunque, il Sacro Regio Consiglio decretò che l'actuarius era carente di titolo ex defectu jurisdictionis, cioè per difetto di giurisdizione! Quindi, nihil sub sole novum. Abbiamo poco da lamentarci della giustizia. Debbo comunque ricordare che dalle genealogie in mio possesso risulta che Matteo era figlio del giudice Francesco Antonio, del quale diremo fra poco. Quindi non era uno sprovveduto in fatto di scienza giuridica.
Di seguito gli estremi del testo come sono rubricati:
(Francisci De Petris ... Responsorum siue Consiliorum liber vnicus: ... - Pagina 106

Francesco De Pietri, Domenico Vecchi ((Nápoles)) - 1637 - 280 pagine -Consultazione completa)

Nel prosieguo delle ricerche mi sono imbattuto in uno dei figli di Matteo, Giovanni Tommaso (nato il 7 ottobre 1662), il quale risulta in un'opera in latino catalogata presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (Codices Vaticani Latini, Vol.3 Oarte I, a cura di Marco Vattasso e Pius Franchi de' Cavalieri). Non ero riuscito a saperne di più, anche perchè la suddetta Biblioteca, da me interpellata, non mi era stata di alcun aiuto. Recentemente mi è capitato di consultare un altro testo, pubblicato nel 2013 dall'editore Brill a Leida in lingua inglese (Documenting the EarlyModern Bool World: Inventories and Catalogues...,p.255, di Malcolm Walsby e Natasha Constandinidou. Gli autori sono due studiosi di diversa nazionalità  (uno inglese e l'altra romena). Lo studioso inglese insegna all'Università di Rennes in Francia. Che cosa si dice di Giovanni Tommaso? Veniamo a sapere dagli autori del 2013 che a Casalnuovo nessuno possedeva una Bibbia (visto che era proibito, e la Bibbia era nell'indice dei libri proibiti, perchè la Sacra Scrittura doveva essere insegnata solo dal magistero della chiesa!). Gli autori del libro del 2013 ci dicono che si trattava di una persona laica. Ne deduco che è schedato in Vaticano e tenuto d'occhio, anche se ha un paio di fratelli sacerdoti in loco e un cugino canonico a Barletta, ma ben introdotto a corte a Napoli.

 
Si tratta di una notizia che mi fa piacere avere scovato perchè mi conferma che la famiglia Zambrotta non è mai stata, in generale, succube e prona al potere. Matteo aveva osato sfidare la Corte suprema di Napoli, mentre Giovanni Tommaso sfidava la chiesa di Roma col possesso di una Bibbia, cosa assolutamente vietata all'epoca. E' probabile che secoli prima si siano perse le baronie e il titolo di Cavaliere aurato proprio per questo spirito autonomistico. In una società in cui si era divisi in caste e i nobili spadroneggivano alla don Rodrigo, si doveva essere acquiescenti al potere sovrano e alle gerarchie dettate dai titoli e dal censo. Non c'era posto per i cani sciolti, che venivano inquadrati e ridotti al silenzio. Una prova abbastanza pesante la si era già avuta nel 1531, quando il vicerè di Napoli, Card.Pompeo Colonna, per un nonnulla condonnò il gentiluomo Giambattista Alois al taglio della mano destra. Per intercessione dell principessa Isabella sanseverino di Salerno, la punizione fu cambiata col taglio della mano sinistra. Questa era la giustizia che vigeva allora nel viceregno di Napoli, provincia spagnola (cfr. G.Blasis, Racconti di storia napoletana, 1908, reprint Fargotten Books, London 2013).
 
Debbo ricordare,a questo punto,che dalle mie ricerche risulta che dal XVI secolo, cioè dal 1500, in avanti gli Zambrotta si sono succeduti di padre in figlio nelle professioni forensi, come Giudici, Cancellieri, Notai, Avvocati, i cui nomi sono riportati in diversi testi, da me puntualmente citati. Questo comportò certamente il conferimento della nobiltà di toga e la possibilità di imparentarsi con famiglie nobili locali, come infatti avvenne, in particolare i Claps e i De Stefano, titolari della locale baronìa di Casalnuovo.
 
Desidero ringraziare l'antica e gloriosa Università Complutense di Madrid che nel 2010 ha provveduto a digitalizzare e a mettere on line l'intero libro, che si trova catalogato presso la Biblioteca del Colegio Mayor Alcalà di quella Università.

 

Nel Liber Baptizatorum troviamo quindi questo  Francesco Antonio Zambrotta, coniugato con Laura Novellino, padre di ben dieci figli, che dal 1637 in avanti viene qualificato Giudice all’atto del battesimo dei propri figli. Infatti, la prima figlia si chiama Geronima come la nonna, mentre nell’ atto di nascita del secondo figlio, Giacomo Antonio (nome del nonno), viene testualmente specificato “figlio del Giudice Francesco Antonio e di Laura Novellino ,battezzato da Don Gio.Batta Barone addì 1 aprile 1637, testimone (illeggibile) Giovanni Bernardo Barone”. Fino al decimo e ultimo figlio, Catarina, nata il 12 gennaio 1656, Francesco Antonio Zambrotta è sempre qualificato Giudice.Pertanto trattasi di una professione esercitata, non di un mero incarico temporaneo. Nel Registro dei Precetti pasquali dal 1723 in avanti suo nipote Francesco Antonio Zambrotta figura quasi sempre in cima all'elenco qualificato come D.D., cioè Dominus Don, insieme con alcuni altri personaggi, mentre il resto dell'' elenco riporta personaggi con il solo nome e cognome.

 

Il terzo figlio del Giudice Francesco Antonio, Matteo Zambrotta, nato il 21 aprile 1639, coniugato con Elisabetta Grassano, è anch’egli padre di dieci figli: il primogenito si chiama Francesco Antonio (nato il 2 marzo 1658) come il nonno; il secondogenito si chiama Giacomo Antonio, nato l'8 marzo 1660: la sua madrina di battesimo è nientemeno che la Baronessa Porzia Claps, titolare del feudo di Casalnuovo (la famiglia lo aveva avuto il 25 maggio 1569, come risulta dagli atti del Notaio Giulio Cesare Castaldo di Napoli). Questo fu possibile perchè Matteo, apparteneva alla magistratura napoletana e, quindi, aveva un privilegio araldico come nobiltà di toga, come era già stato per suo padre, il Giudice Francesco Antonio. Nel 1656 la giovane Baronessa aveva sposato il nobile Francesco De Stefano e la baronìa passò a questa Famiglia, con la quale la Famiglia Zambrotta si imparenterà all'inizio del 1698 grazie al matrimonio tra Geronimo Zambrotta e la baronessina Teresa De Stefano.

 

Il terzogenito di Matteo si chiama Giovanni Tommaso, "Joannes Thomas a Casali Novo" ed è citato in un Manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana (cfr.BAV,M.Vattasso,P.F.de' Cavalieri, Codices vaticani latini, 240TM,vol.3,p.I,1902, rist. 1985); ma è ricordato anche nel volume Walsby,M.-Constantinidou,N., Documenting the Early Modern Book World: Inventories and Catalogues, Brill, Leiden, 2013, p.255: “... but the Holy Scriptures were available in the church.115 The same cannot be said for Casalnuovo, where the local ... the local clergy may have needed to borrow an old edition of the New Testament from Giovanni Tommaso Zambrotta”. Il clero locale gli chiese in prestito una vecchia edizione del Nuovo Testamento! Ovviamente, poichè era nipote di un Giudice, figlio di un Actuarius, fratello del noto sacerdote don Joseph poteva permettersi di possedere una Bibbia, cosa severamente vietata ai cattolici dalle disposizioni ecclesiastiche dell'epoca, che avevano messo addirittura il Libro nell'indice dei libri proibiti. Così nessuno poteva rendersi personalmente conto di ciò che vi era scritto.

 

Un parente, di nome Giuseppe Zambrotti (1701-1753), di una linea di Tramonti (provincia di Salerno) risulta Canonico metropolitano della Arcidiocesi di Nazareth-Barletta, nato a Barletta il 24 dicembre 1701 e ivi deceduto il 3 giugno 1753, autore del volumetto di poesie latine e toscane, pubblicato a Napoli nel 1747 come omaggio alla coppia reale in occasione della nascita dell'Infante Filippo ("Poesie toscane, e latine adorne di sette reali purissimi letterali anagrammi in occasione delle pompe festive pel felicissimo nascimento del serenissimo real infante d. Filippo Borbone primogenito degli augustissimi regnanti delle Due Sicilie,consecrate alla real maesta del pio sovrano Federigo Augusto 3. Re di Polonia, ed elettore di Sassonia, ec. del canonico Giuseppe Zambrotti in segno del suo profondissimo rispettoso ossequio, e sincerissima fedeltà", Napoli,1747). Risulta che il Canonico era considerato un apprezzato poeta, già inserito nel 1740 in una Raccolta di poesie,scritte da napoletani e stranieri, in occasione della morte del Duca di S.Filippo, Giuseppe Brunasso di Napoli. Infatti, in Opere di Giambattista Vico, di Giuseppe Ferrari, vol.VI,p.449,Milano,1836, si legge testualmente:"...Per la morte del Duca di S.Filipppo,don Giuseppe Brunasso,che godè somma reputazione nella città di Napoli),...s'impresse una lunga Raccolta di poetici componimenti de' migliori poeti napoetani ,com'esteri.Il medesimo Padre Gatti ebbe cura di una tal Raccolta, che uscì alla luce nel 1743,e che fu dedicata a don Lorenzo Brunasso,figlio del defunto,Giudice del Tribunale della Gran Corte della Vicaria". Si tratta di Componimenti in morte del signor duca di s. Filippo &c. d. Giuseppe Brunasso,pubblicati a Napoli dal Padre Filippo Giacomo Gatti,eminente predicatore e professore di Teologia all'Università di Napoli, nel 1740, presso la Stamperia dei Fratelli Muzio, che riporta anche il Sonetto di Giambattista Vico. Da rilevare che il Canonico Giuseppe aveva un fratello sacerdote,don Domenico Zambrotti, nato a Barletta il 7 febbraio 1712 ed ivi deceduto il 28 dicembre 1755, attivo presso la Cattedrale di Santa Maria Maggiore di Barletta. Questi due fratelli erano nati dal matrimonio di Marco Zambrotti con Antonia Grillo. avvenuto a Barletta il 20 febbraio 1700. Tutto ciò risulta dagli atti di mascita, matrimonio e morte dei suddetti, conservati nell'Archivio diocesano di Trani. La famiglia Grillo risulta attestata nel casale Corsano di Tramonti fin dal 1194 come proprietari (cfr.Tramonti, la terra operosa, a cura del Centro di Cultura e storia amalfitana, pp.115 e 175, Amalfi, 2008).

 

Don Giuseppe Zambrotta, il decimo figlio della linea di Casalnuovo, lo troviamo incardinato nel clero cittadino di Casalnuovo nel Catasto onciario del 1754 e deceduto nel 1755 (era nato l'8 aprile 1679). Complessivamente risiedevano a Casalnuovo ben 17 ecclesiastici, di cui tre Zambrotta (gli altri due si chiamano Matteo e Pietro Antonio (quest'ultimo è un fratello maggiore del Canonico). Come si vede il nome Matteo compare per la terza volta.(Tra questi ecclesiastici figurava anche don Ermenegildo De Stefano [1702-1787], secondogenito del barone Giambattista De Stefano, titolare del feudo di Casalnuovo. La famiglia Zambrotta di Casalnuovo risulta imparentata con quella del feudatario barone  De Stefano grazie al matrimonio di Geronimo Zambrotta con Teresa De Stefano nel 1697. Da questo coppia nacquero sette figli, dal 1698 al 1716. A proposito di don Ermenegildo De Stefano va doverosamente ricordato che fu Abate-Vescovo di Montecassino dall'aprile 1731 al 3 febbraio 1739, col nome di Stefano IV, secondo la cronotassi dell'Abbazia).

 

Stemma Famiglia De Stefano

troncato: 1° d’azzurro alla banda accompagnata da due stelle il tutto d’oro; nel 2° d’argento al portico di tre arcate di pietra merlate, fondato nel mare, il tutto al naturale

(blasonatura di Ciro La Rosa) 

 

 

Frontespizio dell'opera poetica pubblicata nel 1747 a Napoli dal Can.Giuseppe Zambrotti,

opera catalogata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma - (Archivio Italo Zamprotta)

 

Zamprotti Giuseppe

Questo sonetto è catalogato presso diverse biblioteche italiane,nella Raccolta sopra richiamata,con cognome inesatto nell'antica scheda catalografica

 

 

 

Questa è la copertina del Tomo IX dell''opera citata del padre benedettino dom Benedetto Tromby,1773-79,

nella cui Appendix II, si trovano le pagine CCX-CCXI sotto riportate.

L'opera,catalogata in numerose biblioteche italiane,è stato oggetto di ristampa anastatica a Salzburg (Austria)

da parte dell' Institut fur Anglistik und Amerikanistik,Universitat Salzburg

 

 

La pagina a sinistra riporta il nome sia del 50enne Dominus Francesco Antonio Zambrotta (...Dominus Franciscus Antonius Zambrotta annorum 50...,nato il 2 marzo 1658,primogenito di Matteo e nipote del Giudice dello stesso nome) sia di don.Giuseppe Zambrotta,il 28 ottobre 1708,quando era ancora semplice sacerdote.Francesco Antonio è riportato ancora alla fine del paragrafo,con la data 25 ottobre 1707,in qualità di referente(...tibi R.D.Francisco Antonio Zambrotta & c.datum in Cartusia S.Laurentii prope Padulam die 25 mensis Octobris 1707...) Si tratta delle pp.CCX e CCXI dell'Appendix II del IX Tomo dell’ opera “Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S.Brunone”,scritta dal Padre certosino dom Benedetto Tromby nel 1773-79 e pubblicata a Napoli  presso Vincenzo Orsino.Don Giuseppe Zambrotta nel 1708 aveva 30 anni (…D.Joseph Zambrotta annorum 30…,essendo nato l'8 aprile 1678).Opera catalogata presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.

   p.CCX ingrandita

p.CCX! ingrandita

 

Il quarto figlio del Giudice Francesco Antonio fu Tomaso,nato il 30 dicembre 1641.Costui sposò Marta Giuliano di Montesano,da cui ebbe Geronimo Matteo il 23 ottobre 1664.Padrino di battesimo fu il Barone Francesco De Stefano,titolare del feudo di Casalnuovo.Tomaso apparteneva anch'egli alla magistratura.In seguito numerosi altri figli degli Zambrotta ebbero come padrini o madrine membri della Famiglia De Stefano.

 

Nel 1728 è citato un Notaio Zambrotta Domenico Antonio di Casalnuovo,nipote del Giudice e fratello maggiore di don Giuseppe.Invece Giosuele Zambrotta di Casalnuovo,si addottorò in Legge nell’Università degli studi di Napoli nel 1773(cfr. Dente,D.- Manzione,F.- Rescigno, G., Il Principato Citra nel 1799, Plectica,Salerno,2002,p.244).Questo avvocato Zambrotta risulta  nato nel 1748 ed è fratello gemello di Moisè Zambrotta,nati da Nicola Zambrotta e Anastasia Manieri il 29 maggio.Inoltre,nel 1794 troviamo Giosuè Zambrotta che si laurea in Medicina e diventa medico generalista del Comune di Casalnuovo e vive anche il tragico periodo della Repubblica napoletana e la dominazione francese,durante la quale si comportò egregiamente tanto da essere unanimemente apprezzato.Questo stesso medico sarà poi assassinato,il 6 dicembre 1815,insieme al proprio garzone,da un altro medico più giovane,Giuseppe Grassano,che si era laureato in Medicina nel 1807.In una zona che registrava rarissimamente fatti delittuosi (come attesta nel suo libro il dott. Francesco Germino) questo duplice omicidio fu provocato da “gelosia di mestiere”.L’autore precisa:”…nelle vigne del Tumusso,presso Padùla,mentre tornano da Sala Consilina”.Dagli atti di stato civile risulta che più volte gli Zambrotta si erano imparentati con i Grassano in seguito a matrimonio.
 

Nel Registro dei Precetti pasquali alla data del 1781 risulta un elenco,in cima al quale figura un D.Giosue Zambrotta di Casalnuovo, qualificato Doctor physicus (cioè medico). Sarà un cugino del Giosue avvocato, appartenente ad un'altra linea genealogica. Egli quindi precede l'altro Giosuè laureatosi in Medicina a Napoli nel 1794. Questu'ultimo è ricordato a p.54 dell'opera di Gaetano Ranieri per un intervento inutile effettuato il 23-24 settembre 1809, perchè la vittima di un attentato dei briganti passò a miglior vita.

 

Al periodo della dominazione francese appartiene un episodio che ha avuto due diverse chiavi di lettura. Le cronache dell'epoca riportano che un certo Paolino Zambrotta, durante la dominazione francese, si era dato alla macchia diventando capo di una banda di cosiddetti briganti. Alla fine fu catturato dai Francesi e da questi fucilato sulla piazza del Comune di Sanza nel 1810. Un suo fratello minore, Raimondo Zambrotta, fu Sindaco di Casalnuovo per due mandati, dal 1834 al 1836 e nel periodo 1850-53. Allora si diventava sindaco per nomina regia, quindi si tratta di una nomina avvenuta probabilmente anche per riconoscenza e gratitudine. Pertanto, mentre da alcuni cronisti posteriori viene qualificato "brigante", debbo inferirne che Paolino fu un legittimista e che il suo sacrificio fu poi ricompensato dai Borboni di Napoli con la nomina del fratello Raimondo a Sindaco. Infatti, per quel periodo, iniziato con la Repubblica napoletana del 1799, si parla di "prima insorgenza", mentre la "seconda insorgenza" sarebbe quella del periodo 1860-70, periodo dell' invasione ed occupazione militare piemontese, inizio del cosiddetto "brigantaggio" e fine della storia con l'inizio dello stillicidio delle emigrazioni all'estero.

 

Un ramo, di cui conoscevo soltanto la variante sul cognome, Sambrotta, l'ho ritrovato recentemente in Abruzzo col cognome originale variato in Zambrotti, in un testo pubblicato nel 1987, "Regesti marciani:fondi del notariato e del decurionato di area frentana (secc.XVI-XIX)", di Corrado Marciani, Japadre, p-232, L'Aquila. Si tratta dei fratelli Intino e Giuseppe Zambrotti di San Buono che, il 29 luglio 1672, sono testualmente citati a p.232: "...avendo seminato tomoli quattro di riso nel feudo Mora in territorio di Furci e non essendo sufficiente la parte d'acqua del fiume Tresta di proprietà di...".I toponimi sono ancora esistenti. Sia a San Buono sia in altri comuni della provincia di Chieti abitano oggi le famiglie Sambrotta, ma non vi è più traccia del cognome Zambrotti. Debbo pertanto dedurne che i Sambrotta sono i discendenti degli Zambrotti. Altri Sambrotta sono sparsi per l'Italia e sono emigrati all'estero(specialmente in Argentina).

 

Nel 1726 è ricordata la presenza di un Don Gaetano Zambrotti che il 25 febbraio fa da testimone al matrimonio di Luigi Maselli e Ursula Gigliotti. Gli altri due testimoni sono Don Lelio Carafa e Ignazio Olivieri. Le ricerche da me condotte mi hanno fatto scoprire chi era don Lelio Carafa. Napoletano, figlio del duca di Maddaloni, era marchese D'Arienzo, Grande di Spagna di prina classe, decorato del Toson d'oro (1719) e Capitano della Guardia del Corpo del re Carlo di Borbone nel 1734, cioè  poco prima che Carlo diventasse re di Napoli, come aveva voluto la madre del Principe Carlo, Elisabetta Farnese, che lo volle responsabile della sicurezza personale del giovane Principe Carlo (cfr.il sito web www.miglionicoweb.it: La cavalcata del Borbone). In seguito fu Cavaliere dell'Ordine di S.Gennaro (1738), appena istituito, Consigliere di stato e Membro del Consiglio di Reggenza (1759). Morì il 23 dicembre 1761 lasciando un unico figlio, Marzio (nome del nonno). 

Don Lelio Carafa combattè in Spagna come Tenente Generale nella guerra di successione spagnola,all'inizio del secolo XVIII, fu gravemente ferito,ma si riprese. In seguiti partecipò alla battaglia di Velletri del 1744 contro gli austriaci, in qualità di Capitano Generale.

Giacomo Casanova, che lo conobbe, lo chiamava "l'amico del re" (cfr.Benedetto Croce, "Aneddoti e Profili Settecenteschi", p-63-64, Remo Sandron, Palermo, 1914.

Essere testimone di nozze insieme a un tal personaggio rivela che don Gaetano Zambrotti doveva essere tenuto in somma considerazione presso la Corte del Regno di Napoli. 

Le notizie su don Lelio Carafa le ho ricavate sia da "Nella Corrente" (Vita di Francisco Balbasor), di Sandro Mondelli, Cavinato Editore International, Brescia, 2016, cap.5;sia dall'opera di Biagio Aldimari stampata a Napoli nel 1691, "Historia Genealogica della Famiglia Carafa", Libro secondo, p.224, Editore Antonio Bulison. A fianco del nome vi è una glossa a penna del 1762, in cui si precisano tutti i suoi incarichi. In seguito fu Gran Protonotario del Regno (cfr.Epistolario, V,1757-1758, p.47, di Bernardo Tanucci, a cura e introduzione di G.de Lucia, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma. 1985). 

 

Un altro Zambrotti è stato da me rinvenuto in un'opera pubblicata nel 2005,"S.Rufo,ieri ed oggi",vol.I,pp.251-2,curato dalla Pro Loco Sanrufese.Due estratti di sentenze della Gran Corte Criminale della Provincia di Principato Ulteriore(Provincia che,all'epoca, comprendeva i distretti di Avellino,Ariano e Sant'Angelo de' Lombardi,con capoluogo Avellino,dove aveva sede la Gran Corte,ora Palazzo della Prefettura) portano la firma del Cancelliere della Gran Corte criminale,Nicola Zambrotti,datata 3 dicembre 1825 e 7 gennaio 1826.

 

Un altro Zambrottiè citato in un'opera del 1876,"Biografia dell'Avvocato Sig.Luigi Viola...",stampata a Lanciano.Si tratta di Urbano, elencato tra i notabili di Lagonegro a p.8.

 

Queste notizie sono riportate sia dal dr.Francesco Germino nel suo testo del 1913 "Casalbuono" (F.lli Jovane,Salerno,p.14 e 56),sia da Gaetano Ranieri nel suo testo del 1989 "Casalbuono.Profilo storico"(Lamgrafiche,Vibo Valentia,pp.53-54).Da rilevare come questo autore ricordi che l'espressione usata per darsi alla macchia era: "Si diedero alla campagna",che equivale al nostro "andarono in montagna",riferito ai partigiani della Resistenza.

 

Ho volutamente tralasciato le diverse decine di registrazioni anagrafiche degli altri Zambrotta di Casalnuovo, dal secolo XVII al XX, perché risultano irrilevanti ai fini di questa trattazione che è mirata unicamente alla genealogia del mio ramo familiare.

 

Questo è il panorama dell'attuale Comune di Casalbuono (già Casalnuovo di Cadossa), dove agli inizi del XIII secolo viveva Gullielmus Zambrotta

 

 

Chiesa Madre di S.Maria delle Grazie di Casalbuono (già Casalnuovo di Cadossa),risalente al XII secolo.

 


2.1.

Un'interpretazione del significato del cognome si può ricavare dallo studio6 di Gerhard Rohlfs (grande grammatico, linguista e filologo della lingua e dei dialetti italiani), il quale attesta il cognome Zambrotta a Lagonegro, con la variante Zambrotti, poi emigrata, nel XIX sec., a San Pietro al Tànagro (SA).
 

2.2.Recenti mie ricerche della fine 2010 mi hanno portato a valutare e prendere in considerazione ulteriori dati, rappresentati dal toponimo  Sambroth-Zambroth.
 
Il cognome Zambrotta è una probabile derivazione del toponimo Sambroth-Zambroth,con cui nell’antica lingua prussiana si soleva designare un luogo chiamato kirchdorf, cioè chiesa del villaggio o villaggio con una chiesa, nel nostro caso adiacente la città di Konigsberg, capoluogo dellla Sambia Peninsula, una penisoletta baltica (abitata dai Samländer) situata in Prussia, nella parte sud-orientale del Mare Baltico, chiamata attualmente Samland, dal latino Sambia. In questa penisoletta arrivarono popolazioni vichinghe già nel IX secolo, mescolandosi in seguito con la locale tribù dei sambiani prussiani. Alcuni di essi in seguito si spostarono verso sud (vedi italozamprotta.net - Cronistoria familiare-Albero genealogico, paragrafo 8.2).
 
Attualmente la zona è un exclave russa con capoluogo Kaliningrad (l'attuale denominazione di Konigsberg), uno dei più importanti porti del Mare Baltico.
 
Kaliningradsky peninsula EN.svg
 
Troviamo questo toponimo anche nel Galles, come english placename, che diventa un welsh surname, cioè un toponimo di lingua inglese utilizzato come cognome gallese! Il toponimo è Sambrook, occasionally used as a personal name, utilizzato occasionalmente come cognome Sambroth, Samrook, Sandrook, Shambrook. In Italia vi è la variante Sambrotta come cognome. Riporto qui di seguito la copertina e la pagina dell'opera da cui ho tratto questi dati:
 
copertina The surnames of Wales

John & Sheila Rowlands, The surnames of Wales:for family historians and others, Federation of Family History Societies, Birmingham, England, p.148, 1996,

 

Sambrook. This is an English loc. surname, from a Shropshire place-name (a few miles north-west of Newport) which has gradually worked its way across mid Wales. It is found in early 18C in south Cardiganshire and north Pembrokeshire, variant spellings including Sandbrook, Shambrook and Sambroth. So acclimatised did it become that 'natural' order of things was reversed and this surname sometimes became a first name: 1721 Cilybebyll (Glamorgan) BT, Samrook fil. Ricardi Thomas bapt.

1813-37 (VI): Largely confined to the coastal area of south-west Wales from Pembrokeshire (Cilgerran, 023%) to west Glamorgan (Gower, 014%). It also occurs in a minor way in east Montgomeryshire.

 

 

Traduzione:

 

Sambrook. Questo è un casato locale inglese, da un toponimo dello Shropshire (pochi chilometri a nord-ovest di Newport), che si è gradualmente fatto strada attraverso il Galles centrale. Lo troviamo all'inizio del 18mo secolo nel sud Cardiganshire e a nord di Pembrokeshire, tra le varianti ortografiche Sandbrook, Shambrook e Sambroth. Così ambientato, è diventato 'naturale' e questo cognome è stato a volte invertito diventando un nome: 1721 Cilybebyll (Glamorgan) BT, Samrook battezzato come figlio di Riccardo Thomas.

 

1813-1837 (VI): in gran parte ristretto alla zona costiera del sud-ovest del Galles, da Pembrokeshire (Cilgerran, 023%), a ovest Glamorgan (Gower, 014%). Ciò si verifica anche in maniera minore nella zona est di Montgomeryshire.

 

Anche un altro testo riporta il cognome Sambroth.Ne riporto di seguito sia la copertina sia il contenuto delle ppp.46-47,dove riporta i cognomi Welsh:

 

Book of names

 

Author: Malcom Bowers

Contributing Authors:  (d20 Onomancer)Troy; (Lejendary Adventures Onomancer) Gary Gygax

Cover Artist: Matt Milberger

Titles & Cover Design:Mac Golden

Production:  Troll Lord Games

Editors: Davis Chenault, Gary Gygax

Series Editor: Gary Gygax

Troll Lord Games PO Box 251171, Little Rock, AR 72225

Welsh

Modern naming patterns are the same as those for English: oneor more personal names followed by a family name, for example,Gareth Llewellyn Jones.Welsh names overlap with English names, so a child might aseasily be called William as Gwilym. The popular names amongthe Welsh account for a high proportion of the total, in fact,some personal and family names are so common that furtheridentifiers are needed. If you asked for Tom Jones in a village you might be asked if you meant Jones the butcher, Jones the baker, or Jones the singer. The Welsh can go even further,identifying someone by their product rather than profession, asin Jones the fish.The Welsh did not use inheritable family names widely until the16th century, but instead used bynames, especially patronymics:‘ap’ (or ‘ab’ before a vowel) meant ‘son of’ and ‘verch’ meant‘daughter of’. Married women might use ‘wreic’ meaning ‘wifeof’. For instance, Gwilym’s son and daughter might have beenknown as Huw ap Gwilym and Adwyn verch Gwilym, his wife asAngharad wreic Gwilym. This could be extended to a wholelineage, although it usually stopped at the grandfather (Huw apGwilym ab Owen). Patronymics were preserved until the late 19thcentury, and used at that time like middle names, so David Jonesmight have been known as David ap-Rhys Jones. Most familynames derive from patronymics, sometimes in a combined form,with ap Hywel becoming Powell and so on.

PronunciationPronunciationPronunciationPronunciationPronunciation

The Welsh language is phonetic and smooth, that is, you say allthe letters, and it is lilting, not harsh. Words are stressed on thenext to last syllable. In Welsh, the /i/ is always short. The /w/ is a vowel, pronounced /oo/, and the /y/ is a long /ee/ sound if it isthe last syllable and closer to /uh/ otherwise. The /dd/ is a soft /th/. The /ch/ is a hiss at the back of the throat, not the hard /tch/that starts chair. The /rh/ is simply a rough-breathing /r/ with ashort, sharp breath, and the /ll/ is an /l/ said with a short, sharp breath, so it sounds a bit like a breathy /hl/. (This last was oftenchanged to /fl/ or even /bl/ by English speakers, so that Lloyd became Floyd, for instance.) For example: Gwynedd’ ispronounced’ Goouh-neth (but Gwyneth is close enough formost), ‘Llewellyn’ is hleoo-Ehl-een, ‘Rhys’ is Rheess,‘Gwynnllwg’is Goouhn-nhloogh.

 

Male Personal Names

Common: Alun, Bevan, Christopher, Dafydd, Dai, Daniel, David, Dylan, Emrys, Evan, Ewen, Gruffydd, Gwilym, Huw, Ieuan,Llewellyn, Melfyn, Morgan, Owen, Rhys

Standard: Alan, Aled, Alexander, Alun, Alwyn, Alyn, Ambrose, Andras, Andreas, Aneirin, Aneurin, Arthur, Arwel, Arwyn, Asaph,Awen, Benedict, Benet, Berwyn, Bevan, Blaen, Blair, Blaire, Blayre, Bleddig, Bleddyn, Bradwen, Brian, Brinley, Broderick, Bryn,Brynach, Brynley, Brynmor, Brynn, Cade, Cadel, Cadogan, Cadwgan, Caerwyn, Cai, Caradoc, Caradog, Carr, Carwyn, Catesby, Cedig,Cedric, Cedrych, Cemlyn, Ceredig, Ceri, Charles, Christopher, Cledwyn, Clyde, Clywd, Cole, Colwyn, Conwy, Cyngen, Cynstenian,Daff, Dafi, Dafydd, Dai, Daniel, Darren, David, Dei, Deian, Deiniol, Deinol, Derwyn, Dewey, Dewi, Dillan, Dillon, Dilwyn, Donat, Drew,Dru, Dryw, Dyfan, Dylan, Dynand, Edar, Eddow, Edern, Edmund, Edmwnd, Edryd, Efan, Eian, Eifion, Eignion, Eilir, Eilwyn, Elfed,Elfodd, Elgan, Elian, Elis, Ellis, Elwin, Elwyn, Elystan, Emin, Emlyn, Emrys, Eoin, Ermel, Ernan, Errol, Eryl, Euan, Eurig, Euros, Evan,Ewan, Ewen, Francis, Galvin, Garath, Gareth, Gary, Gavin, Gawain, Geoffrey, George, Geraint, Geriant, Gerlad, Gerwyn, Gethen, Gethin,Gilbert, Glendower, Glydwr, Glyn, Glynn, Gowan, Graham, Gregory, Griff, Griffid, Griffin, Griffith, Griffri, Griffry, Gruffudd, Gruffydd,Gryffid, Gryffri, Gryffry, Gryffyd, Guilam, Gwennarth, Gwilim, Gwilym, Gwin, Gwion, Gwydion, Gwylfai, Gwyn, Gwynfor, Gwynne,Hadyn, Hamon, Harri, Hefin, Hew, Heylin, Hilary, Howel, Howell, Hugh, Humphrey, Huw, Hywel, Iaco, Iago, Ian, Ianto, Idris, Idriys,Idwal, Iefan, Iestin, Iestyn, Ieuan, Ieuan Ifan, Ievan, Ifan, Ifor, Inir, Ioan, Iolo, Iorewen, Iorweth, Iowan, Isan, Ithel, Iwan, Jacob, James,Jenkin, John, Justin, Kai, Kane, Kay, Kedivor, Keith, Kened, Keneth, Kenneric, Llew, Llewelyn, Lloyd, Llud, Llyr, Llywel Llywelyn,Lowarch, Lyn, Lythan, Mabon, Maddox, Madin, Madoc, Maldwyn, Mark, Marvin, Math, Matho, Mathonwy, Matthew, Maugan,Maurice, Melfyn, Merddin, Meredith, Merfin, Meriaun, Merion, Mervin, Mervyn, Meurig, Meurik, Michael, Morfydd, Morgan,Morgant, Morven, Morvin, Morvran, Mostyn, Nai, Neddig, Nefydd, Neilyn, Neirin, Nye, Owain, Owein, Owen, Padarn, Patrick, Paul,Pedr, Penrod, Penwyn, Peredur, Peter, Pryderi, Prydwen, Pwyll, Pyr, Rees, Reese, Reis, Rhett, Rhisiart, Rhobert, Rhod, Rhodri, Rhys,Rhywallan, Richard, Robert, Roland, Rwrith, Ryryd, Samuel, Searl, Seiriol, Selwyn, Seren, Siam, Siarl, Siôn, Sionym, Siors, Steffan,Stephan, Stephen, Steven, Sulien, Sulwyn, Tad, Taff, Taffy, Talfryn, Taliesin, Tecwyn, Tewdric, Theodore, Thomas, Tom, Tomos,Trahearn, Trefor, Trevor, Tristan, Trystan, Tudor, Tudur, Tudyr, Twm, Uren, Urien, Valentine, Vaughan, Vaughn, Walter, Watkin,Wilim, William, Win, Wmffre, Wyn, Wyndod, Yago, Yestin, Yevan


 

Female Personal Names

Common: Angharad, Anwen, Bethan, Bronwen, Carys, Catrin, Claire, Delyth, Elen, Mair, Mererid, Nerys, Nesta, Nicola, Olwen,Rhiain, Rhonda, Sarah, Sian, WynneStandard: Adain, Aderyn, Adwen, Aeronwen, Alison, Alys, Amanda, Angharad, Ann, Anna, Annest, Annwyl, Anwen, Anwyl,Aranwen, Arian, Ariana, Arianwen, Arwenna, Arwyn, Aylwen, Barbara, Beatrice, Bethan, Betrys, Blanceflor, Blodwen, Blodwin,Blodwyn, Brangwen, Branwen, Briant, Bronwen, Brynn, Cadi, Cari, Caris, Carol, Caron, Caryl, Carys, Cate, Cath, Cati, Catrin,Ceinwen, Ceinwin, Ceri, Cerys, Christine, Ciara, Claire, Clarisse, Cordelia, Corry, Deborah, Del, Delia, Delwen, Delwin, Delwyn, Delyth,

Book of Names 46

 

Book Two: People

Deryn, Dierdre, Dylis, Dyllis, Eifiona, Eiluned, Eira, Eiralys, Eirawyn, Eirian, Eiriol, Eirlys, Eirwen, Elaine, Elen, Eleri, Elin, Eluned,Emma, Enfys, Enid, Enit, Ermin, Essyllt, Ffion, Gaenor, Gaynor, Gemma, Gladys, Glenda, Glenys, Glynis, Guenevere, Guinevere, Gwen,Gwenda, Gwendolen, Gwendolyn, Gwenevere, Gwenhwyfar, Gwenllian, Gwenlliana, Gwladys, Gwyneth, Hafwen, Helen, Heulwen,Hywela, Idelle, Iestin, Iola, Isolde, Jacqueline, Jane, Janet, Jennifer, Jestina, Joanne, Julie, Justina, Karen, Katharine, Kelly, Laura,Lewelyth, Linda, Lisa, Llewelydd, Llinos, Llio, Llion, Lona, Lora, Lowri, Lowry, Lynwen, Mabli, Maelona, Mai, Maillt, Mair, Mairona,Mairwen, Mali, Marared, Mared, Margaid, Margaret, Marged, Maud, Mega, Megan, Meghan, Meira, Meiriona, Meirionwen,Meironwen, Meleri, Meredith, Mererid, Meriel, Morgan, Morwen, Morwenna, Myfanawy, Myfanwy, Myfi, Myfina, Nerys, Nest, Nesta, Nia, Nicola, Olwen, Owena, Patricia, Petra, Rachel, Rebecca, Rhiain, Rhian, Rhiannon, Rhianwen, Rhona, Rhonda, Rhonwen,Rhosyn, Ronwen, Rowena, Sarah, Seren, Sharon, Sian, Siani, Sioned, Siwan, Susan, Taffia, Taffine, Tegwen, Tracey, Vanora, Victoria,Vivian, Viviane, Vivianne, Viviene, Vivienne, Wenda, Winnifred, Wynne, Ysbail, Yseult

Family Names

Common: Davies, Edwards, Evans, Griffiths, Harris, Hughes, James, Jenkins, Jones, Lewis, Lloyd, Morgan, Morris, Owen, Phillips,Price, Rees, Roberts, Thomas, Williams

Standard: Abadam, Abernethy, Abethell, Abraham, Adams, Adda, Alban, Allen, Andrews, Annwyl, Anthony, Anwell, Anwill, Anwyl,Arnold, Arthur, Ash, Ashe, Ashton, Astley, Aston, Atha, Aubrey, Austin, Awbrey, Babb, Babbs, Bach, Badham, Balch, Barry, Batch,Bateman, Batha, Bathoe, Baugh, Baughan, Bawn, Bayliss, Baynham, Beach, Beavan, Bebb, Beddoe, Beddoes, Bedow, Bedward,Bedwards, Beedle, Beethel, Beinon, Bellis, Benbough, Benbow, Bengough, Bengrisse, Bengry, Benjamin, Bennet, Bennett, Bennion,Bethall, Bethell, Bevan, Bevans, Beynam, Beynon, Bibb, Bidder, Binnell, Binner, Bithell, Blaeney, Blaeny, Blayney, Blood, Bloyd,Blud, Bolt, Bolter, Bolver, Bolvier, Bond, Bonsall, Boulter, Bound, Bowdler, Bowen, Bown, Brace, Breese, Breeze, Brickstock,Bridgestock, Broderick, Bron, Brook, Brooks, Brown, Brun, Bryn, Bryse, Bryste, Bunnell, Bunner, Button, Bydder, Byddir, Bynyr,Bythell, Byther, Caddick, Caddock, Cadwalader, Cadwalidwr, Caentwn, Caffyn, Cardiff, Cardigan, Carduggan, Carew, Caunton,Charles, Clayton, Cleaton, Clement, Cletton, Coade, Cole, Connick, Conway, Conwy, Coslett, Cosslett, Craddock, Creese, Crichett,Cronne, Crowther, Crunn, Cule, Cull, Dackins, Dai, Daniel, Daniels, Daukyn, Davenold, David, Davies, Davis, Dawes, Dawkins,Dawson, Daykin, Daykyn, Deakyn, Dee, Devenallt, Devonald, Dew, Dodd, Duggan, Dykins, Eddow, Edmunds, Edwards, Elias, Elis,Ellice, Ellis, Emanuel, Emont, Ethell, Evan, Evans, Eynion, Felix, Fennah, Fenner, Flood, Foulkes, Gadarn, Gainor, George, Gethin,Gething, Gibb, Gibbon, Gibbs, Gibby, Giles, Gittings, Gittins, Gittoes, Goch, Goff, Gogh, Goodge, Goodin, Goodwin, Goodwyn,Goudge, Gough, Gravenor, Greenaway, Greenhow, Gregory, Griffies, Griffin, Griffis, Griffith, Griffiths, Gronow, Gruffydd, Grunna,Grunnah, Guilt, Guy, Gwatkin, Gwenlan, Gwilliam, Gwilt, Gwinnett, Gwyn, Gwynett, Gwynn, Gwynne, Gwyther, Haggar, Haines, Hamer,Harries, Harris, Harry, Hatfeld, Hatfield, Havard, Hendry, Henry, Henrys, Herbert, Herward, Heyns, Hier, Hillin, Hodgkin, Hoel, Hoell,Hoells, Hoesgyn, Hole, Holl, Hopkin, Hopkins, Hoskin, Hoskins, Hoskyn, How, Howard, Howel, Howell, Howells, Howes, Hughes,Humphrey, Humphreys, Husband, Huws, Hyer, Hywel, Iefan, Ifan, Isans, Ithel, Jacob, Jacobs, James, Jankin, Jarman, Jarrett, Jarvis,Jefferson, Jeffreys, Jenkins, Jervis, Jevon, Jevons, Job, John, Johns, Jones, Joseph, Kedwards, Keffin, Kendrick, Kent, Kenvin,Kethin, Kiffin, Kinsey, Lacharn, Lagharn, Lawrence, Lewis, Leyshon, Llewellen, Llewellin, Llewellyn, Llowarch, Lloyd, Lloyds,Lodwick, Lougher, Loyd, Loyn, Lucas, Mabe, Maddock, Maddox, Maddy, Madock, Madox, Mady, Mansel, Manuel, Martin, Mason,Mathews, Mathias, Matthew, Matthews, Maurice, Mayberry, Maybery, Mayn, Means, Mellens, Melling, Meredith, Merrick,Methuen, Meyler, Meyrick, Michael, Miles, Mill, Mills, Milo, Morgan, Morris, Morse, Morys, Mostyn, Moyle, Nanney, Narbett, Nash, Nevet, Newell, Nichol, Nicholas, Nicholls, Noke, Nuttall, Oakley, Obray, Onions, Owain, Owen, Owens, Paish, Parker, Parry,Paskin, Paul, Pearce, Pearse, Pearson, Peat, Peate, Pendry, Pennant, Peregrine, Perkin, Perkins, Perkyn, Peters, Phelps, Phillips,Philpin, Picton, Pierce, Popkin, Popkins, Powell, Powelson, Powys, Preddy, Predith, Preece, Price, Prichard, Prickett, Pritchard,Pritchett, Probart, Probert, Probyn, Propert, Prosser, Protheroe, Prydderch, Prys, Pryse, Prytherch, Pugh, Pullin, Pumphrey, Pyrs,Quilt, Radclyffe, Raglan, Reece, Rees, Reynold, Reynolds, Rhiann, Rhydderch, Rhys, Rice, Richards, Rickard, Rickett, Roberts,Robin, Roderick, Rogers, Rosier, Rosser, Rothero, Rowland, Rowlands, Ruddock, Ruther, Rynallt, Rynalt, Saer, Sais, Salbri, Salebiri,Salmon, Salusbury, Sambrook, Sambroth, Samrook, Samuel, Samwell, Sandbrook, Sayce, Sayers, Says, Sayvage, Seys, Sheen,Sheldon, Simons, Smith, Smooth, Stephens, Stevens, Stradling, Swancott, Tanat, Tannatt, Tarvin, Taylor, Teague, Tegan, Tegg,Tegue, Tew, Thomas, Tibbett, Tibbetts, Tibbitt, Tibbot, Timothy, Tither, Treffgarne, Treharne, Trevor, Trewent, Tucker, Tudor, Tugh,Turner, Upjohn, Uprichard, Vain, Vallant, Vane, Vaughan, Wace, Walters, Wardlow, Warlow, Warren, Waters, Watkins, Watkiss, Watt,Watts, Weaver, Welch, Welling, Wellins, Welsh, Whittal, Wild, Wilding, Williams, Willis, Wilson, Withers, Wogan, Woosencroft,Worthing, Wyn, Wynn, Wynne, Young

Medieval WelshMedieval WelshMedieval WelshMedieval WelshMedieval Welsh

In medieval times, personal names only were used, and bynamesif needed, especially patronymics. The distribution of personalnames also differed: a typical selection has been included. Youcan supplement these with Medieval English or rarer Old Welshnames should you need more. There were variants of mostnames (Rhiryd, Ririd, Ryryd, Rerid, Ryrid). English names becamemore frequent from the 14th century.

Book of Names 47

 

 

 
2.3.Invece l'appellativo etnico lo si ricava dal Thesaurus linguae prussicae (pubblicato nel 1873 dal linguista e filologo tedesco Nesselmann George H.F., presso la casa editrice Dummler di Berlino),in cui compare samländer,attestato nel 1231 come sinonimo di sambroth e zambroth,dal latino sambita(V.1231. TcG. 8.; sambita, lat. ein samlander, Dusb. III 109 u.oft. sambroth, zambroth [nicht mmbroch], das Kirchdorf, samrodt, Kr. moh-.p.154).
Questo etnonimo stava ad indicare gli abitanti di una regione tra la Prussia e la Lituania. Popolazione a volte mescolatasi con i Vichinghi, come spiega magistralmente, da par suo, l'archeologa e linguista lituana Marija Gimbutas (cfr.The Balts, Maziulis, New York, 1981), la quale afferma che i samländer erano una delle dieci tribù del Baltico occidentale (prussiani) che dalla penisola Samland si spostarono nella regione dell'ex Prussia orientale (ritrovamento di manufatti del I - IV secolo d.C.). Ebbero relazioni commerciali con il sud e l'ovest Europa e numerosi contatti con i Vichinghi. La loro lingua è sopravvisuta fino al XVIII secolo, tant'è vero che Lutero compilò tre edizioni del Piccolo Catechismo in "preusnischer", la loro lingua. Questo ethnos prussiano-lituano e la sua lingua sono stati poi assimilati dalla Germania.
 

Il cognome Zambrotta è una probabile derivazione dal toponimo Sambroth-Zambroth, con cui veniva indicato un kirchdorf, cioè un “villaggio con una chiesa”, nella zona di Konigsberg, tra la Lituania e la Prussia, ai limiti di Samländ (dal latino Sambia), una penisoletta baltica, abitata dai Samländer.

 

La pagina 154 ricorda due termini che venivano usati in questa lingua per designare un luogo, kirchdorf (limitrofo alla città di Konigsberg, in latino Regiomontium Prussorum, nella Prussia nord-orientale, oggi chiamata Kaliningrad sul Mar Baltico nella Sambia Peninsula (oggi enclave russa) ovvero Samland.

 

In questa penisoletta arrivarono popolazioni vichinghe già nel IX secolo, che si mescolarono in seguito con la locale tribù dei sambiani prussiani. Alcuni di essi in seguito si spostarono verso sud-ovest (vedi italozamprotta.net - Cronistoria familiare-secc.XIII-XVIII, paragrafo 2.3).

 

Consultare sia il Thesaurus Linguae Prussicae,  di  Gerges Heinrich Ferdinand Nesselmann, Berlin, 1873, pag.154, in cui è trascritto il lemma-toponimo di cui sopra, sia l'opera The Surnames of Wales, p.148, sia il IV volume di Exstraordinary Book of Names, p.47, che riportano tutti il cognome Sambroth, da cui deriva Zambroth. (Quest'opera non è presente in alcuna biblioteca italiana. Una copia anastatica mi è stata inviata dal Regno Unito.).

Tutti sono concordi nel ritenere Sambroth-Zambroth un placename, cioè un toponimo.

 

(Debbo precisare che i tre termini samländer, sambroth e zambroth si pronunciano tutti con la s iniziale come una zeta dolce). 

Ricerca personale condotta da Italo Zamprotta.
Queste informazioni sono completamente sconosciute a tutti i genealogisti ed araldisti italiani ed esteri.
 
Qui di seguito riporto la copertina e la pagina 154 di quest'opera:
 thesaurus lprussicae
 
 
 
sambroth-zambroth
 
 
 
 
zambrotta familyby
 
Samland
La penisoletta Samland nel nord del
Ducato di Prussia,nel 1648
 
A proposito di queste mie ipotesi di studio,debbo rilevare che nel prosieguo dei miei lavori ho scoperto che hanno destato la curiosità di alcuni studiosi stranieri,in particolare l'Encyclopédie Mondiale des noms de famille "FamilyBy" ha tradotto in francese un paragrafo che ho riportato sopra.Inoltre,il sito web "Medieval Lithuania",gestito dal dr.prof.Tomas Baranauskas del Lithuanian Institute of History,(dal 2008 Lecturer in the Faculty of History at the Vilnius Pedagogical University)ha pubblicato il 2 febbraio 2012 sul suo forum la mia ipotesi di studio circa l'etimologia del cognome Zambrotta(par.2.3 qui sopra),con un filo di ironia e qualche commento a mio avviso malevolo(cfr.http://forum.istorija.net/forums/thread-view.asp?tid=4963).A parte ogni considerazione,sono lusingato di tanta attenzione al mio sito e alle mie ipotesi di lavoro.
 
La Gimbutas,sopra citata,è una studiosa a me molto cara,come ricorderanno numerosi miei allievi di Antropologia culturale e Storia delle religioni dal 1990 in poi,perchè col suo "Il Linguaggio della Dea"(1989)riscoprì tutto il mondo nascosto per millenni dell'antico folklore europeo,la cui civiltà era matriarcale e dominata dalla pace della Gran Dea Madre fin verso il 3500 a.C..Adottai questo testo per le mie lezioni all'Università popolare di Biella,quando numerosi archeologi storcevano il naso e non credevano alle scoperte della grande Gimbutas che avrebbe,invece,meritato più di un Premio Nobel.La Gimbutas infatti confermò scientificamente ciò che era stato avanzato come ipotesi dallo studioso svizzero J.J.Bachofen nel 1861 col suo monumentale "Das Mutterrecht"(Il Matriarcato),col quale adombrò,suffragando peraltro le sue ipotesi con numerosi e dettagliati esempi tratti dallo studio di quasi tutte le civiltà esistite, l'ipotesi di un'epoca preistorica dominata dalla società matriarcale.I manufatti rinvenuti,studiati e decifrati dalla Gimbutas in tutta Europa,dal nord al sud, confermarono queste ipotesi,denominata archeomitologia dallla studiosa americana Joan Marler.
 
3. A proposito di un’eventuale collegamento con la nobile Famiglia Gianfrotta di Capua, va rilevato quanto comunicatomi con una lunga email del 15 ottobre 2007 dal Prof. Antonio Siero, Sindaco del Comune di San Prisco (un tempo Casale di Capua, distante circa 6 km dal Casale di Santa Barbara): "La famiglia capuana dei Gianfrotta era una delle maggiori famiglie nobili ex genere della Città di Capua ed ebbe un forte legame con San Prisco, casale di Capua. Nel 1754 vi erano due patrizi capuani che avevano proprietà in San  Prisco:don Carlo e don Domenico Gianfrotta, ed erano probabilmente fratelli (si tratta di cugini: il primo apparteneva al ramo primogenito; il secondo al ramo terzogenito, n.d.a.). Don Carlo Gianfrotta, di 68 anni, viveva con Donna Cristina Boccardi, moglie di 60 anni (appartenente  d un'altra famiglia patrizia capuana che aveva fortissimi legami con San Prisco), don Francesco, figlio di 22 anni, don Pascale, Alfiere del Reggimento Provinciale di Terra di Lavoro di anni 20, donna Carmosina, figlia di 19 anni, e donna Nicoletta, figlia di 18 anni. Don Carlo possedeva la casa dove abitava di più membri superiori ed inferiori nel ristretto della parrocchia dei SS.Filippo e Giacomo, confinante con i beni di don Carlo Delio. Inoltre, aveva varie rendite in Capua e una masseria di più membri con 35 moggia di territorio nel casale di S.Clemente, confinante con i beni del duca di S.Cipriano e quelli della Badia di Ferrara. Egli possedeva nel Casale di S.Prisco una casa di più membri affittata per 34 ducati all’anno. Tra i pesi sostenuti da don Carlo Gianfrotta troviamo che dispensava per “limosime" 6 ducati annui ai poveri del casale di S.Prisco. Don Domenico Gianfrotta, di 50 anni, probabilmente fratello di don Carlo o parente prossimo, viveva con donna Angela di Francesco del fu don Marco, moglie di 52 anni, don Antonio, figlio di 32 anni, e donna Rosa, sorella di 54 anni. Essi abitavano nel ristretto della parrocchia di Tutti i Santi, confinante con la parrocchia e la Chiesa dei PP.Carmelitani. Don Domenico aveva rendite in Capua e vari casali: S.Maria Maggiore, Curti, Sant'Andrea de' Lagni e San Prisco. In San Prisco possedeva nella località ad Orta: moggia 6 1/2 di aratorio e arbustato, confinanti coi beni della Cappella di S.Matrona ed altri; tale territorio era gravato da un peso di 14 grana che pagava alla parrocchia dei SS:Naaro e Celso di Capua”.
(Cito questa annotazione soltanto perché San Prisco dista appena 6 km da Santa Barbara. Quindi questa famiglia Gianfrotta e quella Zambrotta si conoscevano certamente. Probabilmente c’è stato qualcosa di più di una semplice conoscenza, ma non mi interessa più di tanto,visto che non esistono documenti).
 
4.E' doveroso fornire alcuni dettagli sul Can.Giuseppe Zambrotti, autore di un volumetto9,stampato a Napoli nel 1747,in occasione della nascita del principe Filippo,erede al trono di Napoli,figlio del re Carlo di Borbone e della regina Maria Amalia di Sassonia (volume tuttora catalogato sia presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sia presso la Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti-Volpi di Bari sia presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria di Napoli ).Nel volumetto si ritrovano soltanto due date: 4 novembre 1746 e 11 agosto 1746. Il 4 novembre è la data di presentazione di un sonetto a re Carlo di Borbone;mentre l'11 agosto della presentazione del volumetto "nelle proprie mani  dell'invitto  Monarca Regnante, che D.G. [cioè Dei Gratia,mia nota] nella Real Villa di Portici seguito il fortunato nascimento del Reale Infantino" (cioè il Palazzo Reale di Portici fatto costruire dal re Carlo di Borbone).Inoltre,l'autore precisa che un componimento, "La Nonna" - Al Serenissimo Real Infantino - Fu già presentata sin dagli 11 agosto - Si è ristampata per le continue richieste - Canzone. La stampa è del 4 novembre 1747(esattamente un anno dopo la prima dedica).Quest’opera è consultabile presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e presso la Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” di Bari.
Chi era il Can.Giuseppe Zambrotti? Questo personaggio ora sappiamo che era originario di Barletta,dove lo si trova incardinato tra i Canonici metropolitani dell'Arcidiocesi di Nazareth-Barletta,nella cui Cattedrale, S.Maria Maggiore di Barletta, era attivo anche il fratello minore, don Domenico Zambrotti,come già detto sopra.Ho anche scoperto che nel 1740,quando Giuseppe Zambrotti era ancora un semplice sacerdote,ebbe l'onore di essere annoverato,con un suo sonetto,nella seguente opera:Componimenti in morte del signor duca di s. Filippo & c. d. Giuseppe Brunasso,pubblicati a Napoli dal Padre Filippo Giacomo Gatti,eminente predicatore e professore di Teologia all'Università di Napoli,nel 1740,presso la Stamperia dei Fratelli Muzio,che riporta anche un sonetto di Giambattista Vico.Oltre al Vico,l'opera annovera sonetti di celebri poeti napoletani dell'epoca quali Anton Ludovico Antinori,Gherardo De Angelis,Niccolò Capasso,Francesco Serao.Infine,nella Prefazione dell'opera il Padre filippino napoletano,Scipione De Cristofari, annota che per la Raccolta dei componimenti furono invitati "i più scelti napoletani ingegni",intendendo per napoletani gli abitanti del Regno,non solo i residenti a Napoli.
 
La Reggia borbonica di Portici(Napoli,1738-42),com'era nel 1750 e oggi (Sede della Facoltà di Agraria)
In quella Reggia furono declamate le poesie toscane e latine dallo stesso Can.Giuseppe Zambrotti
 
La frequentazione della corte reale di Napoli da parte del Canonico Giuseppe Zambrotti è dovuta al fatto che la regina Maria Amalia di Sassonia era una donna coltissima,amante delle arti e delle lettere,una vera mecenate,che raccoglieva e invitava i più eletti ingegni del Regno presso la sua corte.
 
Nel 2011,nel corso delle mie continue ricerche ho rinvenuto una citazione riguardannte un parente del canonico.Si tratta di Giovanni Tommaso,terzo figlio di Matteo Zambrotta e Elisabetta Grassano,nato a Casalnuovo il 7 ottobre 1662.E' autore di un manoscritto in lingua latina catalogato presso la BAV,la Biblioteca Apostolica Vaticana. Viene citato insieme con altri sacerdoti,arcipreti e dottori di Casalnuovo.Ecco la citazione:
236, 245) Octavius Calavria a Casali Novo; 20 (f. 237) Vincentius Laporta a Casali Novo; 21 (ff. 238TM, 247TM) Mauritius Petrucello; 22 (f. 239TM) Hannibal Matteo a Casali Novo23 (f240TMIoannes Thomas Zambrotta a Casali Novo24 (ff. 241-242) Ioannes De Masullis; " (f. 242v) Claudius de Masullis; 26 (f. 243) Sempronius Delia; 27 (f. 244) Ioannes Baptista Cantis (?); 28 (ff. 246-247) Ioannes Baptista Greco a ...

Volume 3,Parte 1

Quest'opera fu pubblicata nel 1902.Nel 1985 se ne è fatta una ristampa. 

 
Nel Catasto onciario di Lagonegro del 1746 sono registrati due Zamprotta: Matteo e Don Nicola Zambrotta.Attualmente a Lagonegro risiedono due fratelli Zambrotta,di cui uno esercita la professione di medico-veterinario.Il loro genitore si trasferì in quel Comune da Casalbuono.Altri Zambrotta attualmente risiedono a Teggiano e Sant'Arsenio.Queste notizie sono state gentilmente fornite dal prof.Giuseppe Grezzi,curatore della Biblioteca Civica di Lagonegro,lo stesso che mi fece avere una copia del volume con la storia della città di Lagonegro.
 
Un altro Zambrotti di cui ho trovato traccia documentale è Nicola,citato in due sentenze della Gran Corte di Avellino del 20 dicembre 1825 e del 7 gennaio 1826,dove compare come Cancelliere.Il documento è citato nel testo S.Rufo,ieri e oggi di Emilio Somma, Giuseppe Guarino e Cesare Marmorosa,opera in 3 volumi pubblicati dalla Pro loco sanrufese nel 2005(vol.I,pp.251-2).

 

Alcune notizie fornite l’11 settembre 2007 dall’ avv.Roberto Zambrotti di Roma precisano che gli Zambrotti sono originari di Lagonegro(PZ, Lucania,oggi Basilicata),dove si distinsero alcuni rappresentanti della Famiglia:Nicola,Giuseppe e Venanzio Zambrotti.Nicola fu farmacista e Sindaco di Lagonegro nel periodo 1853-55.Invece in casa di Venanzio,comandante della Guardia nazionale di Lagonegro,furono catturati la 19enne Serafina Ciminelli e il suo uomo, il noto brigante Giuseppe Antonio Franco,verso la fine di dicembre 1865.Queste notizie sono riportate in un’opera del 191310.Il figlio di Venanzio,Enrico,si trasferì a S.Pietro al Tànagro nel XIX secolo,in provincia di Salerno.Anche in questo Comune la Famiglia si distinse con un discendente di nome Enrico Zambrotti, Sindaco della Città e Presidente del Parco del Cilento e Vallo di Diano nel XX-XXI secolo.
 
Un Nicola Zambrotta risulta proprietario di terreni a Tricarico(Potenza)nel 1840.Il documento, del 21 novembre 1840,  comprovante queste proprietà, è stato pubblicato dalla prof.Carmela Biscaglia(vedi tra le fonti).Va precisato che Tricarico dista da Casalnuovo soli 17 km a piedi e 19 in moto.
 
Quindi le famiglie Zambrotta che vivevano nel  Salernitano rappresentano il ramo originario della Famiglia e sono le più antiche,perchè dirette discendenti di Gulliemus Zambrotta,il personaggio di cui finora abbiamo rinvenuto la residenza a Casalnuovo di Cadossa il 6 febbraio 1338.Egli è un personaggio di evidente origine normanna(probabile discendente di uno o di tutti e tre i personaggi citati all’inizio,tenuto conto del fatto che la zona di Casalnuovo rientrava nei domini di una delle sette grandi Famiglie del Regno,i normanni Sanseverino:il principe Tommaso Sanseverino nel 1306 fondò la monumentale Certosa di Padula (distante appena 16 km).Un figlio del principe Tommaso,Guglielmo Sanseverino,Signore di Padula, Sanza e Policastro,nel 1333 fondò Buonabitacolo(distante 13 km), dove andarono a risiedere tre famiglie di Casalnuovo di Cadossa(Giovanni Di Gemma,Nicola o Cola Di Filippo,Ruggero De Bona,che per dieci anni furono esenti da tassazione.
 
Dalle mie ricerche risultano numerosi Zambrotta/Zambrotti all’estero:uno Zambrotti è presente in Brasile negli anni ’70.Si tratta del prof.Renato Cerqueira Zambrotti,direttore del Dipartimento di Educazione dell’Universidade Gama Fihlo di Rio de Janeiro,citato a p.10 el volume Sistema educacional brasileiro:leglslaçao e estrutura,di Ricamar P.,de Brito Fernandes,Iale Renan,1979,Brasil,2a.ed.,rev.e ampliada.
 
Negli Stati Uniti d'America risiedono numerosi Zambrotta(diverse centinaia di famiglie),contrariamente all'Italia dove gli Zambrotta sono relativamente pochi.Anche in alcuni stati dell'America del sud vi sono delle famiglie Zambrotta.Comunque,in particolare, desidero ricordare Samuel T.Zambrotta,di Brooklyn, NY,che partecipò alla seconda guerra mondiale nella U.S.Army Air Forces,prima sul fronte dell'Africa settentrionale e poi nella campagna d'Italia. Dennis J.Zambrotta,Tecnico della Biblioteca del College di guerra della Florida State University.Invece in Brasile troviamo la prof.Siglia Zambrotti Doria,celebre antropologa dell' Università di Brasilia,dove insegna al Dipartimento di Scienze sociali.E' autrice di numerose ricerche sul campo e di lavori antropologici).
 
Tra gli Zambrotta americani, in particolare Paul Zambrotta, noto agente immobiliare statunitense, il quale,a proposito del suo trisavolo Domenico Zambrotta,mi ha testualmente detto:"My grandfather's fathers name was Domenico. He passed away in the 1940's and probably was born around the 1850's. He passed away before I was born, but I was told he was a big man - 6 feet tall with red hair and came from Salerno".Da questa comunicazione si evincono molti dati interessanti:
1.Il nome Domenico,da me rinvenuto nelle nostre famiglie;
2.l'alta statura (m.1,83), caratteristica di diversi Zambrotta/Zamprotta anche attuali;
3. la residenza campana, la provincia di Salerno, confinante con quella di Caserta e con la Lucania,in cui risiedevano altri Zambrotta,Zamprotta e Zambrotti. L'unico dato nuovo è il colore rossiccio dei capelli da me finora mai rilevato. Questa caratteristica mi è stata riconfermata dal sopracitato prof. Pietro Marmo, figlio di una Zambrotta di Casalbuono, nella cui famiglia si registrano numerosi soggetti con i capelli rossicci: egli stesso e due sue sorelle hanno i capelli rossi. Sono comunque visibili attualmente altre caratteristiche, quali il colore biondo de capelli di alcuni soggetti, unito al colore azzurro o verde degli occhi, tipico di soggetti nordici. Mio nonno Antimo aveva gli occhi cerulei e così tre miei fratelli (Donato, Aldo, Egidio e mia sorella Elisa, oltre lo scrivente).
 
In attesa degli sviluppi delle ricerche in corso, possiamo passare a delineare,nella Sezione successiva,il ramo genealogico casertano, da cui discendo. 
 
Per l'etimologia del cognome consultare la Sezione 8.2. in cui è riportato l'albero genealogico, le fonti bibliografiche e la blasonatura degli stemmi usati dai vari rami della famiglia.
  
(A margine di questa Sezione mi corre l'obbligo di ricordare i nominativi di tre persone appartenenti a questa genealogia e che sopra non ho menzionato.Si tratta di Andrea Zambrotta (figlio di Caterina Zambrotta),nato a Casalnuovo di Cadossa il 15 aprile 1622 (quindi figlio di ragazza madre);Elisabetta Zambrotta, figlia di Ercole e di Rosata Della Sala,nata il 5 maggio 1631;infine,un'altra Elisabetta, sesta figlia di Francesco Antonio e di Laura Novellino,nata il 7 aprile 1646. La suddetta Caterina,primogenita di Marcantonio e di Giovannangela Orsomando,era nata il 31 marzo 1586.A 38 anni mise al mondo un figlio,Andrea,di padre non menzionato.Da questo ramo è poi discesa la mia linea genealogica).
 
Debbo evidenziare questi nominativi perchè nel prosieguo delle mie ricerche per la linea genealogica di Caserta,cioè la mia,ho trovato due avi che portano questo nome:Andrea(1653-deceduto a S.Barbara nel 1728),coniugato a S.Barbara il 25 agosto 1698 con Caterina D'Agostino,padre di Giuseppe(Caserta, 10/02/1704-Caserta, 18/02/1784)e di Elisabetta(Caserta, 12/04/1707-Caserta, 24/02/1791),figlia anch'essa di Andrea e sorella di Giuseppe,e una sorella maggiore di nome Maddalena,nata nel 1702.Certamente questi nomi imposti nella famiglia di Caserta sono collegati ai parenti della linea genealogica principale di Casalnuovo.Comunque vedasi la Sezione 8.2.dove è riportato l'albero genealogico completo).
 

Riporto comunque qui di seguito i tre stemmi gentilizi attribuiti ai diversi rami genealogici della Famiglia Zambrotta nei secoli.Il più antico è quello che riporta la cronaca normanna con il leone,caratteristica dell'antica nobiltà normanna.La due stelle indicano che il portatore apparteneva ad un ramo ultrogenito.

 

Lo stemma della Raccolta Micheletti-Pasinati è contraddistinto dallo scudo usato dalle casate francesi.

 

Lo stemma attualmente in uso riporta in capo l'aquila sveva,ottenuta come privilegio in concessione,che,in molti casi,sostituì il leone normanno all'avvento della Casa di Svevia sul trono del Regno di Sicilia con Federico II,figlio di Enrico VI di Svevia e di Costanza d'Altavilla,figlia postuma de re Ruggiero II.Probabilmente,visto che non ci sono documenti probanti,il capo d'impero fu concesso a uno dei tre avi del XIII secolo,che servirono fedelmente e valorosamente la Casa di Svevia(VI Crociata,Giustizierato di Calabria,Battaglia di Benevento).

 

Questi stemmi non debbono destare meraviglia,visto che possono essere stati concessi per nobiltà di toga a coloro che esercitarono le professioni di Giudice e di Notaio.

 

 

 

  Elaborazione Studio Araldico Pasquini,2010

Stemma rilasciato dall'Istituto Genealogico Italiano di Firenze nel 1920

 

 

 

 

 

 

 

 

Elaborazione Studio Araldico Pasquini,2009
Stemma conservato nell'Archivio Storico Bonacina-Vallardi di Milano   
Cat.4076,Lib.A,969 - Volume 1754 pag.38 ST
 
 
 
 

  Elaborazione Studio Araldico Pasquini,2010

  Manoscritto originale conservato nella Raccolta Micheletti-Pasinati del XVIII secolo

 Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele,Roma,ms.324,pag.188,N.6733
 
 
 
                                  
 
 
(Le note sono riportate nella Sezione finale,8.2.).
 
 
 
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Maggio 2017 17:20