9.0 Biografia di Mons. Prof. Giuseppe Morelli (1918-1984)
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Lunedì 25 Gennaio 2010 19:56

9.0. Biografia Mons. Abate Prof.Dr.Giuseppe Morelli

       - Biographie de Msr. Abbé Prof.Dr.Giuseppe Morelli

       - Monseigneur Abbot Prof.Dr.Joseph Morelli Biography

 

(In occasione del centenario della nascita di Mons.Prof.Giuseppe Morelli, ho deciso di trasformare questa Sezione in una pubblicazione ebook, con ISBN, corredandolo, alla fine, di alcuni contributi miei e di mio figlio Luigi che conobbe il Morelli nel 1979 quando fu nostro ospite a Biella per la lezione-conferenza al Corso interconfessionale di Scienze bibliche. La pubblicazione è intitolata Omaggio alla memoria dell'Ecc.mo Abate Mons.Prof. Giuseppe Morelli (1918-1984). A chi non lo sapesse o a chi se ne è dimenticato ricordo che questo sito è coperto da Copyright dal 2009, quindi nessuna parte di esso, compresa questa Biografia, può essere copiata, pena sanzioni penali e amministrative. In fondo alla Sezione riporto gli estremi del Copyright.

 

ISBN979-12-200-0680-4

 
Mons. Giuseppe Morelli nacque a Napoli il 30 gennaio 1918
Fu ordinato sacerdote il 12 aprile 1941, Sabato Santo. 
Dopo l'ordinazione prestò il suo ministero sacerdotale prima presso la sua Parrocchia, S.Maria degli Angeli alle Croci (vedi foto di seguito),e come Assistente presso la Sede dell’ Azione Cattolica adiacente, “Vita e Fede”(suo successore in questo incarico fu l’attuale Parroco, Mons. Gaetano Alfarano); in seguito presso l'Arciconfraternita S. Raffaele a Materdei, e poi presso la Rettoria della Chiesa di S.Maria del Gran Trionfo (vedi foto Alfarano di seguito), al II° Vico Avvocata a Foria (la tradizione fa risalire questo chiesa al XIII° secolo col nome di Santa Maria Avvocata dei Peccatori), di cui fu Rettore. Questo Tempio era annesso ad una plurisecolare Casa di ricovero per le meretrici strappate al loro turpe mestiere, gestita da un Ordine religioso femminile, di cui non ricordo il nome, ma di cui ricordo l'anziana Sr. Polissena, infaticabile religiosa nella cura del Tempio nel periodo 1953-54, quando ebbi modo di frequentarlo come giovane chierichetto.(A quell’epoca veniva lì a celebrare la sua S.Messa quotidiana,il Rev.Prof.Raffaele Calvino,Docente di Archeologia cristiana presso la Pontificia Facoltà Teologica di Capodimonte, già allievo del Rev.Prof.Morelli durante il corso teologico: ricordo anche lui con affetto, stima e simpatia).
 
Dopo l’ordinazione sacerdotale proseguì gli studi teologici e conseguì il Dottorato in S. Teologia il 4 febbraio 1944 presso la Pontificia Facoltà Teologica di Capodimonte a Napoli-Sezione S.Tommaso con una tesi scritta interamente in lingua latina (relatore il M. R. Padre Prof. Vitale De Rosa),"De S. Paulini Nolani Doctrina Christologica",molto apprezzata non solo dalle Autorità accademiche e dalle gerarchie ecclesiastiche dell'epoca, ma soprattutto dall’Ordinario di Lingua e Letteratura latina dell’ Università di Napoli,Prof. Francesco Arnaldi,insigne latinista,il quale,dopo la lettura,scrisse all'autore:“Finalmente un latino decente”!* La tesi fu valutata con 'dignità di stampa' e pubblicata l'anno seguente,come da prassi,in volume in 8°,a cura della Pontificia Facoltà Teologica,con Imprimatur 'postridie Nonas Februarias',cioè il 6 febbraio 1945,del Vicario Generale della Curia arcivescovile e Vescovo ausiliare di Napoli,il Vescovo Titolare di Pergamo,Mons.Giuseppe De Nicola(in seguito Arcivescovo Titolare di Rhoina).Da notare che questa tesi di dottorato fu la prima discussa presso la Facoltà dopo che Papa Pio XII con la lettera della Sacra Congregazione dei Seminari, del 31 ottobre 1941,aveva concesso il riconoscimento giuridico pontificio della Facoltà Teologica Napoletana senza limitazione di tempo(anche se,va notato,la Facoltà Teologica esisteva a Napoli fin dalla fondazione dell'Università,come Studium Generale,fondata nel 1224 dall'Imperatore Federico II°, e conferiva i gradi accademici). 
 
il Rev.prof.Giuseppe Morelli nel 1953,quando lo conobbi (Copyright © Italo Zamprotta 2009 All rights reserved) -
il prof.Francesco Arnaldi (1897-1980)
 
Il 1° dicembre 1947 conseguì la Laurea in Lettere e Filosofia (indirizzo filosofico, con una tesi intitolata "Piero Martinetti", relatore il Prof.Antonio Aliotta(eminente filosofo,Accademico dei Lincei),presso l’Università degli studi di Napoli
 
Dalla metà degli anni '40 fu incaricato degli insegnamenti di Introduzione biblica,Esegesi Biblica,Ebraico,in seguito insegnerà anche Greco biblico presso la Pontificia Facoltà Teologica - Sezione S.Tommaso di Capodimonte,a Napoli.Gli insegnamenti di Ebraico e Greco biblico saranno poi denominati Lingue bibliche
 
Dal 1948 è Docente incaricato di Lettere nelle scuole pubbliche(con successiva abilitatazione all'insegnamento di Lettere italiane,latine e greche,storia e filosofia;e poi vincitore di pubblico concorso nazionale per la cattedra)e infine Preside di ruolo,vincitore di concorso pubblico nazionale.
 
Il Rev.Prof.Giuseppe Morelli,figlio di un ferroviere e di una casaligna,con i suoi proventi professionali,tra cui anche le ripetizioni di Filosofia, Latino e Greco, aiutò in maniera consistente i propri familiari,in particolare i fratelli Francesco e Gennaro e la sorella Anna,ai quali agevolò l’accesso agli studi universitari e le conseguenti lauree in Giurisprudenza,Lettere e Lingue e Letterature straniere.Ricordo la dedica della sua tesi di Laurea doctoralis in Sacra Teologia rivolta al frastello Francesco ancora in armi nel 1944:
 
Francisco
Dulcissimo fratri
Quem praesens bellum
Absentem adhuc reddit
Quemque primo quoque tempore
Spero iterum complexurum
Hoc studium
Peramanter dedico
("Al carissimo fratello Francesco, ancora assente a causa della guerra in corso, e che appena possibile spero di poter nuovamente riabbracciare, dedico con tanto affetto questa ricerca", traduzione mia).
 
Il 14 febbraio 1952 conseguì la Licenza in Scienze bibliche al PIB - Pontificio Istituto Biblico di Roma (alla cui Facoltà Biblica si era immatricolato il 10 novembre 1948 frequentando per i successivi tre anni accademici), e presentando la dissertazione in lingua latina "Oratio Christi sacerdotalis", relatore il M.R.Padre Prof. Stanislas Lyonnet(1902-84),S.J,specializzandosi poi in Lingue semitiche (accadico, ebraico, aramaico, ugaritico, siriaco, arabo),in Lingue classiche(greco e latino),e in numerose Lingue moderne (arabo, francese, inglese, portoghese, spagnolo,tedesco), e lavorando anche come Assistente del Cardinale gesuita tedesco Augustin Bea(1881-1968,già Rettore del Pontificio Istituto Biblico e poi Presidente del Segretariato per l’Unione dei cristiani,rinnovatore degli studi biblici in campo cattolico).
 
A proposito del moderatore,il Padre Stanislas Lyonnet,va detto che fu un grande linguista,specialista in Lingue orientali.Come biblista collaborò col grande Padre domenicano Marie-Josph Lagrange(fondatore della Ecole Biblique et Archéologique Française e della Revue Biblique)alla Critica testuale e razionale del Nuovo Testamento nel 1935;a La Bible de Jerusalem;e fu Decano del Pontificio Istituto Biblico dal 1946 al 1967.Fu Consultore della Congregazione per la Dottrina della fede,nominato dal Paolo VI.Fu molto apprezzato sia da Giovanni XXIII sia da Giovanni Paolo II. 
 
Negli anni '50 nell'ambito della Parrocchia il giovane sacerdote,utulizzando le sue profonde conoscenze bibliche e teologiche,impostò un Gruppo del Vangelo per laureati e professionisti(1957);e nel maggio 1958 organizzò un ciclo di conferenze sul tema "Il Pedagogo divino",indirizzato ai docenti della scuola media,e sul tema "Problemi odierni sulla Chiesa" per gli iscritti della FUCI-Federazione Universitari Cattolici Italiani(Rivista Biblica,Vol.7,pp.92 e 282,Roma,1959).Insomma,all'insegnamento medio e universitario affiancò sempre una zelante e proficua attività pastorale legata al suo ministero primario,quello sacerdotale.
 
(Mi sento in dovere di precisarlo perchè la maggior parte dei teologi e dei biblisti fa solo quello, pensa al proprio lavoro come a qualcosa di avulso dal ministero sacerdotale,e perdono contatto con la realtà pastorale, dedicandosi esclusivamente all'insegnamento e alle pubblicazioni. Per questo vediamo numerosissime pubblicazioni al loro attivo, perchè fanno solo quello.E' semplicemente vergognoso doverlo dire,ma è la dura realtà). 
 
Dagli inizi degli anni '60 il suo insegnamento presso la Pontificia Facoltà Teologica - Sezione S. Tommaso,sarà denominato, come già detto, Lingue bibliche (si tratta sempre della Facoltà ubicata sulla collina di Capodimonte a Napoli; mentre l'altra Sezione,intitolata a S.Luigi, gestita dai Gesuiti, è ubicata sulla collina di Posillipo).
 
Nel 1958 il Card.Alfonso Castaldo,appena insediatosi come Arcivescovo di Napoli,lo nominò Prelato della Reale Cappella del Tesoro di S.Gennaro;nel 1961 fu nominato Protonotario apostolico (si tratta del più elevato dei titoli onorifici prelatizi conferito dalla S.Sede) da Papa Giovanni XXIII°, durante una solenne cerimonia in S.Pietro a Roma, e Prelato uditore della Sacra Romana Rota.
 
Stemma di Protonotario Apostolico
 
Nel 1971 Papa Paolo VI lo nominò Abate tesoriere della Real Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo di Napoli (il Breve apostolico di nomina fa riferimento agli stessi privilegi e prerogative episcopali degli Abati cassinesi, cioè Abate nullìus dioeceseos (Abate Mitrato con giurisdizione), nominato e dipendente direttamente dalla Santa Sede).con possesso canonico e benedizione di domenica 11 luglio a cura del Delegato apostolico, Card.Corrado UrsiAbate titolare della soppressa Badia di S.Biagio di Mirabella Eclano e annessi benefici,assegnati in perpetuo al Capitolo della Cappella di S.Gennaro dal Re Gioacchino Murat.
 
Stemma di Abate mitrato Nullius Dioeceseos
 
Oltre all’insegnamento di Lettere negli Istituti statali,e Linguistico-Esegetico-Biblico nella Pontificia Facoltà Teologica,è autore di alcune pubblicazioni scientifiche e pastorali, di cui in particolare desidero ricordare le seguenti:
 

1.  De S. Paulini Nolani doctrina christologica

tesi di Dottorato in S.Teologia, Pontificia Facultas Theologica Neapolitana apud Maius Seminarium,ex typographica Officina forense, Neapoli, MCMXLV, (1945);   (Biblioteca Italo Zamprotta);

2. Piero Martinetti,Tesi di Laurea in Lettere e Filosofia,relatore il prof.Antonio Aliotta,Facoltà di Lettere e Filosofia Università degli studi di Napoli,1 dicembre 1947 (Biblioteca Facoltà Lettere e Filosofia Università di Napoli);

3. Oratio Christi sacerdotalis,dissertazione in lingua latina presentata all'esame di Licenza in Scienze Bibliche,PIB-Pontificio Istituto Biblico,Roma, relatore il Padre prof.Stanislas Lyonnet,Roma,1952;

4. Paradiso terrestre e peccato originale        

in Secoli sul mondo.Alla scoperta della Bibbia,a cura dell'insigne biblista  e orientalista Giovanni Rinaldi,Marietti,1955(argomento che nessun altro biblista aveva voluto trattare per quella pubblicazione);(Biblioteca Italo Zamprotta)

5. Il Santuario portatile degli Ebrei, Fiorentino, Napoli, 1958

 (in: STUDI in onore di Domenico Mallardo, Napoli, 1957, pp. 103-117); (Biblioteca Italo Zamprotta) 

6. Serekh ha Yahad (Regola della Congregazione) [di Qumran], 1 QSa,(conosciuta anche come Manuale di Disciplina),Marietti, 1968, con trascrizione e traduzione italiana, con note e analisi filologica(adottata per quattro anni accademici consecutivi dal grande semitista Sabatino Moscati per la cattedra di Filologia semiticadell' Università La Sapienza di Roma); (Biblioteca Italo Zamprotta)

7. Il Monumento a Priapo nelle catacombe di S.Gennaro, Marietti, 1976, opera di epigrafia storico-comparata greco-ebraica, che dimostra essere un falso sia il monumento sia l’epigrafe per infangare la santità del luogo. Va rilevato che nei secoli precedenti lì avevano fallito eminenti studiosi tedeschi, austriaci, francesi e italiani,e nulla vi avevano capito anche docenti contemporanei dell’Università ebraica di Gerusalemme (dove Mons. Morelli aveva trascorso periodi di studio);(Biblioteca Italo Zamprotta);

8. Homilie in Egenburg Gehalten am tage nach de Papstwahl Johannes Paulus I°, 21 Sonntag im Jahreskreis, Napoli, 1979 (omelia tenuta nella Parrocchia di Santo Stefano di Egenburg,presso Monaco di Baviera,domenica 27 agosto 1978,il giorno dopo l'elezione di Albino Luciani come Papa Giovanni Paolo I°);(Biblioteca Italo Zamprotta);

9. S.Gennaro patrono della Campania,Discorso tenuto a chiusura dei festeggiamenti,10 luglio 1980,Tip.Graziano,Napoli.(Biblioteca Italo Zamprotta).

 

La tesi di Dottorato in Teologia del 4 febbraio 1944 (11 capitoli per 83 pp.), richiamata al p.1,  è un vero capolavoro interdisciplinare (Letteratura latina, Patrologia, Teologia biblica e dogmatica, Cristologia, note di archeologia e di epigrafia cristiane) che meritò la dignità di stampa (fu pubblicata in volume a cura della Facoltà Teologica di Napoli il 6 febbraio 1945), che andrebbe letta, perchè sulla dottrina cristologica e soteriologica del Vescovo S. Paolino da Nola (che era nato a Burdigala, odierna Bordeaux) nulla di meglio era stato scritto prima e nulla di meglio è stato scritto dopo: ma quanti conoscono il latino per poter valutare e apprezzare? (specialmente in tempi in cui un Cardinale, laureato in Filosofia e Teologia, al Sinodo dei Vescovi il 12 ottobre 2005 ha pronunciato animadvertēre invece di animadvertĕre! Sentito e visto in televisione).
 
Leggendo la tesi mi ha particolarmente colpito la trattazione, nel IV° capitolo ("De Unionis hypostaticae consectariis, Corollaria"), del paragrafo a) "De idiomatum communicatione - De Christo filiatione", e del paragrafo b) "De duplici in Christo voluntate et operatione", in cui l'autore riesce a spiegare, in elegante lingua latina, il problema della "compartecipazione o scambio delle caratteristiche peculiari" di alcune espressioni con le quali a Cristo vengono contemporaneamente attribuiti nomi o proprietà umane e nomi o proprietà divine. E' proprio sulla base del principio della communicatio idiomatum che viene affermata la perfetta identità di persona e di attributi tra il Figlio di Dio e Gesù di Nazareth. Rilevante anche la seguente Nota Archaeologica, in cui spiega il significato del monogramma che al tempo di S.Paolino si trovava scolpito nella "Nova Nolana Basilica", rappresentante il  mistero della Trinità. Anche se la tesi contiene due capitoli intitolati alla Vergine Maria (il V°: De divina Mariae maternitate;e il VI°: De Mariae perpetua verginitate),essa risulta un Inno a Cristo,vero Dio e vero Uomo,unico Mediatore tra il Padre e l'umanità. La bibliografia, italiana, tedesca, francese, inglese, americana denota la sicura padronanza di queste liingue moderne e l'approfondita conoscenza delle opere in essa citate (diverse sono riportate nelle note a pie' di pagina), caso piuttosto raro;e non l'orecchiabilità, come sovente accade. Essa è consultabile presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, presso la Biblioteca della Sezione San Luigi di Posillipo, a Napoli, della Pontificia Facoltà Teologica dell' Italia Meridionale, presso la Biblioteca del Centro librario e bibliotecario per la diffusione della cultura Cristo Re di Portici, presso la Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana, presso la Biblioteca dell'Institutum Patristicum Augustinianum di Roma. 
 
Mi sento in obbligo di aggiungere qualcosa che in precedenza mi era sfuggito, dopo aver riletto la tesi del mio Maestro. Infatti,a p.15 spicca un bel "...ut adfirmat Buonaiuti...", richiamando nella nota in calce l'opera maggiore di questo studioso, la "Storia del Cristianesimo", pubblicata a Milano in 3 voll.nel 1942. Ci volle un grandissimo coraggio nel 1943 (quando la tesi fu scritta. Discussa a febbraio 1944 e pubblicata a febbraio 1945, come volevano le disposizioni dell'epoca per le tesi valutate con "dignità di stampa"!) a inserire quel nome nella tesi di dottorato in teologia di un sacerdote cattolico!. Per chi non è del mestiere, basti ricordare che Ernesto Buonaiuti (1881-1946) era innanzi tutto un sacerdote cattolico, storico e teologo. Condannato come modernista. Vinse il concorso per la cattedra di Storia del cristianesimo all'Università di Roma nel 1914. Fu scomunicato 4 (quattro) volte:nel 1921, 1924, 1925, 1926. L'ultima volta "vitando", cioè bisognava evitarne anche il contato fisico. Nel 1929 furono inseriti due articoli (il 5 e il 29) nel Concordato tra Italia e Santa Sede apposta per lui,per evitare che stesse in cattedra all'Università. Il fascismo accettò, affidandogli altri incarichi di ricerca e mantenendogli lo stiipendio, che cessò di essergli corrisposto quando nel 1931 riìfiutò, insieme ad altri 11 docenti in tutta Italia, di prestare giuramento di fedeltà al fascismo. Pertanto gli fu tolto lo stipendio. E così Buonaiuti fece la fame. Doveva accudire a sua madre e sopravvisse grazie agli amici e alla Chiesa evangelica, tenendo conferenze e lezioni private. Rifiutò di andare a insegnare negli USA e rifiutò la cattedra a Losanna, offertagli dalla Chiesa riformata.
Dopo la guerra avrebbero dovuto reinserirlo nell'insegnamento, ma la persecuzione continuò (anche da parte di suoi ex compagni di studi in seminario, assurti al cardinalato). De Gasperi dichiarò che avrebbe fatto cadere il governo se avessero reintegrato Buonaiuti! Togliatti se ne disinteressò, perchè vedeva in lui non solo lo studioso modernista e antifascista, ma anche l'antimarxista. Benedetto Croce disse che non si poteva fare una guerra di religione per Buonaiuti! Uomini piccoli piccoli, tutti costoro.
Buonaiuti morì in miseria. Oggi è rivalutato, come succede sempre, e nelle migliori famiglie. Morelli osò citare nella sua tesi di dottorato quest'uomo in disgrazia sia presso la chiesa sia presso i governi politici italiani!!! (Debbo precisare che la Storia del cristianesimo del Buonaiuti fu messa all'Indice dei Libri proibiti nel 1944, poco dopo che il Morelli aveva discusso la sua tesi!).
 
La tesi di laurea in Filosofia del 1° dicembre 1947 fu un altro grande atto di coraggio compiuto dal sacerdote Giuseppe Morelli. Intitolata "Piero Martinetti", essa analizza ed esamina la vita e il pensiero del grande filosofo del Novecento,un vero e proprio Maestro socratico.Purtroppo non per la Chiesa cattolica che con decreto del 3 dicembre 1937 mise all'indice dei libri proibiti sia Gesù Cristo e il Cristianesimo sia Il Vangelo sia Ragione e fede. Il Martinetti già in precedenza si era inimicato le gerarchie cattoliche quando nel marzo 1926, incaricato dalla Società Filosofica Italiana, organizzò e presiedette il "VI Congresso Nazionale di Filosofia", che fu sospeso dopo solo due giorni dal rettore e poi chiuso d'imperio dal questore a causa di agitatori politici fascisti e cattolici (Padre Agostino Gemelli, fondatore e rettore dell'Università Cattolica, che faceva parte del Comitato organizzatore quale rappresentante dell'Università Cattolica ma che per scelta di Martinetti non era tra i relatori) e della partecipazione, fortemente voluta da Martinetti, di Ernesto Buonaiuti, scomunicato "expresse vitandum" dal Sant'Uffizio, partecipazione che dette ai filosofi cattolici neoscolastici la scusa per ritirarsi dal congresso.Poi nel 1935 Martinetti fu arrestato in casa di Gioele Solari, dov'era ospite, in seguito a una delazione fatta da Pitigrilli (Dino Segre), agente dell'OVRA (delazione che porterà all'arresto e alla condanna al confino di Franco Antonicelli, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Michele Giua, Carlo Levi, Massimo Mila, Augusto Monti, Cesare Pavese, Carlo Zini e di due studenti, Vindice Cavallera e Alfredo Perelli, e all'ammonizione di Norberto Bobbio), e dal 15 al 20 maggio 1935 fu incarcerato a Torino per sospetta connivenza con gli attivisti antifascisti di Giustizia e Libertà, benché fosse del tutto estraneo alla congiura antifascista degli intellettuali che facevano riferimento alla casa editrice Einaudi. Al momento dell'arresto, a detta della signora Solari, Martinetti disse una frase che aveva già sentito pronunciargli più volte: "Io sono un cittadino europeo, nato per combinazione in Italia". (da Wikipedia).
 
Con la tesi di Licenza in Scienze bibliche, anch'essa in lingua latina, discussa con il padre Stanislas Lyonnet ricordata al p.3), il Morelli diede un'ulteriore prova della sua valentìa in Teologia biblica, di cui il moderatore Lyonnet era un brillante specialista (oltre ad essere un esperto di Lingue orientali!). Voglio qui ricordare che il Padre Lyonnet era anche uno studioso molto anticonformista e dovette affrontare molti ostacoli nella sua carriera di ricercatore di scienze bibliche e teologiche, e anche le amarezze procurategli da alcuni altri studiosi. La sua vita non è, a questo riguardo, molto dissimile da quella del Morelli.
 
Il lavoro riportato al p.4 è consultabile presso numerose biblioteche italiane e straniere (Library of Congress di Washington,British Library di Londra,Die Bayerische  Staatbibliothek di Monaco di Baviera; e anche presso numerose biblioteche universitarie straniere, tra cui quella di Harvard: "Secoli sul mondo. Alla scoperta della Bibbia", a cura dell'insigne biblista e orientalista Giovanni Rinaldi (1906-1994), con la partecipazione di numerosi altri studiosi italiani e stranieri; e presso la Biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, a Napoli-Posillipo, Sezione S.Luigi. Questo lavoro fu espressamente richiesto dall'editore Marietti al curatore Giovanni Rinaldi, il quale volle proporre un'opera corale, frutto di diversi specialisti, come "una introduzione ai problemi della scienza biblica" (come detto nella sua Presentazione al volume).
Già con questo studio il Morelli diede grande prova di sè - a mio modesto avviso - per due traduzioni: la prima riguarda Gen 3,15, dove il pronome ebraico si riferisce chiaramente alla progenie dell'umanità senza alcun specifico riferimento ad una donna particolare che, per la confessione cattolica, sarebbe un chiaro riferimento alla Vergine Maria. La seconda riguarda Gen 3,24, dove si parla della "spada fiammeggiante", che il Morelli, con acuta perspicacia filologica, traduce in maniera molto originale "un fulmine a zig-zag": "spada fiammeggiante e turbinante che riveste il ruolo di quei fulmini di metallo i quali simboleggiano presso gli Assiri l'anatema e l'interdetto". Siamo nel 1955: il Morelli precorre di diversi decenni ciò che poi tradurrà, negli anni '90, il fisico francese Jean Pierre Petit, che ha potuto pubblicare la sua Bibbia a fumetti in Giappone, perchè in Europa e negli USA nessuno voleva saperne(comunicazione epistolare personale)!
 
L'opera riportata al p.5 ("Il santuario portatile degli Ebrei"), di appena 19 pp., dimostra l'importanza dello studio delle lingue semitiche, giacchè, ad esempio, a p.15 l'Autore richiama sia degli scritti arabi(posteriori al periodo trattato) sia le consuetudini liturgiche preislamiche per fare degli utili e calzanti parallelismi tra il Tabernacolo mosaico e quello raffigurato nel Tempio di Palmira. E sono efficacemente valutati anche i ritrovamenti di Ras Shamra. Ma il pensiero dell' Autore, parlando del Tabernacolo mosaico in cui risplende la presenza gloriosa del Signore, corre spontaneamente a Giovanni, che nel primo capitolo del suo Vangelo, al versetto 14 dice: "Καὶ ὁ Λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν", cioè "E il Verbo si fece carne e mise le tende tra di noi". Dalla tenda del deserto,tra gli Ebrei vaganti, al Tempio fisso in Gerusalemme e, infine, al mettere le tende tra noi, cioè ad abitare tra noi facendosi uomo e vivendo la nostra stessa vita!
 
Noterella a margine: un cardinale-biblista, ritiratosi in pensione a Gerusalemme, ci ha fatto sapere che non conosce la lingua araba! Mi domando come abbia fatto a capire certi concetti che necessitano di questa conoscenza linguistica per poter afferrare appieno il significato di consuetudini liturgiche di altri popoli semitici affini al popolo ebraico.
 
Il lavoro scientifico riportato al p.6, pubblicato da Marietti nel 1968, richiese quattro anni di applicazione, visto che l'autore aveva contemporaneamente da curare altri incombenti. Eppure, alla fine ci furono grandi soddisfazioni, perchè il grande archeologo e semitista di origine ebrea, prof. Sabatino Moscati, volle adottarlo per ben quattro anni consecutivi come testo per il suo insegnamento di Lingua e letteratura ebraica e Filologia semitica presso l'Università La Sapienza di Roma. Quindi non mi dilungo oltre su questo lavoro che tratta del periodo cosiddetto intertestamentario e getta una nuova lugge sulle origien del cristianesimo, come dimostrato da tanti autori che si sono dedicati a questi studi particolari.
 
Con l'ultima opera (quella riportata al p.7) il Morelli dimostrò la sua particolare valentìa, anche negli studi epigrafici. Infatti, dopo una rassegna critica delle diverse precedenti interpretazioni date da noti studiosi (Joseph von Hammer-Purgstall 1774-1856, orientalista austriaco], Giuseppe SanchezMontefalcone (1771 - Maiori 1838), Regio bibliotecario, storico e archeologo, Hans Achelis (1865-1937), Rettore dell'Università di Lipsia, storico e archeologo tedesco, fu particolarmente interessato alle Catacombe di Napoli, Giuseppe Fusco (1814-1878), archeologo e storico], Raffaele Garrucci (1812-1885), gesuita, archeologo, Salomone De Benedetti (Acqui, 1822 - Napoli, 1877), Rabbino di Saluzzo.Mondovì e Napoli, Direttore dell'Istituto Convitto di Torino, espone le sue considerazioni critiche che smontano il cumulo di sciocchezze profuse in precedenza da quasi tutti eccetto il Garrucci che intraprese un'analisi paleograqfica delle epigrafi avanzondo l'ipotesi di una redazione di esse nel XIII-XIV secolo. In particolare, faccio rilevare come demolisce anche il grande storico, filologo e teologo-biblista tedesco Albrecht Alt (1883-1956) che espresse le sue valutazioni in una lettera al collega Hans Achelis discettando di una traduzione eseguita dal Johann Joachim Bellermann (1754-1842), ebraista, epigrafista e teologo tedesco), ma senza avere a disposizione una copia fedele del testo originale: meraviglia - a mio modesto avviso - il pressappochismo del grande Albrecht Alt! Con questo pressappochismo fa il paio quello del Prof. Zwi Wemblowski dell'Università Ebraica di Gerusalemme, che in una lettera in inglese al Morelli dichiarò che "le parole dell'iscrizione sono assolutamente prive di significato".
Bontà sua! In questo elenco non possiamo tralasciare di inserire anche un erudito sacerdote napoletano del tempo, Alessio Aurelio Pelliccia (1744-1823), decano della Regia Università degli studi di Napoli, autore di tante dotte opere, ma incapace di decifrare correttamente quella iscrizione.
Il Morelli invece conferma e consolida l'ipotesi del Garrucci affermando: "Come ogni esperto della predetto disciplina (cioè la paleografia, nda) converrà con me che la parola  Πριαπος non è greco antico, non solo per la forma delle lettere (onciate rotonde), ma soprattutto per lo iota accentato" (p.20-21), e prosegue: "...Per me, perciò, "il contraffattore si lascia incautamente scoprire con l'accento sullo iota (sulla parola Πρίαπος), che starebbe ad indicare un'epoca ancor più recente, il XVII o il XVIII secolo, anzichè un periodo anteriore (p.21). Pertanto, si rivela infondata la tesi di quanti assegnano ad un'epoca molto alta la composizione del nostro monumento e delle sue iscrizioni" (ivi).
Già il Garrucci aveva dichiarato, a seguito di analisi paleografica, che "l'epigrafe non può essere anteriore ai secoli decimoterzo e decimoquarto" (cfr. Storia dell'arte cristiana, II, Prato, 1873, pp.104-5).
 
Purtroppo, negli anni seguenti c'è stato chi ha voluto sdottoreggiare du questo argomento, tanto per acquisire una pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica, e, peggio ancora, c'è stato chi, pur non avendo cognizione alcuna dell'argomento, ha voluto trinciare giudizi giornalistici in una pubblicazione edita nel 2012 da Newton Compton Editori.
In questa "dotta" pubblicazione leggiamo testualmente: "Addirittura alla metà degli anni Settanta dello scorso secolo, pur di trovare una via di uscita al pluricentenario imbarazzo, l'abate del tesoro di san Gennaro, Giuseppe Morelli, sostenne con assoluta certezza che la stele fallica era stata rinvenuta altrove e che era stata portata lì giù unicamente perchè, a causa dell'incisione di caratteri in diverse forme, era da considerarsi di alto valore archeologico" (p.200).
Si tratta di due giornalisti napoletani, una donna e un uomo, che tra le righe maltrattano il Morelli dipingendolo come un pretonzolo che biascica il suo latinorum. 
Non lo riportano in bibliografia e nell'indice dei nomi, dove invece troviamo il Sanchez (che non aveva fornito alcun contributo utile!) e un certo Domenico Bocchini (1775-1840) definito "dotto ermestista", avvocato, definito "uomo di vasta lettura, ma di mente disordinata" (cfr. Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, di Camillo Minieri Riccio, Napoli, 1844)  Ovviamente non hanno mai conosciuto il Morelli nè conoscono le sue opere e dimostrano di non avere nemmeno saputo leggere le trentuno pagine di questo lavoro che mi dispiace di non poter riportare per intero. Purtroppo, Napoli ha ciò che si merita!
 
(La tesi è consultabile presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, presso la Biblioteca della Pontificia Facoltà Teologica - Sezione S.Luigi-Posillipo,presso la Biblioteca di Ateneo dell'Università di Cassino e presso la Biblioteca diocesana di Nola; Secoli sul mondo è consultabile presso numerose biblioteche italiane e presso la Biblioteca del Pontificio Istituto Biblico, come il Dizionario dei Concili. Il Santuario portatile degli Ebrei è consultabile presso la Biblioteca dell’ Accademia nazionale dei Lincei e Corsiniana di Roma e presso la Biblioteca Fra Landolfo Caracciolo di Napoli, mentre presso la Biblioteca della Facoltà Teologica a Posillipo la troviano in STUDI in onore di Domenico Mallardo, pp.103-117; la Regola della Congregazione di Qumrân è consultabile presso la Biblioteca del Pontificio Istituto Biblico di Roma; presso la Biblioteca diocesana di Biella;presso la Biblioteca del Dipartimento di Studi orientali dell'Università degli studi La Sapienza di Roma; mentre Il Monumento a Priapo nelle catacombe di S.Gennaro si trova sia al Pontificio Istituto Biblico di Roma sia presso le Biblioteche della Facoltà di Teologia di Capodimonte e di Posillipo,sia presso la Biblioteca Nazionale di Napoli,presso la Biblioteca diocesana di Biella,e  presso la Biblioteca Diocesana di Pozzuoli. Il Dizionario dei Concili presso la Biblioteca Apostolica Vaticana è consultabile, oltre che in Italia, anche presso la Bibliothèque Nationale de France, a Parigi; presso la British Library, London - UK),e presso numerose biblioteche nazionali e universitarie estere. Desidero fare rilevare che sia la Regola della Congregazione sia Il Monumento a Priapo nelle catacombe di S.Gennaro sono state da me fatte fotocopiare e rilegare e inviate, previa consultazione, alla Boblioteca del PIB che, tramite il Dott.Paolo Bizzarri, a nome del Prefetto della Biblioteca, R.P.Henry Bertels,S.J., mi ringraziò molto calorosamente con lettera del 12 ottobre 2000,riconoscendo l'importanza e l'indubbia scientificità dei due testi.
 
Va rilevato che il Morelli nell'esposizione scritta e verbale era succinto e compendioso,mai prolisso.Ciò che aveva da dire,lo diceva senza tanti giri di parole, senza allungare il brodo, come purtroppo sono soliti fare tanti "grandi studiosi".
 
Nel 1968 impiegò soltanto 31 pp. per la Regola della Congregazione di Qumran, nel 1976 soltanto 38 pp. per il Monumento a Priapo nelle catacombe di S.Gennaro! Se penso che nel 1998 un giovane (e grande)studioso ha, però, impiegato ben 234 pp. per la sua tesi di dottorato in ebraistica sulla Regola della Congregazione, mi spavento, perchè penso che il mondo è pieno, stracolmo, di chiacchiere che non servono a nulla. Queste trentuno pagine (lavoro riportato al p.6), pubblicato da Marietti nel 1968, richiesero però ben quattro anni di applicazione, visto che l'autore aveva contemporaneamente da curare altri incombenti. Eppure, alla fine ci furono grandi soddisfazioni, perchè il grande archeologo e semitista di origine ebrea, prof. Sabatino Moscati, volle adottarlo per ben quattro anni consecutivi come testo per il suo insegnamento di Lingua e letteratura ebraica e Filologia semitica presso l'Università La Sapienza di Roma. Quindi non mi dilungo oltre su questo lavoro che tratta del periodo cosiddetto intertestamentario e getta una nuova lugge sulle origien del cristianesimo, come dimostrato da tanti autori che si sono dedicati a questi studi particolari.
 
Regola congregazione
Copertina dell'opera,pubblicata da Marietti nel 1968
A parere di chi scrive, quest'opera, insieme alle altre, opportunamente conosciute e divulgate, avrebbe dovuto schiudergli le porte dell’Accademia del Lincei e anche quelle dell'università statale con una cattedra "per chiara fama"(come si soleva fare una volta, quando all'insegnamento universitario non arrivavano i raccomandati!), se non altro, per riconoscimento delle sue capacità nella ricerca scientifica, ma non aveva nè cercava sponsor. Comunque,il grande Sabatino Moscati aveva dichiarato che la meritava ampiamente.
 
Ottimo conoscitore di numerose lingue moderne e dell’arabo(tradusse dall’arabo diverse antiche opere di medicina per conto di un fisiopatologo e gerontologo dell’Università di Napoli:quindi può essere considerato anche un arabista),fu invitato negli anni ’70 a dirigere un College universitario cattolico dal Card.Terence James Cooke(1921-1983),Arcivescovo di New York,ma si limitò ad un soggiorno negli USA(in quella occasione fu insignito della "Civil Defense" of Connecticut),dove predicò in inglese nella cattedrale di S.Patrick(come fece in seguito in tedesco ad Egenburg,presso Monaco,nell'agosto 1978,all'epoca del breve pontificato di Giovanni Paolo I,quando titolare della diocesi era il Cardinale Arcivescovo Joseph Ratzinger).Mons.Morelli conobbe il Cardinale Arcivescovo di New York,Terence James Cooke,negli anni '70 durante una visita che l'alto prelato fece a Napoli,dove visitò il Duomo e la Cappella del Tesoro di S.Gennaro.Poichè nessuno era in grado di sostenere una conversazione in inglese col Cardinale statunitense,fu chiamato in gran fretta l'Abate Mons.Morelli(che si trovava a scuola a fare il Preside!).In tal modo fu possibile fornire al porporato tutte le spiegazioni storiche, archeologiche,artistiche,ecc.riguardanti sia la Napoli sacra sia quella profana.Si stabilì un rapporto amichevole tra i due che sfociò in un invito a New York,dove il Morelli soggiornò in vacanza rinunciando alle allettanti offerte del Cardinale per poter restare a Napoli con la mamma e la sorella.E' d'obbligo una annotazione a margine:"E' mai possibile che tra tutti i Vescovi ausiliari(superVicario generale della Diocesi compreso),dottori in teologia e professori della Facoltà teologica,non ce ne fosse uno in grado di sostenere una conversazione in inglese col Card.Cooke? Eppure il dottorato in teologia prevede la conoscenza di tre lingue straniere oltre quella materna.Incredibile!
 
Non trascurò mai l’attività pastorale(al contrario di tanti studiosi,biblisti e teologi,che passano la vita dietro una scrivania e dietro la cattedra,e poi però vengono fatti arcivescovi e cardinali!)anzi fu sempre tra la gente,e tra i giovani in particolare,e riportò in vita edifici religiosi caduti nell’oblio e nell’abbandono.In particolare,la Chiesa della Arciconfraternita S.Raffaele a Materdei(situata in Salita Porteria S.Raffaele 1,in cui una lapide,a lui intitolata, ricorda la sua attività pastorale.Purtroppo non è possibile riportarla perchè il tempio è chiuso al culto,dopo il terremoto del 1980,cioè 30 anni fa. A Napoli le cose girano così.
 
(Ricordo con tanta commozione e nostalgia l'anno scolastico 1953-54,quando ebbi,per la prima volta,come docente di lettere l'allora giovane Rev.Padre Prof.Giuseppe Morelli,che mi invogliò a frequentare la chiesa di cui era Rettore,S.Maria del Gran Trionfo sita al II° Vico Avvocata a Foria.In quella chiesa approfondii la liturgia della S.Messa e i canti che accompagnano le varie funzioni, e divenni chierichetto,seguendo i suoi insegnamenti pastorali).
 
Fu molto apprezzato dal cardinale Pietro Parente(suo Maestro e Preside di Teologia e suo grande estimatore,che aveva molto lodato il suo commento in latino al De Ente et Essentia di S.Tommaso d’Aquino in III^ Teologia,anno accademico 1939-40: “il miglior elaborato di tutta la Teologia a Napoli”, e che ricevendolo a Roma soleva dirgli: ”C’è qui sempre pronta una cattedra che ti aspetta”); e anche dai Cardinali Alfredo Ottaviani e Pietro Palazzini (che lo vollero in Vaticano a predicare gli esercizi spirituali), e dai Cardinali Agostino Bea, Terence James Cooke, Franz Koenig. In particolare, tra i suoi estimatori va annoverato il  Prof.Ludwik Semkowski (1891-1977), Professore di Ebraico e Aramaico al PIB fino al 1949 e poi Rettore del Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme, dove, negli anni '50, conversando col Morelli in ebraico biblico, ebbe a rivelargli che una conversazione nella "lingua sacra" non gli riusciva con certi "biblisti" di fama internazionale(di uno dei quali era stato relatore alla tesi di laurea nel 1940 e quindi lo conosceva molto bene!): per intenderci quelli che hanno passato la vita seduti alla scrivania e dietro la cattedra, senza sapere che cosa significhi l'attività pastorale.A questo proposito mi vengono in mente due "grandi biblisti" del nostro tempo:il primo, napoletano, ormai defunto,che passò la maggior parte della sua vita a Roma credendo di sapere tutto lui.A suo nome sono catalogate ben 237 pubblicazioni sull' ICCU, perchè in vita sua non ha fatto altro! L'altro, piemontese, cardinale, a tutt'oggi ha "soltanto" 769 pubblicazioni al suo attivo, ma, avendo appena 80 anni, può darsi che arrivi a 1000 (come i 1000 goals del grande Pelè). Si tratta di un biblista che, improvvisamente, fu catapultato dalla cattedra alla guida di una importantissima arcidiocesi,che lasciò al compimento dei 75 anni.Questo Cardinale, all'inizio del 2007, ci ha fatto sapere, dimorando a Gerusalemme,di non conoscere l'arabo!Un biblista che si rispetti deve conoscere le lingue semitiche(tra cui l'arabo), non solo le lingue bibliche, altrimenti non solo non potrà avere contatti diretti con studiosi arabi e col territorio palestinese e mediorientale, ma non potrà leggere e tradurre opere in arabo e dovrà accontentarsi delle traduzioni in lingue moderne. (A questo proposito basti ricordare lo stratagemma del defunto uomo politico Yasser Arafat: in arabo diceva una cosa, mentre con la vulgata in lingua inglese diceva tutt'altro!). Il cardinale in questione è poi deceduto nel 2012. Ha superato abbondantemente le 1000 pubblicazioni!!!
 
Da sinistra:i Cardinali Alfonso Castaldo,Pietro Parente,Augustin Bea,Terence James Cooke,Alfredo Ottaviani,Pietro Palazzini
 
1931.Sacerdoti gesuiti polacchi.Il prof.Semkowski è il secondo da sinistra - da solo nel 1955
Il Padre Stanislas Lyonnet,eminente orientalista e biblista
Copyright PIB-Pontificio Istituto Biblico,Roma
il Padre prof.Giovanni Rinaldi,orientalista e biblista
 
Il 21 agosto mons.Morelli 1984 ritorna alla Casa del Padre, durante le vacanze che trascorreva nella sua residenza estiva di Agropoli, a seguito di un infarto cardiaco sopravvenuto durante la celebrazione della S.Messa all'aperto. Ricoverato in una clinica privata fu assistito molto maldestramente terminando così anzitempo la sua giornata terrena. La malasanità, anche privata, non perdona!
 
Tanta scienza e attività pastorale non trovarono però, a mio modesto avviso, le dovute ricompense, nè da parte dello stato nè da parte della chiesa, e diversi suoi coetanei, superiori e allievi, a lui di gran lunga inferiori, ottennero dallo stato e dalla chiesa alti riconoscimenti, a lui inspiegabilmente non concessi. Infatti, ho dovuto annotare che diversi sacerdoti ed ecclesiastici sono stati insigniti di onorificenze della Repubblica (per esempio,Medaglia d'oro al merito della Scuola,della Cultura e dell'Arte;ovvero di diversi gradi di cavalierato). Molti prelati vengono consacrati Vescovi, Arcivescovi e poi diventano anche Cardinali. Ebbene nessuno si degnò di proporre il Morelli per una onorificenza o per farlo progredire nella gerarchia ecclesiastica, lasciandolo a un livello medio-basso che non fa onore agli autori di simili comportamenti. Eppure in tanti hanno ottenuto tutto ciò. Quindi per me si tratta di un grave errore compiuto da alcuni vescovi e da alcuni papi. Li scrivo con la minuscola perchè tali si sono dimostrati nel loro delicato ministero, minuscoli, nani.
 
Eppure c'era stato qualcuno, Vescovo di una Diocesi limitrofa, che, negli anni '50, gli aveva detto:"Geppì, se divento arcivescovo di Napoli, ti faccio subito vescovo". Quando lo fu, dal 1958 al 1966, tutto ciò che seppe fare fu di nominarlo Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Alla faccia della promessa, fatta da un vescovo!Stendo un velo pietoso anche sul successore di costui,al quale mancavano i fondamentali,e che solo una chiesa rimpicciolita poteva elevare all'episcopato prima e al cardinalato dopo.
 
Nel mio piccolo mi adoperai per fargli conferire un meritato riconoscimento. Nel 1979 lo proposi alla Pontificia Accademia Tiberina, nella quale ero stato ammesso nel 1977.Il Presidente,duca prof.Igor Istomin Duranti fu lietissimo della mia proposta e così il 24 novembre 1979 il mio Maestro, Mons.prof.Giuseppe Morelli, ricevette la solenne investitura di accademico tiberino dalle mani del Presidente Istòmin a Roma nel corso della cerimonia del 168° anno accademico. In quella occasione furono nominati anche altri accademici, tra i quali desidero ricordare Susanna Agnelli (europarlamentare); il ministro del Turismo, Sport e Spettacolo, on.dr.Bernardo D'Arezzo; il ministro della Marina mercantile, on.Franco Evangelisti; il Rettore della Pontificia Università Salesiana,prof.Raffaele Farina(poi Cardinale);l'Ambasciatore della Nuova Zelanda, S.E.dr. prof.Eric Halstead; il prof.Sabatino Moscati, archeologo, docente di Filologia semitica all'Università La Sapienza di Roma e grande amico del Morelli; il fisico pakistano prof.Adbus Salam, Premio Nobel per la Fisica nel 1979. La Pontificia Accademia Tiberina fu fondata nel 1813 e nel 1824 ricevette in perpetuo da Papa Leone XII il privilegio di fregiarsi dello stemma pontificio.Lo stesso Papa disegnò lo stemma dell'Accademia e volle farne parte! Con Decreto N.341 del 2 marzo 1858 Papa Pio IX le concesse il privilegio di chiamarsi Pontificia.Nel tempo numerosi scienziati, intellettuali e uomini politici furono ammessi nell'Accademia che nel 1936 fu incorporato nell'Accademia d'Italia insieme all' Accademia dei Lincei. Dopo la guerra risorse legalmente nel 1949. Fra i soci ad essa apprtenuti desidero ricordare: poeti (Giuseppe Gioachino Belli, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, etc.),scrittori(Massimo d'Azeglio, René de Chateaubriand, Giovanni Papini, etc.), filosofi (Benedetto Croce, Giovanni Gentile), artisti (Adolfo Orrù), scienziati (Marie Curie, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Carlo Rubbia, etc.), musicisti (Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Franz Liszt, Ottorino Respighi, etc.), scultori(Antonio Canova, Marino Marini, Francesco Messina, Giacomo Benevelli,etc.). Numerosi sono stati i cardinali cinque dei quali sono diventati papi (Pio VIII, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII Pio XII). Sono più che fiero e onorato di esservi stato anch'io ammesso nel lontano 1977. 
(tratto da La Voce della Legion d'Oro,Roma,1980)
 
Nota a margine
*) Qualche anno dopo il Morelli, iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Napoli, sostenne l'esame di Lingua e Letteratura latina col prof. Francesco Arnaldi, che lo gratificò di un bel 27! Perchè 27? Perchè era il massimo voto che il Prof. Arnaldi concedeva ai suoi allievi, anzi ai suoi  migliori allievi! Infatti, chi scrive ha avuto il privilegio e la fortuna di avere come suoi primi insegnanti di latino, prima il Morelli, e poi il Sac. Prof. Carlo De Candia (all'epoca giovane vice Parroco), entrambi gratificati del 27 arnaldiano, cioè una valutazione superiore a qualsiasi 30 e lode di altri maestri e latinisti. Desidero ricordare che il mio padrino, il carmelitano Felice Cerroni, conseguì le due lauree in Lettere classiche e in Filosofia all'Università degli studi di Napoli, ma mi disse che per la Lingua e Letteratura latina il prof. Francesco Arnaldi gli aveva concesso solo 22/30 e 23/30 (scritto e orale). Eppure il Cerroni fu persona di alta cultura, validissimo docente di Lettere,Preside e scrittore.
 
(A proposito di insegnamento e di scuola mi corre l'obbligo di rilevare che oggigiorno i 30 e lode e i 110 e lode si sprecano: sembra di essere attorniati da numerosi scienziati. All'atto pratico, poi, rileviamo che si tratta di valutazioni assolutamente gratuite, visti i risultati di un'indagine OCSE, in base alla quale l' Italia del 2000 si ritrova al terzultimo posto in Europa in quanto ad apprendimento scolastico e universitario. Un'altra riprova di ciò sono i risultati di numerose interviste all'uomo della strada: i nostri connazionali non sanno di storia, non sanno di geografia, non sanno di scienze, non sanno di matematica, non sanno di letteratura, non sanno di arte, non sanno di filosofia, non hanno una sia pur elementare preparazione di educazione civica (a scuola si fa acquistare il libro sia nelle medie inferiori sia nelle superiori, ma nessuno insegna quella materia!). Facciamo pena.
Pertanto, ricordo con grande nostalgia i tempi in cui mi sono formato la  mia preparazione di  base, cioè gli anni '40-50: i libri erano fatti bene, non ridondavano di foto e grafici inutili e, soprattutto di nozioni errate o ideologicamente orientate, ed erano scritti da studiosi veri, gente seria, per intenderci. Chi sedeva in cattedra era abilitato ed aveva vinto un concorso (come Morelli e De Candia), e sovente aveva le attitudini ad insegnare: il tempo dei precari e delle sanatorie non era ancora arrivato!).
 
Negli anni '70 chi scrive contattò il cardinale prefetto di una Congregazione (col quale aveva una certa dimestichezza) per segnalare Morelli come degno di ricevere, anche se con imperdonabile ritardo, la consacrazione episcopale. Costui rispose che lo conosceva e lo stimava, ma la proposta doveva venire dall'Ordinario competente. Comunque, avrebbe visto che cosa si poteva fare. Cioè niente.
 
L'Ordinario diocesano dell'epoca aveva altre cose a cui pensare e non gli interessava punto proporre uno zelante pastore e un valente studioso, perchè evidentemente la Chiesa cattolica e la diocesi di Napoli avevano necessità di figure di diverso zelo pastorale e di diversa scienza. Mettiamola così.
 
Penso, quindi, che il Papa Giovanni XXIII° abbia compiuto un grosso errore (uno dei tanti!), quando nel 1961 lo nominò soltanto Protonotario apostolico. Al termine della cerimonia religiosa in S.Pietro, Giovanni XXIII° diede in omaggio agli eletti un rosario d'argento ciascuno, al Morelli ne consegnò ben 3(tre) tra il vivo stupore degli astanti, dicendogli:"Uno per te, uno per tua madre ed uno per tua sorella".Se si fosse diligentemente informato su quel sacerdote 43enne, gli avrebbe dovuto certamente conferire, oltre ai tre rosari, altra dignità e funzioni.
 
Altrettanto dicasi di Paolo VI° che firmò il Breve Apostolico della sua nomina ad Abate Tesoriere della Real Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo di Napoli nel 1971. Non si nomina un grande studioso Abate nullius dioceseos per lasciarlo lì a marcire fino alla fine dei suoi giorni. Ma dobbiamo ricordare che si tratta dello stesso Papa che, presentando nella Quaresima del 1966 a Roma, durante una visita ad limina dei vescovi lucani, il nuovo Arcivescovo Corrado Ursi, disse:"Salutiamo il nuovo arcivescovo di Potenza", salvo poi dirottarlo a Napoli il 23 maggio seguente per i motivi che si possono leggere in Via col vento in Vaticano (Kaos, Milano, 1999), pp.175-6.
 
Certamente non si sarebbe comportato così Leone XIII° che, avendo sentito parlare di un certo Abate Giuseppe Prisco di Napoli durante un'udienza concessa ai vescovi tedeschi (sic!), si informò e nominò, il 30 novembre 1896, l'Abate napoletano Giuseppe Prisco, Cardinale Diacono di Santa Romana Chiesa e poi Cardinale Presbitero (senza attenndere la prposta o il parere dell'Ordinario competente!); e il 24 marzo 1898 Arcivescovo di Napoli, essendo deceduto l'Arcivescovo Vincenzo Maria Sarnelli il 2 gennaio 1898. L'Abate Prisco, essendo nato a Boscotrecase (NA) l' 8 settembre 1833 (morirà a Napoli il 4 febbraio 1923) aveva all'epoca 63 anni. Era un grande filosofo, conosciuto in Europa, e studiato specialmente in Germania (dove ben conoscevano i suoi Elementi di filosofia speculativa del 1864, la Metafisica della morale ossia Etica generale del 1865, i Principi di Filosofia del diritto sulle basi dell’Etica, apparsi nel 1872), ma non a Napoli, dove era Abate e semplice docente di Filosofia (anche se teneva lezioni di Filosofia del diritto agli studenti di giurisprudenza nella sua casa al civico n.16 di Vico Pazzariello ai Banchi Nuovi, e Benedetto Croce gli deve più di qualcosa!). Anzi, a Napoli, per lui non c'era mai udienza, quando chiedeva di essere ricevuto dall' Arcivescovo. Quando poi divenne Cardinale, l'Arcivescovo Sarnelli lo ricevette e gli si inginocchiò ai piedi per chiederne la benedizione! (Il Sarnelli fu Arcivescovo per pochi mesi, dall'11 luglio 1897 al 2 gennaio 1898, e per lui è in corso la causa di beatificazione). Il predecessore del Sarnelli, il Card. Arcivescovo Guglielmo Sanfelice d'Acquavella (1834-1987) va, invece, ricordato, perchè è quello che aveva l'abitudine di non ricevere l'Abate Giuseppe Prisco in udienza.
 
Tutte le persone sopra ricordate hanno ampiamente dimostrato, consapevolmente o inconsapevolmente, di essere soggetti alle umane contingenze, incapaci di assumere decisioni ponderate e responsabili, e hanno disatteso, tra l'altro, il monito del salmista: "Dilexisti justitiam, et odisti iniquitatem" (Sl  44,8 ), a cui dovrebbero sempre uniformarsi i discepoli del Cristo.
 
Queste sono considerazioni terra terra di chi scrive, perchè l'interessato mai pensò cose di questo genere  Tuttavia, scorrendo bene la storia della chiesa e il comportamento delle gerarchie ecclesiastiche, noto che di errori del genere sono piene le cronache. Vi è comunque una costante che accomuna questi comportamenti anomali a quelli della politica di ogni paese: vengono sovente premiati soggetti forniti di forte dialettica, di scarsa, limitata o settoriale cultura, che credono di dire qualcosa, ma non dicono assolutamente nulla ovvero soggetti ben sponsorizzati. Se questo può andar bene per la vita politica delle società laiche, non vuol dire che può andar bene per la conduzione della chiesa.
 
Dulcis in fundo. Il riassunto di questa biografia, denominato "Breve biografia di mons.Giuseppe Morelli", fu proposto come voce dell'enciclopedia libera Wikipedia, ma non fu accettato. I solerti e preparati "esperti consulenti" di questa enciclopedia online si espressero negativamente dicendo quanto segue;

"Sacerdote con voce smaccatamente elogiativa e POV il cui merito enciclopedico consisterebbe nell'aver dimostrato la falsità di un'iscrizione e nell'aver scritto in latino una tesi di teologia che fu stampata. A mio avviso non sufficiente per dedicargli una pagina di enciclopedia. Se il suo lavoro eventualmente fosse effettivamente valido basta citarlo in nota e riferire del caso (con altri toni) nella pagina delle relative catacombe. MM (msg) 23:21, 2 ago 2009 (CEST)Tra l'altro le fonti, solo primarie, farebbero pensare a una ricerca originale. --SAILKO · FECIT 01:06, 3 ago 2009 (CEST).D'accordo con MM. AVEMVNDI (DIC) 03:16, 4 ago 2009 (CEST)".

Ovviamente nulla replicai a queste discutibili note,scritte in un italiano zoppicante.Infatti non ne valeva la pena impelagarmi in inutili discussioni e sterili polemiche con persone non all'altezza della situazione che esprimono, con arroganza e presunzione, giudizi e valutazioni su studiosi molto più grandi di loro. Mi sono informato su di essi ed ho scoperto che non hanno titolo, a mio avviso, per valutare l'opera scientifica del mons.prof.Giuseppe Morelli. Se, infine, penso che su Wikipedia compaiono schede di calciatori, cantanti, gente dello spettacolo, uomini politici, sindacalisti e mediocri giornalisti sportivi, e tanta altra bella gente che non ha fornito alcun contributo alla vita sociale e culturale nazionale o internazionale, e vengono citati soltanto per la momentanea notorietà;allora concludo che questi non sono i criteri a cui deve ispirarsi e attenersi una seria e valida enciclopedia! Punto e basta.
 
A sinistra la facciata della Chiesa di S.Maria degli Angeli alla Croci,dove il Morelli iniziò il suo ministero sacerdotale.
A destra la Chiesa di S.Maria del Gran Trionfo,risalente al XIII secolo,di cui agli inizi degli anni '50 era Rettore l'allora Padre prof.Giuseppe Morelli,
che su quell'altare mi insegnò la liturgia cattolica Copyright © Italo Zamprotta 2009 All rights reserved.
 (Archivio Italo Zamprotta)
 
Napoli, domenica 11 luglio 1971,mons.prof.Giuseppe  Morelli pronuncia il suo discorso di insediamento come Abate
sull'altare maggiore della Real Cappella del Tesoro di S.Gennaro nel Duomo di Napoli
                                                                        Copyright © Italo Zamprotta 2009 - All rights reserved
(Archivio Italo Zamprotta)
 
Biella,aprile 1979.Mons.prof.Giuseppe Morelli in visita al Santuario d'Oropa,
in compagnia del Vescovo mons.Giovanni Picco (foto Luigi Zamprotta)
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 Mons.Giuseppe Morelli durante un solenne pontificale
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morelli02.jpg
(da 'Panorama Biellese', gennaio 1985; Biblioteca Italo Zamprotta) 
 
 
 
 
 
 
Fonti (primarie e secondarie):
 
Per la compilazione del Profilo di Mons.Prof.Giuseppe Morelli, oltre ai dati ricavati da numerose conversazioni con i miei genitori e con l'interessato, mi sono avvalso della consultazione delle seguenti fonti:
  1. Archivio storico diocesano, Napoli
  2. Scheda di autorità in OPAC SBN, Istituto Centrale del Catalogo Unico, Roma
  3. Bibliografia nazionale italiana: nuova serie del bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. A. 1, n. 1 (gen. 1958)- Firenze, Centro nazionale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1958- (CDROM), Roma
  4. Bayerische Staatsbibliothek. München - Deutschland;
  5. Biblioteca Nacional de España Biblioteca Nacional de España - Madrid;
  6. Biblioteca Nazionale di Napoli;
  7. Bibliothèque Nationale de France - Paris;
  8. Biblioteca dell' Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana di Roma;
  9. Biblioteca Pontificia Facoltà Teologica Teologica dell'Italia Meridionale - Sez.S.Luigi, Napoli
  10. Biblioteca della Pontificia Università Gregoriana - Roma;
  11. Biblioteca PIB - Pontificio Istituto Biblico - Roma;
  12. Istituto Patristico "Augustinianum" - Roma;
  13. British Library, London - United Kingdom;
  14. S.Giuseppe 1977, a Mons.Morelli e a sua Madre, di Maria Panetty Petrarca, Napoli;
    (Biblioteca Italo Zamprotta) 
  15. Homilie in Egenburg Gehalten am tage nach de Papstwahl Johannes Paulus I°, 21 Sonntag im Jahreskreis, di Giuseppe Morelli, 1978;
    (Biblioteca Italo Zamprotta) 
  16. S.Gennaro Patrono della Campania, di Giuseppe Morelli, 26 settembre 1980, Tip.Graziano, Napoli;
    (Biblioteca Italo Zamprotta) 
  17. Ianuarius, Rivista Diocesana di Napoli, 11, 1984, pp.750-751;
    (Biblioteca Italo Zamprotta) 
  18. Panorama Biellese; Biella, Unione Biellese, N.58, marzo 1985, pp.14-15;
    (Biblioteca Italo Zamprotta) 
  19. Dott. Carlo Valentino, Segretario Generale del Pontificio Istituto Biblico di Roma; 2006 (Archivio Italo Zamprotta)
  20. Mons.Antonio Illibato, Direttore Archivio Storico Diocesi di Napoli, 2007;  (Archivio Italo Zamprotta)
  21. R.P.Prof.Gaetano Di Palma,Segretario Generale Pontificia Facoltà Teologica Italia Meridionale-Sez.S.Tommaso,Capodimonte - Napoli,2007  (Archivio Italo Zamprotta)
  22. Prof. Giovanni Di Palma, Direttore Archivio storico Università degli studi di Napoli;2007  (Archivio Italo Zamprotta) 
  23. Prof.Franco Alfarano, Preside, Napoli, 2007  (Archivio Italo Zamprotta)
  24. Chiesa di Napoli - Necrologio diocesano (agosto 1984)
  25. consultazione delle pubblicazioni dell'interessato.
 
 
CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE E CRITICA  
 
Copiosa è la bibliografia sulle opere dello studioso mons.prof.Giuseppe Morelli,soprattutto all'estero,che va dal 1946 al 2009:

  • Université catholique de Louvain, ‘’Revue d’Histoire ecclésiastique’’, Vol.41, Louvain, 1946, p.37 e 335
  • Centre national de la recherche scientifique (France). Centre de documentation, Bulletin analytique, 1948, p.127
  • Mannucci U. – Casamassa A.  ‘’Istituzioni di Patrologia’’, F.Ferrari, Roma, 1948, p.204
  • Scheeben M.J., ‘’Handbuch der katholischen Dogmatik’’, Herder, Freiburg, 1948,  p.81
  • Varet G., ‘’Manuel de bibliographie philosophique’’,PUF, Paris, 1956, p.205
  • Ephemerides liturgicae, Edizioni liturgiche, Roma, 1958, p.71
  • Eissfeldt O., ‘’Die Genesis der Genesis: Vom Werdegang des ersten Buches der Bibel’’, JCB Mohr, Tubingen, 1961, p.76 (anche in Journal of Biblical Literature, Vol.78, No. 3, 1959)
  • ‘’Contributo italiano alla conoscenza dell’Oriente’’,Commissione italiana per la UNESCO,a cura di Olga Pinto e Lionello Lanciotti, 1962, p.79
  • Elenchus bibliographicus biblicus: Vol.51,p.95, Morelli G.,Serekh ha.Yahad-Regola della Congregazione (1QSa),trascrizione e traduzionne italiana con note e analisi filologica,Marietti,1968;
  • Repertorium Biblicum Medii Aevi: vol.8,p.64, G.Morelli, Sepher ha'eda,Regola della Congregazione (1QSa), Torino,1968;
  • Rolla,A., Asprenas 15 (1969), 350s, Napoli, PFTIM
  • Bautz F.W. – Bautz T., ‘’Biographisch-bibliographisches Kirkenlexicon’’,Bautz Verlag, 1970, p.30
  • Sophia: rivista internazionale di fonti e studi di storia della filosofia, edizione italiana di Sophia: International Journal for Philosophy of Religion, Metaphysical Theology and Ethics, Editions J.Benjamin, 1971, p.219
  • Giornale Italiano di Filologia (1973), Istituto di Filologia latina, Padova, 1972 p.95, p.359
  • Lienhard J.T., (1977), Paulinus of Nola and Early Western Monasticism, Koln-Bonn,Peter Hanstein Verlag,, p.198 (Archivio Italo Zamprotta)
  • Salvatore A. (1977), ‘’Carme apologetico’’, S.E.I., Torino, 1977, p.219
  • Tamani G., ‘’Henoch’’, Università di Torino, Istituto di Orientalistica, Biblioteca Kahle, Torino, 1979, p.156
  • Istituto per l'Oriente, Oriente moderno, Roma, 1979, p.829
  • Paliotti V., ‘’San Gennaro: storia di un culto, di un mito, dell’anima di un popolo’’, Napoli, 1983, p.233
  • Westermann C. – Scullion J,“Genesis 1-11:A Continental Commentary, Augsburg Fortress Publishers, 1986, p.248
  • Johannes Quasten, Angelo Di Berardino, ‘’The golden age of Latin patristic literature from the Council of Nicea to the Council of Chalcedon’’, Istituto patristico Augustinianum, Roma, 1986, p.299
  • Buchberger M. – Hofer J. – Rahner K., ‘’Lexikon für Theologie und Kirche’’, Herder, Freiburg, 1998, p.951‎
  • Gran Enciclopedia Rialp, ‘’Santitad III.Hagiografia:los Santos del Cielo’’, Ediciones Rialp SA, Madrid, 1991
  • Sfameni Gasparro G., ‘’La coppia nei padri’’, Edizioni .Paoline, Torino, 1991, p.347 
  • Lacerenza,G. Il "cippo ebraico" alle catacombe di San Gennaro (Napoli),Annali dell'Università degli studi di Napoli L'Orientale,Rivista del Dipartimento di Studi Asiatici e del Dipartimento di Studi e Ricerche su Africa e Paesi Arabi,1997(57/3-4),pp.484-508
  • Dopp S. – Geerlings W., ‘’ Lexikon der antiken christlichen Literatur’’, Herder, Freiburg, 1998-2002, p.482 e p,552
  • Forum Katholische Theologie, De S,Paulini Nolani Doctrina Christologica, “aus dem Jahr 1945, die stark versucht, spätantike Einzelaussagen in Traktat zu systematisieren versucht, sondern hat die verstreut liegenden literarischen Einzelaussagen des Paulinus, Voll.16-17, 2000, p.79
  • Brandenburg H. – Pani Ermini L., ‘’Cimitile e Paolino di Nola. La tomba di S. Felice e il centro di pellegrinaggio.Trent'anni di ricerche’’,Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, 2003, p.18
  • Mencucci A., "San Paolino Vescovo di Nola, Patrono di Nola e Senigallia", Istituto Grafico Editoriale Italiano, 2004, p.215
  • Surman,B.,Licht-Blick:Paulinus Nolanus, carm.23, Volume 64 di BAC-Bochumer Altertumswissenschaftliches Colloquium,pp.128,271,392; Wissenschaftlicher Verlag, Trier, Deutschland, 2005
  • Paolino di Nola, da Wikipedia, l’enciclopedia libera, Bibliografia, 2009 (Nota in Bibliografia del prof.Carmine Iannicelli).   
(Per scrivere questa Sezione, dedicata al mio grande Maestro ed amico, mi sono dovuto addentrare in un campo un pò lontano dai miei studi. Quindi si è trattato di un grande sforzo che ho fatto volentieri alla sua memoria e in suo omaggio.Italo Zamprotta).
 
Come comunicato all'inizio,qui di seguito riporto la pubblicazione ebook in occasione del centenario della nscita di Mons.Prof.Giuseppe Morelli:
 

Italo Zamprotta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Omaggio alla memoria dell’Ecc.mo Abate

 

Mons.Prof.Giuseppe Morelli (1918-1984)

 

 

 

Biografia a cura di Italo Zamprotta - Miscellanea di testi di Italo Zamprotta – Luigi Zamprotta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.italozamprotta.net

Biella, 2018

 
 
ISBN979-12-200-0680-4
 
 

Pubblicato in Italia da Italo Zamprotta

Printed in Italy by Italo Zamprotta

Tutti i diritti riservati - All rights reserved

Copyright 2018

ISBN 979-12-200-0680-4

 

 

 

 

 

S O M M A R I O

 

 

Sommario                                                                                                                

Presentazione di                                                                                                      

Introduzione di Italo Zamprotta                                                                          

Biografia, a cura di Italo Zamprotta                                                                     

Opere, a cura di Italo Zamprotta                                                                           

Bibliografia, a cura di Italo Zamprotta                                                                 

Le nuove forme di comunicazione di Luigi Zamprotta                                       

Considerazioni sul Padre Nostro e sul Discorso sul Pane di vita

di Italo Zamprotta                                                                                                   

 

Note biografiche degli autori                                                                                

 

 

(a questo punti vengono pubblicati soltanto l'Introduzione e i due contributi in fondo al Sommario, giacchè i precedenti paragrafi sono già contenuti nella Biografia della Sezione).
 

Introduzione

 

Innanzi tutto, incominciamo dal titolo, perché qualcuno arriccerà certamente il naso nel leggere Ecc.mo, abbreviazione di Eccellentissimo.

 

Questa titolo onorifico spetta all’Abate tesoriere della Reale Cappella del Tesoro di S.Gennaro, non perché lo abbia deciso ex abrupto l’autore di questo lavoro, ma perché è così storicamente accettato.

 

Infatti, basta andare a consultare la seguente opera per accertarsene: ”San Gennaro: saggio nell’ identità napoletana”, di Maricla Boggio e Luigi M.Lombardi Satriani, Armando Editore, Roma, 2014.

 

A p.154 di questo libro si legge testualmente:”… 3 ottobre 1943…Le autorità alleate, comandate dal gen.Clarke, comandante 5° armata americana, sono state ricevute dall’ Eccellentissimo Abate tesoriere Giuseppe Cattaneo di Sannicandro”.

 

Ogni ulteriore commento risulta superfluo. Pertanto possiamo continuare in pace.

 

Era da tempo che pensavo di rendere omaggio alla memoria di questo mio maestro, anzi grande Maestro.

 

Infatti, durante i miei studi e ricerche ne ho trovate di tutti i colori: curriculum stratosferici, apoteosi di nullità elevate alla gloria dall’ umana stupidità, dall’ umana ipocrisia, dal consenso unanimistico, sovente costruito a tavolino in recondite stanze con un’ ibrida commistione di luce e tenebre, di diavolo e acqua santa.

 

La biografia che segue, invece, prende in considerazione l’ opera svolta dal pastore e dallo studioso, che non ha mai compiaciuto per servilismo i superiori ed ha proceduto sempre ragionando con la sua testa. Questo l’ho capito leggendo anche tra le righe della sua vita e interpretando alcune scelte fondamentali, compiute con evidente sacrificio, che hanno comportato rinuncia ad un altro tipo di carriera, di onori e di prebende.

 

Lo zelo per il ministero pastorale, l’amore per la famiglia paterna e per la sua amata città hanno sempre prevalso su qualsiasi altra considerazione.

 

In ciò si è contraddistinto rispetto a diversi suoi coetanei, di cui ho esaminato la vita, che hanno preferito passare il tempo o a tavolino per sfornare centinaia(sic!) di opere, cioè migliaia e migliaia di pagine bibliche, teologiche, canonistiche, o di storia ecclesiastica, che nulla aggiungono alla semplice predicazione del Cristo, o a fare i ciarlatani a capo di varie Commissioni, Dicasteri, Enti ecclesiastici o paraecclesiastici. Poi – spiace doverlo sottolineare - non sanno svolgere un’omelia durante la S.Messa e debbono ricorrere alle carte scritte in precedenza.


Per costoro vale il detto maccheronico:”Si cartuscella cadit. tota scientia squagliat”.

 

Infatti, a volte si è dovuto assistere a spettacoli comici e impietosi, quando c’è stato uno scompaginamento! I presbiteri e i vescovi del primo cristianesimo certamente predicavano a braccio, senza leggere, perché sentivano ciò che dicevano. Poi col tempo, gradualmente, il credo in ciò che predicavano è andato scemando, è rimasto soltanto per opprimere e imbonire i credenti obbligandoli a credere in tutto ciò che la gerarchia, il magistero, andava istituzionalizzando.

 

Però costoro arrivano agli alti gradi: episcopato, arciepiscopato, cardinalato, papato!

 

Debbo dare, però, atto alla gerarchia ecclesiastica di avere apprezzato certe doti del Morelli. Invitandolo a tenere gli esercizi spirituali in Vaticano per personaggi del calibro di Ottaviani, Parente, Palazzini.

Soddisfazioni morali, senza alcuna conseguenza pratica, visto dall’uomo della strada.

 

Allora, per non tirarla troppo in lungo, mi sono deciso alla mia non più verde età, di scrivere un qualcosa che resti per i posteri, che vada catalogato in alcune biblioteche italiane ed estere.

 

Non è tutta la biografia del Morelli, e me scuso. Familiari e parenti a cui chiedere non ce ne sono. Confratelli? Meglio lasciarli perdere. Un paio di suoi allievi si sono elegantemente (secondo loro) rifiutati. Non ho provato oltre, perché certi ambienti mi nauseano e mi infastidisce persino il pensiero di un approccio reiterato.

 

Ritengo comunque sufficiente ciò che ho raccolto, ordinato e commentato.

 

Debbo ringraziare di cuore mio figlio Luigi, che da ragazzo conobbe il Morelli in soggiorno a casa nostra, per il contributo a questo libro.

 

Il Morelli venne a Biella nell’aprile del 1979 alla chiusura del Corso interconfessionale di Scienze bibliche, da me organizzato insieme col prof.Riccardo Rabaglio nell’ ambito dell’ Università popolare di Biella, e parlò della “Regola della Congregazione di Qumran”, di cui è stato un valente studioso e traduttore, molto apprezzato dal grande storico, archeologo e semitista Sabatino Moscati, suo amico, che adottò il testo ebraico del Morelli per ben quattro anni consecutivi per la sua disciplina alla cattedra dell’Università La Sapienza di Roma. E così fece anche il prof.Giancarlo Lacerenza all’Università L’Orientale di Napoli, come mi ha comunicato l’anno scorso.

 

E ringrazio tutti coloro che, trovandosi tra le mani questo libro, avranno la pazienza di arrivare fino in fondo, all’ultima pagina di questo modesto lavoro, che vede la luce anche grazie al contributi di mio figlio Luigi.

 

 

Italo Zamprotta

 
 
 

LE NUOVE FORME DI COMUNICAZIONE[1]

di

Luigi Zamprotta

 

 

 

 


 



Questo argomento fu trattato nelle lezioni del Corso di Formazione avanzata per il Dirigente scolastico, i Docenti, il Personale ATA dell’ IPSSAR “Ermenegildo Zegna” di Trivero (BI), nell’anno scolastico 1997-98, quando l’autore era incaricato dell’insegnamento di Informatica gestionale nelle due classi IV dell’Istituto. Fu compilata per i frequentanti una apposita dispensa intitolata Lezioni di Tecnologie multimediali per la didattica, rimasta inedita. Il corso era riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione.

 

 

I.INTRODUZIONE ALLA MULTIMEDIALITA’

Negli ultimi dieci anni i risultati della ricerca hanno reso possibile realizzazioni ancora impensabili agli inizi degli anni '80 (vedasi a questo proposito l'elenco cronologico delle principali applicazioni tecnologiche che riporto al termine di questa trattazione per avere un'idea dello sviluppo culturale e tecnologico compiuto in un secolo e mezzo). E nel prossimo decennio le forme di comunicazione saranno ancor più rivoluzionate e consentiranno di attuare informazione, formazione, telelavoro, hobbistica in maniera incredibile, con conseguenti risparmi non solo di risorse finanziarie,ma alleviando il traffico stradale e ferroviario e facendo anche diminuire gli incidenti, perchè avremo minore circolazione di persone, mentre circoleranno i fatti, le idee, le cose da fare e quelle fatte.

A molti può darsi che questo discorso non interessi, perchè ritengono che saranno gli altri a sviluppare queste realizzazioni e anche perchè ritengono che si tratti di "diavolerie". Si tratta di un modo di intendere le cose e di una terminologia propri di quanti sono incapaci di realizzare una forma mentis tecnologica e si rifugiano negli amati ozi "umanistici": sono dei parassiti della società che non vogliono ammettere che l'uomo è dinamico,in continua evoluzione culturale e,quindi,non può soffermarsi ad adorare più di tanto i feticci che egli stesso ha creato nei più diversi campi (letterario, artistico, filosofico, scientifico), ma ha bisogno di sempre nuove frontiere, fino ad arrivare a quelle dello spirito.

Ecco,che cosa si propone questa parte di programma da me elaborato quest'anno, dopo avere avuto il piacere di partecipare,nella prima metà di questi anni '90, ad alcuni seminari di aggiornamento e convegni scientifici a Roma, Milano, Torino, in particolare sulle applicazioni delle tecnologie multimediali e sui problemi culturali indotti nei luoghi di lavoro e nel tempo libero dall' utilizzo quotidiano dei prodotti di queste nuove tecnologie.

Infatti,sono le tecnologie multimediali a ridisegnare il nuovo modo di esprimersi, di comunicare, di fare cultura. Se pensate che un vocabolario,una enciclopedia,interi corsi di formazione e aggiornamento possono stare comodamente immagazzinati su un CD ROM (di cui diremo tra breve) e che, grazie all'interattività, è possibile dialogare con quanto ci viene proposto diventando protagonisti e attori nello scambio di conoscenze, non è possibile non ammettere che le tecnologie multimediali vanno assumendo una importanza enorme e il loro impatto sulla formazione è fondamentale.

Restare arroccati su posizioni retrive e tradizionali non giova,come non giova, al giorno d'oggi, utilizzare la lavagna luminosa nell'insegnamento delle lingue quando si ha la possibilità di innovare profondamente tale insegnamento utilizzando pacchetti multimediali.

Molti docenti hanno intuito che la loro funzione ne viene sminuita, perché risultano essere soltanto dei "facilitatori" per l'apprendimento di certi pacchetti applicativi; ma il progresso non può arrestarsi davanti ai privilegi corporativi e castali; quindi, bisogna cedere il passo e adeguarsi.

Con la sua requisitoria multimediale il P.M.Di Pietro, nel 1994, ha offerto solo un minimo esempio di che cosa possano le tecnologie multimediali.

Se trasferiamo ciò, per esempio,in campo educativo e formativo, vedrete quali passi da gigante riusciremo a fare consentendo a tutti - dico a tutti - di imparare e di trarre profitto da un'attività didattica così concepita.

Ovviamente ci vorrà del tempo per vincere la naturale residua resistenza di tante teste lignee, ma alla fine dovranno arrendersi all'evidenza dei fatti.

La caratteristica essenziale della cultura multimediale è l'interattività, costituita da due aspetti, diversi e complementari, quello "razionale" e l'altro "emozionale":

  1. 1.L'aspetto razionale è limitato dalle caratteristiche tecniche e dall' "intelligenza" di queste. Consente il dialogo tra l'utente e la macchina in modo da poter:
  2. 2.L'aspetto emozionale, invece, è in grado di stimolare quelle suggestioni che,in ambiente tecnologico,saranno assicurate proprio dall' imponente utilizzo dei "media" (immagini, messaggi, ecc.).
  • porre domande
  • dare risposte
  • offrire alternative
  • adottare percorsi diversi a seconda delle esigenze.

Quindi, possiamo dire che l'interattività è l'elemento che rende capaci di reagire in modo elastico, in modo da creare canali di comunicazione e nuove conoscenze.

Applicando questo concetto alle tecnologie multimediali, possiamo dire che la creazione di nuove forme di comunicazione,di conoscenza e,quindi,di cultura utilizza "molti media", cioè suono, grafica, scritti, voce,filmati, disegni animati,provenienti da tre mondi diversi: l'informatico, l' editoriale e il televisivo.

Pertanto, le nuove forme di comunicazione e,quindi,di cultura non possono prescindere dai sistemi tecnologici integrati, in cui interagiscono "insiemi di elementi integrati".

Del resto l'ingresso in casa degli elettrodomestici ha rivoluzionato la nostra quotidianità ed ora non possiamo più farne a meno. Analogamente si potrà dire della cultura futura trasformata dalle tecnologie multimediali.

I due campi che maggiormente ci interessano,in questa sede, sono quello dell' informazione e l'altro della formazione. Si badi che quando parlo di informazione non alludo al mondo dei giornali, della radio e della televisione, ma a qualsiasi fonte che eroga dati,notizie, che vengono poi manipolati per creare nuovi e più completi dati e notizie successive, che danno luogo all'informazione cognitiva, che,a sua volta, genera conoscenza e, quindi, nuova cultura.

Per quanto riguarda l'informazione,le nuove forme di comunicazione multimediale consentono maggiore autonomia di scelta con conseguente mancanza di condizionamenti. Prendiamo, ad esempio, un POI (acronimo di Point Of Information) di una stazione ferroviaria: ognuno, con la massima tranquillità, è libero di dialogare con una stazione multimediale per chiedere notizie e stamparsele ovvero farsi il biglietto senza dovere mettersi in coda e senza dovere spiegare l'itinerario da percorrere a stanchi sportellisti.

Invece,per quanto attiene la formazione,i simulatori di volo per addestrare i piloti (anticipazione di realtà virtuale) ne sono un classico esempio,ma anche i videogiochi, che servono a sviluppare capacità, intelligenza, skill personale.

II.INFORMAZIONE

Per comprendere a fondo la rivoluzione avvenuta nel mondo dell'informazione, intesa come principio di conoscenza, come dianzi accennato, pensiamo per un attimo di avere un archivio di immagini, fisse o in movimento,foto e filmati, e di volerne una in particolare.

Si può accedere a quel tipo di informazione in due modi diversi:secondo una modalità sequenziale, grazie alla quale siamo obbligati a percorrere la sequenza di tutte le informazioni (in questo caso immagini)memorizzate, fino a quando non arriviamo a quella che ci interessa. Questo si chiama "accesso sequenziale".

Ma si può anche utilizzare un altra modalità,quella random,cioè casuale.

Infatti, si può andare a colpo sicuro,estraendo subito ciò che ci interessa. Questa differenza mette l' utente in condizione di risparmiare tempo,di velocizzare la ricerca e di utilizzare le possibilità offerte dalle tecnologie multimediali, con supporti di ridotte dimensioni, come un CD ROM, che dànno la possibilità di accedere a singoli elementi memorizzati in modo random, quindi in frazioni di secondo, pescando informazioni visive e sonore.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione,che utilizza le memorie di massa.

Attualmente sono disponibili diversi tipi di memorie di massa ottiche:

  • VD = Video Disk
  • CD ROM = Compact Disk Read Only Memory
  • CD RW = Compact Disk Rewritable
  • CD-I= Compact Disk Interactive
  • DVI = Digital Visual Interactive
  • DVD= Digital Versatile (Video) Disk
  • WD= Worm Disk (Write Once Read many)

 

Vi sono anche le memorie di massa magnetiche dell'ultima generazione come l' HD estraibile (Hard Disk), sul quale è possibile memorizzare immagini digitalizzate, disegni e animazioni e trasportarle da un PC all' altro.

Le pratiche applicazioni quotidiane ci mostrano: POI (Point Of Information) e POS (Point of Sale): Bancomat, Informatutto, Prenotazioni, Pagamenti, Viaggi sui TGV francesi, alcuni punti turistici in Italia.

Un altro importante passo avanti è costituito dal touch screen o schermo tattile, che consente di accedere a numerose informazioni presso Enti pubblici di vario tipo, compreso i musei (per esempio, il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano).

Esempi di POI veramente molto utili e innovativi sono rappresentati da ACQUARIUS e SAIU, il primo dell'INPS, il secondo dell'INAIL, presentati anche nei Saloni nazionali. Per esperienza indiretta di gestione e manutenzione posso parlare del SAIU, in funzione da quattro anni.

Il SAIU (Servizio Assistenza Informazione Utenti), comunemente chiamato Informatutto si trova presso tutte le sedi INAIL a disposizione del pubblico. E' costituito da un supporto informatico a modalità "touch screen", i cui programmi sono quotidianamente aggiornati sia via telematica (direttamente dal Servizio per la Consulenza Informatica centrale dell'INAIL di Roma) sia dai Funzionari informatici presenti in sede.

L'utente deve seguire le istruzioni che compaiono di volta in volta sullo schermo e deve essere munito del suo badge personale magnetico (cioè il tesserino del codice fiscale) per le richieste di natura previdenziale (archivio nazionale INPS) o di natura fiscale (Anagrafe tributaria, Ministero Finanze).

Ovviamente sono disponibili anche le informazioni di natura assicurativa sulle aziende assicurate con l'INAIL e le informazioni su infortuni,malattie professionali,rendite e disposizioni di legge,sempre aggiornate con "Notizie Flash".

Per l'utenza INAIL, oltre al codice fiscale, bisogna essere in possesso di un numero in codice che identifica la singola azienda assicurata. Le informazioni apparse a video possono essere stampate e rappresentano un documento ufficiale di riscontro.

La comodità di tutta l'operazione è rappresentata dal fatto che non c'è assolutamente bisogno di riferirsi agli sportelli e il cittadino utente può sbrigare tutto da solo, con riscontro di documentazione cartacea avente valore ufficiale.

Le applicazioni delle nuove tecnologie,servendosi della multimedialità,riescono a risolvere problemi per i quali fino a ieri occorrevano richieste e accessi negli uffici di più Enti.

III.FORMAZIONE

Ogni progetto di formazione interattiva ha bisogno del supporto della risorsa umana. Pertanto, prima di investire e programmare in formazione multimediale, sarà necessario avere a disposizione la risorsa umana adeguata, che è rappresentata dal "Formatore multimediale", che è figura molto diversa dai formatori tradizionali.

Il ruolo dei formatori multimediali si può,a sua volta,scomporre in tre diverse figure professionali:

  1. 1.Project-leader o formatore di base, con competenze minime;
  2. 2.Docente, quando trasmette un particolare gruppo di contenuti;
  3. 3.Gestore, quando ha rapporti con la committenza e l'utenza e, quindi, progetta, coordina e verifica gli iter formativi;
  4. 4.Metodologo-processista, quando supporta i docenti specialisti con attenzione ai processi di apprendimento e quindi alle metodologie

                      

E' proprio quest'ultima figura professionale che configura il nostro Formatore multimediale. Costui,infatti, dovrà sviluppare tecniche specifiche per le differenti fasi dell' iter formativo (analisi dei bisogni, progettazione, valutazione dei risultati); gestire le metodologie didattiche in supporto agli specialisti di contenuto;conoscere le potenzialità e le opportunità che le nuove tecnologie mettono a disposizione.

A questo punto possiamo dire di avere individuato la nuova figura professionale di "Operatore tecnologico della formazione e comunicazione", cioè della formazione multimediale interattiva.

L' utilizzo delle nuove tecnologie nella formazione e ancor più la sinergia tra più "media" in pacchetti integrati richiede, per la loro produzione,operatori tecnologici appositamente preparati, ma anche, per la loro corretta somministrazione,una nuova cultura della formazione e della comunicazione in tutte le cosiddette organizzazioni complesse.

Attualmente la formazione sta diventando sempre più un momento costitutivo dell'ambiente di lavoro, voce costante di tutti i budget di aziende che si rispettino, perché la formazione è permanente e ricorrente,"training on the job", come suol dirsi, e non più momento particolare, staccato da tutto il contesto produttivo. Allo scopo sono stati creati appositi programmi di formazione "pacchettizzati".

Sono due i punti fondamentali toccati da questa svolta: le risorse impiegate nella progettazione di questi pacchetti (che investono prevalentemente l'aspetto economico) e il ruolo assunto dal formatore nella loro installazione,configurazione e messa in produzione.

Gli studi e le applicazioni statunitensi ci parlano di un Facilitatore - Pacchetto/Utenti:il formatore - facilitatore è colui che deve "facilitare" l'assunzione del pacchetto agli utenti, perché, conoscendo globalmente il prodotto (e anche i suoi limiti e capacità), sa gestirlo al meglio dal punto di vista tecnico. La sua professionalità sarà impegnata nell'applicazione pratica e rigorosa delle procedure di gestione del programma di formazione pacchettizzato.

Quindi tutto il know how, cioè il sapere, dei formatori metodologi - processisti deve essere impiegato per capire il modo in cui il programma dovrà essere erogato dai formatori - facilitatori, che, a loro volta, dovranno fungere da tramite per agevolare l'apprendimento del pacchetto di formazione in azienda.                                  

Il discorso potrebbe continuare,ma andrebbe a sconfinare nell'ambito di altre discipline, mentre per noi è sufficiente dare uno sguardo d'insieme per conoscere i cambiamenti culturali indotti dall' impiego delle nuove tecnologie.

A questo punto ritengo non inutile presentare una panoramica della evoluzione storico/scientifica di quelle che ora noi tutti chiamiamo "nuove tecnologie",partendo dalle prime e ormai remote scoperte, che attualmente,integrandosi e interagendo tra loro,ci danno la possibilità di "multimedializzare".

IV.IL CAMMINO DEI MEDIA FINO AD OGGI

Nel 1838 Samuel Morse,negli USA,mise a punto il telegrafo elettrico e il Codice che porta il suo nome: nel 1854 la rete telegrafica già si estendeva per 37mila km.

Nel 1876 negli USA la Bell Telephone Company brevettò il nuovo procedimento di trasmissione dei suoni attraverso un apparecchio telefonico, la cui paternità fu contestata all' italiano Antonio Meucci[1]. Nel 1879 i telefoni in funzione erano già 25mila.

Nel 1877 l'americano Thomas Alva Edison inventò il primo apparecchio in grado di registrare e riprodurre il suono.

          Nel 1895 il francese Louis Lumière presentò la prima pellicola cinematografica.

Nel 1896 l'italiano Guglielmo Marconi trasmise il primo messaggio su onde hertziane a una distanza di parecchie centinaia di metri.

Nel 1915 voci umane attraversano l'Atlantico, con un apparecchio radio, tra Arlington in USA e la Torre Eiffel di Parigi.

Nel 1920 abbiamo il cinema sonoro, ma è solo nel 1927 che prende piede con il film "Il cantante di jazz" con Al Johnson.

Nel 1926 al Royal Institute di Londra lo scozzese John Band mostra le prime immagini televisive.

Nel 1935 la Società tedesca AEG mette a punto il principio del magnetismo permanente per consentire la registrazione di suoni su una banda di plastica.

Nel 1940 nell' Università dello Jowa viene costruito il primo calcolatore binario. Ne è inventore il fisico John Vincent Atanasoff, scomparso nel 1995, dopo essersi vista riconosciuta tale paternità ufficialmente dal governo USA.

Nel 1943, in piena guerra mondiale, il fisico americano Howard Alken costruisce "Mark1", una gigantesca macchina calcolatrice elettromagnetica con 800 km di cavi, capace di trattare 23 cifre in 3 decimi di secondo.

Nel 1945 la matematica americana Grace Murray Hopper scopre un insetto che blocca i circuiti di Mark1 e inventa il termine "Bug" (in inglese=insetto) per indicare tutto ciò che provoca guasti al computer.

Ma è solo nel 1946 che viene alla luce il primo rudimentale computer:pesa 27 tonnellate e misura 24 metri di lunghezza, messo a punto dalla ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer) per l'Esercito americano,grazie agli studi di John W.Mauctmy e Prosper Eckert.

Nel 1947 nei Laboratori Bell in USA John Bardeen, Walter Brattain e William Shockly inventano un semiconduttore elettrico, il transistor,che rivoluziona l'elettronica.

Nel 1953 la IBM (International Business Machine) americana commercializza i computer della serie 650, di media taglia, a un prezzo accessibile.

Nel 1954 l'americano Earl Masterson perfeziona una stampante in grado di stampare 600 linee al minuto.

Anche il transistor subisce un' evoluzione:grazie a Gordon Teal, della Texas Instruments, che nel 1954 utilizza il silicio: viene così abbandonato il germanio, troppo raro e costoso.

Ancora la IBM,nel 1955,mette a punto la prima banca dati,la SABRE (Semi Automatic Business Related Environment), che collega 100 telescriventi della compagnia aerea American Airlines.

Un giornale giapponese, Asahi Shimbun, nel 1956 utilizza, per la prima volta, la trasmissione a lunga distanza per fax,mentre la AMPEX inventa una macchina in grado di registrare per magnetismo un segnale televisivo su una banda magnetica.

E' nel 1957, grazie al perfezionamento apportato dall'americano John Bakus, che il linguaggio Fortran (Formula Translating System) diventa molto più semplice e meno noioso rispetto ai sistemi di codici informatici impiegati fino ad allora.

Ma è nel 1958 che abbiamo tre scoperte sensazionali: il Laser, il Modem, il Chip elettronico:

  1. a.Laser (Light Amplification by Simulated Emission of Radiation) viene messo a punto dagli americani Charles Townes della Columbia University e Arthur Schwallow dei Laboratori Bell, che ottengono un fascio luminoso in grado di trasmettere una quantità eccezionale di informazioni;
  2. b.Il Modem è frutto delle ricerche della Bell Company, che crea il "dataphone" che consente a due computer di dialogare tra loro utilizzando le linee telefoniche tradizionali;
  3. c.Il Chip elettronico è frutto delle ricerche dell' ing. Jack St.Claar Kilby, della Texas Instruments, che unisce diversi transistor a circuito integrato su un solo semiconduttore.

 

Nel 1960 l'americano Ken Olsen costruisce il primo minicomputer PDP1 (Programmed Data Processor). Per la sua taglia compatta,la sua leggerezza, il suo prezzo contenuto il PDP rappresenta una vera rivoluzione nell' informatica.

In seguito Olsen fonderà la Digital Computer



[1]Gli Usa ammettono: Meucci è l’inventore del telefono. Washington, dopo 113 anni la Camera riabilita l’immigrato fiorentino:non aveva i soldi per pagare il brevetto (vedi l’articolo pubblicato domenica 16 giugno 2002 sul Corriere della Sera da Ennio Caretto, a seguito della risoluzione dell' 11 giugno del 2002 del Congresso degli Stati Uniti d'America (Nota di aggiornamento dell’autore).

 

 

 

 

Compaiono i primi giochi informatici:l'americano Marvin Minsky, del Massachuttes Institute of Technology, crea il primo gioco di battaglia spaziale simulata. Una leva, chiamata joystick, permette di manovrare gli ordigni spaziali su uno schermo.

 

Nel 1962 un satellite americano, il Telstar, rilancia dei segnali di comunicazione tra gli USA e l' Europa.

 

Nel 1963 l'americano Paul Gregg perfeziona un disco in grado di immagazzinare diversi minuti di immagini animate. Nel 1965 nasce il Video-Disco.

 

Viene lanciato il primo satellite internazionale in orbita geostazionaria dall' americana Constat, l' Early Bird.

 

Nel 1969 il Ministero della Difesa americano mette in servizio l'antenato di Internet (di cui diremo dopo), una rete informatica militare chiamata ARPA (Advanced Research Project Agency).

 

Nel 1970 inizia l'era dei microprocessori. La INTEL americana mette a punto, grazie a Federico Faggin[1], il microprocessore,detto anche chip (in inglese=scheggia, frammento), visto che ha un diametro di soli 5 mm in cui riesce a raccogliere una quantità di componenti che prima necessitava di una superficie di almeno 2 mq.

 

Nel 1973 fa la sua comparsa il disco magnetico, concepito inizialmente per computer di taglia media,affidabile e a buon mercato.

 

Arriva nel 1975 la penna elettrica,electric pencil, grazie all'americano Michael Strayer. Si tratta del primo software di trattamento dei testi per microcomputer.

 

Nel 1975 nasce il Basic,grazie agli americani Paul Allen e Bill Gates. Il Basic è un linguaggio per i primi computer e giocherà un ruolo chiave nello sviluppo della microinformatica. Nasce anche la Microsoft.

 

E' nel 1977 che arrivano i primi PC. Dopo aver fondato la APPLE nel 1976, gli americani Steve Jobs e Stephen Wozniak progettano i familiari Apple II che conosceranno un grande successo di pubblico.

 

Il futuro vice presidente americano, Al Gore, nel 1978 conia la dizione "autostrade dell' informazione".

 

Nel 1979 abbiamo il primo servizio "on line" per 1200 abbonati a Compuserve, che propone i seguenti servizi: posta elettronica e data base.

 

Nel 1980 Akio Morita e la Sony mettono a punto il walkman, che presto conquisterà tanti giovani. E' in quest'anno che il FAX, in uso sotto diverse forme fin dall'inizio del secolo, viene standardizzato a livelli internazionali.

 

L'americano Ted Turner[2] in quell'anno lancia Cable News Network, CNN, la prima catena che copre l'attualità del mondo intero in tempo reale, 24 ore su 24.

 

Nel 1981 la IBM commissiona un sistema operativo alla Microsoft, battezzato MS-DOS (Micro Soft Disc Operating System), che in breve tempo diventa lo standard internazionale per i PC. Nello stesso anno IBM lancia il PC, Personal Computer, per rispondere alla sfida del microcomputer. La SINCLAIR ZX 81, grazie a Clive Sinclair ,inizia la costruzione di un home - computer dotato di uno schermo televisivo come monitor.

 

Il Ministero delle Telecomunicazioni francese nel 1981 lancia i primi esemplari del MINITEL, un annuario elettronico di servizio interattivo, accessibile da casa o dall'ufficio. Nello stesso anno l' inglese Adam Osborne[3] inventa un computer che non pesa più di 11 kg. Lui fallisce, ma la sua idea andrà lontano, perché è l'antesignana del PC portatile.

 

Nel 1982 l'olandese PHILIPS e la giapponese SONY fanno un accordo per definire la normativa di un disco audio letto da un laser, il COMPACT DISC, che va a sostituire il disco vinilico.    

 

Nel 1983 la Società americana AT&T crea il primo servizio al mondo di telefonia cellulare. Philips e Sony ancora, nel 1984, lanciano il CD-ROM (Compact Disc Read Only Memory), in grado di immagazzinare 540 milioni di segnali,equivalenti a 250mila pagine di testo!

 

Si sviluppano i primi videogiochi su vasta scala, grazie alla ditta giapponese NINTENDO, già numero uno mondiale del settore, che lancia il suo primo gioco informatico.

 

La Apple rivoluziona il mondo dei PC con il suo Macintosh, piccolo, potente ed estremamente maneggevole, con i suoi menu raccolti in finestre e uno schermo ad alta risoluzione.

 

Nel 1985 Bill Gates[4], fondatore della Microsoft, mette a punto l' interfaccia utente WINDOWS. Nello stesso anno l'americana ZENITH commercializza lo schermo tattile (touch screen, di cui abbiamo già accennato), sensibile al tocco delle dita di una mano che sceglie tra le diverse opzioni offerte dallo schermo. Il prodotto troverà largo impiego specialmente nei luoghi pubblici, banche e stazioni.

 

Il VIRUS fa la sua comparsa nel 1988, quando un programmatore per negligenza lo crea bloccando 6200 terminali Internet.

 

Nel 1989 un informatico inglese, Tim Berners-Lee[5], in servizio presso il CERN (Centro Europeo Ricerche nucleari) di Ginevra, sviluppa il World Wide Web (letteralmente, "ragnatelamondiale") ovvero l' interfaccia ipertestuale per facilitare l'accesso a Internet.

 

I Giapponesi mettono sul mercato,nel 1990,il primo televisore ad alta definizione con uno schermo formato 16x9 a 1125 linee.

 

Nel 1991 Philips e Kodak lanciano il Photo-CD: sono fotografie prese da una pellicola tradizionale trasformate sotto forma numerica e immagazzinate su disco, come per il CD audio.

 

Nello stesso anno Philips e Sony lanciano il Compact Disc Interattivo,CD-I, che può essere utilizzato per giochi e programmi, educativi e culturali. Il prodotto è subito bene accolto dal pubblico. La Apple comincia a commercializzare il Power-Book.I n tal modo il PC portatile diventa uno strumento personalizzato molto maneggevole. Apple,IBM e MOTOROLA annunciano nel 1991 che insieme metteranno a punto un microprocessore compatibile con il SW per Macintosh e IBM.

 

L' Europa crea nel 1992 la prima norma numerica per il telefono mobile,c hiamata GSM (Global Systemfor Mobil Communication).

 

Apple lancia un computer con funzioni di micro-computer, televisore e lettore di CD-Audio in un unico apparecchio. La Macintosh Tv può essere utilizzata a casa o all'università.

 

E arriva anche l'era del PENTIUM, lanciato da Intel.Si tratta di un microprocessore a 64 bit,con la capacità di poter elaborare immagini animate di qualità video, in tempo reale, su un PC.

 

Nel 1994 IBM,Dragon System e Philips lavorano ognuno per proprio conto alla messa a punto del riconoscimento vocale da parte di un PC in grado di eseguire un dettato.

 

La TIME WARNER americana vara la prima rete numerica e interattiva a Orlando in Florida. La rete di servizi completi permette ai suoi utenti di scegliere in una vasta gamma di divertimenti e altri servizi.

 

Che cosa ci riserva il futuro?

 

          Concludendo, è doveroso un cenno su Internet.

 

V.INTERNET

 

Il Protocollo Internet nacque negli anni '60 da una ricerca condotta dal Dipartimento della Difesa USA sulle reti di comunicazione che potessero sopravvivere a una parziale distruzione in caso di guerra nucleare.

 

Poi risultò utile per collegare ogni tipo di PC e fu adattato alla ricerca industriale e alle università negli anni '70.

 

Internet è costituito da una rete di PC legati tra loro da reti telefoniche, satellitari, a fibre ottiche mediante MODEM.

 

Attualmente questa "comunità virtuale" è composta da oltre 40 milioni di utenti che possono accedere a numerosi "nodi": quello universitario,quello governativo, quello commerciale, etc.; inoltre, si può comunicare tra utenti con scambio di messaggi e informazioni e organizzare anche discussioni sui più svariati temi.

 

Le autostrade informatiche (in inglese=electronics highways) dovranno mettere in comunicazione tutti con tutti e, con i sistemi attuali, saranno molto costose per gli utenti.

 

Per abbatterne i costi, annullarli addirittura, si dovrebbe usare l'etere, attraverso i satelliti, eliminando le reti telefoniche monopolistiche. Si pagherebbe un canone, come per la TV; utilizzando, nei diversi momenti della giornata, il nuovo apparecchio televisivo (munito di tastiera informatica), come un qualsiasi altro strumento telematico interattivo, per loisirs, hobbies, professionale, etc.

 

Al momento, però, nulla appare più lontano.

 

VI.LE PERIFERICHE MULTIMEDIALI

 

 

 

Innanzitutto,alla base di tutta la multimedialità, oltre a dei concetti puramente teorici, vi sono delle componenti hardware che sono la base della multimedialità stessa.

 

Come primo componente possiamo considerare la scheda audio.

 

La scheda audio, chiamata anche adattatore audio, ha fatto la sua comparsa nei PC del tipo IBM compatibili, intorno al 1988, con la scheda chiamata Soundblaster prodotta dalla Creative di Singapore.

 

Prima di questa scheda erano già disponibili delle schede audio per computer, ma erano per lo più di tipo professionale, con costi elevati,e disponibili per altri tipi di computer (Mac, Amiga, ecc.).

 

La Soundblaster diviene quindi standard di riferimento per tutte le schede audio che sarebbero state di lì a poco introdotte sul mercato informatico.

 

Vediamo però le caratteristiche di massima di questa scheda.

 

In primo luogo vi è la presenza di un modulo di acquisizione audio che permette il campionamento del suono in forma digitale, ovvero converte il suono reale in file di dati aventi frequenza di campionamento variabile da 11 a 44 Khz e con dimensione a 8 o 16 bit.

 

Naturalmente la frequenza di campionamento determina la qualità del suono: campionare un suono a 44 Khz 16 bit vuol dire creare dei suoni con la qualità del CD audio, a 22 Khz 8 bit sono suoni simili a quelli di una radio in FM, a 11 Khz il suono assomiglia a quelli di una radio in AM.

 

Questi dati una volta acquisiti possono essere eseguiti dallo stesso modulo il quale, attraverso gli altoparlanti del PC, potrà farci sentire,come un registratore digitale, i suoni precedentemente campionati.

 

Un secondo modulo, altrettanto importante, è presente su questa scheda:il processore per la musica sintetizzata.

 

In origine era l' OPL2 Yamaha, in seguito subentrò l' OPL3.

 

Questi erano veri e propri chip sintetizzatori FM che eseguivano le musiche MIDI, modulando le frequenze ed ottenendo così dei suoni(non proprio gradevoli) da "musica elettronica".

 

In seguito la tecnologia Wave Table ha soppiantato questo tipo di chip, poiché il punto di forza è la "traccia campionata" di ogni singolo strumento,quindi la riproduzione degli strumenti musicali, durante l'esecuzione di brani midi, si riferisce a suoni quasi reali.

 

Infine vi è la porta MIDI (Musical Instrument Digital Interface), la quale permette la connessione sia del joystick che delle periferiche rispondenti allo standard MIDI (tastiere elettroniche, sintetizzatori, pianoforti, ecc.).

 

Un altro componente, altrettanto importante,è il CD Rom (Compact Disk Read Only Memory), il quale ha dato notevole impulso alla multimedialità:in primo luogo la sua capacità ha permesso di poter trasportare sia filmati che suoni su di un supporto di memorizzazione, inoltre la flessibilità nel poter ospitare, oltre ai già citati video ed audio, anche testo ed immagini fisse (fotografie, disegni).

 

Il CD Rom ha una capacità nominale che varia da 650 a 680 Mbyte di capacità di immagazzinamento dati pari a 74 minuti di musica.

 

I CD Rom non sono scrivibili dall'unità apposita, per questo scopo vi sono 2 altri tipi di CD:i CDR (CD Recordable)e i CD RW (CD Rewritable), i primi prevedono solo 1 ciclo di scrittura, i secondi possono essere cancellati e scritti fino a 1000 volte.

 

Altro parametro da tenere a mente, che ingenera confusione nell'utente medio, è la velocità di lettura: normalmente sul lettore troviamo (nei modelli più recenti) la sigla 24x o 32x, questa non ha nulla di misterioso se la analizziamo considerando altri parametri sconosciuti ai più.

 

All'inizio, i primi lettori di CD Rom ,rispondenti alle raccomandazioni MPC1 (Multimedia Personal Computer) erano certificati a 150 Kbyte/sec come transfert rate (velocità di trasferimento), in seguito la comparsa di esigenze maggiori e l'introduzione del MPC2 portò all'introduzione dei CD Rom 2x ovvero 150x2=300 Kb/sec.

 

Ne consegue quindi che un odierno lettore di CD rom,a 32x, abbia una velocità di trasferimento pari a 4800 Kbytes/sec (32x150).

 

Un' altra periferica è la scheda di acquisizione video: questa periferica, a differenza di quelle precedentemente elencate, non è di larga diffusione e il suo uso prevede sempre delle conoscenze ben superiori al livello medio dell'utenza.

 

Vediamo però in dettaglio cosa può fare una scheda di questo genere.

 

Innanzitutto ha la caratteristica di poter catturare singoli frames (fotogrammi) di un filmato e di poterli quindi salvare sul disco fisso del PC.

 

La stessa procedura dicasi per la cattura delle sequenze video: la scheda può acquisire sequenze filmate e salvarle sotto forma di filmato digitale con o senza audio,s ul nostro disco fisso.

 

Però vi sono da definire 3 parametri molto importanti:     

  • la dimensione dei frames
  • il numero di frames al secondo
  • e la presenza della traccia audio.

 

La dimensione del frame, com’é ovvio, determina la quantità di memoria necessaria per il salvataggio sul disco fisso di ogni singolo fotogramma.

 

Nel formato AVI (Video for Windows) non si oltrepassa la dimensione dei 340x268 pixel per la definizione del quadro video poiché il formato stesso della codifica ha difficoltà a gestire formati superiori. Di solito il campionamento, a dimensione video più grande, avviene tramite hardware di tipo M-JPEG con possibilità di compressione istantanea del video e la gestione di formati pari a 640x480 o, nell’hardware più sofisticato, a 800x600 pixel.

 

Naturalmente la codifica di un tale riquadro video è prevista solo nel M-peg1 e nel M-peg2, formato, quest’ultimo, utilizzato nella cosiddetta TV digitale.

 

Altrettanto importante è il numero di frames al secondo: 15 frames/sec,velocità più che buona per un uso non professionale del video digitale oppure 24 frames/sec,ovvero la velocità usata nell’acquisizione del video per montaggi professionali.

 

Infine la presenza della Traccia audio.

 

La traccia audio può essere registrata assieme al video che si vuole acquisire oppure può essere registrata in sessione separata per poi essere “incollata” con il video, naturalmente sincronizzando il tutto.

 

La traccia audio, a seconda della qualità che gli si vuole dare, avrà una dimensione tanto più grande quanto più grande sarà frequenza di campionamento a 44KHz 16 bit avrà dimensioni tali da essere ingombrante quanto il video, quindi sarà necessario, se non si utilizzano apparecchiature di tipo broadcast (per montaggi video ad uso televisivo), stare molto al di sotto di questo valore.

 

Tutto ciò determina che il PC che è destinato a questo scopo deve essere innanzitutto equipaggiato con:

 

  • molta memoria RAM
  • dischi fissi molto capienti e veloci(nei casi estremi ci vogliono dei dischi SCSI di tipo AV)
  • hardware di compressione del video(solitamente M-peg o M-Jpeg).

 

 

Tutto ciò, allo stato attuale, rende ancora inaccessibile ai più questo settore, non è escluso però che la diffusione delle telecamere digitali potrà influire non poco alla sua diffusione anche tra l’utenza media non professionista.

 

Un’altra periferica che non si può definire multimediale, ma che al contrario da un contributo non indifferente alla multimedialità è lo scanner. Solitamente questa periferica è poco sfruttata nelle sue potenzialità e le molteplici opportunità che offre sono a dir poco notevoli.

 

In primo luogo lo scanner altro non è che un lettore ottico, di tipo a stato solido, solitamente un CCD accoppiato ad una lampada a catodo freddo (molto simile ad un tubo al neon) che possiede una temperatura di colore molto elevata.

 

Questo dispositivo, di forma lineare, è montato su di 2 pulegge che scorrono su 2 rotaie parallele.

 

Un motore elettrico provvede allo spostamento del sistema tramite un sistema di trasmissione meccanica (solitamente a fune metallica) ed un encoder (dispositivo che legge gli spostamenti) garantisce la precisione degli spostamenti e dell’ acquisizione.

 

Il principio di funzionamento è il seguente: introdotto il documento cartaceo sul vetro e coperto questo con la protezione mobile,lo scanner è pronto all’uso.

 

Dando gli opportuni comandi,di cui parlerò in seguito, il gruppo ottico di lettura esegue la scansione del documento una linea per volta fino a quando tutto il documento non è acquisito totalmente.

 

Tutti i dati letti (immagini) dalla testina vengono inviati ad una interfaccia che li traduce in dati di tipo digitale e li invia quindi al Computer tramite un cavo. Il computer riceve i dati in memoria e subito li scarica nel disco fisso.

 

Ad operazione avvenuta il nostro documento, sia esso una foto od un testo, sarà disponibile come file nel disco fisso del nostro PC.


 

 

VII.MODALITA’ DI UTILIZZO DELLO SCANNER

 

L’utente con uno scanner può trovarsi a dover acquisire 2 tipologie di documenti:testo o immagini.

 

Quello che l’utente però deve conoscere è la risoluzione.

 

La risoluzione dello scanner è ben diversa da quella del video, infatti la si misura in dpi (dot per inch) ovvero punti per pollice.

 

Questo tipo di risoluzione è compatibile con le stampanti, le quali operano proprio con questi parametri di riferimento.

 

Quindi quando viene eseguita una scansione,si deve prevedere che il documento acquisito sia compatibile con il tipo di output di stampa,ovvero la risoluzione alla quale si cattura l’ immagine deve essere uguale o minore alla risoluzione di stampa.

 

Ciò perché una risoluzione maggiore,oltre a generare file di grosse dimensioni,non sarebbe sfruttata da una periferica di stampa che non la può supportare:un file acquisito a 1200 dpi non viene stampato con la medesima risoluzione su una stampante a 600 dpi.

 

Altro parametro che si deve conoscere è l’ interpolazione.

 

Questo parametro è molto importante poiché si deve distinguere tra la risoluzione reale (ottica) e risoluzione interpolata (calcolata tramite algoritmi). La prima è sempre inferiore alla seconda: uno scanner con una risoluzione ottica pari a 600x300 dpi può avere una risoluzione interpolata pari a 4800 dpi.

 

L’ operazione di scansione prevede sempre, nell’uso di scanner piani formato A4, il posizionamento del documento cartaceo sul piano di acquisizione e l’ esecuzione del software di cattura.

 

Normalmente il software in questione è presente sul PC poiché installato all’ atto della configurazione dello scanner. Per poter accedere a questo software(solitamente un driver TWAIN) occorre lanciare un programma di grafica .Nel nostro caso mandiamo in esecuzione il programma Corel Photopaint, un programma per il foto-ritocco.Dal menu file cerchiamo l’opzione acquisizione immagine ed il comando acquisisci. Da qui viene messa in primo piano una finestra di dialogo con a sinistra i parametri da regolare ed a destra l’ area di visualizzazione.

 

In primo luogo si esegue sempre l’anteprima della scansione, questa operazione serve a localizzare il documento in tutte le sue dimensioni così come appare allo scanner.

 

In seguito con lo strumento rettangolo di selezione, si delimita l’ area che vogliamo digitalizzare con lo scanner.

 

A questo punto si dovranno regolare 3 parametri fondamentali:

 

  • colori dell’ immagine
  • risoluzione di acquisizione
  • fattore di interpolazione
  •  

 

Questi tre parametri determinano quindi la grandezza complessiva dell’immagine, grandezza che viene calcolata in anteprima nella finestra di selezione.

 

Mandando in esecuzione la scansione, l’ acquisizione dell’immagine sarà eseguita con i parametri impostati in precedenza. Il file che viene creato si potrà quindi salvare con il nome che si vuole ed il formato più opportuno.

 

VIII.COME FUNZIONA LA SCHEDA DI ACQUISIZIONE VIDEO

 

Nel nostro caso prendiamo in considerazione una scheda di acquisizione video di produzione tedesca: la Movie Machine Pro.

 

Questa scheda fornisce molteplici funzioni all’ utente il quale può operare da diversi input e generare file od ulteriori output. Di preciso la scheda in questione dispone di:

 

  1. un tuner TV(sintonizzatore Televisivo) con il quale si può sintonizzare i canali della televisione sul proprio PC e visionarli tramite monitor;
  2. un ingresso in radiofrequenza (connettore antenna TV);
  3. 2 ingressi in videocomposito per segnali video provenienti da videoregistratore o telecamera in standard PAL o NTSC;
  4. 1 uscita in videocomposito per il segnale elaborato dal mixer video;
  5. una sezione HW per la gestione delle immagini (cattura immagini fisse ed in movimento);
  6. una sezione HW per la gestione dell’audio.

 

 

 

La scheda può funzionare sia sotto l’interfaccia utente di Windows 3.11 che sotto il sistema operativo Windows 95.

 

Vediamo ora come si opera nel suo utilizzo di questa periferica.

 

A corredo di questa scheda vi sono diversi programmi per pilotarla, nel nostro caso vediamo come funziona uno di essi: movie tv.

 

Mandando in esecuzione l’ icona Movie TV, la scheda viene messa in funzione ed attiva sia i 2 ingressi in videocomposito che la sezione Tuner TV.Se si deve usare la sezione tv, ed è la prima volta che si usa la scheda, occorre selezionare l’opzione tv-stations. Questa opzione serve per la sintonizzazione dei canali TV, infatti se si preme il pulsante scan, il tuner esegue la ricerca delle emittenti televisive nelle bande previste e le memorizza secondo l’ ordine di canale.

 

Una volta eseguita la ricerca, basterà posizionarsi sul canale prescelto e visualizzarne le immagini sulla finestra del programma.

 

Per la cattura delle immagini fisse vi è l’opzione di stop: premendo un pulsante a forma di semaforo, l’ immagine che si vede in quell’istante viene come “congelata” e conservata nella memoria video. In seguito,se si vuole salvarla, si utilizzerà l’opzione save image, che permetterà di salvare l’immagine sul disco nel formato che più ci piace.

 

Altro discorso è la cattura di intere sequenze video, in questo caso ci dobbiamo servire di un altro programma: video for windows

 

Con questo programma si possono catturare sequenze filmate con o senza audio. Mandando in esecuzione il programma, si apre una finestra con al centro un’altra finestra, la cosiddetta “finestra di cattura”.

 

Operando sul menu si seleziona l’opzione video format: questa opzione definisce la risoluzione alla quale vogliamo catturare i fotogrammi, solitamente le misure standard sono 160x120 o 320x240 pixel.

 

Altra opzione importante è video source: questa opzione seleziona la sorgente dalla quale si deve prelevare il segnale,se il tuner TV od i 2 ingressi in videocomposito.

 

In seguito si seleziona l’opzione capture video. Si seleziona quindi il numero di frames al secondo, la presenza o no dell’ audio, e la modalità di cattura del video: direttamente in memoria o sul disco. In seguito il programma richiede un “file di servizio” per la cattura del filmato.

 

La creazione di questo file può essere definita dall’utente sia nella dimensione (solitamente 60 Mbyte) che nella localizzazione (unità a disco di destinazione).

 

Naturalmente la dimensione iniziale del file può essere abbondantemente superata quando la dimensione del file di cattura richiede ulteriore spazio.

 

La cattura del video può quindi iniziare quando le precedenti condizioni sono state soddisfatte, premendo capture video e selezionando ok,la cattura dei frames avrà inizio. In seguito, per bloccare l’acquisizione,si dovrà premere il tasto esc della tastiera e l’ acquisizione avrà termine.

 

Il passo successivo è la ricompressione:con il comando save captured video as si salva il video catturato e lo si comprime. La compressione è necessaria poiché, oltre a definire le caratteristiche di massima del filmato, ne determina la dimensione. Si può ridurre tranquillamente un file di cattura di 60 MB in un file di 1 solo MB, risparmiando prezioso spazio su disco e rendendo così possibile il trasporto del filmato stesso.

 

Normalmente si può scegliere tra molteplici codec (algoritmi di compressione)uno di questi è il cinepack.

 

Regolando opportunamente il fattore di compressione al 75% della qualità si ottiene,in fase di salvataggio,un file video di qualità più che soddisfacente e con dimensioni più che contenute.

 

Naturalmente la compressione del filmato richiederà un tempo proporzionale alle prestazioni del sistema:un pentium eseguirà la compressione del filmato in tempi più brevi rispetto ad una macchina 486, quindi per eseguire operazioni del genere è bene orientarsi su macchine del 1° tipo.

 

IX.INTRODUZIONE ALLA TELEMATICA

 

Finora abbiamo visto una panoramica sulle possibilità del PC in ambito multimediale, possibilità molto grandi ed in continua espansione:viene però,ad un certo punto, la necessità di dover trasmettere i dati creati con queste periferiche o di doverli ricevere. in questo caso si deve ricorrere al supporto della TELEMATICA.

 

La telematica altro non è che l’unione delle TELEcomunicazioni con l’ inforMATICA.

 

Naturalmente i componenti hardware principali,essenziali per collegare un PC con il mondo esterno, sono le porte seriali ed il modem.

 

IX.IL'INTERFACCIAMENTO DEL RS-232 CON IL MODEM

 

In tutti i casi in cui si deve connettere il computer ad un dispositivo di comunicazione, a meno che non si abbia una "scheda dedicata" da mettere all'interno degli slot di espansione del computer, l'utente deve avere a che fare con la cosiddetta porta seriale, che altri non è che la RS-232C (vedi alle pp.45-46, Fig.1 - RS232, da “Tutorial on Data Interface and cables).           Questa sigla altro non vuol dire che Recommended Standard 232 Revision C, ed è uno standard che risale al 1969, con tutte le limitazioni che esso comporta.

 

Di solito queste porte vengono indicate col nome di COM seguite da un numero che le identifica e sono utilizzate per i più svariati usi, principalmente per collegare dispositivi di input quali mouse e digitizer.

 

Nel nostro caso serviranno per gestire il flusso dei dati e per permettere al computer la connessione materiale ad un qualsiasi dispositivo di comunicazione quale ad esempio il modem.

 

La porta,di solito, la si trova in due configurazioni: il connettore a 9 poli e quello grande a 25 poli. In questo caso prendiamo in esame la seconda, che è quella che fa al caso nostro.

 

Normalmente le porte seriali presenti sul PC sono normalmente la COM1 e la COM2, di solito però sono affiancati dalla COM3 e dalla COM4.

 

Non bisogna però essere tratti in inganno dalla presenza di tutte queste porte poiché la loro presenza è subordinata dall'IRQ.

 

L'IRQ altri non è che L'Interrupt Request,ovvero il canale di indirizzamento delle "chiamate" al processore, quindi sarà dato appoggio alla porta che avrà aperto questo canale in quel dato momento.

 

Poichè nel PC le porte COM1 e COM3 sono collegate allo stesso canale,l'IRQ 4, e COM2 con COM4 all'IRQ3, se ne potrà dedurre che se il processore si occupa della COM1,magari collegata ad un digitizer, non potrà far funzionare la COM3 visto che l'IRQ è il medesimo.

 

Nel caso in cui si voglia configurare una scheda modem od un modem esterno di tipo telefonico o radio, si dovrà far attenzione che il suddetto dispositivo sia collegato ad una porta con l'IRQ libero: ovvero lo si collegherà,ad esempio,alla COM2 che ha IRQ3 facendo attenzione che non vi sia nulla collegato alla COM4.

 

Come si può vedere (vedi figura sottostante) i piedini di questo connettore, inviano dei precisi segnali che dovranno essere poi indirizzati attraverso il cavo di collegamento al dispositivo che provvederà alla loro trasmissione.

 

 
This a DTE port as on the back of a PC Com Port - 
EIA-574 RS-232/V.24 pin out on a DB-9 pin 
used for Asynchronous Data

9 pin.jpg (13906 bytes)

9 PIN PIN OUT.GIF (33246 bytes)

 

(Fig.1 - RS232da “Tutorial on Data Interface and cables)

 

 

 

 

Innanzitutto il pin 2,siglato TxD o più semplicemente TD, è quello che viene utilizzato per l'uscita dei dati dal computer, ovvero per la loro trasmissione. Viceversa il piedino 3 o RxD o anche RD è sempre utilizzato per i dati in ingresso al computer.

 

Quindi se da un estremo della catena di comunicazione un computer invia i propri dati sul piedino 2, all'altro estremo il computer ricevente vede arrivare in ingresso i suddetti sul piedino 3. Il pin 22 viene chiamato Ring Indicator, ovvero indicatore di squillo telefonico ed è attivato dal modem quando questi riconosce la chiamata telefonica proveniente da un eventuale elaboratore remoto.

 

Questo segnale viene inviato all'elaboratore associato indicandogli che così c'è una richiesta di collegamento. L'elaboratore, se in quell'istante è pronto, invia al proprio modem una risposta, che l'interfaccia RS 232 prevede sotto forma di un segnale sul piedino 20 chiamato DTR ovvero Data Terminal Ready, o terminale pronto.

 

Da quel momento il modem viene per così dire "autorizzato" a ricevere dati;un' eventuale risposta negativa al computer remoto non attiva il segnale DTR e questo determina una condizione di timing out, ovvero di non sincronizzazione.

 

Quando la linea di comunicazione è pronta da entrambe le parti, entrambi i modem inviano al DTE un segnale su un ulteriore piedino,in questo caso il 6,definito DSR, Data Set Ready, o modem pronto.

 

Nel collegamento vero e proprio,attraverso la linea telefonica, vengono poi attivati ulteriori pin:il primo da considerarsi è il numero 4 o RTS (Request To Send). Questi permetterà al modem di inviare lungo la linea telefonica un segnale per tenerla occupata, segnale che viene riconosciuto dal modem corrispondente, il quale attiva il proprio pin 8 detto DCD, ovvero riconoscimento di portante,Data Carrier Detect (chiamato nelle specifiche RS 232, con il nome di Line Signal Detector).

 

Quando il DCE occupa la linea su richiesta del DTE, dopo un minimo ritardo invia a quest' ultimo il segnale CTS, pronto all'invio (Clear To Send), sul pin 5.

 

Il segnale RTS ed il segnale CTS rimangono attivi e così avviene anche sull'altro capo della linea.

 

In questo modo la linea può ricevere e trasmettere dati contemporaneamente, essendo entrambi i DTE e i DCE ai capi della linea pronto sia in ricezione che in trasmissione (Full Duplex).

 

IX.II.CHE COS’E’ IL MODEM

 

Il primo dispositivo che è stato ideato appositamente per interfacciare il Computer con la linea telefonica è il modem.

 

Questa sigla indica l'unione di 2 parole,modulatore e demodulatore, ed utilizza come mezzo di trasporto dei dati il comune doppino che è presente nella quasi totalità delle linee telefoniche commutate;a questo più di recente vi si sta affiancando, la fibra ottica utilizzata nelle nuove reti numeriche e nelle linee dedicate al traffico modem di recente concezione.

 

Ritornando al discorso iniziale, viene il problema del collegamento "reale" del computer con il modem.

 

Innanzitutto entra in gioco la RS 232 di cui abbiamo parlato sopra, che è in definitiva la porta di transito dei dati dal computer al modem;per maggior coerenza tecnica identificheremo con la sigla DTE (Data Terminal Equipment) il computer e con DCE (Data Communication Equipment) il modem. (Alle pp.46-47 è riportato un grafico di questo apparecchio).

 

Il DCE è quindi da intendersi una specie di braccio destro,dell'apparecchiatura DTE, per trasmettere i dati a lunghe distanze.

 

I modem più diffusi che vengono utilizzati per i PC sono quelli utilizzanti lo standard Hayes.

 

Questo standard è stato il primo in assoluto a rendere "autonomi" i modem,almeno in alcune funzioni;Hayes Smartmodem (che significa proprio modem intelligente), è il pioniere di tale standardizzazione nel settore di queste periferiche e la quasi totalità dei modem prodotti utilizza questo tipo di funzionamento nella codifica delle informazioni.

 

Un modem in standard Hayes è sempre in uno di 2 stati funzionali:nel modo comandi (command mode)o nel modo on-line (data mode):

 

  • Il primo permette l'invio dei comandi dalla tastiera o da programma (per esempio da un file comandi memorizzato su di un dischetto o su un HD).
  • Il secondo stato invece è quello tipico in cui si trova il modem durante la comunicazione vera e propria.

 

Nel modo comandi si possono inviare al modem delle sequenze di comandi di lunghezza massima di 40 caratteri per ogni linea, che vengono interpretate dal modem, al ricevimento, come un ritorno-carrello.

 

I comandi sono delle sequenze precedute da lettere AT (ATtention Code).

 

Inoltre,sono disponibili diversi comandi che svolgono funzioni attive direttamente sulla comunicazione o sulla predisposizione del modem a determinati parametri di funzionamento interno. Da qualche anno,è stato introdotto un'ulteriore standard l'MNP (Microcom Networking Protocol) di correzione e compressione dati,oltretutto i comandi sono stati notevolmente ampliati per permettere una diversa configurazione interna del modem secondo le esigenze.

 

Inoltre,da alcuni anni sulla stessa scheda del modem, viene a trovare posto anche il modulo FAX, integrando così funzioni di posta elettronica oltre a quelle già citate di comunicazione.

 

A questo punto viene lecito chiedersi come trasmetta il modem sulle comuni linee telefoniche, nel nostro caso dovremo prendere in considerazione il metodo di trasmissione asincrona, ovvero la trasmissione dei dati seriali senza che le apparecchiature siano tra loro perfettamente sincronizzate secondo un tempo scandito opportunamente.

 

Non essendoci sincronizzazione tra i 2 computer, il trasmittente dovrà però inviare qualche informazione in più al corrispondente, ovvero quando inizia il dato e quando finisce, con la possibilità di rilevare se ci sono stati errori di trasmissione.

 

In questo caso entrano in gioco l'uso dei bit di start, di stop e di parità:

 

  • il bit di start indica l'arrivo di un dato, in quale è composto da 7 o 8 bit;
  • il bit di stop indica la fine del dato e può essere costituito anche da più bit (generalmente 1 o 2 bit);
  • Il bit di parità è invece di per sé un bit di controllo degli errori: viene posto uguale a 1 se il numero di bit a 1 del dato è dispari, mentre viene posto a zero se il numero dei bit a 1 presenti nel dato è già pari.

 

 

Nei collegamenti di parlerà di parità pari(Even), dispari (Odd) o nessuna parità (none), con riferimento a quanto detto in precedenza.

 

Un altro parametro da prendere in conto è la velocità con cui il modem trasmette, ovvero la velocità di trasmissione dei pacchetti di bit, si parlerà di numero di bit trasmessi in un secondo.

 

Abbreviando,si parlerà di bps (bit per secondo) il cui equivalente è il baud.

 

La velocità che i modem possono raggiungere sono dell'ordine dei 14.400 baud (di recente anche a 28000) sulla linea telefonica commutata e valori decisamente superiori per quelle dedicate.

 

A livello di reti dedicate si è inoltre arrivati sul semplice doppino telefonico a sfiorare i 20 Mbit al secondo, in pratica la velocità ideale per la multimedialità interattiva: naturalmente il rovescio della medaglia risiede sempre nel costo di installazione delle linee che rende alla fin fine non ancora accessibile all'utenza un canale così potente.

 

IX.III.CON CHI CI SI PUO’ COLLEGARE ?

 

Avendo a disposizione un modem, il computer,ed un adeguato programma di comunicazione,viene il problema di dove collegarsi.

 

Innanzitutto si deve vedere a quale rete siamo materialmente collegati: nel nostro caso è la normale rete telefonica commutata.

 

Su questa rete sono disponibili,componendo un normale numero telefonico, le cosiddette BBS (Bulletin Board System) che sarebbero in definitiva le cosiddette "banche dati".

 

Normalmente i servizi offerti sono quasi sempre gratuiti,eccetto alcune aree files che sono ad accesso regolato tramite canone di abbonamento che l'utente deve aver stipulato in precedenza per l'accesso presso quelle aree.

 

Ci sono inoltre BBS specializzate in un determinato campo che sono On line solo se l'utente è abbonato (es.MC Link).

 

A livello di costi si può dire che,eccetto il costo della normale tariffa telefonica, non vi sono altri costi da sostenere per l'uso della linea.

 

         Inoltre le BBS danno ulteriori servizi all'utente, uno dei quali è l'accesso alle reti FIDONET e INTERNET.

 

La prima si appoggia quasi totalmente sulla rete telefonica normale, la seconda invece ha un vero e proprio percorso riservato e distinto dalla rete.

 

Queste reti telematiche hanno estensione a livello mondiale, attraverso dei punti di immissione detti nodi l' utente può collegarsi per entrare in rete: ogni nodo ha il suo indirizzo ed è composto da una serie di numeri che identificano il continente, lo stato, fino ad una determinata città.

 

I servizi che offre sono similari a quelli delle BBS, a differenza che qui si è in collegamento in tutto il mondo.

 

All'atto pratico molte BBS sono i nodi della rete Fidonet e di quella Internet.

 

In entrambi i casi per usufruire di queste reti si deve pagare un canone: nel caso della rete fidonet i costi sono più contenuti (al di sotto delle centomila lire all'anno), per la rete Internet invece i costi lievitano vertiginosamente (da un minimo di 300.000 lire a qualche milione di lire) a seconda dei servizi di cui si vuole usufruire.

 

I costi telefonici per i collegamenti sono assimilabili alle normali tariffe telefoniche, quindi sarebbe più opportuno avere un accesso al nodo più vicino possibile al proprio domicilio (nella propria città ad esempio) per non avere dei costi elevati derivanti dalle tariffe di teleselezione.

 

Inoltre, per avere il minor numero di disturbi possibili sulla linea è preferibile fare i collegamenti in orari festivi e/o serali, così si evitano perdite di tempo derivanti da errori di trasmissione delle informazioni.

 

Diciamo che come servizio, quello più diffuso, è quello della posta elettronica[6].

 

Essenzialmente esso consiste nell'avere presso una BBS il cosiddetto POINT, ovvero la casella postale elettronica.

 

Normalmente le BBS dispongono di numerose aree messaggi: hardware, software, sistemi operativi, linguaggi, fino ad arrivare a BBS specializzate in un dato settore: fantascienza, modellismo, telecomunicazioni, etc.

 

Per collegarsi alla propria casella postale elettronica di solito si usano dei programmi appositi che a differenza dei normali programmi di comunicazione, provvedono al carico e scarico, in automatico, della posta in arrivo.

 

IX.IV.COME FUNZIONA FIDONET ?

 

Di norma l'accesso ad un nodo fidonet non comporta notevoli difficoltà dal punto di vista pratico, esso è assimilabile al normale collegamento telefonico ad una BBS, solo che cambiano i parametri di collegamento.

 

Innanzitutto, per poter usufruire di questo servizio bisogna dotarsi di software appositi, i cosiddetti Off Line Reader (Lettori fuori linea), che permettono la consultazione di tutta la posta in arrivo.

 

Il perché di questa scelta è presto detto:a mmettiamo di avere accesso a circa 1 Megabyte di posta (circa 1000 messaggi), il tempo per poterli consultare sarebbe a dir poco notevole e notevole sarebbe anche la bolletta telefonica alla fine di questa sessione di collegamento.

 

Il programma in questione ha la capacità di ricreare sul proprio elaboratore una sorta di "specchio" del nodo a cui si ci collega: l' utente in fase di installazione del programma decide le aree dalle quali vuole ricevere la corrispondenza e alle quali, poi, invierà la sua posta.

 

Ciò determina a livello software,la creazione delle directory corrispondenti sul disco fisso,ed in cui verranno posti i messaggi di volta in volta.

 

Per fare un esempio se vogliamo collegare le aree di messaggi Cartoni, Musica, Chat e Cinema,lo dovremo specificare in fase di installazione del programma. Quest'ultimo provvederà alla creazione di directory chiamate rispettivamente: Cartoni.ita,Musica.ita, Chat.ita e Cinema.ita e comunicherà questa creazione al nodo, al primo collegamento eseguito con queste impostazioni,che provvederà la volta successiva a scaricare la posta in queste aree.

 

L'estensione .ITA definisce il limite entro il quale l'area è abilitata a ricevere la corrispondenza (in questo caso l'Italia), per altre aree (per corrispondenza estera) si dovrà far ricorso a programmi più adatti come ad esempio Maximus, che permette l'acceso alle aree internazionali (dove si trova corrispondenza in inglese).

 

Tra i molti programmi adatti ad espletare un servizio di questo genere, possiamo annoverare: Maximus, Blue wave, Terminate.

 

Nel nostro caso faremo ricorso a quest' ultimo.

 

Nel settaggio del programma si devono definire innanzitutto 2 parametri:

 

  1. il numero telefonico a cui ci si deve collegare
  2. L'identificativo del nodo e del proprio point.

 

 

 

Nel nostro caso il numero telefonico è 02 48017350, mentre il nome del proprio nodo è 2:331/322.16.

 

I primi 2 gruppi di cifre identificano come nodo una certa zona di Milano, l'ultimo numero dopo il punto,indica il numero di point che si possiede presso quel point.

 

Di norma il point viene assegnato dal sysop del nodo (ovvero dal responsabile della BBS) dopo aver definito le proprie generalità ed aver stipulato un abbonamento (di modesta entità, stimabile sulle 50-60.000 lire) presso questo nodo.

 

Il costo del servizio è purtroppo causato dal mezzo stesso con il quale la nostra posta viaggia:la linea telefonica.

 

Infatti la metodologia di trasmissione della posta prevede l'invio di quest'ultima al nodo più vicino, che successivamente la invierà a quello adiacente ad esso e così via.

 

Nel nostro caso un nodo (quello di Milano), invierà la sua posta ad un altro nodo (quello di Como) il quale poi la ritrasmetterà ad una altro nodo (quello di Bergamo).

 

Il risultato è che per l'invio della posta si effettuano delle interurbane, con tutti i costi che ne conseguono. E' quindi normale che l'invio della posta da un nodo ad un altro (forwarding) avvenga nelle ore notturne, riducendo l'aggravio dei costi.

 

Inoltre, altra caratteristica dei programmi di posta elettronica è la compressione dei dati: infatti appositi programmi di compressione (come il pkzip) e di decompressione (come l'arj) aiutano a ridurre la mole dei dati da inviare,riducendo i tempi di collegamento per l' invio della posta.

 

Essenzialmente una sessione di collegamento per l'uso del servizio di posta elettronica si suddivide in 5 fasi:

 

  1. Connessione: in questa fase viene stabilito il collegamento  tra  l'utente ed  il nodo, immediatamente avviene il riconoscimento (praticamente automatico) dell' utente del Point da parte del nodo, dopo che questi ha dato il suo identificativo e la sua password;
  2. Trasmissione (posta in partenza): dal proprio computer parte la corrispondenza verso il nodo,naturalmente prima che questa sia spedita il Mail Editor avrà provveduto a compattarla in "pacchetti" pronti alla trasmissione;
  3. Ricezione (posta in arrivo): il nodo inizia la trasmissione della posta, generalmente questa operazione richiede diversi minuti ed è correlata al numero di aree collegate ed alla frequenza con la quale si scarica la posta. (Alla fine di questo processo il sistema effettuerà il logoff (scollegamento) in maniera automatica);

 

  1. 4.Editing (decompattazione della posta):i "pacchetti" contenenti le informazioni sono in formato compresso, la loro decompattazione avviene in maniera sequenziale, l' ordine va sempre dal pacchetto più vecchio a quello più nuovo. (In seguito, dopo aver estratto tutti i file in formato testo,vengono indirizzati alle varie aree presenti sul disco);
  2. 5.Riordino: il processo di decompattazione, il mail editor del programma di point,     effettua un riordino in base a 2 parametri (numero massimo di messaggi per area e data di creazione di quest'ultimo. Le aree che hanno superato il limite prefissato (ad esempio, 320 messaggi) devono provvedere alla cancellazione dei messaggi in eccedenza, e subito dopo alla rinumerazione.

  

A questo punto è possibile consultare la posta:e ntrando nel mail editor e selezionando l'area di interesse,a vremo accesso a tutti i messaggi in essa contenuti,e lencati per ordine di data.


 

 

X.CHE COS’E’ INTERNET ?

 

Descrivere il "fenomeno" internet non è cosa facile,visto che alla sua origine vi sono 3 elementi essenziali:

 

  1. 1.che esso è il risultato della ricaduta tecnologica, in ambito civile,di costose ricerche in campo militare per le telecomunicazioni (a causa della guerra fredda);
  2. 2.che, parallelamente, si sononuovi   mezzi di   trasmissione   via cavo ad alta velocità (cavo Coax, fibra ottica) che   garantiscono   un elevato transfer rate (capacità di trasferimento dati);
  3. 3.la diffusione dei personal computer:oggi centinaia di milioni di PC sono installati nel mondo, e quindi, al tasso attuale di sviluppo, si prevedono nuovi milioni di potenziali utenti di questo servizio, con ulteriore riduzione dei costi.

 

           La struttura di questa rete è molto simile ad una ragnatela, il motivo risale proprio nell'origine della rete stessa: l' uso in caso di guerra.

 

Infatti gli studi per una rete di comunicazioni capace di funzionare anche dopo un attacco massiccio, dimostrarono che uno schema di collegamenti a tela di ragno, composta da numerosi nodi, avrebbe potuto resistere alle varie interruzioni delle linee, facendo viaggiare i dati attraverso le linee della maglia più adiacenti al nodo interrotto.

 

Questo è tutt' ora uno dei vantaggi di Internet.

 

Questa rete, studiata dagli USA negli anni '60, era chiamata Arpanet.

 

Successivamente fu abbandonata,sia per i costi elevati,sia per il fatto che i sistemi di trasmissioni dati via satellite risultavano molto meno vulnerabili ed ulteriormente affidabili.

 

Dobbiamo aspettare la seconda metà degli anni '80 per vedere un' altra volta questo tipo di rete: è in questo periodo che viene coniato il termine Internet[7].

 

Diciamo che 3 sono stati gli elementi che ne hanno frenato lo sviluppo in quel periodo:

 

  1. La scarsità di modem ad alta velocità (in quel periodo un modem a 9600 baud era una rarità);
  2. Non esistevano interfacce grafiche per la consultazione dei dati;
  3. e linee telefoniche pubbliche, per il collegamento al nodo, non garantivano affidabilità     nel trasferimento dei dati (interferenze).

 

 

           Con l'inizio degli anni '90, avvengono le innovazioni che porteranno Internet ad essere alla portata di tutti.

 

La più famosa è il WWW (World Wide Web o semplicemente Web).

           Esso è lo strumento che ha rivoluzionato internet, la sua struttura è stata concepita proprio presso il CERN di Ginevra[8] (dove ha sede il laboratorio di Fisica delle particelle) da Tim Berners-Lee (London,1955)[9]: praticamente, tutte le risorse venivano rese accessibili tramite il Web, che possiamo identificare in una nuova forma di editoria elettronica.

 

Questo tipo di software permetteva di rendere Internet più accessibile e farne un' entità organizzata, unendo file ed altri documenti tramite un sistema che altri non è che un ipertesto.

 

I primi programmi di navigazione ipertestuale, non prevedevano che il testo, il che significa che non avevano un'interfaccia utente di tipo grafico (GUI).

 

Con l'avvento dei sistemi di navigazione a base grafica, come Mosaic e Netscape, si è riusciti ad acquisire la possibilità di consultare dei documenti composti da informazioni grafiche ed informazioni testuali.

 

Questi 2 programmi, concepiti per essere utilizzati attraverso l'interfaccia grafica di Windows, permettono l'utilizzo del sistema ad icone per l'accesso e la consultazione dei dati.

 

Ulteriore caratteristica dei browser di questo tipo, è la possibilità di poter accedere anche a dati di tipo multimediale, come ad esempio suoni o filmati, che possono essere utilizzati nel corso della sessione di collegamento o "scaricati" in un secondo tempo.

 

X.I.COLLEGARSI AD INTERNET

 

Finora si è parlato in linee teoriche di Internet, vediamo ora di che cosa ci si deve dotare ed a chi ci si deve rivolgere per usufruire di questo servizio.

 

Innanzitutto ci si deve dotare di un hardware che garantisca delle prestazioni ottimali durante le sessioni di collegamento, nel nostro caso i requisiti minimi sono un computer equipaggiato con un processore 80486 DX33 e 8 Megabyte di RAM.

 

Come porte seriali,sono consigliate quelle con l'integrato 16550 (ad alta velocità) e come modem il minimo è un 14400 baud.

 

Inoltre, per una fruizione corretta delle immagini in arrivo, ci si deve dotare di una scheda grafica in grado di visualizzare un risoluzione di 640x480 pixel a 16 milioni di colori.

 

Naturalmente questi sono valori minimi:l'optimum sarebbe un computer con più RAM (12 o 16 Megabyte), con un processore decisamente superiore(486 a 100 MHz) e con un modem a 28800 Baud.

 

Una volta che si è definito l'hardware di cui ci si deve dotare, viene spontanea la domanda: dove mi collego?

 

La risposta è semplice, ad un Service Provider.

 

Il Service Provider altri non è che il fornitore dei servizi, ovvero un'organizzazione che fornisce accessi a pagamento ad internet a livello internazionale,nazionale, regionale e locale e secondo diversi metodi quali accessi dedicati (dedicated access) ad alta velocità per organizzazioni e grandi reti locali,IP (Internet Protocol) commutato (dialup IP)e accesso commutato (dialup access) per utenti di personal computer.

 

        Trovato il Service Provider,possibilmente nella propria città,il problema seguente è: quale software debbo utilizzare?

         La risposta non è univoca, poiché non c'è un unico sistema operativo, né un solo tipo di programma.

 

        Nel nostro caso prendiamo in considerazione di avere Windows 3.11, quindi il pacchetto software da prendere in considerazione è quello composto da Trumpet Winsock, Netscape ed Eudora.

 

Il primo sarebbe il programma vero e proprio di collegamento, il secondo il navigatore ipertestuale, ed il terzo il programma di posta elettronica.

 

Per poter effettuare un collegamento si devono impostare i parametri del primo.

 

Selezionando l' icona del programma,Winsock per l'appunto, viene aperta la finestra del programma ed il menù a finestre risulta essere disponibile all'utente. Innanzitutto si selezionerà File e quindi la voce setup. Dopo aver fatto ciò,si devono impostare le voci che ci interessano.

 

Innanzitutto, le opzioni IP adress,Name server, Time server, abilitano gli indirizzi numerici di protocollo assegnati dal proprio fornitore di servizi.

 

L'opzione Slip Port seleziona la porta Com alla quale fisicamente collegheremo il nostro modem.

 

L'opzione Baud rate, regola, invece, l'effettivo transfer rate della nostra porta com con il modem.

 

Inoltre, si dovrà selezionare l'opzione PPP (Port to Port Protocol) che permette al computer collegato ad internet di apparire come se fosse una porta Ethernet della rete locale.

 

In tal modo si stabilisce un collegamento internet temporaneo ma diretto, in cui i pacchetti (packet) di dati possono viaggiare direttamente eliminando l' intermediazione di minicomputer o mainframe in funzione di host computer.

 

Questo protocollo inoltre, essendo più recente dello SLIP (Serial Line Interface Protocol), permette una maggiore compressione dei dati ed una migliore correzione degli errori.

 

In seguito di dovranno settare la Password e il login (nominativo di accesso).

 

Alla successiva sessione di apertura di Winsock, il sistema sarà pronto per il primo collegamento. Selezionando Login, il sistema chiederà prima il numero telefonico del nodo internet, poi il login ed infine la password.

 

Questa procedura viene eseguita solo la prima volta e resterà implementata sempre nel programma. Le volte successive sarà necessario eseguire solo il comando login, che funzionerà in forma automatica.

 

Eseguito il programma Winsock, si può passare alla "navigazione" vera e propria di Internet avviando il programma Netscape.

 

Questo programma, appena lanciato, si collega alla pagina web del fornitore di servizi, nel nostro caso www.bielnet.it.

 

Naturalmente nella barra comandi verrà visualizzato il comando nella sua sintassi corretta:

 

          http://www.bielnet.it/

 

HTTP significa Hyper Text Transport Protocol, ed è il protocollo che permette la navigazione ipertestuale, esso ci permette di connetterci al nodo e di poterlo utilizzare, la sigla www identifica la funzione web mentre l'estensione it indica la nazionalità del nodo (Italia).

 

Utilizzando la pagina scritta in HTML (Hyper Text Markup Language=linguaggio per la descrizione degli ipertesti), risulta semplice e di facile intuizione l' utilizzo delle risorse: ad ogni icona corrisponde un servizio, una pagina oppure un file.

 

In questo caso la descrizione di una pagina html è inutile poiché la frequenza di aggiornamento della stessa è imprevedibile e dettata da molteplici fattori (aggiornamenti del sito web, cambio di gestione, nuove pagine html associate, etc).

 

Uno dei servizi che ogni Web offre è l'accesso ai database URL (Universal Resource Locator) che indicano dove trovare ulteriori risorse remote associate a pagine Web, risorse che possono essere anche siti di tipo FTP (File Transfer Protocol) ovvero banche dati.

 

Tra i database URL possiamo annoverare: Webcrabler, Lycos, Yahoo, Altavista, Excite.

 

Se poi si è interessati ai gruppi di discussione, dovremo vedere il sistema di bacheca elettronica Usenet.

 

Questo servizio è paragonabile a quello che abbiamo visto in Fidonet, solo che la vastità dei gruppi di discussione (più di 5000) ed il fatto che non vi sono limiti territoriali (tutto il mondo) rende questo servizio molto interessante.

 

La rete è progettata in modo che un messaggio inviato a un gruppo di un sistema si propaghi attraverso la rete raggiungendo alla fine ogni macchina collegata. Pur essendo propriamente distinta da internet, può essere raggiunta da quasi tutti i fornitori di servizi (service provider) di Internet, tanto da essere considerata parte integrante.

 

Infine troviamo il programma Eudora.

 

Questo programma permette l' invio e la ricezione della posta elettronica, naturalmente si dovrà avere una propria casella postale (ad esempio, un indirizzo può essere Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) in cui ricevere la posta e ci si dovrà ricordare, ad ogni collegamento, di "scaricare" la posta in essa contenuta (un po’ come Fidonet).

 

Finora è stato descritto come collegarsi con il Windows 3.11, in Windows ‘95 la procedura è similare nei contenuti ma differente nella forma.

 

Innanzitutto occorre aver configurato l’accesso remoto: la procedura in questione non è molto semplice, ma attualmente, tutti i service provider tendono a fornire delle chiare istruzioni per la configurazione dell’accesso. Naturalmente la configurazione del browser è necessaria come nel Windows 3.11.

 

Nel nostro caso useremo Netscape Communicator 4, l’ultima versione del Netscape dotata anche di un editor in linea nel formato HTML. Il Netscape Communicator, al suo avvio, lancia la finestra di connessione ed automaticamente il nostro browser, avendo conferma dell’accesso, inizia la sua navigazione.

 

Come le versioni precedenti il programma dispone di un Bookmark (taccuino) dove elencare gli indirizzi più interessanti ai quali ci si vuole collegare, di un lettore di newsgroup (conferenze messaggi), e di un modulo per la posta elettronica.

 

La peculiarità più vistosa, come ho già precedentemente accennato, è la presenza di un editor di pagine html, con il quale ci si può cimentare nella creazione di pagine web da provare subito con il browser in questione.

 

 


 

 

BIBLIOGRAFIA

  

Tutti gli argomenti sopra esposti sono stati da me trattati nelle dispense, nei libri e nella comunicazione scientifica di cui sono autore e che riporto qui di seguito:

 

 

 

  • Zamprotta Luigi (1990), Influenza del CAD-CAM sull’organizzazione del lavoro, (Tesi per l’ Attestato di Specializzazione di Tecnico di Processo, Istituto IAL, Novara);
  • Zamprotta Luigi (1992), Un’esperienza di organizzazione aziendale secondo le nuove tecnologie, in Introduzione culturale allo studio delle nuove tecnologie, a cura di Zamprotta Italo et alii, Libreria Vittorio Giovannacci, Biella
  • Zamprotta Luigi (1993), La qualité comme philosophie de la production. Interaction avec l’ergonomie et Perspectives futures, Mémoire de Maîtrise ès Sciences Appliquées-Informatique, Bruxelles, published by TIU Press, Independence, MO, USA, ISBN 0-89698-452-9 and at Library of Congress, Washington N.94-60267; 
  • Zamprotta Luigi (1994), Elementi di Telecomunicazioni, in Corso di Metodologie e Tecnologie della comunicazione multimediale, I, UPB, Biella; 
  • Zamprotta Luigi (1995), Elementi di Telecomunicazioni, in Corso di Metodologie e Tecnologie della comunicazione multimediale, II, UPB, Biella; 
  • Zamprotta Luigi (1996), Introduzione all’Informatica di base, Istituto Texilia, Biella;
  • Zamprotta Luigi (1996), Introduzione all’ Informatica di base-MS DOS e Windows,UPB, Biella; 
  • Zamprotta Luigi (1997), Lezioni di Telecomunicazioni e Telematica, UPB, Biella;
  • Zamprotta Luigi (1998), Lezioni di Tecnologie multimediali per la didattica, IPSSAR, Trivero 
  • Zamprotta Luigi (1998), Java et Network Computing impliqués dans l’Etude du Patrimoine culturel, en Annales scientifiques, pp.317-320, comunicazione scientifica, Symposium de “Sciences, Art et Technique de l’ Evaluation et Restauration du Patrimoine culturel”, Université Alexandru Ioan Cuza, Iasi, Roumanie, ISSN 1221-5333
  • Zamprotta Luigi (1999), StarGates. Java e Network Computing, in Informatica sociale, ANIPA, Roma, febbraio.

 

 

 



[1] Fisico, inventore e imprenditore italiano (Padova, 1941).

[2]  Ted Turner (Cincinnati, 1938), imprenditore USA ,fondatore di CNN.

[3]  Adam Osborne  (1939-2003), editore, scrittore  e informatico inglese.

[4]  Bill Gates (Seattle, 1955), imprenditore e programmatore e informatico statunitense.

[5]  Tim Berners-Lee  (Londra. 1955),informatico britannico, coinventore con Robert Caillau del www-World Wide Web.

[6]La sua nascita risale al 1971, quando Ray Tomlinson (1941), programmatore americano,  installò su ARPANET un sistema in grado di scambiare messaggi fra le varie università, ma chi ne ha realmente definito il funzionamento fu Jonathan B. Postel (1943-98), informatico americano.

[7]  Internet è una parola inglese derivante dall’unione di due termini: la preposizione “inter” di origine latina, che significa “tra” o “fra”, e il sostantivo inglese “net” che significa rete.

[8]   CERN, ossia European Organization for Nuclear Research, cioè Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare,

creata il 29 settembre 1954 da 12 stati membri, tra cui l’Italia.

[9]  Nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee (London,1955) definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), un sistema che permette una lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti, saltando da un punto all'altro mediante l'utilizzo di rimandi (link o, più propriamente, hyperlink). Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993. Esso rivoluzionò profondamente il modo di effettuare le ricerche e di comunicare in rete. Nacque così il World Wide Web. In particolare, il 6 agosto 1991 Berners-Lee pubblicò il primo sito web al mondo, presso il CERN.

 

 

 

 

Considerazioni sul Padre Nostro e sul Discorso del pane di vita

 

di

 

Italo Zamprotta


 

I.Il Padre Nostro (Mt 6,9-13).

 

Questa preghiera, insegnataci da Gesù Nazareno, ci accompagna dalla prima infanzia fino alla morte. Insegnataci dai nostri genitori, che rappresentano Dio ("onora il padre e la madre", quarta delle "dieci parole", i cosiddetti “comandamenti”), rappresenta il trait-d'union tra i doveri verso Dio e i doveri verso gli uomini).

 

Questa preghiera riecheggia il Qaddish ebraico, ancora recitato dagli Israeliti, ovviamente attualizzato da Gesù che gli diede un nuovo spirito, un nuovo e più dinamico significato[1].

Si può affermare che il Padre nostro contiene in nuce tutto il messaggio di Gesù: rappresenta un conciso compendio del suo insegnamento, semplice e pregnante, che non si lascia strumentalizzare dalle inutili disquisizioni e futili argomentazioni degli "studiosi".

Come qualsiasi altra parte della Sacra Scrittura, anche il Padre nostro risente di interpretazioni e traduzioni inesatte e infedeli che stravolgono il senso dell'insegnamento di Gesù e ci consegnano la Parola artefatta, cioè secondo "gli insegnamenti degli uomini", proprio come era stato stigmatizzato da Gesù (Mt 15, 6-9; Mc 7, 6-9), riecheggiando Isaia 29,13.

Pertanto, innanzi tutto, intendo riproporre il testo originale greco e la mia modesta traduzione di uomo della strada che, però, in questo caso, segue la sua strada senza lasciarsi condizionare dalle altrui traduzioni e interpretazioni.Delle due versioni tramandateci dai Vangeli, Mt 6,9-13 e Lc 11,2-4, viene qui di seguito riportata la prima versione, in originale greco, che è diventata di uso quotidiano nel Cristianesimo:

Testo originale greco del Padre Nostro

9 Οτως ον προσεχεσθε μες ·  

Πτερ μν ν τος ορανος, γιασθτω τνομ σου ·

10 λθτω βασιλεα σου · γενηθτω τ θλημ σου,

ς ν οραν καπ τς γς.

11 τν ρτον μν τν πιοσιον δς μν σμερον·

12 καὶἄφες μν τὰὀφειλματα μν,

ς καὶἡμες φεμεν τος φειλταις μν·

13 κα μ εσενγκς μς ες πειρασμν, λλὰῥῦσαι μς π το πονηρο.

(τι σοῦἐστιν βασιλεα καὶἡ δναμις κα δξα ες τος αἰῶνας · μν).

         

Ora di seguito do la mia traduzione, riportando in grassetto le variazioni apportate:

Voi dunque pregate così:

Padre nostro, quello nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà,

come in cielo anche sulla terra.

Dacci adesso il nostro pane di vita (ovvero necessario alla vita),

perdona a noi le nostre colpe,

come anche noi le perdoniamo a coloro che ci offendono

e non esporci alla prova (ovvero non metterci alla prova)

ma liberaci dal maligno.

(Tuo è il Regno,la potenza e la gloria nei secoli dei secoli.

Amen).

(L’ultimo versetto[2], riportato tra parentesi in greco e in italiano, non si trova nelle più antiche versioni e non fa quindi parte del testo propriamente detto. Infatti il Nestle-Aland[3] lo riporta soltanto in nota ed altrettanto fa il The Greek New Testament[4]. Pertanto, mi asterrò dal commentarlo).

Adesso formulerò una analisi ermeneutica e fornirò una esegesi dei versetti e dei termini che ho tradotto in maniera diversa da quella tradizionale.

La traduzione corrente da sempre recita "che sei nei cieli": trattasi di una traduzione imprecisa. Infatti, "o" è – a mio modesto avviso - il vecchio pronome dimostrativo, non relativo, e va tradotto con "quello".[5]

A sostegno della mia tesi soccorre lo stesso testo mattaico, che più volte parla del Padre che è nei cieli (7,11;10:32,33), per esempio, al cap.23, versetto 9, dice:"…εςγάρστινμνπατροράνιος:, che vuol dire:"...infatti uno è il Padre vostro, quello celeste...".

Infatti, una antica variante, riportata dal Blass[6], fa chiaramente intendere che "o" è pronome dimostrativo, perchè al posto di "οράνιος riporta "ντοςορανος", tradotto "quello nei cieli"! Quindi, non si capisce perché nel Padre Nostro si debba tradurre diversamente.

Ovviamente tutto ciò è chiaro solo per chi vuole la chiarezza.

La Sacra Scrittura più volte ci parla del padre terreno dell'umanità, Satana (Gv 8,44;1Gv 3,8).

L' umanità ha due padri: "quello nei cieli", e quello in terra, al quale è sottoposto tutto il dominio materiale: "...queste cose sono mie e le do a chi voglio"! (Lc 4,6).

Il Padre celeste, il Creatore, opera per gradi (a differenza dell'altro, che fa tutto istantaneamente, per impressionare!) ed ha un piano maestro per l'umanità che deve perfezionarsi fino al punto di diventare solo spirito acquisendo il privilegio di essere figli di Dio.

A quel punto il Piano maestro si concluderà e l'uomo spiritualizzato collaborerà all'incessante dinamica ed evolutiva azione creatrice di Dio.

"Dacci adesso il nostro pane di vita" (cioè necessario alla vita).

Il principio metodologico di lettura e studio della Sacra Scrittura è articolato in quattro diversi livelli, elaborati dalla esegesi rabbinica medioevale, di cui mi servo in questa occasione:   

1.pashut (in aramaico pshat), cioè proposto (chiamato anche senso letterale o storico);    

2.remez, accenno, allusione, rimando (ci si serve di associazioni e confronti con altri testi);     

3.darash, ricerca del senso morale del contesto: ci ricorda le favole di Esopo, cioè il famoso " μθος δηλο ", "il racconto vuole dimostrare che", "il fatto insegna che";   

4.sod, mistero ,è il livello profondo e nascosto, quello esoterico.

I quattro livelli vengono distinti con le loro consonanti iniziali PRDS, che vocalizzate dànno il termine ebraico PaRDeS, mutuato dal persiano paraideza, per significare giardino, da cui il termine paradiso, col quale si è voluto chiamare il luogo, o meglio lo status, di beatitudine e di grazia per i giusti.

Infatti, secondo l'esegesi rabbinica[7], che ha elaborato questo principio metodologico, chi comprende e oltrepassa questi quattro livelli di conoscenza e intellezione nello studio della Sacra Scrittura conquista automaticamente il Paradiso, cioè la suprema e vera conoscenza e il relativo livello spirituale.

Allora il "dacci oggi il nostro pane di vita" (o necessario alla vita) può assumere due significati: uno materiale e uno spirituale.

Per il materiale è pacifico che si riferisca al pane quotidiano della preghiera tradizionale, necessario per il sostentamento fisico; ma una preghiera non si può ridurre solo a questo, giacchè il pregare è l'unico modo che ha l'essere umano per mettersi in contatto col trascendente, con lo spirituale, con Dio.

E a Dio non si può, e non si deve, chiedere soltanto il sostentamento fisico, ma soprattutto quello spirituale (Mt 6,33:"...poi le altre cose vi saranno date in soprappiù"!)

La traduzione "pane quotidiano" ci viene dal latino; ma Gerolamo, dimorando in Palestina nel periodo in cui tradusse la Sacra Scrittura, tradusse giustamente "supersubstantialem" in Matteo (mentre in Luca tradusse "cotidianum", poi divenuto "quotidianum"), cioè "superessenziale" o "soprasostanziale", il che non può riferirsi al materiale pane quotidiano, ma a qualcosa di speciale, fondamentale per l'esistenza dell'uomo. Il termine greco tradotto suonavaπιοσιον (pronuncia epìusion), un vocabolo rarissimo, praticamente sconosciuto in lingua greca, definito in filologia come "hapax legomenon" ("detto una sola volta") ovvero una parola che in un dato corpus di testi o in un autore o in un sistema linguistico ricorre soltanto una volta[8]. Addirittura il grande Orìgène supponeva che il termine fosse stato coniato dai due evangelisti![9]

"Nel capitolo 27, Origene commenta la preghiera del “Padre nostro”, dandone un’interpretazione allegorica, dalla quale traspare comunque una marcata attenzione filologica. In particolare, Origene si domanda con insistenza quale sia il “pane” a cui si fa riferimento nel “Padre nostro”: per rispondere a tale quesito,egli cerca altri passi dei testi sacri nei quali vi sia un aggancio col luogo del “Padre nostro” su cui si vuole far luce. Il risultato origeniano è una lettura spiritualizzante del “Padre nostro”, una lettura nella quale il pane non viene inteso nel suo significato più banale,quello materiale; infatti,secondo Origene, il pane coincide con le opere che il cristiano è chiamato a compiere; si tratta di un pane del quale, come già aveva chiarito Giovanni, bisogna cibarsi in abbondanza poiché, come dirà Paolo, è il “cibo dei perfetti”. L’attenzione del nostro autore si sofferma su un termine problematico che compare nel “Padre nostro”: tale termine è “supersostanziale”, la traduzione del greco epiousion, termine che non viene impiegato da nessun altro autore greco e che è stato probabilmente coniato dagli Evangelisti: forse ciò – ipotizza Origene – si può spiegare tenendo a mente che si tratta di una traduzione in greco di un termine ebraico. Per fare luce su di esso, Origene sposta l’attenzione su un altro luogo (Esodo,19,6) nel quale compare un termine analogo, periousion: esso è impiegato per designare il popolo eletto. Tanto in periousion quanto in epiousion v’è un comune riferimento alla ousìa, parola che alla lettera vuol dire “sostanza” ma che in questo caso significa “Dio”. Alla luce di questa comparazione, il pane di cui si parla nel “Padre nostro” non può essere quello materiale: piuttosto un pane spirituale nutrendoci del quale ci avviciniamo a Dio; come dice Origene, è un pane celeste che ci permette di vincere la morte, è un “cibo per gli angeli” che non deve essere confuso col cibo del demonio. Chiarito il termine “pane”, il nostro autore sofferma l’attenzione sulla parola “oggi”, che è centrale nel “Padre nostro”: essa dev’essere intesa nel senso escatologico di un’anticipazione dei secoli futuri. Origene spiega poi le feste ebraiche e l’impegno quotidiano a cui è chiamato il cristiano"

(dal Corso tenuto dal prof.M.Ravera e dal prof.C.Gianotto nel primo semestre 2005–2006 presso l’Università degli studi di Torino. Appunti presi, scritti e sistematizzati da Diego Fusaro). 

Solo il pane di vita può rispondere a questi requisiti: "Io sono il pane della vita" (Gv 6, 35): pertanto, Gesù, insegnando a pregare, cioè a mettersi a rapporto, in contatto con Dio, ci suggerisce di chiedere Lui stesso in dono, perchè Egli rappresenta la "conditio sine qua non" per avere relazione con Dio, con la dimensione spirituale, di cui Egli è Unico Mediatore sotto il cielo. Rileggersi e meditare il cap.6 di Giovanni è fondamentale a questo proposito, e a questo punto possiamo anche suggerire un'altra più appropriata traduzione: soprannaturale, visto che il pane viene dal cielo, è disceso dal cielo, non è una cosa naturale, ma al di là e al di sopra della natura umana, come lo è il Cristo.

Dio non abbandonò l'uomo, gli diede un corpo fisico ("fece per essi rivestimenti di pelle"), come giustamente intende Origene, e gli indicò che cosa avrebbe dovuto fare per sopravvivere nel mondo che aveva liberamente scelto.

Proibì l'accesso all'albero della vita, altrimenti l'uomo sarebbe vissuto immortale in quella condizione imperfetta.

Infine, che non si possa trattare del mero pane materiale, quello di ogni giorno, può essere inferito anche dal fatto che certamente i redattori degli evangeli, pur non essendo degli scrittori di professione, conoscevano il greco parlato, la cosiddetta koiné. E in greco antico l’aggettivo quotidiano si può dire in due modi che ritroviamo nel Nuovo Testamento: καθημεριν(Atti VI,1) e φημρου (Gc 2,15). Quindi i redattori avrebbero potuto utilizzare uno di questi due termini, come è stato fatto negli altri due libri neotestamentari citati. Invece preferirono usare πιοσιον giacchè il significato da tramandare era un altro. 

Perdona a noi le nostre colpe,come anche noi le perdoniamo a coloro che ci offendono.

Come perdoneremo ai nostri fratelli, così saremo perdonati.

In questa affermazione si compendia non solo tutta la preghiera del Padre Nostro,ma tutto l’insegnamento di Gesù di Nazareth.

Infatti, già in precedenza all’uomo è stato lanciato questo messaggio che il Cristo attualizza, lo troviamo in Siracide 28,2-4:

Perdona l'offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l'uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?

 

Si tratta di un passaggio fondamentale nella vita non solo del cristiano, ma di qualunque uomo. In difetto, non vi è possibilità di salvezza.

 

E non esporci alla prova.

La Sacra Scrittura è piena di questi esempi, e lo stesso Gesù non ne fu esente (tentazioni nel deserto). Ma ricordiamo la celebre messa alla prova di Abrahamo, a cui fu chiesto di sacrificare il proprio erede Isacco. Ricordiamo le prove a cui fu sottoposto Giobbe, e potremmo continuare.

Queste prove servono per saggiare l’uomo, e diventano poi una specie di vaccinazione contro le cosiddette tentazioni. Infatti dopo, quando si sono superate le prove, nessuna tentazione materiale sarà più capace di intaccare lo spirito dell’uomo.

"Ma liberaci dal maligno"

Cioè essere fortificati per resistere agli attacchi di una entità per ora più forte e potente dell'umanità, destinata a schiacciargli il capo, a sconfiggerlo, a scalzarlo.

La forza per resistere può venire solo da Dio, al quale va chiesta incessantemente come "Pane di vita", perchè è solo Lui in grado di condurre l'umanità alla vittoria usando la sua spada roteante a doppio taglio (“la parola di Dio è più tagliente di una spada a doppio taglio” (Eb 4, 12), la spada che vediamo all'ingresso del giardino in mano ai cherubini (Gn 3,24) e in seguito in mano sua per fare giustizia di ogni iniquità umana e cosmica (Ap 1,16 e 2,16).

Ma il Padre nostro non si riesce a spiegarlo compiutamente senza fare riferimento a un altro importante passo della Sacra Scrittura, riportato in Gv 6,22-59.

II.Il Discorso del pane di vita (Gv 6,22-59).

 

 

 

Infatti, mettendo in pratica il metodo utilizzato da un altro mio maestro, Herbert W. Armastrong[10], il quale era convinto che la Sacra Scrittura chiarisce se stessa: basta investigare e si troveranno le spiegazioni di un passo in un altro passo.

 

Il Padre nostro pertanto trova la sua naturale spiegazione nel Discorso del pane di vita di Giovanni che ora riportamo per intero nel testo originale greco e poi in traduzione italiana, rimarcando in grassetto le peculiari affermazioni di Gesù che precisano la natura e il significato del pane quotidiano citato nel Padre nostro:

 

 

 

22 Τῇἐπαύριονὄχλοςἑστηκὼςπέραντῆςθαλάσσηςεἶδονὅτιπλοιάριονἄλλοοὐκἦνἐκεῖεἰμὴἕν, καὶὅτιοὐσυνεισῆλθεντοῖςμαθηταῖςαὐτοῦἸησοῦςεἰςτὸπλοῖονἀλλὰμόνοιοἱμαθηταὶαὐτοῦἀπῆλθον· 23 ἀλλὰἦλθενπλοιάριαἐκΤιβεριάδοςἐγγὺςτοῦτόπουὅπουἔφαγοντὸνἄρτονεὐχαριστήσαντοςτοῦκυρίου. 24 ὅτεοὖνεἶδενὄχλοςὅτιἸησοῦςοὐκἔστινἐκεῖοὐδὲοἱμαθηταὶαὐτοῦ, ἐνέβησαναὐτοὶεἰςτὰπλοιάριακαὶἦλθονεἰςΚαφαρναοὺμζητοῦντεςτὸνἸησοῦν.
25 Καὶεὑρόντεςαὐτὸνπέραντῆςθαλάσσηςεἶποναὐτῷ· Ῥαββί, πότεὧδεγέγονας; 26 ἀπεκρίθηαὐτοῖςἸησοῦςκαὶεἶπεν· Ἀμὴνἀμὴνλέγωὑμῖν, ζητεῖτέμεοὐχὅτιεἴδετεσημεῖαἀλλ'ὅτιἐφάγετεἐκτῶνἄρτωνκαὶἐχορτάσθητε· 27 ἐργάζεσθεμὴτὴνβρῶσιντὴνἀπολλυμένηνἀλλὰτὴνβρῶσιντὴνμένουσανεἰςζωὴναἰώνιον, ἣνυἱὸςτοῦἀνθρώπουὑμῖνδώσει, τοῦτονγὰρπατὴρἐσφράγισενθεός. 28 εἶπονοὖνπρὸςαὐτόν· Τίποιῶμενἵναἐργαζώμεθατὰἔργατοῦθεοῦ; 29 ἀπεκρίθηἸησοῦςκαὶεἶπεναὐτοῖς· Τοῦτόἐστιντὸἔργοντοῦθεοῦἵναπιστεύητεεἰςὃνἀπέστειλενἐκεῖνος. 30 εἶπονοὖναὐτῷ· Τίοὖνποιεῖςσὺσημεῖον, ἵναἴδωμενκαὶπιστεύσωμένσοι; τίἐργάζῃ; 31 οἱπατέρεςἡμῶντὸμάνναἔφαγονἐντῇἐρήμῳ, καθώςἐστινγεγραμμένον· Ἄρτονἐκτοῦοὐρανοῦἔδωκεναὐτοῖςφαγεῖν. 32 εἶπενοὖναὐτοῖςἸησοῦς· Ἀμὴνἀμὴνλέγωὑμῖν, οὐΜωϋσῆςδέδωκενὑμῖντὸνἄρτονἐκτοῦοὐρανοῦ, ἀλλ'πατήρμουδίδωσινὑμῖντὸνἄρτονἐκτοῦοὐρανοῦτὸνἀληθινόν· 33 γὰρἄρτοςτοῦθεοῦἐστινκαταβαίνωνἐκτοῦοὐρανοῦκαὶζωὴνδιδοὺςτῷκόσμῳ. 34 εἶπονοὖνπρὸςαὐτόν· Κύριε, πάντοτεδὸςἡμῖντὸνἄρτοντοῦτον.

35 ΕἶπεναὐτοῖςἸησοῦς· Ἐγώεἰμιἄρτοςτῆςζωῆς·ἐρχόμενοςπρὸςἐμὲοὐμὴπεινάσῃ, καὶπιστεύωνεἰςἐμὲοὐμὴδιψήσειπώποτε. 36 ἀλλ'εἶπονὑμῖνὅτικαὶἑωράκατέμεκαὶοὐπιστεύετε. 37 πᾶνδίδωσίνμοιπατὴρπρὸςἐμὲἥξει, καὶτὸνἐρχόμενονπρόςμεοὐμὴἐκβάλωἔξω, 38 ὅτικαταβέβηκαἀπὸτοῦοὐρανοῦοὐχἵναποιῶτὸθέληματὸἐμὸνἀλλὰτὸθέληματοῦπέμψαντόςμε· 39 τοῦτοδέἐστιντὸθέληματοῦπέμψαντόςμεἵναπᾶνδέδωκένμοιμὴἀπολέσωἐξαὐτοῦἀλλὰἀναστήσωαὐτὸτῇἐσχάτῃἡμέρᾳ. 40 τοῦτογάρἐστιντὸθέληματοῦπατρόςμουἵναπᾶςθεωρῶντὸνυἱὸνκαὶπιστεύωνεἰςαὐτὸνἔχῃζωὴναἰώνιον, καὶἀναστήσωαὐτὸνἐγὼτῇἐσχάτῃἡμέρᾳ.

41 ἘγόγγυζονοὖνοἱἸουδαῖοιπερὶαὐτοῦὅτιεἶπεν· Ἐγώεἰμιἄρτοςκαταβὰςἐκτοῦοὐρανοῦ, 42 καὶἔλεγον· ΟὐχοὗτόςἐστινἸησοῦςυἱὸςἸωσήφ, οὗἡμεῖςοἴδαμεντὸνπατέρακαὶτὴνμητέρα; πῶςνῦνλέγειὅτιἘκτοῦοὐρανοῦκαταβέβηκα; 43 ἀπεκρίθηἸησοῦςκαὶεἶπεναὐτοῖς· Μὴγογγύζετεμετ'ἀλλήλων. 44 οὐδεὶςδύναταιἐλθεῖνπρόςμεἐὰνμὴπατὴρπέμψαςμεἑλκύσῃαὐτόν, κἀγὼἀναστήσωαὐτὸνἐντῇἐσχάτῃἡμέρᾳ. 45 ἔστινγεγραμμένονἐντοῖςπροφήταις· Καὶἔσονταιπάντεςδιδακτοὶθεοῦ· πᾶςἀκούσαςπαρὰτοῦπατρὸςκαὶμαθὼνἔρχεταιπρὸςἐμέ. 46 οὐχὅτιτὸνπατέραἑώρακέντιςεἰμὴὢνπαρὰτοῦθεοῦ, οὗτοςἑώρακεντὸνπατέρα. 47 ἀμὴνἀμὴνλέγωὑμῖν, πιστεύωνἔχειζωὴναἰώνιον. 48 ἐγώεἰμιἄρτοςτῆςζωῆς· 49 οἱπατέρεςὑμῶνἔφαγονἐντῇἐρήμῳτὸμάννακαὶἀπέθανον· 50 οὗτόςἐστινἄρτοςἐκτοῦοὐρανοῦκαταβαίνωνἵνατιςἐξαὐτοῦφάγῃκαὶμὴἀποθάνῃ· 51 ἐγώεἰμιἄρτοςζῶνἐκτοῦοὐρανοῦκαταβάς·ἐάντιςφάγῃἐκτούτουτοῦἄρτουζήσειεἰςτὸναἰῶνα, καὶἄρτοςδὲὃνἐγὼδώσωσάρξμούἐστινὑπὲρτῆςτοῦκόσμουζωῆς.

52 ἘμάχοντοοὖνπρὸςἀλλήλουςοἱἸουδαῖοιλέγοντες· Πῶςδύναταιοὗτοςἡμῖνδοῦναιτὴνσάρκααὐτοῦφαγεῖν; 53 εἶπενοὖναὐτοῖςἸησοῦς· Ἀμὴνἀμὴνλέγωὑμῖν, ἐὰνμὴφάγητετὴνσάρκατοῦυἱοῦτοῦἀνθρώπουκαὶπίητεαὐτοῦτὸαἷμα, οὐκἔχετεζωὴνἐνἑαυτοῖς. 54 τρώγωνμουτὴνσάρκακαὶπίνωνμουτὸαἷμαἔχειζωὴναἰώνιον, κἀγὼἀναστήσωαὐτὸντῇἐσχάτῃἡμέρᾳ. 55 γὰρσάρξμουἀληθήςἐστιβρῶσις, καὶτὸαἷμάμουἀληθήςἐστιπόσις. 56 τρώγωνμουτὴνσάρκακαὶπίνωνμουτὸαἷμαἐνἐμοὶμένεικἀγὼἐναὐτῷ. 57 καθὼςἀπέστειλένμεζῶνπατὴρκἀγὼζῶδιὰτὸνπατέρα, καὶτρώγωνμεκἀκεῖνοςζήσειδι'ἐμέ. 58 οὗτόςἐστινἄρτοςἐξοὐρανοῦκαταβάς,οὐκαθὼςἔφαγονοἱπατέρεςκαὶἀπέθανον· τρώγωντοῦτοντὸνἄρτονζήσειεἰςτὸναἰῶνα. 59 ταῦταεἶπενἐνσυναγωγῇδιδάσκωνἐνΚαφαρναούμ.

 

  

La traduzione in italiano è la seguente:

 

 

 

[22]Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, notò che c'era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti. [23]Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberìade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. [24]Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. [25]Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

[26]Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. [27]Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». [28]Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». [29]Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».

[30]Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? [31]I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». [32]Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero[33]il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». [34]Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».[35]Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. [36]Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. [37]Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, [38]perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. [39]E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.[40]Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

[41]Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». [42]E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».

[43]Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. [44]Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. [45]Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. [46]Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. [47]In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

[48]Io sono il pane della vita. [49]I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; [50]questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia[51]Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

[52]Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». [53]Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. [54]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. [55]Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. [56]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. [57]Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. [58]Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

[59]Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

 

 

 Ho riportato tutto il discorso per inquadrare il contesto in cui scaturìrono le affermazioni di Gesù sulla sua qualità di Cristo, Verbo incarnato, disceso dal cielo per essere utilizzato dall’uomo come pane di vita, cioè nutrimento genuino per condurlo ad una vita spirituale perfetta.

In queste due pericopi del Nuovo Testamento sta l’essenza dell’insegnamento di Gesù, la sua stessa missione. La seconda spiega efficacemente la prima, non lasciando più spazio all’equivovo sulla vera natura e sul vero significato del tipo di pane di cui parla il Padre nostro.

C’è voluto Giovanni, col suo Vangelo cosiddetto spirituale, per chiarire l’equivoco e dare un senso compiuto al risvolto escatologico della preghiera che contiene anche un altro momento determinante per la vita dei seguaci del Cristo, quello della misericordia e del perdono, tanto attuali, specialmente quest’anno.

Infatti, la pericope del Padre nostro ai versetti 14-15 prosegue dicendo: ”Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”

Il grosso problema per il cristiano sta tutto qui. E’ difficile, quasi impossibile, perdonare, ma se non si riesce a perdonare, non si può chiedere misericordia per se stessi.

L’altro grosso problema è quello della natura e del significato del pane del Padre nostro. Il significato letterale si riferisce al pane materiale, ma non è quello che interessava a Gesù. A lui interessava la salvezza degli uomini e ,pertanto, era disceso dal cielo per aiutare l’uomo a realizzarla. Per fare ciò l’uomo deve accettare questo nutrimento particolare, inaspettato, proveniente dal cielo, diverso – come precisa Gesù – da quello che arrivò nel deserto e nutrì gli ebrei erranti.

Ora si tratta di un pane diverso, rappresentato da una Persona che si sacrificherà – una volte per tutte – per l’intera umanità.

L’insegnamento di questa Persona, designata come Figlio dell’uomo, già prefigurato in Daniele 7,13 (Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno,simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui”), prevede però anche la sua sofferenza, la sua immolazione per l’uomo. E Gesù lo dichiara a modo suo.

Non fu capito allora e non fu capito nei secoli seguenti, tant’è vero che i famosi Padri della chiesa ci hanno ricamato sopra e i Concili, banditi e presieduti dagli imperatori per secoli, fecero il resto con dogmi assurdi e inverosimili, ammantati di mistero imperscrutabile!

Come possiamo leggere nelle pericopi del Discorso del pane di vita, il pane di vita è Gesù stesso, disceso da cielo, inviato dal Padre. Questo pane è la Parola fatta carne, il Verbo, che, dopo averlo conosciuto, bisogna assimilare, introiettare, per farlo diventare parte di noi.

In tal modo si recepiscono le principali componenti dell’insegnamento di Gesù: l’amore, la misericordia, il perdono. Il resto sono tutte cianciafruscole, per usare un termine con cui si espresse Francesco De Sanctis (La Giovinezza, 1889).

Per fare veramente omaggio a Morelli ho voluto essere me stesso, senza trincerarmi dietro inutili e stupide ipocrisie. Probabilmente il mio Maestro non avrebbe apprezzato e condiviso questa mia visione delle cose, ma penso che apprezzerà la mia sincerità.

Del resto ciò che conta non sono le chiese e i loro credi differenziati, ma soltanto la fede in Gesù Cristo, nel suo insegnamento, da applicare nella vita quotidiana.

Purtroppo c’è una domanda che lascia perplessi e pensierosi:”…Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8).

Non voglio darmi una risposta. Quel che vedo d’intorno in tutto il mondo credo, comunque, che sia fin troppo eloquente.

(Ho cercato di fornire il mio piccolo e modesto contributo, quello del quisque de populo, non addetto ai lavori, che ha ugualmente diritto ad esprimere le sue idee e il suo punto di vista. Agli occhi degli “studiosi” le mie appariranno come delle eresie, perché ho osato invadere il loro hortus conclusus[11] in cui è rischioso addentrarsi.

In altri tempi si rischiava il rogo per questa impudenza. Oggigiorno l’emarginazione, a meno che non si sia allineati e coperti, come quello scrittore di sinistra, napoletano, che si è messo a tradurre i libri della Sacra Scittura ed è stato accolto nel salotto buono cattolico.

Io a quei salotti proferisco Herbert W.Armstrong (1892-1986), il ricco pubblicitario che lasciò la sua professione e fondò la Chiesa di Dio Universale. Imparò l’ebraico e il greco antico e ritradusse tutta la Bibbia, da Genesi ad Apocalisse. Ne vennero fuori delle belle, da cui ho imparato moltissimo. Infatti ho ricevuto negli anni ’80-80 centinaia di opuscoli e libri in italiano, francese e inglese, gratuitamente, senza richiesta di denaro e/o di conversione o adesione.

Quelle letture e quegli studi, che utilizzai ampiamente nelle mie lezioni di Storia delle religioni, mi hanno convinto e da allora ho visto la Scrittura in un altro modo, e ogni volta vado a verificare ciò che leggo. Troppi secoli di manipolazioni ci hanno tramandato una Scrittura contraffatta. Debbo dare ragione ai musulmani quando affermano ciò. Loro però del vero Cristianesimo hanno capito ben poco, fuorviati anche sia dai dogmi sia dai comportamenti della Chiesa cattolica e delle altre confessioni cristiane che non hanno mai veramente operato per la pace tra gli uomini: secoli di storia stanno lo testimoniano).

Per le traduzioni dei testi mi sono avvalso dei seguenti sussidi didattici:

 

  • Buzzetti, C., Dizionario base del Nuovo Testamento Greco-Italiano, Libreria Sacre Scritture, Roma, 1989;

  • Gillieron, B., Lessico dei termini biblici, traduzione dal francese di Domenico Tomasetto, Elle Di Ci, Leumann, 1992:

  • Montanari, F., GI – Greco-Italiano, Vocabolario della lingua greca, Loescher, Torino, 1995.

Per i testi del Nuovo Testamento greco ho utilizzato l’edizione The Greek New Testament, 1983, edito da United Bible Societies, Stuttgart; e anche dell’ Antologia del Nuovo Testamento Greco-Italiano, di Buzzertti Carlo, Cignoni Paola e Corsani Bruno, edita nel 1992 dalla Società Biblica Britannica & Forestiera, Roma.


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Note biografiche degli autori

 

Zamprotta Italo (Napoli, 1941),

 

Giornalista e scrittore, risiede a Biella. Capo Area informatica della P.A. in quiescenza.

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte dal 1972. E’ stato vice Direttore del Corriere Biellese, Corrispondente del quotidiano La Notte di Milano, Direttore di Panorama Biellese.

Ha studiato Scienze sociali, Scienze religiose, Sicurezza del lavoro e Information Technology.

Socio fondatore, Segretario Generale e Docente dell’Università Popolare di Biella e dell’Università popolare Subalpina, dove ha insegnato Sociologia, Antropologia culturale, Storia delle Religioni (anche all’UP di Milano). Ha insegnato anche Sociologia ed Etica sociale nell’Istituto Superiore di Servizio Sociale di Biella, dove è stato anche relatore di tesi di diploma.

E’ socio fondatore della CNUPI - Confederazione Nazionale delle Università Popolari, e socio di diverse Accademie e Associazioni culturali e filantropiche italiane ed estere. Presidente onorario del Centro Metropolitano di Ricerche T.A.B.O.R. della Facoltà di Teologia Ortodossa dell’Università statale Alexandru Ioan Cuza(Iasi, Romania, 1998). Grande Ufficiale OMRI (2 giugno 1992).

 

 

 

Zamprotta Luigi (Biella, 1969)

 

Ingegnere informatico, risiede a Biella. Funzionario informatico della P.A. a Biella e a Milano.

E’ stato docente incaricato di Informatica nelle scuole secondarie superiori.

Tecnico di Processo, laureato in Scienze applicate (Bruxelles, 1993) e in Informatica (Université Paris XII, 2005). La laurea francese gli è stata riconosciuta in Italia come laurea magistrale con DPCM.

La sua tesi sulla Total Quality è stata pubblicata nel 1994 dalla TIU Press (Indendence, MO, USA), ISBN 0-89698-452-9.

Esperienze didattiche e organizzative presso le Università popolari di Biella e Subalpina. Esperienze professionali presso la Biblioteca Civica, il Comune di Biella, l’Istituto Texilia.

E’ certificato in Francia come Ingegnere informatico, iscritto nel Répertoire del Consiglio Nazionale degli Ingegneri di Francia, in qualità di IUM - Ingénieur Universitaire Master. Nel Regno Unito è Membership della Society of Professional Engineers come Computer Science Engineers.

In Italia ha conseguito il Diploma di abilitazione alla professione di Ingegnere dell’informazione iunior - Sez.B presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano.

Dal 2014 è’ inserito come Esperto negli elenchi dell’ ART - Autorità per la regolazione dei Trasporti.

Insignito del Diploma di Benemerenza con Medaglia (Decreto del Ministro dell’Interno, Roma, 10 maggio 2001) per “…l’opera e l’impegno prestati all’emergenza nella Regione Piemonte…” (settembre-ottobre-novembre 2000).

Ha ricevuto nel 2015 a Bruxelles il Diploma e la Medaglia commemorativa per i 150 anni della Société Royale Philantropique des Médaillés et Décorés de Belgique (di cui è socio), che nel 2016 gli ha conferito il Brevet di Chevalier de l’Ordre de la Croix belge.

 



[1]   Standaert,B.-Clement,O., Pregare il Padre nostro, Edizioni Qiqaion, Magnano, 1984

[2] Come giustamente affermato in Antologia del Nuovo Testamento greco-italiano interlineare, p,162, Roma, 1992, ”solo nelle edizioni del secolo scorso se ne è riconosciuto il carattere tardivo, relegandolo in nota”.

[3]  cfr.Novum Testamentum Graece et Latine, United Bible Societies, London, 1969

[4]  Cfr.The Greek New Testament, United Bible Societies, Stuttgart, 1983

[5] Blass,F.-Debrunner,A., Grammatica del Greco del Nuovo Testamento, Nuova edizione a cura di F. Rehkopf, Gottingen, 1896-1913; pp.249-51, tr.it.Paideia, Brescia, 1982: ”L’uso di o e to come pronome dimostrativo è ancora conservato nella lingua classica in qualche espressione fissa…”. Anche la mia vecchia grammatica greca, con la quale iniziai lo studio del greco antico a metà anni ’50, dice la stessa cosa alle pp.99-100: cfr.Rubrichi,R,, Grammatica greca, Libreria Editrice Canova, Treviso, 1954.

[6] cfr.Blass,F., Textkritische benerkungen zu Matthaus, Gottingen, 1900; tr.it.Paideia, Brescia, 1975; (Beitrage zur Forderung cfristlicher theologie IV, 4, Gutersloh, 1900)

[7]   cfr. Avril,A.C.,Lenhardt,P., La lettura ebraica della scrittura, Edizioni Qiqaion, Magnano, 1984 

[8]   Non sono d’accordo con la prof.Cristina Vallini, docente di :Linguistica generale all’Università L’Orientale di Napoli, che nel Convegno internazionale su “Lingue e testi nelle Riforme cattoliche” (Napoli, 4-6 novembre 2010), ha giustificato Gerolamo dicendo che Un santo del generenon può aver commesso un simile atto di sciatteria. Incredibile! Noi non valutiamo il santo, ma lo studioso, il traduttore. E Gerolamo ha furbescamente tenuto il piede in due staffe. Con due diverse traduzioni. Del resto lo ritengo inaffidabile sia perché ci ha consegnato una traduzione inutile della Bibbia ebraica (molto meglio la Septuaginta, più antica e attendibile) sia perché manipolò la corrispondenza con Agostino sapendo che passava ai posteri, come ha egregiamente dimostrato G.Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo, Le Monnier, Firenze, 1971.

[9]Cfr. Origenes, La preghiera, Città Nuova, Roma, 1974. Si tratta di un'opera dottrinale, un opuscolum, giuntoci per intero nella sua forma originale, scritto nell'anno 234, strutturato in tre parti. Nella seconda parte, capp.18-30, Orìgene si occupa del Padre nostro.

[10] Herbert W.Armstrong (Des Moines, USA, Altadena, 1892-1986). Pubblicitario. Fondatore della Chiesa di Dio Universale, di alcune Università e Colleges. Pioniere di una nuova evangelizzazione,attraverso tutti i mass media, in diverse lingue. Teologo, biblista traduttore dell’intera Bibbia. Col Dipartimento di Teologia e Scienze bibliche dell’ Ambassador University promosse un vasto programma di divulgazione della Bibbia, gratuitamente, in sette lingue. E’ considerato un eretico da diverse chiese cristiane, anche da alcuni suoi seguaci, da lui beneficati! Tutto questo ovviamente dopo la sua morte. In vita fu osannato e ricevuto anche da numerosi capi di stato in tutto il mondo. Tanti filmati possono dimostrarlo.

[11]     Cantico dei cantici, 4, 12

 

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Errata per se emendet eruditus lector.
Ultimo aggiornamento Sabato 13 Gennaio 2018 19:55