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8.1. Cronistoria familiare: secc.-XVIII-XXI
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Scritto da Administrator   
Giovedì 15 Aprile 2010 15:54

8.1.Cronistoria familiare: secc.XVIII-XXI - Historique Familiale de siècle XVIII à XXI - Family History since 18th Century to 21th

 
Nella seconda metà del XVII secolo viveva a Santa Barbara (Casale di Caserta, distante 1 km e 340 metri dal centro cittadino, all'epoca denominato anche Villa, cioè un vero e proprio Villaggio in collina, di cui diamo di seguito notizie dettagliate, grazie al sito www.ancr-sbarbara.it/dovesiamo.htm), un ramo della Famiglia Zambrotta.
 
Grazie alle ricerche effettuate nell'Archivio storico parrocchiale della chiesa di s.Nicola a Santa Barbara di Caserta dal giovane e dinamico Parroco don Giuseppe Di Bernardo (che deve curare due parrocchie!),sono riuscito a colmare diverse lacune della mia ricerca riuscendo anche ad individuare il primo Zambrotta che si stabilì a Santa Barbara, proveniente da "Terra Tramunti!" secondo l'atto di matrimonio del 1698.Infatti, nel Catasto di Caserta e Casali del 1655 non sono ancora elencati gli Zambrotta.Grazie alla collaborazione del signor Alessandro Rossi di Caserta,sono riuscito a trovare anche il primo Zambrotta/Zamprotta residente a S.Barbara,Andrea,come esposto di seguito.
 
Infatti,l'opera "Il Catasto di Caserta del 1655"11,recentemente ristampata, ed a me gentilmente donata dal Ten.Col.Giuseppe Ianniello,di Tuoro, Presidente dell’ANCR di Santa Barbara),che censisce sia la popolazione del capoluogo sia dei suoi casali,non riporta il cognome Zambrotta(e nemmeno Zamprotta),quindi dobbiamo inferire che la Famiglia Zambrotta/Zamprotta non è originaria del Casertano(e infatti abbiamo visto nel precedente paragrafo che proviene dalla provincia di Principato Citra,cioè la provincia di Salerno). 
 
Dobbiamo però rilevare che nella suddetta opera compaiono i cognomi di alcune famiglie casertane con le quali la famiglia Zambrotta/Zamprotta si imparentò grazie ai matrimoni contratti dai suoi membri,a cominciare dal primo residente,Andrea,che sposò una d'Agostino,residente nel Casale di Santa Barbara,dove il primo Zambrotta/Zamprotta fissò poi la sua residenza(mentre lui risultava residente nel Casale di Staturano,adiacente), proveniente da "Terrae Traemonti".Infatti,dalle ricerche condotte in loco da Alessandro Rossi (perito informatico del C.F.S.) sui Registri parrocchiali conservati nell'Archivio diocesano di Caserta, risulta il matrimonio di Andrea Zambrotta con Caterina D'Agostino il 25 agosto 1698.Nel registro è riportata la provenienza di Andrea Zambrotta,che non era un casertano,mentre Caterina d'Agostino è espressamente indicata dal Parroco come meam parochianam,"mia parrocchiana".Di seguito il suddetto Atto di matriominio:
 
Atto matrimonio Andrea Zambrotta 25 ago 1698 (2)
Atto di matrimonio di Andrea Zambrotta,proveniente da Tramonti,con Caterina d'Agostino,celebrato nella Parrocchia di S.Barbara il 25 agosto 1698
 
Da questo matrimonio nacquero i seguenti figli:
1.1699 - Candida Beatrice Francesca
2.1703 - Maddalena Francesca Antonia (vedi di seguito)
3.1704 - Giuseppe Crescenzio Antonio (mio avo diretto,vedi di seguito)
4.1707 - Elisabetta Maddalena Antonia (vedi di seguito)
5.1709 - Candida Francesca Antonia
6.1715 - Gennaro Filippo Antonio (deceduto nel 1719)
7.1721 - Candida Francesca Antonia.
 
(Il nome Antonio,presente in quasi tutti i figli,è dovuto al fatto che il santo Patrono di Tramonti è Sant'Antonio).
 
Andrea Zambrotta risulta deceduto a S.Barbara di Caserta il 2 gennaio 1728,a 75 anni;mentre Caterina d'Agostino risulta deceduta nel 1756.
 
Ulteriori ricerche hanno consentito di rinvenire un Marco Zambrotti,residente a Barletta,coniugato con Antonia Grillo il 20 febbraio 1700. Marco risulta di Tramunti(cioè Tramonti in dialetto campano),mentre la sposa dovrebbe essere originaria del Casale di Corsano,dove la famiglia Grillo è attestata fin dal 1194).Da questa coppia risultano nati 2 figli:Giuseppe,il 24 dicembre 1701 e deceduto il 3 giugno 1753(padrino Carlo Cillo, celebrante don Angelo Antonio Cillo),e Domenico,nato il 7 febbraio 1712 e deceduto il 28 dicembre 1755(madrina Antonia Di Fazio,celebrante il Parroco don Antonio Scupi),entrambi sacerdoti.Giuseppe Zambrotti fu Canonico.E' probabile che Marco sia fratello di Andrea(sono in corso ricerche).E' già illuminante il fatto che entrambi abbiano chiamato Giuseppe il loro primo figlio maschio.Probabilmente il lro padre si chiamava così.Enrambi sono emigrati da Tramonti,uno a Caserta e l'altro a Barletta, portandosi dietro il prezioso bagaglio del loro mestiere di artigiani del legno,di cui molti tramontani erano maestri,tant'è vero che i loro manufatti inondavano non soltanto i mercati del meridione d'Italia,ma andavano anche all'estero,com'è dimostrato dagli scambi commerciali dell'epoca,grazie ai porti di Amalfi e di Barletta,dove questi due Zambrotta risiedevano.
 

Don Giuseppe Zambrotti,della suddetta linea di Tramonti(provincia di Salerno)risulta Canonico metropolitano della Arcidiocesi di Nazareth-Barletta.Nato a Barletta il 24 dicembre 1701 e ivi deceduto il 3 giugno 1753,autore di un volumetto di poesie toscane e latine, pubblicato a Napoli nel 1747 come omaggio alla coppia reale in occasione della nascita dell’ Infante Filippo(Poesie toscane, e latine adorne di sette reali purissimi letterali anagrammi in occasione delle pompe festive pel felicissimo nascimento del serenissimo real infante d. Filippo Borbone primogenito degli augustissimi regnanti delle Due Sicilie,consecrate alla real maesta del pio sovrano Federigo Augusto 3. Re di Polonia, ed elettore di Sassonia, ec. del canonico Giuseppe Zambrotti in segno del suo profondissimo rispettoso ossequio, e sincerissima fedeltà,Napoli,1747).Risulta che il Canonico era considerato un apprezzato poeta,tanto è vero che le sue poesie furono recitate a corte,nella Reggia di Portici,ad agosto e novembre 1747,come si rileva dal volumetto.In precedenza,nel 1740,un sonetto dell'allora sacerdote Giuseppe Zambrotti era già stato inserito,in una Raccolta di poesie,scritte da napoletani e stranieri,in occasione della morte del Duca di S.Filippo,Giuseppe Brunassodi Napoli.Infatti,in Opere di Giambattista Vico,di Giuseppe Ferrari,vol.VI,p.449,Milano,1836,si legge testualmente:"...Per la morte del Duca di S.Filipppo,don Giuseppe Brunasso,che godè somma reputazione nella città di Napoli),... s'impresse una lunga Raccolta di poetici componimenti de' migliori poeti napoletani, com'esteri.Il medesimo Padre Gatti ebbe cura di una tal Raccolta, che uscì alla luce nel 1743,e che fu dedicata a don Lorenzo Brunasso,figlio del defunto,Giudice del Tribunale della Gran Corte della Vicaria".Si tratta di Componimenti in morte del signor duca di s. Filippo &c. d. Giuseppe Brunasso,pubblicati a Napoli dal Padre Filippo Giacomo Gatti,eminente predicatore e professore di Teologia all'Università di Napoli,nel 1740,presso la Stamperia dei Fratelli Muzio,che riporta anche un Sonetto di Giambattista Vico.Da rilevare che il Canonico Giuseppe aveva un fratello sacerdote,don Domenico Zambrotti,nato a Barletta 7 febbraio 1712 ed ivi deceduto il 28 dicembre 1755,attivo presso la Cattedrale di Santa Maria Maggiore di Barletta. Questi due fratelli erano nati dal matrimonio di Marco Zambrotti con Antonia Grillo,avvenuto a Barletta il 20 febbraio 1700.Tutto ciò risulta dagli atti di nascita, matrimonio e morte dei suddetti,conservati nell'Archivio diocesano di Trani.La famiglia Grillo risulta attestata nel casale Corsano (popolato da tutte famiglie Grillo)di Tramonti fin dal 1194 come proprietari(cfr.Tramonti,la terra operosa, pp.115 e 175,a cura del Centro di Cultura e Storia amalfitana,Amalfi,2008).Il frontespizio del volumetto di poesie è stato da me inserito nella precedente Sezione di questo sito web.

  
Di seguito riporto i nomi delle famiglie citate nel Catasto onciario del 1655(pubblicata su "Osservatorio Casertano" nel periodo 2005-6),poi imparentatesi con la famiglia Zambrotta/Zamprotta,in seguito a matrimoni:
 
Alois (Sommana, Torre),
De Stasio (Càsola,Tuoro,Santa Barbara),
Brignola (Santa Barbara,Tuoro,Garzano),
Cutillo (Tuoro),
d'Agostino (Casolla,Santa Barbara,Briano,Ercole,Tredici),
Fusco e de Sparano (Casolla),
Fusco (Mezzano,Puccianiello,Torre,San Clemente),
Sacco (Garzano,San Clemente),
Gentile (Casolla,Puccianiello,Briano,Torre),
Pàssaro (Sala),Castiello(Ercole,Centurano,Falciano),
Madaluni (San Clemente),
Mataluni (Centurano),
D'Amico (Puccianiello,Tredici),
Cutillo (Falciano,Tuoro).Tutti questi cognomi,con i Casali di residenza tra parentesi,sono da me citati di seguito in questa Cronistoria familiare.
 
Nel 1741 fu istituito il cosiddetto Catasto onciario, così chiamato perchè per la valutazione dei beni da sottoporre a tassazione venne introdotta l'oncia, un'antica moneta in uso nel Regno di Napoli all'epoca dei re aragonesi, ma ormai non più circolante. Con il Catasto onciario fu tentata l'introduzione nel Regno di Napoli di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell'industria, che rappresenta il tentativo di calcolare la ricchezza del Regno e di effettuare il censimento della sua popolazione, come aveva voluto il Re Carlo VI° di Borbone.Per quanto ci riguarda,io faccio riferimento in questa Sezione al Catasto onciario di Caserta e Casali del 1749. e al Catasto onciario di Santa Maria Capua Vetere del 1754.
 
Da tutti questi preziosi documenti (religiosi e civili) riporto i dati che riguardano la Famiglia:  
 

L'atto di morte di Andrea conservato nel del Registro parrocchiale della Chiesa di S.Nicola a S.Barbara di Caserta (ora all'Archivio diocesano) riporta il cognome Zamprotta.Negli atti di nascita dei figli,però,Andrea è chiamato Zambrotta.Si tratta di evidenti errate trascrizioni dei parroci.La consorte risulta invece deceduta il 24 ottobre 1756 all'età di 77 anni.Quindi sarebbe nata nel 1679

 
Dal Catasto onciario di Caserta e Casali del 1749:
 
1.“Il macellaro Angelo Cervone di 50 anni abita a casa d'affitto con la moglie Maddalena Zamprota di 52 anni e coi figli: il macellaro Nicola di 24 anni, il macellaro Vincenzo di 19 anni, il macellaro Pascale di 15 anni, e le figlie: Maria di 13 e le gemelle Rosa e Teresa di 9 anni”.
 
Da questa descrizione, inserita nel Catasto onciario della Provincia di Terra di Lavoro-Distretto di Capua-S.Maria Capua Vetere del 175411, inferiamo che Maddalena Zamprota (probabile trascrizione errata degli addetti al censimento catastale) era nata nel 1702 (in effetti dai registri parrocchiali risulta nata nel 1703) e il marito, macellaio Angelo Cervone (appartenente ad una famiglia di altri 4 macellai Cervone descritti nello stesso elenco) era nato nel 1704. I figli di questa coppia erano nati, rispettivamente: Nicola nel 1730, Vincenzo nel 1735, Pascale (Pasquale) nel 1739, Maria nel 1741, e le gemelle Rosa e Teresa nel 1745. Vivevano a S.Maria Capua Vetere.
 
2."ll napolitano Prisco Dell’Aquila di 40 anni non si carica perché è napolitano ma ponendosi nella rubrica dei napolitani pagherà quid iuris. Egli possiede case terragne dove abita con la moglie Elisabetta Zambrotta di 42 anni e i figli Nicola di 17, Giuseppe di 13, Paolo di 9 e Pietro di 2".
(invece dalle registrazioni parrocchiali risulta che Elisabetta è nata il 12 aprile 1707 e deceduta il 24 febbraio 1791,quindi all'epoca aveva 42 anni e non 45,n.d.a.)
 
Da questa descrizione, inserita nel Catasto onciario del 1749 di Terra di Lavoro, Caserta e Casali, Santa Barbara, si inferisce il nominativo di un'altra nostra ava,Elisabetta Maddalena Antonia Zambrotta,sorella di Giuseppe,andata sposa ad un napolitano,Prisco Dell'Aquila,40enne, quindi nato nel 1709, che non paga le tasse a S.Barbara, com'è spiegato nell'introduzione del paragrafo intitolato "Il casale di Santa Barbara nel secondo Settecento"(cfr.A.Bascetta, op.cit.)essendo forestiero napolitano, e quindi viene inserito nella rubrica dei napolitani e pagherà "quid juris" sulle case terragne di proprietà a S.Barbara.Elisabetta andò sposa a Prisco nel 1737.
 
3."Il mastro falegname Giuseppe Zambrotta di 45 anni possiede 7 moggia di terreno nel tenimento (cioè nella tenuta, n.d.a.) di S.Agata de' Goti (da notare che il moggio era un’unità di misura della Provincia di Terra di lavoro, equivalente a 3.387,36 m2, quindi il tenimento era di complessivi 23710 m2;la distanza tra le due località è di appena 18 km,n.d.a.) ed una casa per uso abitazione dove dimora con i figli Andrea di 18 anni(che sposa Rosa Fusaro), Luca di 13 anni e Pascale di 10 anni. Con loro abita anche la seconda moglie Catarina di Stasio di 37 anni da cui ha avuto i figli Nicola di 3, Vincenza di 8, Teresa di 6 anni, Marta di 4 e Anna Maria di 1 anno".Da notare che il cognome Fusaro non risulta tra quelli elencati nel Catasto di Caserta e Casali del 1655.
 
Queste notizie le ricaviamo dal Catasto onciario del 1749 della Provincia di Terra di Lavoro, dei Casali di Caserta e, nella fattispecie del Casale di Santa Barbara, dove Giuseppe Zambrotta risiedeva. Da questi dati inferiamo che Giuseppe Zambrotta era nato nel 1704; che era rimasto vedovo di un precedente matrimonio (la prima moglie si chiamava Teresa Assella o Asselda,deceduta nel 1739),atto di matrimonio del 7 gennaio 1728, era proprietario di una tenuta di 7 moggi di terreno nel territorio di S.Agata de’ Goti (comune confinante con Caserta e con Valle di Maddaloni,ad appena 18 km di distanza,anche se appartenente alla provincia di Benevento),ma sito nella provincia di Benevento; che dal primo matrimonio gli erano nati tre figli: Andrea di 18 anni (quindi nato nel 1731,portante il nome del nonno paterno), Luca di 13 anni (nato nel 1736), Pascale di 10 anni (alias Pasquale, quindi nato nel 1739); che si era risposato il 5 febbraio 1739 con Catarina (alias Caterina) di Stasio 37enne (quindi nata nel 1712), dalla quale aveva avuto altri 5 figli: Vincenza di 8 anni (quindi nata nel 1741), Teresa di 6 anni (nata nel 1743), Marta di 4 anni (nata nel 1745), Nicola di 3 anni (nato nel 1746), e infine Anna Maria di 1 anno(nata l'anno precedente, cioè nel 1748),per complessivi 8 figli.Nel successivo anno 1750,precisamente il 1 aprile,gli nacque un altro figlio, Domenico Michele Antonino,che è il mio avo diretto (le registrazioni parrocchiali rettificano l'età di Giuseppe,45enne e non 42enne come afferma il Catasto onciario).Un altro figlio,Pietro Gennaro Antonio,nato nel 1752,morirà dopo 1 giorno di vita.

Da notare che il cognome Assella non risulta censito nel 1655 a Caserta.Il cognome Assella è tipico lucano.Dalle mie ricerche risulta un'omonima, proveniente dal comune di Laurenzana(Potenza).arrivata ad Ellis Island il 18 agosto 1910,proveniente da Napoli con la nave passeggeri Regina Elena. Questa donna risulta nata nel 1892 e deceduta nel 1924.Una probabile parente,emigrata negli USA.
 
Pertanto i 2 matrimoni di Giuseppe Zambrotta generarono la seguente prole:
 
1.  1731 - Andrea (risulta che sposò Rosa Fusaro)
2.  1736 - Luca
3.  1739 - Pascale (tutti flgli della prima moglie,Teresa Assella);
4.  1741 - Vincenza
5.  1743 - Teresa
6.  1745 - Marta
7.  1746 - Nicola
8.  1747 - Domenico Francesco Antonio (morto a 17 gg.)
9.  1748 - Anna Maria
10.1750 - Domenico Michele Antonino (mio avo diretto)
11.1752 - Pietro Gennaro Antonio (morto il giorno dopo).
 
Vista la cadenza,presumo che ci siano state altre nascite non documentate.Giuseppe restò vedovo all'inizio del 1739,probabilmente in conseguenze di una sepsi puerperale,e con 3 figli a carico pensò bene di risposarsi subito per non lasciare i piccoli figli abbandonati a se stessi,dovendo badare ad una bottega con lavoranti,unica nella zona.
 
Grazie ad un cugino di terzo grado,Vitaliano Zamprotta,giornalista addetto all'Ufficio stampa e funzionario della Soprintendenza ai Beni storici-paesaggistici-culturali,che lavora proprio nella Reggia di Caserta,il 17 novembre 2010,sono venuto in possesso delle copie di alcuni documenti.Da tre di essi risultano dei pagamenti al mio avo Giuseppe Zambrotta: uno del 1751 riporta un pagamento di 3,30 ducat1; un secondo pagamento è di 13,54 e1/2 ducati; e il terzo riporta 9 ducati per lavori eseguiti per la Reale Scuderia,il Real Magazzino e la costruzione del "Nuovo Real Palazzo" (cioè la Reggia di Caserta). Tutti e tre i documenti,datati 22 novembre 1751, 9 febbraio 1752, 3 agosto 1753 riportano in calce anche la firma, per ricevuta, del mastro falegname Giuseppe Zambrotta.A vederla mi è venuto un tuffo al cuore, perchè è stato come andare indietro nel tempo potendo vedere come firmava un mio avo diretto di circa 260 anni fa! Do qui di seguito le copie dei documenti con le relative "traduzioni" eseguite da Vitaliano Zamprotta.
 Giuseppe Zambroitta: ricevuta del 22 novembre 1751       Ricevuta del 9 febbraio 1752                         Ricevuta del 3 agosto 1753
 
 
La Reggia di Caserta come si presentava nel 1780
 
 
"Traduzione" ricevute N.1 e 2
 
"Traduzione" ricevuta N..3
 
Pertanto,risulta che Giuseppe Zambrotta prese parte ai lavori di costruzione e arredamento della Reggia di Caserta(che fu abitata fin dal 1780) e certamente partecipò anche alla posa della prima pietra avvenuta il 20 gennaio 1752(36mo genetliaco di Re Carlo di Borbone).Giuseppe abitava a S.Barbara,dove aveva un Laboratorio,ma aveva anche un altro Laboratorio a Tuoro,come si inferisce dalla documentazione sopra riportata.(Le ianelle o pianelle di cui sopra erano delle mattonelle usate sia per la pavimentazione sia per la copertura dei tetti).Lo storico evento è ricordato in un dipinto del 1845 del pittore Gennaro Maldarelli che si trova nella Sala del Trono della Reggia.Alla costruzione della Reggia di Caserta pparteciparono 2700 operai e 300 tra mastri e capimastri.Tra questi ultimi vi fu anche il nostro antenato Giuseppe.
 
Gennaro Maldarelli(1845),per gentile concessione di www.casertamusica.com
 
Questi sono gli avi più antichi finora rinvenuti a Caserta, di cui abbiamo contezza documentale.
 
Dai registri dell’Archivio di stato di Caserta risulta che il 9 maggio 1817 è morto Francesco Zamprotta (ma nell’elenco compare come Zambrotta), mendicante di 70 anni, nell’Ospedale di Caserta, lasciando orfane due figlie: Catarina e Maria. Era vedovo di Maddalena Festa ed era domiciliato a Santa Barbara-Strada Chiesa. Si tratta di una notizia tragica che mi ha molto addolorato, ma anche sorpreso, perché in tal modo risulta un’altra linea genealogica familiare, finora sconosciuta. Infatti questo antenato collaterale, avendo 70 anni, risulta essere nato nel 1747. Pertanto la sua famiglia risulta essere parallela a quella del mastro falegname Giuseppe Zambrotta,ma non censita nel Catasto onciario, quindi all'epoca residente altrove.
 
Il 25 Ottobre 1817 risulta deceduta Carolina Fresa di tre giorni, figlia di Domenico Fresa e Maria Rosa Zamprotta, domiciliata in S. Barbara strada Trivio (si tratta della stessa strada in cui abitava il mio bisavolo Ferdinando Zambrotta).E' probabile che si tratti di una cugina,appartenente al ramo che si cognominò Zamprotta già dalla seconda metà del 1700,ma non censito nel Catasto onciario del 1749,discendenti dei figli maschi del primo matrimonio di Giuseppe.
 
5.1.Della mia linea genealogica diretta ho quindi acquisito la documentazione relativa a:
 
Da Domenico Michele Antonino Zambrotta (nato il 1 aprile 1750 e deceduto a Caserta il 15 gennaio 1800), coniugato con Diana Muto (52enne all'epoca del matrimonio della figlia Fortunata, quindi nata nel 1760), nacquero:
 
1. Antonio Giovanni Nicola, il  23 maggio 1775
2.Fortunata, nata nel 1791, coniugata 21enne a Caserta l'8 febbraio 1812 col proprietario terriero 23enne Francesco Abitabile, di Paolo (60 anni), e fu Carmen D'Amico (costei deceduta il 5 maggio 1799).
 
Frutti del matrimonio di Fortunata furono:
  • 1.Domenico, nato nel 1817 (come il cugino Ferdinando Zamprotta/Zambrotta,mio bisavolo), coniugato con Maria Dell'Aquila (20 anni), di Giuseppe Dell'Aquila e di Mariagiovanna Buonocore, il 17 giugno 1847 a Tuoro (certamente discendente di Prisco Dell'Aquila ed Elisabetta Zambrotta);(Domenico fu certamente chiamato così in omaggio e ricordo del defunto padre di Fortunata). 
  • 2.Anna Maria, che sposò, sempre a Tuoro, Gennaro Ferraiolo il 23 marzo 1840, entrambi 21enni. E’ presumibile che vi sia stata altra prole, di cui però non ho notizie.  
5.2.Antonio e Fortunata erano cugini con Tommaso e Andrea  Zamprotta (vedi qui di seguito). 
 
Infatti,parallelamente viveva a Tuoro di Caserta (quindi una frazione limitrofa da cui Santa Barbara era stata scorporata nel 1599) una Famiglia Zamprotta, certamente discendenti dei primi 3 figli maschi di Giuseppe, di cui abbiamo i nomi dei seguenti componenti:
  • Domenico Zamprotta e Pasqua Brignola, genitori;
  • Tommaso (1785), figlio
  • Andrea (1789), figlio
  • Maria Domenica (1798), figlia
  • Maria (1799), figlia.
Del capo famiglia, Domenico, sappiamo (dall'atto di matrimonio del figlio primogenito, Tommaso),che è morto il 19 agosto 1804. La moglie, Pasqua Brignola, al momento del matrimonio del primogenito Tommaso contava 60 anni, e quindi risulta essere nata nel 1752.(E' probabile che dopo il 1789 e prima del 1798 siano nati altri figli, di cui non possediamo i nomi e i dati). Dobbiamo presumere che questa famiglia,non registrata nel Catasto onciario di Caserta e Casali del 1749,si sia trasferita a Tuoro dopo tale data,proveniente da un'altra provincia.
 
ll primogenito Tommaso si sposò per ben tre volte: la prima volta, a Caserta, il 17 dicembre 1812 con la 24enne Vittoria Savasta; la seconda volta, a Tuoro, il 15 aprile 1823 con la 43enne Mariangela Brignola (nata a San Benedetto di Caserta nel 1780 da Aniello Brignola e Vittoria Tartaglione: rimasto vedovo sposò una cugina materna); la terza volta, rimasto ancora vedovo, a Tuoro, il 13 settembre 1839 con la 55enne Antonia Sacco. Nell’atto del primo matrimonio risulta anch’egli di professione “copellaro”.La moglie, Vittoria Savasta è figlia di Giacinto, proprietario terriero 55enne (quindi nato nel 1757),mentre la madre, Grazia Natale, è 54enne (quindi nata nel 1758).
 
Il fratello Andrea il 22 dicembre 1825 sposò a Tuoro la 21enne Ursula Castiello; la sorella Maria il 19 febbraio 1824 sposò a Tuoro il 26enne Stefano Razzano;
 
la sorella Maria Domenica sposò a Tuoro il 7 settembre 1830  il coetaneo 32enne Francesco Pietro Sacco, probabile fratello della precedente Antonia Sacco. Va tenuto presente che un'altra Maria Zamprotta, nata a Santa Barbara di Caserta nel 1810, sposò nel 1830 a Santa Barbara un certo Francesco Sacco col quale risulta poi emigrata ad Ancona, che allora era all’estero perché ubicata nello Stato pontificio: attualmente una ventina di famiglie portano il cognome Sacco in quella provincia.
 
Risulta emigrata anche Ippolita Zamprotta(non ne conosciamo la paternità),nata a Mezzano di Caserta nel 1790, che nel 1818 a Mezzano sposò Giovanni Cimmino, dal quale nel 1820 ebbe un figlio, Domenico: emigrarono tutti a Pavia allora nel Lombardo-Veneto austriaco. Può darsi che il nome Domenico sia stato imposto a ricordo del padre di Ippolita. Quindi Ippolita potrebbe essere la terza figlia della coppia di cui sopra, nata nel 1790. In provincia di Pavia due famiglie si chiamano Cimmino (una a Cava Manara e l'altra a Casorate Primo).Comunque questa famiglia non emigrò da sola. Con loro partì un'altra coppia, formata da Teresa Cimmino, nata a Mezzano di Caserta anch'essa nel 1790 (cugina o sorella di Giovanni Cimmino?), sposata con Carmine Di Guida nel 1815 a Mezzano e poi emigrata a Pavia. Attualmente alcune famiglie Di Guida risiedeono in provincia di Pavia e di Milano. E’ molto probabile che Giovanni Cimmino sia il nipote del 30enne Giovanni Cimmino fratello del bracciale Nicola, menzionati nel Catasto onciario di Caserta-Mezzano, del 1749.
 
5.3.Per quanto attiene la mia linea genealogica va ricordato:

 

Antonio Zambrotta, il nonno di mio nonno Antimo (fratello di Fortunata e, quindi, figlio di Domenico) nato nel 1775, copellaro, coniugato con Palma Brignola(1779), filatrice, (sorella di Pasqua Brignola, coniugata col suddetto Domenico Zamprotta) ebbe la seguente prole: 

  • Domenico Aniello, suo figlio, nato il 16 dicembre 1809, di professione copellaro: di questo avo collaterale ho acquisito l’atto di nascita dall’Archivio di stato di Caserta, da cui risultano l’età e la professione del padre e i nomi dei testimoni, che furono: il notaro 40enne Luca Calvano, abitante al 2° piano della stessa casa in Strada del Trivio a Santa Barbara, e suo fratello 38enne, il sacerdote Bartolomeo Calvano di Santa Barbara.Questo nome fu imposto in omaggio al nonno.
  • Diana Irene Caterina,nata il 25 maggio 1812 e deceduta il 14 dicembre 1813 (così chiamata in ricordo e omaggio alla nonna paterna Diana Muto);
  • Giuseppe,nato il 28 dicembre 1813,di professione copellaro.Questo nome fu imposto in omaggio al bisavolo.
  • Ferdinando Zambrotta, suo figlio (mio bisavolo), nato a Santa Barbara di Caserta il 18 dicembre 1816, copellaro, coniugato all’età di 20 anni con la 28enne Mattia Rossi (nata nel 1809 da Angelo e Gabriella Fusco) il 14 dicembre 1837 a Tuoro di Caserta (mancavano 5 giorni al compimento della maggiore età!). Il nome fu imposto in omaggio al Sovrano regnante. Questa Famiglia ebbe la sua antica dimora di proprietà prima in via Trivio (oggi via Petrarelle) al primo piano, e poi in Via Tifatina, sempre a Santa Barbara di Caserta, dimora tramandata alle generazioni successive. Questa dimora era ubicata in via Trivio, così denominata perchè formava un trivio con via Maielli e via s.Elena ( ‘a Santella).Va rilevato che Ferdinando si firma Zambrotta e Zamprotta negli atti di stato civile in mio possesso. La moglie, Mattia Rossi, fu prima filatrice e poi agricoltrice, collaboratrice del marito che coltivava terreni a monte (perciò il cambio di professione da copellaro a "tramontano") e a valle, dove incontrerà Sua Maestà il Re Ferdinando II° come raccontato di seguito.(Desidero rimarcare che alcuni secoli prima Tuoro e Santa Barbara erano un unico "casale" che nel 1599 fu smembrato. Nella separazione il villaggio di S.Barbara portò con sé la chiesa di S.Nicola che divenne nel 1614 la chiesa parrocchiale in sostituzione di quella di S.Barbara al Monte che venne abbandonata).I registri parrocchiali comunque partono dal 1601,come mi ha detto telefonicamente il Parroco, don Giuseppe De Bernardi, il 27 agosto 2009. Una comunicazione dell’Archivio di stato di Caserta del 7 ottobre 2010 precisa che i figli di Ferdinando furono tutti registrati come Zamprotta (e infatti i loro attuali discendenti sono tutti Zamprotta).Il figlio Antimo,mio nonno,invece,si fece chiamare Zambrotta e i suoi discendenti sono le attuali famiglie Zambrotta, eccetto quella di mio padre Nicola che scelse inopinatamente il cognome Zamprotta ignorando che il cognome originale della Famiglia è Zambrotta fin dagli inizi.Va anche rilevato che mio nonno Antimo,pur essendo il figlio maschio di maggiore età coniugato (suo fratello maggiore Francesco morì a circa 2 anni), non impose il nome paterno Ferdinando a qualcuno dei suoi figli,come invece fece il suo fratello minore Antonio.Infatti tutti gli attuali Ferdinando Zamprotta discendono da Antonio.
La professione di “copellaro” esercitata da giovane dal mio bisavolo, consisteva nella fabbricazione di bótti (professione esercitata anche dal padre, dai fratelli e dai cugini),ma anche di tini e mastelli,come i loro antenati diretti,che avevano ereditato questo mestiere da Andrea primo residente a Santa Barbara.
 
A proposito di "copellaro",che risulta essere un lemma dialettale in uso nel 1741 nel Comune di Arienzo(in provincia dell'attuale Caserta).Troviamo il termine citato anche in altri Comuni nelle registrazioni del Catasto onciario.Comunque il termine era usato anche in altre regioni.Infatti lo troviamo,ad esempio,nelle Marche nel 1578 (Famiglia Carissimo, che si trasferì in quell'anno da Castelsantangelo,in provincia di Macerata,a Marino in provincia di Roma).Quindi possiamo dire che si tratta di un vecchio lemma professionale,poi ritenuto come dialettale.La sua origine è antica.Infatti,attraverso il latino cupa, questo lemma deriva direttamente dal greco antico κώπη che voleva dire pezzo di legno, manico,remo,anello,palo,sbarra,e anche qualcos'altro. 
 
5.4. 
A proposito del mio bisavolo Ferdinando Zambrotta/Zamprotta debbo ricordare un episodio significativo.Mentre era al lavoro nella sua proprietà, tra la Frazione Ponti della Valle del Comune di Valle di Maddaloni (comune alle pendici del Monte Calvo nel preappennino campano), e S.Agata de' Goti (11 km a est di Caserta), Ferdinando incontrò il Re di Napoli, Ferdinando II° (1810-1859), che non poteva attraversare a cavallo quella proprietà a causa di una massicciata in legno chiusa da una porta, che il mio bisavolo Ferdinando prontamente abbattè con una scure per liberare il passaggio. In realtà il Re si rivolse al piccolo Antimo,che nella stagione estiva seguiva il padre per imparare l'arte (così mi ha precisato mio cugino Aldo che mi ha riferito l'episodio raccontatogli da nostro nonno Antimo),e lui corse a chiamare il genitore che era poco distante. Pertanto,il mio bisavolo fu invitato,per il giorno seguente,al Palazzo Reale di Caserta e gli furono assegnati 3 ducati mensili di rendita per il servizio reso. Per capire il valore di questa piccola rendita basta sapere che 1 ducato = 10 carlini = 100 grana valeva una giornata di lavoro di un muratore; con 1 ducato si potevano acquistare 2 barili e mezzo di vino, cioè 85 litri. Questo episodio fu poi raccontato da mio nonno Antimo, ma a me è stato riportato da mio cugino Aldo Zambrotta.Va rilevato che Ferdinando stava lavorando su terreni di sua proprietà, cioè una parte degli stessi che aveva lasciato in eredità il Mastro falegname Giuseppe Zambrotta, di cui abbiamo parlato all'inizio, che li possedeva nella confinante S.Agata de' Goti (allora in provincia di Principato Ultra,distante appena 9,5 km da Valle di Maddaloni) e che probabilmente aveva aumentato con nuovi acquisti o con la dote maritale. Il mio bisavolo,nell’atto di nascita di mio nonno Antimo,non risulta più “copellaro”,ma “tramontano”,termine a me sconosciuto e non registrato nemmeno nei dizionari etimologici.Ho richiesto la consulenza del Sig.Ciro La Rosa, paleografo, egregio genealogista e araldista del Regno delle due Sicilie, il quale mi ha spiegato che trattasi di persona che coltivava terreni in collina (e infatti Valle di Maddaloni arriva fino a 579 mt.). Sarà. Secondo me, questo appellativo di "tramontano" fu affibbiato ai miei avi perchè provenivano da Tramonti (Salerno). Questo mio bisavolo dovette lavorare molto nella sua vita: copellaro prima, coltivazioni in collina in seguito! Ed io finora non ne conosco ancora la data di morte! Di suo padre Antonio, invece,sappiamo che nel 1861 era ancora vivente.Infatti,presentò una domanda per ottenere ila continuazione del pagamento da parte della Real Casa della rendita,che risulta a lui intestata di 3 ducati mensili,per la quale ottenne anche gli arretrati di 13 mesi,come risulta dalla documentazione del 20 settembre 1861 che riporto di seguito.Pertanto,debbo inferirne che il racconto di  mio nonno Antimo, riportato da mio cugino Aldo,è completamente esatto.Infatti,la rendita fu di 3 ducati mensili,e fu fatta assegnare dal mio bisavolo Ferdinando al proprio padre Antonio.Posso capirlo,considerando che a quell'epoca non vi era la pensione di vecchiaia e quindi Ferdinando fece avere al proprio vecchio genitore una somma mensile che possiamo considerare come una pensione e tale fu in seguito considerata anche dai nuovi governanti.
                              Un'immagine dei Ponti della Valle                        L'Acquedotto Carolino nel Comune di S.Agata de' Goti
                   con la grandiosa opera architettonica di Luigi Vanvitelli     dove era ubicato il "tenimento" di Giuseppe Zambrotta
 
 
Antonio Zambrotta: richiesta del 20 settembre 1861
 
Conteggio degli arretrati dal settembre 1860 a tutto il 30 settembre 1861
 
 
 
 
 "Traduzione" del documento precedente (il "traduttore" ha omesso il totale: sono ducati 39.00)           
 
La Mattia Rossi, consorte di Ferdinando, era nata anch’essa a Santa Barbara di Caserta nel 1809, era figlia di Angelo Rossi e Isabella Fusco. Risulta filatrice prima e agricoltrice poi, probabilmente da giovane avrà lavorato nell’Opificio della Real Colonia di S.Leucio. In seguito, invece, collaborò col marito nella coltivazione dei propri terreni.
 
Da questa coppia nacquero sei figli: 
  • Palma Filomena Barbara, (15 ottobre 1838 - 8 aprile 1889),cgt.con Pasquale Marra(19 febbraio 1844) il 23 aprile 1876;deceduta per incidente;
  • Francesco, (25 ottobre 1840 - 25 giugno 1842);
  • Filomena Maria Grazia (23 settembre 1842 - 8 aprile 1889),cgt.con Giuseppe Marra il 9 marzo 1870,deceduta per incidente;
  • Filomena (29 marzo 1845 - ???) 
  • Antimo Domenico Antonio (mio nonno), S.Barbara 4 luglio 18476 febbraio 1942;
  • Antonio Angelo Francesco,1 ottobre 1849 - 1 settembre 1932
Dalle notizie comunicate in data 16-18 settembre 2010 dal Parroco di Santa Barbara,don Giuseppe Di Bernardo,risulta che le sorelle maggiori di mio nonno morirono entrambe nello stesso incidente,in data 8 aprile 1889.Non è stato possibile accertare i fatti,per mancanza assoluta di notizie.
 
Dalle notizie comunicate dall'Archivio di stato di Caserta in data 7 ottobre 2010 si inferisce che tutti i figli di Ferdinando si cognominarono Zamprotta.Mio nonno Antimo,pur essendo stato registrato in Comune come Zamprotta,si fece chiamare sempre Zambrotta e si firmò sempre così.I suoi figli si chiamarono Zambrotta e così i loro discendenti.Unica eccezione fu mio padre Nicola che si volle chiamare Zamprotta e così si chiamano i suoi discendenti.
 
L' Atto di nascita di mio nonno dice Antimo, Antonio, Domenico Zamprotta): il secondo e il terzo nome sono rispettivamente del nonno e del bisavolo. Proprietario terriero (terreni ottenuti in parte con la dote della moglie) e commerciante di carbone e di legnami per la fabbricazione di bótti, tini e mastelli che rivendeva in tutta Italia. Coniugato (il certificato di matrimonio dice Zamprotta) il 20 luglio 1876, con Mariagrazia Sangiovanni (nata a Castel Morrone (comune confinante a nord di Caserta,distante circa 9,6 km) il 2 luglio 1852 e deceduta a Caserta il 13 ottobre 1918, in seguito all’epidemia di influenza “spagnola”, figlia di Sangiovanni Angelo Andrea e di Margarita Iulianiello, (sposi a Castel Morrone il 28 gennaio 1849), conosciuta andando ad acquistare un bosco deciduo a Castel Morrone. Col matrimonio la sposa portò in dote dei terreni siti a Castel Morrone.
 
Il fratello minore di mio nonno Antimo fu Antonio Zamprotta (nome imposto dal padre Ferdinando in omaggio al proprio padre Antonio),che abitava anch'egli in via Tifatina a Santa Barbara in una abitazione adiacente a quella del fratello Antimo.Egli fu padre di due figli,di cui uno di nome Ferdinando, come suo nonno,e padre, a sua volta,di due figli.Queste ultime notizie mi furono fornite da mio cugino Aldo Zambrotta. Di questi soggetti ho ricevuto i dati anagrafici e le fotografie da una mia cugina di terzo grado,la prof.Adelia Zamprotta di Caserta.Da questo ramo discendono,tra gli altri,i Ferdinando Zamprotta attualmente viventi.
 
La sorella maggiore di mio nonno Antimo fu Palma Maria Filomena Zamprotta (dati anagrafici dell'Archivio di stato di Caserta),nata a Santa Barbara il 29 marzo 1845,coniugata con Pasquale Marra il 23 aprile 1876.Uno dei loro cinque figli,Ciro Marra,cugino di mio padre,fu Generale di Divisione dei Reali Carabinieri(notizie fornitemi da mio padre,ma non confermate dall'Arma dei Carabinieri,che mi ha negato le notizie in nome della legge sulla privacy.No comment!).Quindi due cugine,figlie di due fratelli, risultano col nome di battesimo Palma in ricordo e omaggio alla loro nonna paterna,Palma Brignola. (Pasquale Marra era nato il 19 febbraio 1844 da Antonio e da Agnese Rossi. Morì il 16 luglio 1906 all'età di 62 anni. L'anno seguente con deliberazione del Ministero del Tesoro, la Corte dei Conti liquidò la pensione di reversibilità di lire 390,56 alla vedova, come riportato a p.176 della Gazzetta Ufficiale del Regno di'Italia del 9 gennaio 1907,N,7, da me consultata).
 
Come si può notare vi sono alcuni dati anagrafici discordanti tra quelli dello Stato civile e quelli dei Registri parrocchiali.Poichè non influiscono sulla ricerche della mia linea genealogica,non mi curerò di approfondirne le cause.

 

Dal suddetto matrimonio di mio nonno Antimo Zambrotta con Mariagrazia Sangiovanni nacquero i seguenti figli: 

 

  • Carmela Zambrotta,
  • Francesco Zambrotta,
  • Angelo Andrea Zambrotta,
  • Pasquale Zambrotta,
  • Luigi Zambrotta,
  • Margherita Zambrotta,
  • Maria Zambrotta,
  • Nicola Zamprotta (mio padre,ottavo e ultimo figlio).
 
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  • Mio nonno Antimo lavorò fino a 84 anni, e in seguito visse con i proventi dell'affitto delle sue proprietà (i rimanenti 10mila metri quadri), che furono vendute dopo la sua morte nel 1942, a circa 95 anni d'età. Infatti, in precedenza, avendo fatto da garante ad un "amico", dovette poi vendere una parte delle sue proprietà per onorare il debito non pagato. Di mio nonno Antimo debbo ancora ricordare quanto più volte raccontato da mio padre Nicola: a Caserta a fine '800 e inizio '900 mio nonno Antimo era conosciuto come " 'o ricco Pilone" (in casertano, mentre in napoletano si dice "riccopellone": vedi il Dizionario Etimologico Napoletano di Francesco D'Ascoli, Edizioni del Delfino, Napoli, 1990), cioè il ricco Epulone, con riferimento ai suoi possedimenti e al suo tenore di vita. Nei documenti dell' epoca risulta, come sua cugina la Baronessa Palma Zamprotta, "possidente"). Lo squallido episodio,che ridimensionò il tenore di vita della famiglia di mio nonno, mi richiama alla mente un episodio analogo avvenuto nello stesso periodo,il 1897,al dott.Enrico Galgani,padre di otto figli e vedovo,farmacista e proprietario della propria farmacia a Lucca e di due case.Costui fece da garante,ma il debitore non pagò.Risultato: al Galgani fu pignorata la farmacia e le due case con tutto quanto possedeva.Morì poco dopo per un improvviso sopraggiunto cancro alla gola.Era il padre di s.Gemma Galgani,una delle più grandi sante della cristianità,venerata anche da Padre Pio da Pietrelcina! Nessuno ha mai precisato chi fu che combinò questo guaio a mio nonno Antimo, ma io ho tirato le conclusioni da un episodio accaduto negli anni ’30 e riferitomi da mio cugino Aldo.Mio  nonno fu avvisato che suo fratello minore Antonio era moribondo e desiderava vederlo per chiedergli perdono. Mio nonno non andò e non si recò nemmeno al funerale! Eppure abitavano in due case adiacenti e la parrocchia era a pochi metri da casa.Da notare che questo fratello aveva adottato il cognome Zamprotta,mentre mio nonno volle chiamarsi sempre Zambrotta, unico ramo familiare a chiamarsi così. Dalla documentazione pervenutami dal Parroco di Santa Barbara,don Giuseppe Di Bernardo,ho accertato che il fratello minore di mio nonno,Antonio,morì il 1 settembre 1932.Quindi lo "strano" comportamento di mio nonno si è verificato in quel periodo.Ho anche rilevato che mio nonno,pur essendo il primo figlio maschio.non chiamò nessuno dei suoi figli Ferdinando,cioè non rinnovoò il nome del padre,mentre suo fratello minore lo fece.Ho rilevato anche che mio nonno volle chiamarsi sempre Zambrotta,mentre il fratello adottò la variante Zamprotta.In seguito mio padre Nicola adotterà questa variante per motivi sconosciuti a noi figli e che,comunque,io non approvo,dopo aver avuto la possibilità di leggere tra le righe della storia familiare.Mio cugino Aldo mi ha confidato che a casa del nonno esisteva una gigantografia di mio padre Nicola,incorniciata e appesa al muro.Il nonno Antimo era molto orgoglioso del figlio Nicola che fosse riuscito a diventare un Ufficiale del Regio Esercito.Dopo alcuni anni riprendo questa voce per aggiungere alcuni dati.Avendo avuto modo di assistere ad un documentario televisivo in cui si mostrava il mestiere di bottaio(ormai in via di estinzione),ho capito la durezza del mestiere esercitato da mio nonno Antimo,che doveva prima raccogliere il legname(acquistando il raccolto dei boschi della provincia di Caserta),che poi doveva lavorare usando gli appositi attrezzi di questo mestiere.A prodotto finito,dopo avere ottenuto botti,tini e mastelli,oltre a consegnare quanto gli era stato commissionato,doveva essere un abile venditore per piazzare la merce rimanente.A questo si aggiunga che mio nonno Antimo curava anche i terreni ricevuti in eredità e quelli avuti in dote dalla moglie Mariagrazia.La persona che spiegava questo mestiere,residente ad Antrodoco(Rieti) ha dichiarato che lo aveva ereditato dal padre e questi dal padre suo,così come era accaduto a mio nonno Antimo,e come lui aveva la carnagione chiara e gli occhi azzurri!

Tutti i suoi figli, eccetto Nicola, quindi si cognominarono Zambrotta. Si chiamarono così per distinguersi dai loro cugini Zamprotta o  per continuare la plurisecolare tradizione familiare? Quindi mi resta questo dubbio, perché il cognome originale risulta essere Zambrotta.
 
  • La sorella maggiore di mio padre, zia Carmela Zambrotta (8-4-1879 / 10-9-1938) coniugata con Stefano Sacco (7-11-1875 / 22-5-1934), ebbe i seguenti figli: Angelo, Michele, Mariagrazia, Tommaso.Risiedeva a Tuoro.La figlia Mariagrazia Sacco, detta Graziella,(1914-1995) sposò il cugino Antonio Zamprotta (20/02/1906 - 26/04/1994), figlio di Ferdinando Zamprotta e Adelaide Pianura, riunendo in tal modo i due rami Zambrotta e Zamprotta. Da notare che questo Ferdinando Zamprotta era figlio di Antonio Zamprotta(fratello di mio nonno),ed era residente a Casolla. Si tramandano così gli stessi nomi di battesimo della linea genealogica di Antimo (figlio di Ferdinando, figlio di Antonio, e con il fratello primogenito di nome Antonio residente a Santa Barbara nella casa adiacente). Dal matrimonio del suddetto Ferdinando con Adelaide Pianura nacquero i seguenti cinque figli:
  • Lorenzo, padre di sette figli: il primogenito di nome Ferdinando;
  • Antonio, che sposa la cugina Maria Sacco (detta Graziella), da cui nascono Adelia (1940, insegnante di Stenodattilografia,coniugata con Domenico Mataluna, da cui nascono Teresa (1967) e Mariagrazia (1972) Mataluna, entrambe avvocato (va precisato che il loro padre, Domenico Mataluna, è bisnipote, per parte materna, di una Filomena Zambrotta; e Ferdinando (1947, insegnante di Francese), è un intreccio quasi romanzesco di parentele.
  • Angelo,ufficiale di Pubblica sicurezza,emigrato a Venezia nel 1939, con due figli: Ferdinando Zamprotta (1939) e Ciro Zamprotta: il primo residente a Padova (pittore e pubblicitario, padre di Rosetta e Angelo)), il secondo a Venezia (architetto e padre dell' arch. Elisa);
  • Pasquale, cinque figli:Giancarlo,Franca,Ferdinando,Adelaide,Vitaliano;
  • Giuseppe, emigrato a Foligno, padre di Tiziana (pittrice e critico d'arte) e Ferdinando (pittore).
  
       zia Carmela Zambrotta
  • Il secondo figlio, primo fratello maggiore di mio padre, zio Francesco Zambrotta (Caserta,29/09/1880 – Casalnuovo,13/04/1955), detto zio Ciccio, coniugato con Anna Gentile (Caserta,1875-1947) ebbe sei figli, un solo figlio maschio, Mario (1906-1945), celibe, e cinque figlie femmine, Olinda (1908-1977), Bruna (1910-1987), Mariagrazia (1912-2003),coniugata Zanfardino; Angela(1916-1960), Margherita (1919-1968).Lo zio Francesco risiedeva a  Casalnuovo di Napoli con la figlia più giovane, Margherita e col marito di questa, Michele Scarpato, gestendo un negozio olivinicolo di proprietà. La sua ultima figlia, Angelina aveva sposato il commerciante olivinicolo napoletano Pàssaro che gestiva una catena di tali negozi a Napoli. Essa fu madre di tre figli, tra cui Domenico Pàssaro, medico ostetrico-ginecologo, docente all'Università di Napoli.Va precisato che a questo zio fu imposto il nome di Francesco certamente in ricordo del fratellino maggiore di mio nonno,Francesco nato nel 1840 e deceduto a soli 20 mesi.
                                            
Mio zio Francesco Zambrotta con sua moglie Anna Gentile, il loro figlo primogenito Mario e la quinta figlia,Angela 
 
 
                                                          Stemmi delle Famiglie Zambrotta-Gentile con cronistoria,
                                                          rilasciati dall'Istituto Genealogico Itlaiano di Firenze nel
                                                                       1920 a mio zio Francesco Zambrotta
 Lo stemma della Famiglia Gentile si blasona così:"d’oro, allo scaglione di rosso, accompagnato nella punta da un leone
e nel capo da una stella a sei punte posta tra due gigli, il tutto d’azzurro".
(La Famiglia Gentile era un'illustre Casata di sicura origine normanna,cfr.prof.Angela Picca,30 novembre 2009))
 (lo stemma Zambrotta è riportato e blasonato nella Sezione 8.0.) (Archivio Italo Zamprotta)
  • Il terzo fratello di mio padre, zio Angelo Andrea Zambrotta (Caserta,11.05.1882 - 27.01.1955), dipendente delle Ferrovie, coniugato due volte (la prima moglie Luisa Cantalino; la seconda moglie Maria Giuseppa Dell'Aquila). Dalla prima moglie ebbe Antimo(13/09/1909-28/03/1995),Pasquale(03/11/1911-19/03/2004),Nicola(26/02/1919-24/05/1998);dal secondo matrimonio ebbe: Maria, Anna, Carlo, Francesco, Luisa, Margherita. Risiedeva a Santa Barbara. Dal figlio Antimo discende l'attuale famoso calciatore Gianluca Zambrotta di Como (campione del mondo di calcio il 9 luglio 2006), figlio di Alberto. Antimo (13/09/1910) fu Maresciallo maggiore della Guardia di Finanza,combattente e reduce della seconda guerra mondiale (fronte jugoslavo),sposò nel 1940 Rachele Rambaldi(14/11/1913),dalla quale ebbe Maria, Alberto ed Elena.Invece,suo fratello Pasquale (1911-2004)fu ufficiale dei Carabinieri e poi ragioniere alla "Eliogas" di Desio), deceduto a 92 anni il 19 ottobre 2004 a Carate Brianza dove viveva. Pasquale era nato a Caserta nel novembre 1911. Prigioniero a Bàssora durante la II guerra mondiale. Dopo la guerra lasciò l’Arma dei Carabinieri (dove raggiunse il grado di Tenente) e si stabilì a Carate Brianza, sposandovi Maria Pozzi (figlia di un in imprenditore-mecenate brianzolo,titolare di alcuni brevetti industriali,del quale ora diremo),lavorando come ragioniere presso la Eliogas di Desio. Di mio cugino Pasqualino mi corre l'obbligo di ricordare che era fornito di un innato senso artistico(come altri membri della Famiglia),confermatomi dal figlio Andrea.Infatti nel 1929,a 18 anni,prima di andare nell'Arma dei Carabinieri,volle fare un omaggio allo zio Nicola, alla cui famiglia era molto legato.Gli dipinse il soffitto della sala da pranzo.Io ricordo quell'artistico lavoro perchè rimase fino al 1960 quando la mia famiglia fu costretta a lasciare quella casa che non era di nostra proprietà.Si trattò di un lavoro artistico veramente pregevole!
  • Questa coppia generò i seguenti figli:
 
 zio AngeloAndrea Zambrotta e i suoi primi tre figli:Antimo,     Pasqualino,                     Nicola                
 
Gianluca Zambrotta(nipote di mio cugino Antimo),calciatore,Campione del mondo a Berlino nel 2006
 
Andrea (1954), laureato in Lettere, con tesi su "I cattolici monzesi tra amministrazione e politica (1904-1913)", pubblicata  in "I quaderni della Brianza", 5 (1982),Befana Brianza, Besana Brianza, ottennendo il 1° Premio dalla Giuria di "Brianza Inedito" nel 1980, utilizzata dal Prof. Guido Formigoni per il suo testo “I cattolici deputati (1904-1918): tradizioni e riforme”,Studium,1988, dove è citato per ben due volte. Il prof. Andrea Zambrotta è Dirigente scolastico vicario della scuola media paritaria “Vescovo Valtorta” di Carate Brianza, per la quale ha rinunciato alla cattedra di ruolo nelle scuole statali. Di questa scuola, che ha avuto come docente e Preside anche il Rev.Padre Giovanni Saldarini (in seguito arcivescovo e cardinale a Torino), egli ha scritto anche la storia: “La Scuola V.Valtorta a quarant’anni dal riconoscimento legale,1950-1990, Carate Brianza, 1990. Andrea Zambrotta è stato anche Presidente del Consiglio comunale della sua città. Coniugato con Maria Cristina,è padre di 5 figli: Maria Chiara, Alberto, Paola, Giovanni Paolo, Gloria. Il figlio di Andrea, Alberto, laureatosi brillantemente in Ingegneria meccatronica, a 26 anni è diventato Dirigente e Responsabile dell'Ufficio Tecnico Marino della Schindler-Italia. Ha una sorella maggiore, Luisa, insegnante di Lingua inglese.
Nella foto mio cugino Pasqualino con la moglie Maria Pozzi.
 
Il suocero di mio cugino Pasqualino,Leopoldo Pozzi (1877-1970),coniugato con Adele Moioli,fu un imprenditore-mecenate molto illuminato. Con la sua azienda creò solide condizioni di sviluppo e benessere sul territorio,tanto da meritare nel 1937 il Cavalierato della Corona d'Italia.Nel 1938 fu autorizzato a fregiarsi del Distintivo d'Onore per i mutilati sul lavoro;e nel 1966 (in occasione delle celebrazioni per il Ventennale della Repubblica) fu insignito del Diploma di Benemerenza con medaglia d'oro dal Comune di Carate Brianza per i molteplici contributi offerti a beneficio della cittadinanza (oltre ai 120/130 posti di lavoro garantiti dalla sua azienda fino agli albori della robotizzazione).Si adoperò per la costruzione di condomini per gli operai,con unità abitative da essi riscattabili molto agevolmente,cosa che tutti fecero,e in cui ancora abitano le loro famiglie.Continuò per decenni a finanziare l'Asilo Infantile Ente Morale,di cui fu Presidente del Consiglio di Amministrazione fino alla morte;e finanziò il Comune per la costruzione di opere pubbliche,la più importante delle quali fu il nuovo ponte sul fiume Lambro che collega tuttora agevolmente la frazione di Agliate e i paesi più a nord con il capoluogo di Carate. 
Il Cav.Leopoldo Pozzi con la consorte Adele Moioli 
  • Il quarto fratello di mio padre, zio Pasquale Zambrotta (Caserta,02/02/1886 - 30/10/1968), coniugato con la napoletana Imperia De Canditiis (nata a Tufino [NA] nello stesso giorno,mese ed anno del marito). Risiedeva a Santa Barbara e fu padre di 5 figli: Aldo,Dante,Realdo,Mariagrazia, Antimo.
  •  
  •    zio Pasquale Zambrotta
  • Aldo (Tufino [NA], 1920, ragioniere, Maresciallo maggiore Comandante Stazione dei Carabinieri in provincia di Verona, e residente a Monteforte d'Alpone,VR). Nel 2009 ha ricevuto la promozione onorifica a Sottotenente dei Carabinieri. Nel 2010 è diventato Cavaliere OMRI. E' stato autore di numerose poesie, e inoltre ha raccontato la sua vita militare nell'Arma dei Carabinieri. Sposato con Pierina Zanovello (Curtarolo,PD, 26 giugno 1927 - deceduta a 79 anni, il 14 giugno 2007), padre di quattro figli: Donata (1952), Pietro (1954), i gemelli Pasquale e Antimo (1960). Donata coniugata con Isolan Giovanni, tre figli, periti agrari, residenti in provincia di Verona. Pietro, impiegato delle Ferrovie dello stato, coniugato con un figlio. Pasquale, vice Capo stazione, coniugato, con due figli. Antimo, dipendente di uno stabilimento per la fabbricazione della plastica, coniugato con un’insegnante napoletana, Annamaria Matrisciano, due figli (Alessio e Gabriele). Residenti a Monteforte d’Alpone e comuni limitrofi.
  • Dante (1923-2000) si laureò in Medicina all’Università di Napoli e si specializzò in Pediatria. Si sposò dopo il servizio militare e si trasferì in Sicilia, ad Adrano (CT), dove sposò la figlia del suo colonnello, Alfina La Naia, e dove esercitò la professione anche come medico-legale, perito settore. Fu padre di due figli, Claudio, medico dermatologo dell’Ospedale di Catania, e Pasquale, medico di base ad Adrano.
  • Realdo (1925-2006) si laureò in Chimica farmaceutica a Napoli e fu professore di Matematica nelle scuole medie. E’ padre di Pasquale, ingegnere elettronico e insegnante, coniugato e residente a Bologna, padre di due figli; e di Imperia, architetto, coniugata e residente a Napoli, madre di due figli. Da notare che Realdo ebbe lo stesso padrino di Cresima dello zio Nicola, il marchese De Franciscis di Caserta.
  • La loro sorella, Mariagrazia (1928, nome imposto in omaggio alla nonna), coniugata con Antonio Papa e residente a Tuoro, è madre dell' Ispettore di Polizia Franco Papa, in servizio a Trieste, e di Marilena, residente in provincia di Vicenza.
  • Antimo, ultimo figlio (1930), militò dapprima nei Carabinieri che lasciò per sposarsi e adattandosi, per amore, a fare l’operaio. Rimasto vedovo, senza figli, vive a Genova.

     

  •    NastrinoCavaliereOMRI
  • Monteforte d'Alpone,2010.Mio cugino Aldo Zambrotta ,in divisa da Ufficiale dei Carabinieri - (Archivio Italo Zamprotta)
  • Monteforte d'Alpone,2002.Nozze d'oro di mio cugino Aldo e moglie Pierina (al centro) 
  • Il quinto fratello di mio padre, zio Luigi Zambrotta (Caserta, 7 marzo 1888 – 14 gennaio 1953), dipendente delle Ferrovie e invalido, coniugato con Teresa Cattel (nata a Vibonati il 16-03-1894 e morta a Caserta il 02-11-1985), abitava a Tuoro, ebbe i seguenti figli: Antimo (19.04.1917), Giuseppe (1923-2008), Maddalena (13.10.1925), Carmela (05.03.1934) coniugata Biceglie (residente sulla collina di Briano a Caserta), Mariagrazia. Giuseppe fu macchinista delle Ferrovie dello stato, residente a Cosenza, in Calabria.

 

    zio Luigi Zambrotta             suo figlio Giuseppe

 

  • Purtroppo non mi risultano notizie biografiche delle due sorelle Margherita e Maria, di cui però mio padre ci parlò tante volte. La mia allora giovanissima età mi impedisce di ricordare le notizie. Dalle notizie raccolte presso mia sorella Maria Grazia e presso la mia cugina di terzo grado Adelia ho saputo che Margherita fu madre di una figlia che a sua volta restò priva di prole e, quindi, quel ramo si è estinto. Invece Maria sposò un certo Carlo Marmo e fu madre di una bambina, chiamata anch'essa Maria, perchè la madre morì di parto.

 

  • 7.La nonna materna di mio padre Nicola, Margarita Iulianiello, era nata a Castel Morrone il 10 febbraio 1820 da Anna Maria (ragazza madre), (figlia di Pasquale, nato a Castel Morrone nel 1765, e di Maria Rosa Villano, nata a Castel Morrone nel 1760 e coniugata nel 1790), di anni 25 (quindi nata nel 1795), proprietaria terriera, andò sposa a Angiolo Andrea Eligio Sangiovanni, di Francesco (muratore) e di Mariantonia Simone (filatrice), nato a Caiazzo il 1° dicembre 1823 ed ivi domiciliato, di professione mastro muratore, a Castel Morrone il 24 gennaio 1849. Va rilevato che nei documenti è chiamata Donna Margarita Iulianiello. Sua madre Anna Maria sposò a 48 anni, il 12 luglio 1843, a Castel Morrone, Nicola Alois di 34 anni. Suo fratello maggiore, Pietro Sangiovanni, nato nel 1782, a 29 anni sposò a Castel Morrone la 28enne Girolama Carasso (di Vincenzo e di Agnese Del Tiso), il 26 maggio 1811. 
  • A proposito della famiglia Iulianiello, debbo rilevare che la nonna di mio padre Nicola, Margherita (come lui la chiamava, ma in realtà Margarita per l'anagrafe) nacque a Castel Morrone il 10 febbraio 1820 da Anna Maria, contadina 25enne, figlia di Pasquale Iulianiello (nato a Castelmorrone nel 1765), agricoltore, domiciliato in strada S.Andrea a Castel Morrone, e di  Maria Rosa Villano (nata nel 1760 a Castel Morrone) che si erano sposati a Castel Morrone nel 1790. Nell'atto di nascita di Margarita figura come testimone il fabbro Giuseppe Villani, probabile fratello di Maria Rosa Villano, quindi suo zio, 
  • Anna Maria Iulianiello, che aveva dato alla luce una figlia senza padre, si prenderà una bella rivincita con la vita, sposandosi 48enne prima con il 34enne Nicola Alois il 12 luglio 1843 a Castel Morrone, e poi, il 5 settembre 1851, il 45enne Carmine Dello Stritto, sempre nel comune d'origine. Va rilevato che il primo marito, Nicola Alois, apparteneva ad un'illustre e nobile Famiglia di origine longobarda, mentre il secondo apparteneva ad una famiglia di possidenti. Quando il 24 gennaio 1849 Margarita Iulianiello sposerà Angelo Andrea Sangiovanni (figlio di Francesco e di Mariantonia Simone) sull'atto di matrimonio risulterà donna Margarita Iulianiello, perchè era diventata una possidente e veniva comunemente indicata col titolo di "donna Margarita". A quell’epoca il censo avevo un suo valore giuridico ed etico. Nella frazione Sommana di Caserta esiste ancora l'antico Palazzo Alois che riporta l'antico stemma gentilizio ai lati del portale (un leone rampante che tiene con la zampa anteriore destra un giglio). 
  • Stemma gentilizio Famiglia Alois-Palazzo Alois(Sommana) 
  • A proposito della Famiglia Alois mi corre l'obbligo di ricordare un triste epidsio capitato tre secoli prima a un membro di questa illustre Famiglia,il Cavaliere Giambattista,gentiluomo di camera presso la Corte vicereale di Napoli nel 1531,all'epoca in cui era vicere il Cardinale italiano Pompeo Colonna.
    Gli sia tagliata la mano destra!”Con queste parole il viceré di Napoli, Pompeo Colonna, Cardinale, nel 1531 condannava il fedele gentiluomo di stanza,Giambattista Alois del Casale di Sommana(Caserta),appunto al taglio della mano destra.Il delitto, per cui una persona di rango come il nostro cavaliere, veniva condannato a una così grave pena, era stato un diverbio banale, trasceso poi a via di fatto, con un altro gentiluomo, suo pari, in un’anticamera del Palazzo Reale. Eppure l’Alois era stato un ottimo servitore ed anche un buon guerriero, avendo seguito Camillo Colonna(+1558) nelle sue guerre tra feudatari. Pompeo Colonna, creato Cardinale dal Papa Leone X, dopo una vita avventurosa costellata di battaglie, era stato eletto viceré di Napoli nel 1530. Comunque egli non perdonò l’Alois e la condanna fu eseguita:per intercessione però, di una dama di corte, la principessa Isabella Villamarino(1503-1559), moglie del principe di Salerno Ferrante Sanseverino(1507-1568), gli fu troncata la mano sinistra invece della destra. Giambattista Alois morì poi a Napoli nel 1547 durante i tumulti. Nel cortile del suo Palazzo nel Casale Sommana, a sinistra di chi vi entra, vi è una lapide che lo ricorda.Il cardinale Pompeo Colonna (Roma, 12 maggio1479Napoli, 28 giugno 1532) è stato un cardinale e condottiero italiano. Fu viceré di Napoli dal1530 al 1532. Esponente dei Colonna, importante e storica famiglia romana, combatté dapprima contro gli Orsini e successivamente fu eletto vescovo di Rieti con nomina di abate commendatario di Subiaco e Grottaferrata.Credendo che papa Giulio II fosse in fin di vita, cercò di far scoppiare una sommossa fra il popolo per liberarlo dal potere papale, scoperto il complotto fu accusato di fellonia. Con l'elezione del nuovo pontefice venne elevato a cardinale, in questo periodo inizia il periodo più fiorente con l'organizzazione di battute di caccia, di banchetti e ritrovi con gli artisti del momento.Dal 1523 al 1525 fu amministratore della diocesi di Acerno a cui donò un artistico reliquario in argento.Nel 1527 durante il sacco di Roma, tradendo la fedeltà dovuta al papa Clemente VII Medici, entrò in città con le sue truppe, che parteciparono alle violenze e ai saccheggi; il Colonna cercò di evitare che anche le famiglie legate alla sua fazione subissero le violenze, ma non sempre riuscì nell'intento. Si trasferì a Napoli in qualità di luogotenente del Regno fino alla sua morte,che lo colse,giustamente,alcuni mesi dopo il misfatto.La chiesa di Roma non chiederà mai abbastanza perdono per i misfatti dei suoi rappresentanti.
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  • Un prozio materno di Margarita Iulianiello, il Can. Antonio Giannelli, fu Vicario Generale della Diocesi di Caiazzo nel periodo 1799-1818, in carenza del Vescovo titolare, durante il periodo francese e all'inizio della Restaurazione, quando la Diocesi fu soppressa dalla S.Sede, e poi definitivamente nel 1818.
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  • 8.Cugine di mio nonno Antimo Zambrotta furono Mariantonia (1838) e Palma Maria Elisabetta Zamprotta (1839), nate a Casolla di Caserta da Giuseppe Zamprotta (Santa Barbara,28 dicembre 1813) e da Angela di Sparano (In questo Casale risiedeva anche Ferdinando Zamprotta, fratello di Giuseppe) Questo Giuseppe si chiamava così certamente in ricordo e omaggio al nonno, il mastro falegname e proprietario terriero Giuseppe Zambrotta nato nel 1704. Non confonda la consonante cambiata da b in p: trattasi di un’abitudine diffusa in famiglia e verificata nei documenti e nelle firme apposte dagli interessati,confermata anche dall'attuale Parroco,don Giuseppe Di Bernardo (Zambrotta, Zamprotta,Zamprotti). 
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  • Mariantonia andò sposa a Domenico Rufino il 17 ottobre 1863 a Caserta, all'età di 25 anni (il marito ne aveva 34).
  • Palma andò sposa a Caserta il 15 settembre 1864, all’età di 24 anni, al sarto 24enne Gabriele Andolfi, e, in seguito, rimasta vedova, sposò a Caserta il barone napoletano Ernesto Magliano (figlio di Girolamo e di Marianna Sarnelli, di Napoli, Quartiere S.Giuseppe) il 30 ottobre 1890, Dirigente delle Ferrovie a Caserta. Nell’atto del secondo matrimonio è dichiarata già “possidente”.
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  • Busto marmoreo della N.D.Palma Maria Elisabetta Zamprotta,Baronessa Magliano (Caserta,1839-1913),
  • presente nell'Azienda Ospedaliera S.Anna e S.Sebastiano di Caserta - (Archivio Italo Zamprotta)
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  • 8.1.La Baronessa Palma Zamprotta, Dama della Croce Rossa Italiana, priva di prole, chiese di adottare il nipote Nicola (mio padre), che si rifiutò di seguire la zia. Come ho già avuto modi di dire nella biografia di mio padre, il nipote Nicola all'età di sette anni rifiutò di andare a vivere con la zia baronessa Palma, priva di prole (nel 1898 la vecchia zia, ormai 59enne, si presentò, previ accordi, a casa del cugino Antimo. "Coccolino" era stato vestito a festa, e dopo thè e pasticcini, salì sulla carrozza della zia baronessa, ma, appena la carrozza svoltò l'angolo di via Tifatina e non fu più visibile il palazzo paterno, "Coccolino" cominciò a strillare come un ossesso e fu giocoforza riportarlo a casa. Svanivano così i progetti di adozione della zia baronessa). Fu quindi benefattrice dell'Ospedale civile di Caserta con testamento del 4 luglio del 1913: una lapide e un busto marmoreo la ricordano nell'androne del vecchio Ospedale ormai chiuso. In un'altra lapide è parimenti ricordata insieme ad altri benefattori (vedi foto). Di queste ultime notizie e delle fotografie debbo ringraziare il Dott. Luigi Annunziata, Direttore generale dell'Azienda Ospedaliera San Sebastiano di Caserta e il Dott. Francesco Tontoli, giornalista professionista,Dirigente dell' Ufficio Stampa della medesima Azienda Ospedaliera.Il Dott.Tontoli va particolarmente ringraziato perchè ha curato personalmente, nel periodo 1999-2003, il recupero della documentazione storica del vecchio Ospedale Civile di Caserta, tra cui i busti marmorei e le lapidi: chi cura le patrie memorie è degno del più grande rispetto. Su una delle due lapidi è testualmente scritto:
  • BENEMERITI DELLA UMANITA’ SOFFERENTE IN QUESTO PIO LUOGO
  • La Signora Zamprotta Palma / con atto munifico / lasciava / a questo ospedale / con testamento del IV Luglio MCMXIII / due suoi stabili in questa città / del valore di oltre lire centomila”.

     

     

    Questa è la lapide(ripulita dopo imbrattamento da parte di drogati),inviatami dai fratelli Giancarlo e Ferdinando Zamprotta di Caserta

(Nel numero speciale di Ospedale di Caserta News,anno III,N.6,dicembre 2010,compare un articolo intitolato L'Ospedale,cenni storici,in cui è riportato il busto marmoreo e le due lapidi che ricordano i benefattori,una è quella sopra riportata,che ricorda unicamente la mia prozia,che fece una donazione di gran lunga superiore a quelle di tutti gli altri messi insieme).

  • 8.2. Luigi Sangiovanni (fratello di mia nonna, Maria Grazia Sangiovanni; e fratello di Pasquale Crescenzo Francesco Sangiovanni (nato a Castel Morrone il 29 maggio 1850); e fratello di Francesco Antonio Paolo Sangiovanni (nato a Castel Morrone il 14 febbraio 1858), padrino di nozze del nipote Nicola (mio padre), fu Medaglia d' oro dell' Accademia delle Scienze-Sezione delle Invenzioni di Parigi (*) e Cavaliere del lavoro. Sposò Elvira Leone, figlia dell'ingegner Domenico, ed abitò a Casagiove e S.Maria Capua Vetere. Ebbe un'unica figlia, Margherita Sangiovanni (dal nome della nonna Margarita Iulianiello), che sposò l'impiegato di banca Gerardo Fasano, da cui ebbe un unico figlio, Mario (1944-2009), commissario, questore e, infine, Prefetto della Repubblica. 
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  • 9.Come ho già detto sopra, parallelamente coesisteva una linea di cugini col cognome Zamprotta: Tommaso Zamprotta, figlio di Domenico Zamprotta e Pasqua Brignola, coniugato a Caserta con Vittoria Savasta il 17 dicembre 1812. All’ epoca contava 27 anni (la moglie 24 anni), quindi era nato nel 1785. Pertanto, i genitori, di cui non possediamo altri dati, dovevano essere nati intorno al 1750-60. Tommaso Zamprotta si sposerà a Tuoro (CE) una seconda volta il 15 aprile 1823 con Mariangela Brignola di 43 anni (quindi una probabile parente della madre) e una terza volta, sempre a Tuoro,  il 13 settembre 1839, a 54 anni, con la 55enne Antonia Sacco.
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  • Andrea Zamprotta, fratello di Tommaso, nato a Tuoro di Caserta nel 1789, sposa a 36 anni, il 22 dicembre 1825, a Tuoro, Ursula Castiello di 21 anni, figlia di Paolo e Margarita Guida.
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  • 9.1.Una sorella, Maria Domenica Zamprotta, a 32 anni (nata a Tuoro nel 1798) sposa, a Tuoro, il 7 settembre 1830 il coetaneo Francesco Pietro Sacco (certamente parente di Antonia Sacco del 1839), di Lorenzo e Felicia Tammaro, nato a S.Barbara di Caserta.
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  • Un'altra sorella, Maria Zamprotta, all'età di 25 anni, il 19 febbraio 1824, sempre a Tuoro (dove era nata nel 1799) sposa il 26enne Stefano Razzano,figlio di Gaetano e Marta Pisciotta.
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  • 9.2.Infine, risulta una Ippolita Zamprotta, di cui non abbiamo la paternità e maternità, nata a Mezzano di Caserta nel 1790 e andata in sposa nel 1818 a Giovanni Cimmino anch'egli nato nel 1790, trasferitasi col coniuge a Pavia: furono genitori di Domenico Cimmino, nato a Mezzano di Caserta nel 1820: (il Parroco di Mezzano, molto elegantemente, ha detto che nulla risulta dai registri parrocchiali: si vede che erano dei fantasmi!).Può darsi, come ho detto prima, che si tratti della terza figlia della coppia Domenico Zamprotta e Pasqua Brignola, visto che decisero di chiamare Domenico il proprio figlio, come era costume allora di richiamare i nomi di battesimo di genitori e nonni.
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  • (cfr. Archivio di Stato di Caserta: Direzione dei Dazi Diretti; Archivio notarile voll. 29.830, anni. 1465-1882 (elenchi alfabetici e per Piazza); Opere Pie; Miscellanee e Statuti; Stato Civile (Atti Diversi, elenchi, Liste suppletorie, Atti di Matrimonio, Morte, Nascita, Processetti matrimoniali (inventario); Tribunale Civile di 1ª Istanza in epoca francese Tribunale di Santa Maria Capua Vetere: Diversi, Cancelleria Commerciale, Statuti ed Atti delle Società, Deliberazioni in Camera di Consiglio (diritto di famiglia), Espropriazioni e Graduazioni, Fascicoli Civili, Perizie, Ricorsi Agrari, Sentenze Civili, Sentenze di Vendita; Usi civici).

 

10.Ritornando alla mia linea genealogica:

 

  • mio padre, Nicola Zamprotta (Caserta 1891 - Napoli 1978), ottavo e ultimo figlio di Antimo), fu Funzionario dell' Azienda municipalizzata dei trasporti di Napoli e Capitano di complemento dell' Esercito, combattente pluridecorato e ferito della prima guerra mondiale, e della seconda. Cavaliere di Vittorio Veneto con Medaglia d'Oro, Cavaliere della Corona d'Italia, Commendatore dell' OMRI (Ordine al Merito della Repubblica Italiana). Addetto alla Censura estera presso il SIM (Servizio Informazioni Militari) al Ministero della Guerra a Roma; poi in Sardegna e a Benevento. 
  • Coniugato con mia madre Augusta Caterina De Santis (Minturno, 1898 - Napoli, 1965) il 21 giugno 1917 (festività di S. Luigi Gonzaga), figlia di Donato De Santis e di Mariagrazia Vellucci, proprietari terrieri e commercianti a Minturno.
  • Donato De Santis (Minturno, 28 giugno 1864 - 11 giugno 1918), figlio di Raimondo De Santis, di Donato, e di Elisabetta Laracca di Giovanni, sposò a Minturno, nella Chiesa di S.Pietro;
  • Mariagrazia Vellucci (Minturno, 30 settembre 1873 - 2 gennaio 1946), figlia di Lorenzo Vellucci di Vincenzo e di Caterina Corrente di Vincenzo, il 7 maggio 1891 (per questi dati ringrazio la Parrocchia di S.Pietro di Minturno che me li ha forniti).
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  • Dai miei nonni nacque la seguente prole:
  • Enrico De Santis (10.12.1892 - 07.05.1958),
  • Lorenzo De Santis (1895 - ?),
  • Augusta Caterina De Santis (29.01.1898 – 11.01.1965),
  • Italo De Santis (1900 - 1978),
  • Emilia De Santis (1906 – 21.07.1945),
  • Elisa De Santis (1912- 22.05.1935),
  • Vincenzo De Santis (1914 - ?).
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  • 10.1.Mia nonna Mariagrazia Vellucci insieme con la figlia Emilia, rimasta vedova, visse il tremendo periodo dell'occupazione tedesca, culminato con la memorabile battaglia di Cassino (a pochi km da Minturno). I tedeschi requisirono ovviamente il bar e tutti i prodotti agricoli delle campagne di cui disponevano le due donne costringendole ad occuparsi delle vettovaglie ed angariandole con i calci dei mitragliatori. Dopo le diverse battaglie di Cassino (che terminarono a maggio 1944) iniziò il ripiegamento tedesco, durante il quale mia nonna e mia zia furono costrette, come ostaggi a seguire i tedeschi in ritirata verso nord lavorando immerse nell’acqua fino alle ginocchia e beccandosi così una forte bronchite da cui non guarirono più. Le mie due congiunte furono rilasciate previo pagamento di lire 300.000 (trecentomila) e poterono ritornare al paese natìo, ma.iI grave stress aveva irrimediabilmente minato la loro costituzione fisica e se ne andarono poco dopo: mia zia Emilia il 21 luglio 1945 e mia nonna Mariagrazia il 6 gennaio 1946. Ricordo, da piccolo, la profonda afflizione di mia madre per la perdita della sorella e della mamma, le cui foto facevano mostra di sè sul trumeau della camera da letto dei miei genitori.
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  • 10.2.Il primo fratello di mia madre, Enrico De Santis, fu Direttore dell' Ufficio postale di Tufo di Minturno. Fu molto amico del cognato Nicola (mio padre) insieme col quale frequentò dei corsi serali per completare gli studi. Coniugato con Eugenia Bruno il 15.12.1921, fu padre di due figlie, Maria (Minturno, 1923), e Irma, deceduta in giovane età. E’ sepolto con i propri familiari nella bella cappella di famiglia nel cimitero di Minturno, dove, insieme con la moglie, è rappresentato in un busto marmoreo fatto scolpire dalla figlia Maria.

     

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  • 10.3.Il secondo fratello di mia madre, Lorenzo De Santis, divenne sarto (come suo nonno paterno  Raimondo che aveva un laboratorio di sartoria), nel 1913 emigrò negli Stati Uniti d'America, dove sposò Mary Barbato, figlia di immigrati siciliani. Ebbe due figlie, Maria e Gina. Fu un grande sarto e riuscì a impiantare un grande "store" di abbigliamento, dove vendeva stoffe e abiti uomo/donna confezionati da lui e dai suoi collaboratori. Nell'estate del 1957 fu in Italia ed ebbi così occasione di conoscerlo personalmente. Ricordo la grande commozione di mia madre nel rivedere il fratello che era partito per l' America quando aveva 18 anni! Già in precedenza ero in corrispondenza con lui che mi aiutò finanziariamente quando in Seminario ebbi bisogno di equipaggiamento adeguato per le funzioni liturgiche. Ricordo che questo mio zio ogni anno inviava dagli Stati Uniti (abitava a Syracuse, nello stato di New York) dei pacchi ai propri fratelli e sorelle, quindi anche a mia madre. Nel 1927 aveva fatto avere ai miei genitori un bell'apparecchio radio, marca Philco, che tenemmo in funzione fino all'inizio degli anni' 50 quando fu sostituito da un radiofonobar di marca "Geloso". In Italia la radio aveva iniziato i programmi il 6 ottobre 1924, e così i miei genitori si abbonarono all' URI (Unione Radiofonica Italiana), che poi divenne EIAR.Non posso dimenticare come mio zio Lorenzino soddisfece subito sia la mia richiesta per l'acquisto e la manifattura del mio equipaggiamento liturgico,ma anche quando gli feci una richiesta del tutto particolare.Frequentando il ginnasio,nel programma di Geografia mi imbattei nella regione dei Grandi Laghi,al confine tra il nord degli USA e il Canada.Studiai che le rive dei laghi Michigan e Ontario era costellati di ciottoli,provenienti dallr locali rocce,che alla luce del sole diventavano multicolore! La cosa mi incuriosì molto.Notai che la città in cui risiedeva mio zio era poco distante(a circa 40 miglia,ma comunque collegata con una rete di canali e quei laghi).Scrissi a mio zio parlandigli di questa particolarità e chiedendogli alcuni di quei ciottoli.Lui li inviò nel primo pacco che spedì.Così potei constatare di persona la particolarità di quelle rocce che alla luce sprigionavano diversi colori come un caleidoscopio.Fu conservato da mio padre nella sua famosa "cassa"(il bauletto che aveva avuto in dotazione nel 1908 a Roma quando era Istruttore alla Scuola Allievi Reali Carabinieri).Mai più visti quei ciottoli,certamente buttati via da qualcuno che non sapeva neppure che cosa fossero.La stessa persona che ha smarrito la fotografia di  mio zio LOrenzino,da me vista ancora nel pomeriggio del giorno 8 dicembre 1978,dopo i funerali di mio padre.

     

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  • 10.4.Fratello minore di mia madre fu Italo De Santis, che studiò a Napoli (ospite della sorella Caterina) diplomandosi perito industriale. Dopo fu Dirigente presso il monopolio di stato della Manifattura dei tabacchi (si tenga presente che non fumava!). Sposò una maestra elementare, Anna Paduano (1890-1990), ed ebbe i seguenti figli: Franca, Donato, Arturo, Liliana, Adriana. Abitava nel quartiere collinare Vomero a Napoli. Fu mio padrino di battesimo (insieme con la sorella Emilia) ed intrattenni con lui sempre degli ottimi rapporti. Con la moglie e la figlia Franca, anche lei maestra elementare (prima a Padova e poi funzionaria al Provveditorato agli studi di Napoli), fu presente al mio matrimonio il 14 settembre 1968. Anche dopo il matrimonio rimasi in contatto epistolare con lui e lo tenni al corrente della mia vita professionale e familiare,
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  • 10.5.Sorella minore di mia madre fu Emilia De Santis, che sposò l'imprenditore calzaturiero Vincenzo Pesce, nominato negli anni ‘30 Cavaliere del lavoro per acquisiti meriti professionali evidenziati anche in esposizioni nazionali. Questa coppia, priva di prole, risiedette a Napoli nella casa di fronte a quella dei miei genitori. Nel 1944, mia zia Emilia, ormai vedova, durante la ritirata delle truppe tedesche, fu catturata insieme con la madre Mariagrazia e costretta a seguire le truppe lavorando per loro, spesso con le gambe immerse nell'acqua fino alle ginocchia. Dietro pagamento di 300mila lire furono rilasciate, ma erano ormai irrimediabilmente ammalate. L'anno seguente mia zia Emilia cessò di vivere il 21 luglio 1945 nella casa materna a Minturno

     

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  • 10.6.Un'altra giovane sorella di mia madre, Elisa De Santis (detta Lisetta,dal nome Elisabetta della nonna paterna), morì in giovane età nel 1935. Un suo ritratto gigante, incorniciato, era esposto a casa nostra, e quindi l'ho ben memorizzato e ricordo anche la bellezza che contraddistingueva questa mia giovane zia precocemente scomparsa. Mia sorella Grazia mi ha detto che non solo era molto bella, ma anche molto pia e devota, ed era il ritratto della salute. Era anche molto religiosa. Nel 1930 era stata scelta come madrina di battesimo di mio fratello Egidio, mentre il padrino doveva essere l'allora Capitano Attilio Lombardi (l'ufficiale che aveva regalato la sciabola da ufficiale  a mio padre Nicola e che in seguito divenne Generale). I miei genitori volevano favorire la conoscenza e il successivo matrimonio tra i due. Mia zia Elisa, essendo venuta a conoscenza del progetto, rifiutò l'invito a fare da madrina (aveva allora 18 anni!) dicendo testualmente:"Io sono già sposata col Signore Gesù". Infatti non aveva abbracciato la vita religiosa per non lasciare da sola la propria madre, cioè mia nonna Mariagrazia. Alle mie insistenze di sapere come era deceduta nostra zia, mia sorella mi ha fatto sapere ciò che dopo la sua morte aveva sentito in famiglia:"Mentre era inginocchiata al banco a pregare in chiesa (la Chiesa cattedrale di S.Pietro di Minturno), improvvisamente vide Gesù che, aperto il tabernacolo e presa la pisside, si avvicinò a lei per porgerle l'ostia della comunione. Terrorizzata da quella visione, la giovane scappò dalla chiesa e si rifugiò a casa mettendosi a letto e rendendo l'anima a Dio dopo qualche giorno, precisamente il 22 maggio 1935".
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  • 10.7.Ultimo fratello di mia madre fu Vincenzo De Santis (detto Vincenzino). Partecipò alla seconda guerra mondiale e fu prigioniero in Germania. Al ritorno ereditò il bar che era rimasto a mia nonna Mariagrazia Vellucci. Sposò Cecilia, dalla quale ebbe diverse figlie femmine. Nel 1965 con la famiglia lasciò l'Italia emigrando in Canada, a Toronto, poco distante dal fratello Lorenzo, col quale ebbe frequenti contatti familiari. Ricordo che insieme con i miei familiari andai al porto di Napoli, da dove partì in transatlantico. In Canada con i suoi familiari prima apprese la lingua francese, e poi si diede al commercio ortofrutticolo. Mi risulta che al momento della pensione ritornò in Italia, al paese natìo.
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  • 10.8.Il nonno di mia nonna materna, Lorenzo Vellucci, nato nel 1799, fu carbonaro e partecipò ai moti del 1820-21. Fu preso e imprigionato in un convento di monaci. Uno di questi voleva giustiziarlo (!), ma un confratello di buon cuore propose di chiederne il riscatto ("Perchè vuoi uccidere questo povero giovane? chiediamone il riscatto ai familiari": sembra di essere al tempo delle crociate e, invece, siamo nel 1821!). Nel frattempo il povero prigioniero marciva in una cella, le cui feritoie davano sulla strada. Il caso volle che, tempo dopo, passasse di là un calderaio che dava la voce per l'acquisto delle sue pentole. Fu chiamato da una voce che veniva dal sottosuolo: era quelladel mio quadrisavolo, Lorenzo Vellucci, che disse al calderaio chi era e di dove era e lo pregò di avvisare i genitori, a Traetto  (il nome di Minturno fino al 1879), della sua condizione affinchè provvedessero a pagare il riscatto venendo a riprenderselo. E così Lorenzo Vellucci potè ritornare in famiglia. Questa storia fu raccontata più volte da mia madre, Augusta Caterina De Santis, a noi figli. A lei era stata raccontata da sua madre, Mariagrazia Vellucci. Io la ricordo perchè non vada perduta. Di questo mio quadrisavolo ho potuto vedere, nel 1965, la tomba nella vecchia Cappella di Famiglia De Santis, nel cimitero di Minturno.
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  • Cugino di mia nonna Mariagrazia fu il Barone Eugenio Camerota, residente a Minturno, scomparso durante la seconda guerra mondiale.
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  • 10.9.Cugino di mia madre fu il Prof. Dr. Angelo De Santis (Minturno, 20.09.1889 - Roma, 28.12.1981), figlio di Giulio (fratello di mio nonno Donato) e di Giuseppa Cardillo, frequentò il Seminario arcivescovile di Gaeta, fu storico e bibliotecario, autore di circa duecentocinquanta pubblicazioni. Fu Segretario del Ministro dell' Istruzione, lo storico medievista minturnese Pietro Fedele, Docente di Letteratura italiana (anche presso il celebre Liceo-Ginnasio "Virgilio" di Roma, cfr.8.2. Fonti), Dal 1926 al 1930 comandato presso la Biblioteca Casanatense di Roma. Dal 1930 Direttore della Biblioteca dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo. Nel 1937-1938 comandato presso la Soprintendenza alle biblioteche del Lazio e dell'Umbria. Dal 1938 Assistente per le discipline bibliografiche presso l' Istituto di patologia del libro, e dal 1940 Direttore dell' Istituto. Fu padrino di battesimo di mia sorella Maria Grazia Zamprotta. Gli è intitolata una scuola media a Minturno.  Medaglia d'oro al Merito della Cultura e dell'Arte il 30 ottobre 1980, data del primo conferimento di questa altissima distinzione onorifica da parte del Presidente della Repubblica. Fu inoltre autore di oltre 250 lavori scientifici, frutto delle sue ricerche e studi continui e costanti sul territorio del Basso Lazio e Alta Campania. Coniugato con Ersilia Fedele di Gaeta (sorella del Generale Medico Pasquale Fedele, Direttore di Sanità Militare),la coppia fu priva di prole e allevarono i figli di Raffaele De Santis (fratello di Angelo), prematuramente scomparso.

     

  •   Nastrino Medaglia d'Oro Benemeriti Cultura e Arte.
  • Roma,1980,mio zio prof.Angelo De Santis,tra le carte delle sue ricerche storiche (Archivio Italo Zamprotta)
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  • Frequentai mio zio Angelo De Santis nel periodo febbraio-aprile 1963, quando ero a Roma per frequentare il corso di "Aiutante di Sanità" presso il Comando della Sanità Militare Italiana, a Villa Fonseca. Devo al suo interessamento, e all'intervento di un suo cognato, Generale Medico Pasquale Fedele, alcuni permessi di fine settimana e una licenza premio quando arrivai al mio Battaglione Carri dopo la fine del corso, molto difficili da ottenere a quell'epoca. iIn seguito rimasi in ottime relazioni con lui e ci sentivamo e scrivevamo. Una volta ebbi a chiedergli un testo che non riuscivo a trovare a Biella, necessario ai miei studi ed anche alle mie lezioni di sociologia infortunistica:"I costi umani dello sviluppo industriale: struttura produttiva e infortuni sul lavoro", di U.Saba: me lo fece recapitare immediatamente per posta, consentendomi di preparare meglio una lezione particolare che tenni al Corso di Diploma per Assistenti sociali della Scuola ANSI di Biella: era il 15 marzo 1978. Se ne andò il 28 dicembre 1981 a 92 anni d'età. Conservo ancora la corrispondenza avuta con lui e l'ultima cartolina di auguri natalizi del 1980, perchè ormai non sentiva più.
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  • 11.Suo cugino, mio zio Raimondo Gennaro De Santis, figlio di Raffaele, marito di zia Gelsomina e padre di Antonietta e Giovanni, fu Amministratore pubblico e Assessore al Comune di Minturno. Ebbi numerosi scambi epistolari con lui, che mi gratificò di diversi libri sulla storia di Minturno, che conservo gelosamente. Impressionante era la somiglianza somato-facciale tra questo mio zio e mia madre e il mio primo fratello Donato. Mia madre e questi due cugini erano figli di tre fratelli De Santis: Giulio, Donato, Raffaele.
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  • 12.Ritornando alla mia famiglia paterna, va ricordato che dal matrimonio dei miei genitori nacquero:
  • Donato Zamprotta (Minturno,27/03/1918 - Rivoli, 27/11/2005, militare di carriera),
  • Aldo Zamprotta (Minturno, 28/05/1920 - Napoli, 17/08/2000, funzionario ATAN),
  • Giuseppe Zamprotta (Minturno, 06/02/1923 - Napoli, 22/05/2008), Direttore di esercizio dei Telefoni di stato),
  • Elisa Zamprotta (Napoli, 20/02/1925 - Vinchiaturo, 01/12/1956, coniugata, casalinga),
  • Maria Grazia Zamprotta (Napoli, 1926, coniugata, insegnante di scuola media),
  • Egidio Zamprotta (Napoli, 28/11/1930 - 29/01/2000, impiegato ATAN e sindacalista),
  • Enrico Zamprotta (Napoli, 1932, funzionario Ministero Finanze),
  • Italo Zamprotta (Napoli, 1941).
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  • 12.1.

 Ora mi dilungherò a parlare dei miei numerosi fratelli. Purtroppo, dopo tanti anni, sono ritornato su queste note per dire certi loro comportamenti mi hanno molto addolorato. Infatti, il primo, come dirò, ha distrutto la sciabola di ufficiale che mio padre molto ingenuamente gli diede per farla adattare a quella di maresciallo. Non poteva comprarsela? L'adattamento non riusciù e la sciabola fu distrutta! Se avesse aspettato qualche anno, avrebbe potuto utilizzarla, perchè andndo in pensione fu promosso Ufficiale.

 

Altri non hanno saputo preservare degnamente i cimeli e le onorificenze di mio padre, tant'è vero che quando le ho cercate per riproporle in questo sito, non sono venuto a capo di niente. Per una sono riuscito ad avere un duplicato (Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto), ma per la pergamena dei 40 anni di iscrizione all'UNUCI mi sono duvoto arrendere: nessuno degli eredi dei miei fratelli ne sapeva niente! Idem dicasi per la fotografia del Re Umberto II, che inviò al sottoscritto con dedica autografa "A Itall Zamprotta. Umberto". Per qualcuno sono tutte quisquilie, non per me che ho passato tanti anni a fare ricerche snon solo sulla famiglia paterna, ma sulla genealogia e sull'origine della famiglia. Provo un profondo senso di vergogna per questo comportamento scorretto, disamorato e insensato dei miei fratelli.

 

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  •  Mio fratello Duccio il 20 giugno 1941    Donato Zamprotta(al centro)negli anni '50 alle esercitazioni militari negli Alpini.A Biella nel gennaio 1983 (Archivio Italo Zamprotta) 
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  • Mia cognata Gioconda,moglie di mio fratello Donato (Archivio Italo Zamprotta)
  • 12.2.I miei primi tre fratelli parteciparono alla seconda guerra mondiale:
  •  il primo, Donato Zamprotta (per i familiari Duccio), fu costretto a scegliere la vita militare (vedi di seguito). Fu prima sul fronte francese nel giugno 1940, sergente caposquadra fucilieri, decorato, e poi sergente maggiore sul fronte russo nel 1942-43, nel Btg. “guastatori” nella Divisione "Cosseria", pluridecorato. In particolare,nella battaglia del Don (iniziata il 12 dicembre 1942) la Divisione Cosseria,che si ritirò un mese prima del Corpo alpino,ebbe 1273 morti,tutti sulla linea di combattimento.Dopo un periodo di convalescanza passato sul lago di Como per il congelamento di un piede (glie restò comunque l'insensibiloità di un alluce),partecipò alla Guerra di Liberazione, 1943-45, nelle file dell’ Esercito Italiano, a fianco degli alleati angloamericani, migliorando il suo inglese scolastico. Promosso Maresciallo maggiore-aiutante, fu Capo ufficio e Crittografo nella Brigata Alpina "Taurinense" di Torino, in servizio NATO (Torino-Verona-Roma), e poi promosso Ufficiale; Cavaliere ufficiale OMRI nel 1988 su proposta del Presidente del Consiglio, il piemontese Giovanni Goria. A proposito del mio primo fratello Donato, deceduto a Rivoli domenica 27 novembre 2005, desidero ricordare per i posteri che, in occasione del suo funerale, celebrato a Rivoli martedì 29 novembre 2005, diedi a sua figlia Alba il tricolore che fu poi inchiodato sulla bara e che lo accompagnò nella sua ultima dimora terrena. Quel tricolore ci era molto caro non solo per il suo valore simbolico nazionale, ma anche perchè era stato acquistato e donato a mio figlio Luigi dal nonno materno, Domenico, ed esposto a Napoli presso la sua abitazione, a Capodimonte, in occasione dei campionati mondiali di calcio conclusi con la vittoria della nazionale italiana in Spagna l' 11 luglio 1982. Con grande affetto donammo questo tricolore per cingere la bara di un uomo che servì la Patria con fedeltà, onore e abnegazione dal 1939 al 1974 nelle Forze armate italiane. In quella occasione suo figlio primogenito, mio nipote Gianenrico, mi fece dono della prima medaglia conferita a suo padre, quella della campagna di Francia del giugno 1940, dove gli fu conferito anche un "Encomio solenne di Corpo d'armata". La vita di questo mio fratello è stata segnata da un fatto decisivo. Nel 1936 fu assunto come "avventizio" presso il Provveditorato agli studi di Napoli. Si occupava del settore delle "scuole rurali". Ogni mese mio fratello dava in casa 250 lire, l'equivalente dell'affitto di casa. Nel 1939 il Ministro dell'Educazione nazionale, Giuseppe Bottai, ebbe una bella pensata: invece di bandire un concorso per il passaggio in ruolo degli avventizi, decise di  licenziarli, per risparmiare. In tal modo mio fratello Donato si trovò, dopo tre anni, senza un lavoro. Ma il regime fascista era pieno di risorse: sapevano bene che la maggior parte di questi giovani avrebbero optato per l'ingresso nel grande serbatoio occupazionale dell'epoca, le forze armate o la milizia fascista. Mio fratello fu ammesso alla Scuola Allievi sottufficiali di Casagiove (CE). Accanto alle note positive vanno ad allinearsi anche quelle negative. Nel 1944 fu offerta a mio fratello la possibilità di partecipare ad un corso speciale per Ufficiali, riservato a Sottufficiali in possesso di determinati titoli, militari e di studio. Per motivi che non sono riuscito a comprendere - con tutta la buona volontà possibile - mio fratello Donato non vi partecipò. Perse un'occasione più unica che rara, perchè un suo amico e collega, di cognome Bettini, Sergente maggiore come lui, vi partecipò e concluse la carriera militare col grado di Generale di Divisione! Un'altra nota stonata è costituita dal trafugamento della sciabola di ufficiale di nostro padre, dal quale se la fece prestare "per farla adattare da un armiere come sciabola da maresciallo".. La cosa non fu possibile ed egli diede via la sciabola del genitore. Quando, anni dopo, gliene chiesi conto, candidamente rispose che ne avevano fatto probabilmente dei coltelli! Se l'avesse lasciata com'era, gli sarebbe servita qualche anno più tardi quando passò nel Ruolo Ufficiali. Quella sciabola era stata regalata a nostro padre, quando divenne Sottotenente, da un suo superiore, il  Cap.Attilio Lombardi, in seguito Generale e padrino di mio fratello Egidio. Quella sciabola era un ricordo di famiglia, gelosamente custodita. Con quella sciabola nostro padre aveva comandato la guardia a Palazzo Margherita a Roma e aveva incontrato il re Vittorio Emanuele III° a Napoli durante una visita del Sovrano ad una scuola elementare del nostro rione di residenza.Comunque,mi è rimasto impresso il suo lungo e dirotto pianto davanti alla salma della sua sposa Gioconda all'obitorio di Santena a Torino.Non posso dimenticarlo! Duccio ci ha lasciato il 27 novembre 2005. Riposa nel Cimitero urbano di Rivoli,accanto alla sua amata Gioconda.

     

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  • Mio fratello Aldo Zamprotta nel 1954.Con la moglie Rita nel 1990 al mare.  (Foto di Luigi Zamprotta - Archivio Italo Zamprotta) 
  • Il secondo, Aldo Zamprotta, fu invogliato dal futuro suocero (militare di carriera in Marina) ad arruolarsi nell’Esercito e fu destinato nel settembre 1939 in Africa, dove si trovò nel 1940 sul fronte dell’ Africa del nord come sergente e sergente maggiore, fino ad El-Alamein. Rientrato in patria nel settembre 1942, partecipò alla Guerra di liberazione, 1943-45, a fianco delle forze alleate angloamericane migliorando il suo inglese scolastico. In seguito fu promosso Maresciallo del ruolo d’onore (legge N.325 del 6 novembre 1990). Nel 1946 fu assunto all’ ATAN, dove divenne Funzionario-Capo ufficio Centro meccanografico. Cavaliere Ufficiale OMRI nel 1991. Debbo aggiungere che Aldo fu autore, negli anni '30-40, di numerose belle poesie (una, del genere "canzone", fu musicata, e cantata anche dal fratello Giuseppe), tutte dedicate alla sua fidanzata Rita. Fu anche un eccellente disegnatore e costruttore di due presepi nella casa di via Filippo Cavolini a Napoli: il primo (che prendeva l'intera parete di una sala) andò bruciato, e il secondo, molto più piccolo, fu utilizzato fino alla fine degli anni '50. Ricordo che la notte di Natale con una piccola cerimonia si deponeva il Bambin Gesù nella mangiatoia. Un fratello così dotato avrebbe dovuto seguire gli studi artistici. Alla fine degli anni '80 inizio '90, ebbi il piacere di pubblicare sulla rivista "Panorama Biellese", di cui ero direttore, alcune delle poesie che mio fratello Aldo aveva composto negli anni '30. Negli ultimi anni ebbi molte conversazioni con lui sulla religione e sulla Bibbia, di cui gli regalai con fraterno affetto una copia.Aldo ci lasciò il 17 agosto 2000. Riposa nel Cimitero Nuovissimo di Poggioreale a Napoli accanto alla sua amata Rita.

     

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  • Mio fratello Giuseppe Zamprotta nel 1928 e nel 1980 - (Archivio Italo Zamprotta)
  • Geppino e Nina,ottobre 1954

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  • Il terzo, Giuseppe Zamprotta, fu chiamato in Marina e destinato al semaforo di Capo Carbonara a Villasimius presso Cagliari (1942-46) come Segnalatore. Partecipò anch’egli alla Guerra di liberazione 1943-45 ricevendo la Croce di guerra. Ritornò a casa nel giugno 1946. Assunto nel 1951 dall’ASST (Azienda di Stato per i Servizi Telefonici), pervenne alla qualifica di Direttore di esercizio. Cavaliere ufficiale OMRI. Questo fratello riveste una particolare importanza nella mia vita, perchè grazie a lui ebbi i primi libri per ragazzi della mia vita: "I ragazzi della via Paal" e "Capitan Blood" ( di cui mi aveva fatto vedere il film negli anni '40). Su quest'ultimo c'era una dedica che ricordo ancora con commozione: "Geppino e Nina al grande Italo". Ricordo che mi portava a passeggio, ed esiste una foto del dicembre 1946 (scattata a Napoli nei pressi di Piazza della Borsa) in cui mi tiene per mano mentre nell'altra sorregge una valigia. Infatti eravamo andati a fare provviste di alimentari per la famiglia presso la Cooperativa di consumo "Pro Familia", creata da  nostro padre tra i dipendenti  dell' ATAN, l'azienda municipalizzata dove prestava servizio. Grazie a  mio nipote e figlioccio Carmine Zamprotta sono riuscito a venire in possesso di questa fotografia, dalla quale mi sono dato una spiegazione alla mia seguente broncopolmonite e alle mie periodiche tonsilliti. Nel 1951 fu assunto presso l'Azienda di stato per i Servizi telefonici e andò a Milano, da dove ritornò nel 1954 per convolare a nozze con la sua Nina. Mensilmente mi dava una sommetta per le mie piccole spese, ma aiutava anche la famiglia paterna, giacchè mio padre percepiva una pensione modesta, inversamente proporzionale ai buoni contributi versati (la pensione di mio padre fu in seguito rivalutata, ma ormai non serviva più, visto che il titolare era rimasto vedovo e solo!). Si interessò sempre alle mie vicissitudini. Il caso volle che negli anni '80 il suo primogenito, Alessandro, medico-oculista, venisse a stabilirsi nel Biellese:in tal modo abbiamo avuto occasione di ulteriori contatti per diversi anni,finchè ha cessato le sue visite a causa della vecchiaia.Geppino ci la lasciato il 22 maggio 2008. Riposa nel Cimitero Nuovissimo di Poggioreale a Napoli,nella stessa Arciconfraternita dove sono sepolti Aldo e la moglie Rita.

     

  • A conclusione di questa carrellata sui miei tre primi fratelli,debbo rilevare un particolare,di cui soltanto io sono a conoscenza.Tutti e tre sono sepolti molto in alto nei rispettivi cimiteri.Per deporvi dei fiori bisogna richiedere l'assistenza o avventurarsi su per scale o trabattelli,cosa sconsigliabile, specialmente ad una certa età.Si tratta di loculi rimediati fortunosamente perchè non avevano pensato,in vita,al momento finale. 

  • Seguono notizie biografiche del rimanente nucleo familiare: 
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  • Mia sorella Elisa Zamprotta nel 1941, a 16 anni (Archivio Italo Zamprotta)
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  • Mia sorella Elisa Zamprotta ebbe un tragico destino. Ebbe come padrino di battesimo il dott. Sansone (poi Direttore di una Filiale del Banco di Napoli9, figlio del Presidente del Tribunale di Napoli e fratello del prof.Mario (Ordinario di Letteratura italiana all'Università di Bari) e del Sen.Avv.Luigi Renato (di cui il mio primogenito porta i nomi di battesimo). Rifiutati diversi buoni pretendenti, e non consigliata adeguatamente da chi di dovere, si accasò col "migliore di tutti" che le fece fare una vita d'inferno. Vita che si concluse molto precocemente, il 1° dicembre 1956, dopo una settimana di sofferenze inaudite (atrofia giallo-acuta del fegato). Appresi la notizia in Seminario dal mio Padre spirituale. Rimasi scioccato perchè l'avevo incontrata in luglio col suo neonato Antonio e l'avevo accompagnata a casa dei suoi suoceri portando in braccio il mio nipotino; e nel periodo settembre-novembre con mia sorella, residente a Vinchiaturo,in provincia di Campobasso, ci eravamo scambiati tre lettere e lei mi aveva anche inviato del denaro. Mi aveva scritto dei dolori al fegato ed io le avevo anche risposto di curarsi, poi più nulla. Lasciò quattro figli. Ogni tanto mi sento e mi vedo, tramite webcam o telefono, col suo terzo figlio, Emilio (residente a Rimini), per la cui salute lei ebbe tanto a soffrire agli inizi degli anni '50. Riposa nel Cimitero urbano di Vinchiaturo.
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  • Mia sorella Grazia Zamprotta negli anni '90          Qui è col fratello Italo a casa sua a Mugnano negli anni '80 (Archivio Italo Zamprotta)

     

  • Mia sorella Maria Grazia Zamprotta si interessò sempre molto a me, tant'è vero che aveva addirittura conservato una ciocca dei mie infantili capelli biondi che il marito Alberto le fece buttare! Mi seguì per la I e II elementare: mi accompagnava a scuola e veniva a prelevarmi, mi aiutava talvolta per i compiti, veniva a parlare con la Maestra Cevoli. Quando iniziai la III lei si sposò ed andò ad abitare a Bagnoli. Ricordo che da piccolo mi portava spesso con sé, addirittura una volta mi portò a scuola, l'Istiuto di Magistero professionale femminile "Elena di Savoia",dove si accorse che avevo un calzino bucato: apriti cielo! Ricordo che da piccolo mi portò, accompagnata da nostra cognata Rita, nello studio del nostro medico di famiglia, Dott. Enrico Varòla, per l'asportazione di un grosso foruncolo sulla parte destra della regione frontale (c'è rimasta la cicatrice sbiadita). Allora i medici facevano i medici nel loro studio-ambulatorio, non gli scribacchini di ricette. Negli anni '80 la feci proporre per l'onorificenza di Cavaliere OMRI, che le fu conferita. I suoi due figli, Claudio e Rosaria, esercitano l'uno la professione di Dirigente del Servizio di Riabilitazione in un ASL. e l'altra quella di maestra elementare.
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  • Mio fratello Egidio Zamprotta negli anni '80; nella foto a destra sono al suo fianco a casa sua (Archivio Italo Zamprotta)

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  • Egidio (1954) e Anna (1953) 

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Mio fratello Egidio con la rosetta di Maestro del Lavoro e la consorte Anna

 

  • Nastrino Cavaliere OMRI Stella al Merito del Lavoro Nastrino Stella al Merito del lavoro 
  • Mio fratello Egidio Zamprotta ha forse avuto con me rapporti più intensi, personali, epistolari, telefonici. Mi invitò a fare da padrino al suo secondogenito, Carmine (sia per il battesimo sia per la cresima). In seguito mi sono sempre interessato alla sua vita familiare e professionale fin quando andò in pensione. Lo feci proporre per la "Stella al merito del lavoro", quando era ancora in servizio, sia per la sua attività professionale sia per quella meritoria di sindacalista. In tal modo potè fregiarsi, giustamente, del titolo di "Maestro del lavoro", dal 1988, quando gli fu conferito questo prestigioso riconoscimento su proposta del Ministro Rino Formica: la cerimonia si svolse nel Palazzo Reale di Napoli e la “Stella al Merito del lavoro” gli fu consegnata il 1° maggio dal Ministro dell’Interno Prof.Antonio Gava. (Debbo precisare che trattasi di una Decorazione,non di una onorificenza.Per legge conferisce il titolo di Maestro del lavoro).Purtroppo questo mio fratello non si è goduto molto sia la pensione sia la sistemazione professionale dei suoi sei figlioli. Vennero alla luce vecchie patologie latenti e, dopo tante sofferenze, le metastasi ebbero ragione di lui portandoselo via per sempre il 29 gennaio 2000 (giorno di nascita della nostra cara nostra mamma!). Egidio ebbe sei figli, tutti studiosi. Due entrarono nell' Arma dei Carabinieri. Il suo primogenito, Nicola Zamprotta, porta il nome del nonno, ed a suo figlio ha dato il  nome del padre, Egidio, capelli biondi come il nonno Egidio da piccolo. Nicola Zamprotta svolge a Napoli la professione di neurologo, dopo essersi specializzato in cardiologia e neurologia, ed essere stato per oltre dieci anni neurochirurgo pediatrico (vincitore di concorso). Ovviamente non posso non ricordare nuovamente il mio figlioccio Carmine, funzionario INPS a Napoli e apprezzato giornalista(direttore di periodici,laureato in Sociologia e in Giurisprudenza). Di questo fratello come non ricordare che, in occasione di una "crisi del sale" (sceneggiata all'italiana"!) mi inviò un grosso pacco di sale? Come non ricordare l'invio di dolci natalizi napoletani? e le bottigliette mignon dello "Strega"? Mi addolora ancora ricordare le sofferenze fisiche che dovette patire negli ultimi anni di vita.Un ricordo resta particolarmente indelebile.Nel 1944-45,quando gli Alleati erano a Napoli,questo mio fratello andò al Comando militare alleato,dove era anche il fratello maggiore Aldo ancora in armi.Faceva dei lavoretti e si guadagnava qualcosa,ma non dimenticava mai la famiglia e il fratello piccolino.Infatti spesso rientrava con del buon pane bianco(introvabile allora nelle nostre panetterie!)e me lo porgeva dicendomi:"Te lo manda 'o nennillo inglese".Lui aveva inventato un fantomatico bambino inglese che mi inviava in dono quel buon pane! Eh,caro Egidio,quanto grande era il tuo amore fraterno.Sabato 25 febbraio 2012 la tua cara Anna ti ha raggiunto nel mondo della verità.E' sepolto nel Cimitero urbano Nuovissimo di Poggiorelae a Napoli. 
  • Mio fratello Enrico Zamprotta, quello a me più vicino per età, anche se aveva circa nove anni in più, fu mio compagno di giochi e spesso mi portava a passeggio o al cinema. A volte i nostri giochi finivano in discussioni e baruffe che nostro padre chiudeva sequestrando il materiale.Nella seconda metà degli anni '40 frequentò il Collegio dei Padri Rogazionisti di viale Colli Aminei sulla collina di Capodimonte.Lì ebbi modo di conoscere il Direttore,Padre Luca Appi,un sant'uomo che mi è rimasto particolarmente impresso.Quando mio fratello si sposò fui spesso a casa sua e ricordo ancora oggi i suoi pranzi luculliani, in cui primeggiavano degli stuzzicanti antipasti di salame e provolone (quelli di una volta!) e delle fragranti fritture di pesce fresco (calamari,triglie e gamberi). Tra i suoi nove figli ve ne era una, Silvana, che da piccolina mi voleva un gran bene da me ricambiato. Più di una volta mi si addormentò in  braccio e una volta mi lasciò anche un ricordino caldo-umido. Sposò un sardo,Gianni,ed ebbe due figlie.,Claudia e Laura. Viveva a Gallarate. Dopo alcuni interventi chirurgici e inevitabili sofferenze, la cara e bella Silvana se ne andò il 16 maggio 1992 a poco più di 30 anni. Non avrei mai pensato di dover partecipare al funerale di una mia nipote! Di mio fratello Enrico debbo ricordare che fu pugile, calciatore (portiere) e allenatore di squadre di calcio. Autore di numerose canzoni, di cui alcune anche musicate, e cantante. Un uomo dal multiforme ingegno che ha saputo portare egregiamente avanti, coadiuvato dalla valida moglie Anna, una famiglia di nove figli, senza grilli per la testa, che hanno tutti studiato e si sono fatti onore come del resto tutti i loro cugini. Vive nel Comune di nascita di nostra madre, in una frazione marina. Anche lui divenne Cavaliere OMRI per i suoi numerosi meriti iacquisiti n campo sportivo e professionale. Oltre la già ricordata e cara Silvana, tra i suoi numerosi figli ricordo Alberto, impiegato al Ministero delle Finanze, Katia, insegnante di Lettere nelle scuole medie superiori, Marco, che esercita la professione di architetto e insegna nei Licei, e Stella, insegnante, laureata in Scienze motorie.Mio fratello Enrico si è spento per un male incurabile a 80 anni,venerdì 9 novembre 2012 alle ore 9,40 nella sua casa si Scauri,dove abitava da lungo tempo.Riposa nel Cimitero urbano di Minturno,dove sono sepolti i nostri avi materni.Ora sono rimasto semza fratelli maschi.Della nostra numerosa famigloia resta soltanto mia sorella Grazia
  • Nastrino Cavaliere OMRI 
  • Mugnano,1969,mio fratello Enrico Zamprotta ,allenatore della squadra locale(è il primo in piedi a sinistra). Scauri, 2005, con la moglie Anna (Archivio Italo Zamprotta)
  • Napoli,28 maggio 1950.Giorno della mia prima Comunione.con mio fratello Enrico (Archivio Italo Zamprotta)

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  • L'ultimo figlio, Italo (sottoscritto) ha ideato questo sito internet ed ha anche compilato l’albero genealogico, a partire dal XIII secolo, per tramandare ai posteri (familiari e non) notizie che altrimenti sarebbero andate perdute. Può darsi che queste notizie siano in futuro di aiuto a qualche familiare o parente o a qualche sconosciuto. Ai familiari discendenti posso ricordare che, come i miei fratelli  e sorella maggiori Donato, Aldo, Elisa ed Egidio, nacqui con i capelli biondi e gli occhi chiari (loro quattro li avevano azzurri, il sottoscritto verdi), mentre gli altri due fratelli,Giuseppe ed Enrico, e l'altra sorella,Grazia, erano di capelli e occhi scuri. I figli più chiari sono venuti anche più alti di statura. Ho saputo da mio cugino Aldo che il nonno Antimo aveva gli occhi cerulei, mentre ricordo che mio nonna Mariagrazia era di alta statura. Il mio primo fratello, Donato, ha raggiunto 187 cm. Questa statura, a mio avviso, è un'eredità combinata della Famiglia Sangiovanni da un lato e della Famiglia De Santis dall'altro: infatti ho conosciuto alti due zii De Santis, ed alto era anche lo zio e padrino di mio padre, Luigi Sangiovanni. Alto era anche Pasquale, fratello di mio padre; e alto, oltre i 190 cm. è venuto mio cugino di secondo grado, Mario Fasano (figlio di una Sangiovanni). Tra i miei nipoti posso ricordare. Nicola, 191 cm; e Augusto, 190 cm. La mia altezza è modesta, solo 175 cm., inferiore a quella del mio secondogenito Lorenzo, 178 cm.
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  • Dal mio matrimonio con la napoletana Maria sono nati due figli, con i capelli e gli occhi chiari come i genitori. Questo per merito, combinato penso, sia della madre (rossochiomata con pelle e occhi chiari) sia del padre. I capelli dei miei figli, come i miei, si sono scuriti con gli anni.
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  • 13.Faccio ora una breve diversione per delineare brevemente gli ascendenti di mia moglie:
  • Da Domenico Allocco (Nocera Inferiore, 30 maggio 1907 - Napoli, 6 agosto 1988) e da Concetta Russo (Napoli, 18 maggio 1911 - 12  marzo 1998) nacquero i seguenti figli:
  • Giovanni (Napoli, 28 febbraio 1934), coniugato con Giuseppina e padre di Daniela e Paolo
  • Vincenzo (Napoli 25 settembre 1935), coniugato con Rita e padre di Concetta e Domenico
  • Maria (Napoli, 28 settembre 1943), coniugata con Italo Zamprotta e madre di Luigi e Lorenzo.

     

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  • (Genitori di mio suocero, Domenico Allocco, furono: Giovanni Allocco (ferroviere di Casoria [NA], deceduto l' 11 giugno 1911, figlio di Vincenzo Allocco e Concetta Nastri), coniugato con Maria Vincenza Del Giudice, nata a Solopaca (BN) il 10 maggio 1878 e deceduta nel 1943. I genitori di mia suocera furono: Vincenzo Russo, ferroviere, Napoli, 1872 - Napoli, 2 marzo 1952 e Assunta Barone, deceduta a Napoli nel 1913). A proposito del nonno materno di mia moglie, Vincenzo Russo, va detto che fu un fervente socialista e pagò cara la sua fede politica. Infatti, negli anni '20 fu denunciato da un nipote di sua moglie in visita a casa sua in compagnia di un complice. Costui, conoscendone la fede socialista, lo indusse a parlare del fascismo e del suo capo. Ovviamente furono espresse valutazioni negative che portarono Vincenzo Russo in tribunale, dove, però, fu assolto, ma perse il posto nelle Ferrovie dello stato e dovette cambiare mestiere per sopravvivere e per  mantenere la propria famiglia, facendo il ceramista. Una misera pensione gli fu liquidata quando raggiunse i 60 anni, cioè nel 1932. Alla caduta del fascismo le Ferrovie dello stato gli proposero la riassunzione,ma ormai era troppo tardi: aveva superato i 70 anni!
  • Va rilevato che un fratello della nonna paterna di mia moglie, Luigi Del Giudice, emigrato negli USA, divenne Procuratore Distrettuale agli inizi del '900; mentre una zia paterna, Maria Allocco, omonima, anch'essa emigrata in USA, fu proprietaria e gestì un grande albergo diurno con trattamento estetico, in Pennsylvania. Con lei, che era stata in Italia nel 1961, fummo in corrispondenza per numerosi anni: sebbene partita dall'Italia a 12 anni di età insieme con la sorella Anna, nel 1909. Personalmente ho potuto constatare che se la cavava egregiamente a scrivere lunghe lettere! In Italia rimasero l'altra sorella Rosa, da me conosciuta, e quattro suoi fratelli. Una nipote di Maria Allocco insegna Storia dell'arte alla University of Pennsylvania di Philadelphia.

     

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  • 13.1.Non posso tralasciare di parlare di mio suocero, Domenico Allocco. Rimasto orfano di padre, fu messo in collegio a Firenze, da dove uscì a 18 anni con la qualifica professionale di modellista calzaturiero, ma nell'Italia fascista non si trovava facilmente lavoro se non nelle forze armate o nella milizia. Sposatosi nel 1933 con la tessitrice Concetta Russo, la coppia nel 1934 ebbe il primogenito, cui mise nome Giovanni in omaggio al nonno Giovanni Allocco, il ferroviere deceduto in giovane età; e nel 1935 il secondogenito, cui fu imposto il nome di Vincenzo, in omaggio all'altro nonno, Vincenzo Russo. Mentre la moglie tessitrice (dipendente delle MCM - Manifatture Cotoniere Meridionali di Napoli) lavorava regolarmente, il marito modellista non riusciva a crearsi una posizione professionale accettabile. Pertanto, nel 1937 mio suocero partì come Legionario di Spagna, andando a difendere la sovranità di quel paese dagli attacchi comunisti, portati anche alla religione cattolica. Al ritorno la qualifica di "Legionario di Spagna" gli spalancò le porte del lavoro a Milano: mio suocero lavorò da Alemagna, da Motta, alla Carlo Erba, alla Inverni-Della Beffa, acquistando professionalità e capacità e cominciò a pensare concretamente di sistemarsi in quella città con tutta la famiglia. La seconda guerra mondiale infranse questi progetti. Fu quindi sul fronte greco, dove fu gravemente ferito, ricevendo l'estrema unzione ed essendo ritenuto morto. Si salvò e ritornò a casa. Il 25 settembre 1943 nacque l'ultima figlia,la rossochiomata Maria, nome imposto in omaggio alla nonna e ad una bella zia dai capelli rossi, precocemente deceduta nel 1931. Durante le quattro giornate di Napoli (28 settembre - 1 ottobre 1943) mio suocero fu catturato dai tedeschi e, insieme con altri uomini napoletani, incolonnato su alcuni tram avviati verso il nord, dove li avrebbero caricati sui treni per inviarli in Germania. La scena, apocalittica, dell' incolonnamento (raccontata più volte dai miei suoceri) si svolse davanti all'Orto Botanico di Napoli, in via Forìa (poco distante da casa mia in via Filippo Cavolino!). Mia suocera, ingenuamente, si presentò ai tedeschi per portare da mangiare al marito e chiamandolo per nome e cognome! I tram partirono col loro carico umano, ma quando arrivarono a Capodimonte (più o meno nella zona dove in seguito le nostre famiglie andarono ad abitare e ci incontrammo!), in una curva mia suocero saltò giù dal camion, seguito da alcuni altri uomini, e si  buttò nelle campagne prospicienti. A nulla valsero le sventagliate dei mitragliatori tedeschi e i tram non si fermarono per riprendere i fuggiaschi. Così si salvò il mio caro suocero, persona molto intelligente e dotata di spirito di iniziativa. Francamente debbo dire che non so se avrei avuto il coraggio di fare ciò che egli fece.
  • In seguito mio suocero lavorò al Comune di Napoli e fu un validissimo sindacalista della CISL - Enti locali a livello nazionale, partecipando a numerosi congressi nazionali della Cisl, godendo della stima e dell'amicizia di personaggi di primissimo piano come l'on.Giulio Pastore e l'on.Domenico Colasanto. Segretari nazionali di grande valore. Nel Comune di Napoli ricoprì incarichi delicati nella Segreteria particolare dell'Assessore all' Igiene e Sanità, Prof. Gerardo De Michele (che gli conferì anche incarichi ispettivi nei mercati cittadini), dell'Assessore all'Assistenza e, infine nella Segreteria particolare del Sindaco di Napoli, quando a questa carica fu eletto il Prof. Gerardo De Michele. Nel concludere debbo doverosamente ricordare che mio suocero fu uno dei primi, il 2 giugno 1954, ad essere insignito dell' onorificenza di Cavaliere dell' OMRI (Ordine al Merito della Repubblica Italiana). Sotto al cognome e nome è riportata la motivazione: Sindacalista! La Repubblica italiana gli riconobbe l'azione importante e incisiva che questo suo benemerito cittadino aveva svolto disinteressatamente a favore degli altri lavoratori, a favore del prossimo, a favore della comunità. Tutto questo quando sindacato voleva dire ancora qualcosa. Verso la fine degli anni '70 il biellese Comm. Ernesto Tempia (Fondatore dell'    AIOR - Associazione Insigniti Ordini della Repubblica) lo nominò Delegato per la provincia di Napoli: un riconoscimento simbolico, ma meritato e apprezzato. Nel mio piccolo, nel 1976, lo proposi per il conferimento dell'onorificenza di Commendatore del Sovrano Militare Ospitaliero Ordine di San Giorgio in Carinzia, e conserviamo la sua fotografia col mantello dell'Ordine.

     

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  • 13.2.La Famiglia Allocco è un ramo dell'antico Casato Allocca, residente nei Comuni vesuviani del Napoletano dal XIII secolo. Infatti, essi vennero al seguito degli angioini nel Regno di Napoli dall'area provenzale-ligure-piemontese (dove Carlo d'Angiò possedeva diversi feudi). Il termine alloca in provenzale-occitano designa il ribes nero, ma sono valide anche le ipotesi che il cognome possa derivare da allouche, che nell'area delle Alpi Marittime designa l'agnello; e da allocco, tipo di uccello notturno. Comunque, sia gli Allocco piemontesi sia gli Allocca campani furono agricoltori e commercianti, che in seguito operarono nelle libere professioni accedendo alle alte cariche pubbliche. In Campania ebbero diritto al titolo di don e donna, furono avvocati, notai e sindaci. In particolare, un Salvator de Alloccho è ricordato nei documenti curiali e parrocchiali di Saviano nel 1551; un Salvatore D'Allocco risulta nella relazione della Visita pastorale alla Chiesa di Sant'Angelo di Saviano nel 1615: il sacerdote Giuseppe Allocca risulta prima Economo della Chiesa di S.Giacomo Apostolo di Saviano nel 1697 e poi Parroco fino al 1722. Nel 1848 nel Palazzo Allocca si riunivano i patrioti cospiratori.

     

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  • 13.3.Michele Allocca che fu Abate di Sirico (un Comune preesistente a Saviano) dal 1850 al 1871. Anche Luigi Allocca, cinquant'anni dopo, fu Abate di Sirico. Nicola Allocca (1880-1960), cui è intitolata una strada nel Comune di Saviano, fu Sindaco della città dal 1923 al 1927 e Podestà dal 1928 al 1931 (cfr.Ammirati, V., Saviano.La storia nelle strade, O.S.,2002, p.8; e ancora: Le fonti della nostra storia: contributo alla critica delle fonti di alcuni antichi casali dell'agro nolano:Saviano, Sant'Erasmo, Sirico, pp.126-7 e 171, Hyria, Nola, 1992, in cui è precisato che l'antica Famiglia Allocca è registrata nei documenti curiali e parrocchiali fin dal 1551).Un'altra opera, che però finora risulta introvabile, parla di questa Famiglia: Tuzzone MarioStoria del casato Allocca X, Aniene editore, in cui si parla della Chiesa Madre di S.Erasmo di Nola, nella quale sarebbero stati rinvenuti alcuni manoscritti che indicano una discendenza a Saviano della Famiglia comitale Turconi che, attraverso una linea matrimoniale con i principi Barbiano di Belgioioso, avrebbero avuto nel XVI secolo alcuni discendenti a Saviano. Un altro testo che parla della Famiglia Allocca è lo Stemmario di Giovanni Andrea Musso, che indica le Famiglie liguri titolari di uno stemma gentilizio: tra queste figura la Famiglia Allocca con lo stemma n.1072, denominato Oroca. Lo Stemmario, manoscritto cartaceo a colori, risale al 1680 ed è consultabile a Genova presso la Biblioteca civica Berio.L'indice di questo Stemmario è riportato da Andrea Lercari[13]. L’appartenenza dell’originale alla Biblioteca andrà segnalata nella forma sopra riportata. Dovrà inoltre essere indicato che tutti i diritti sull’immagine sono di proprietà della Biblioteca Berio alla quale dovrà essere richiesta l’autorizzazione per qualsiasi forma di utilizzo.

     

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  • Lo stemma si blasona così: "di verde, all' allocco al naturale ritto su di un monte di tre cime di verde": ciò sta a dimostrare che "in origine il gentilizio Allocca fu un ornitonimo", come giustamente afferma il grande studioso di Saviano, il prof.Vincenzo Ammirati
  •  (Stemma conservato presso la Biblioteca Civica Berio di Genova - Stemmario Giovanni Andrea Musso - ASG 497)
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  • 14.Dal mio matrimonio con la napoletana Maria Allocco sono nati due figli, con i capelli e gli occhi chiari come i genitori. Infatti la madre Maria è rossochiomata con pelle e occhi chiari, mentre il sottoscritto padre era nato con i capelli biondi.
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  • Il nostro primogenito, Luigi, si è laureato nel 1993 in Sciences Appliquées-Informatique, discutendo la tesi "La qualité comme filosophie de la production. Interaction avec l'ergonomie et perspectives futures", relatore il Prof. Francis Dessart, valutata col massimo dei voti. inviata in duplice copia alla The International University Foundation (Independence, MO, USA), fu recensita e pubblicata dalla TIU Press (la Casa editrice di quella Università) con ISBN 0-89698-452-9, e da questa presentata alla United States Library of Congress di Washington che la catalogò col N. 94-60267.In quegli anni questa Università statunitense aveva importanti scambi culturali con l'Europa,l'Africa e i Paesi dell'Estremo Oriente (ad esempio,nel 1988 mise a disposizione circa 500 assegni di studio per laureandi e laureati per borse di studio e stages (vedi Repubblica,29 gennaio 1988,p.22).La tesi è citata anche nella Bibliografia della voce Ergonomia e nella Bibliografia della voce Qualità totale di Wikipedia,ma anche nella voce Ergonomia di Wikipedia spagnola e di Wikipedia tedesca,e nella voce Toyota Production System-TSP di Wikipedia angloamericano.(Questa tesi è consultabile anche presso la Biblioteca e Centro di Documentazione della Camera del lavoro di Biella e presso la Biblioteca Civica Centrale di Torino). In seguito il titolo accademico gli è stato prima riconosciuto dall' Université di Paris XII - Val de Marne (Créteil - France) e poi riconosciuto in Italia (con DPCM - Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), equivalente alla laurea magistrale italiana in Scienze dell' Informazione. Vincitore di concorso pubblico dell'Area informatica (1° classificato) e lavora presso l'Ufficio provinciale S.I.I.T.(ex Motorizzazione civile) del Ministero dei Trasporti a Biella. Socio ARI,è' titolare della Patente e della Licenza di Stazione di Radioamatore (Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni), E' stato ammesso nel 1996 nella SNIPF - Sociétè Nationale des Ingénieurs Professionnels de France,che fa parte del CNISF (Conseil National des Ingénieurs et Scientifiques de France), con regolare Licence professionnelle, referenziata al BIT di Ginevra e riconosciuta in 195 Paesi; dal 2003 come Membership della SPE - The Society of Professional Engineers (Northampton, UK). La sua tesi di laurea è consultabile presso la Biblioteca Civica Centrale di Torino.Nel dicembre 2009 è stato ammesso nell'Albo dei Periti e Consulenti del Tribunale di Biella per la categoria Informatica(hardware e software).
  • Il nostro secondogenito, Lorenzo, si è laureato in Fisica all' Università di Torino, con la tesi "Sui livelli d'universo di Friedmann in espansione accelerata", relatore l'accademico dei Lincei Prof. Dionigi Galletto, valutata 106/110. Ha poi ottenuto una borsa di studio di 25milioni di lire per uno stage formativo annuale su Metodologie statistiche e Risk Management presso il CRF - Centro Ricerche Fiat, Ingegneria del Business Information Technology (Orbassano - Torino); dopo aver superato alla fine del 2002 una selezione pubblica per laureati in discipline scientifiche per un contratto quinquennale presso l'Università degli studi di Torino - Divisione Sistemi Informativi; nel novembre 2005 vincitore di concorso pubblico per laureati in discipline scientifiche (1° classificato) dell' Università di Torino ed è Tecnico presso l'Istituto di Fisica Sperimentale. La tesi di Lorenzo è consultabile presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Lorenzo pratica lo sport Naginata (che significa "arte della lancia")un'arte marziale giapponese che si intreccia con una specie di scherma,per il quale ha partecipato a numerosi tornei nazionali ed esteri,tra cui anche l'European Championschip (Arnemuiden,The Netherlands,2008). 
  • (Ai critici della domenica intendo precisare che il primo posto conquistato in pubblici concorsi dai miei due figli è frutto della loro capacità e della loro preparazione culturale e professionale, non di sponsorizzazioni politiche e/o sindacali o di qualsivoglia altra natura). 
  • Luigi nel 2005 e Lorenzo nel 2006

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  • Un piccolo e modesto esempio delle loro capacità è dato anche dalla rete informatica funzionante in casa nostra, alla quale sono collegati due computer fissi e tre portatili, una stampante-fotocopiatrice laser a colori professionale-scanner-fax, un masterizzatore, un computer-ricevitore satellitare (collegato ad un'antenna parabolica motorizzata), una stazione radio rice-trasmittente (con patente e licenza ministeriali intestati a Luigi), tralasciando altre apparecchiature elettroniche. Il tutto assemblato, messo in funzione e controllato dai due...tecnici di casa. Una casa tecnologizzata sotto il profilo informatico e delle telecomunicazioni, ma anche piena di libri acquistati dal capofamiglia in quarantanni. Il primo acquistato a Biella nel 1967, si intitolava "Sarò madre", scritto da Ferruccio Miragliia e stampato da Rizzoli (edizione del 1966). Acquistai questo libro da Vittorio Giovannacci, quando era ancora nella vecchia e angusta libreria all'inizio di Via Italia a Biella. Egli mi chiese a che cosa mi servisse, ed io gli risposi che era un regalo per la mia fidanzata a Napoli. Egli apprezzò molto e diventammo amici. L'anno seguente, nel mese di luglio mi sottoposi ad analisi cliniche prima del matrimonio (mi sposai il 14 settembre). I medici mi chiesero il perchè di quelle analisi ed io risposi:"Perchè debbo sposarmi, e intendo conoscere per bene le mie condizioni fisiche". Rimasero sorpresi, perchè nessuno lo faceva.
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  • 15.A proposito della mia vita nella famiglia paterna, a via Filippo Cavolini 7 (Cavolini non Cavolino come erroneamente dice la targa toponomastica), a Napoli, ricordo la bella enciclopedia Mondadori degli anni '30, fatta molto bene, sulla quale ho imparato tante cose. Ricordo il libro "Odi minturnesi",1935,opera del Sacerdote poeta minturnese Domenico Tambolleo (1884-1962), con prefazione del Sen. Prof. Pietro Fedele (storico medievista e già Ministro dell' Istruzione nel 1925-28), compaesano di mia madre. Ricordo il Vocabolario della Lingua italiana di Francesco Cerruti(Direttore generale dela scuola e della stampa salesiana, 1845-1917). Questa sacerdote raccolse nel 1886 il pensiero di don Bosco, due anni prima della morte, a proposito dell'educazione dei giovani, pensiero pubblicato in due lettere, 48 pp., nello stesso anno dalla Libreria e Tipografia Salesiana di San Benigno Canavese: "Le Idee di Don Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale della scuola : lettere due", di cui riporto uno stralcio perchè sorprendentemente attuale:"Afferma don Bosco: “Questa educazione, formata tutta su classici pagani, imbevuta di massime e sentenze esclusivamente pagane, impartita con metodo pagano, non formerà mai e poi mai, ai giorni nostri segnatamente in cui la scuola è tutto, dei veri cristiani.  Ho combattuto tutta la mia vita -seguitò don Bosco con accento di energia e di dolore- contro questa perversa educazione, che guasta la mente ed il cuore della gioventù ne’ suoi più begli anni: fu sempre il mio ideale riformarla su basi sinceramente cristiane. A questo fine ho intrapreso la stampa riveduta e corretta dei classici latini profani che più corrono per le scuole; a questo fine incominciai la pubblicazione dei classici latini cristiani, che dovessero con la santità delle loro dottrine e dei loro esempi, resa più vaga da una forma elegante e robusta ad un tempo, completare quel che manca nei primi, che sono il prodotto della sola ragione, render vani possibilmente gli effetti distruttori del naturalismo pagano e riporre nell’antico dovuto onore quanto anche nelle lettere produsse di grande il Cristianesimo. […] Ed ora vecchio e cadente me ne muoio col dolore, rassegnato sì, ma pur sempre dolore, di non essere stato abbastanza compreso, di non aver pienamente avviata quell’opera di riforma nell’educazione e nell’insegnamento, a cui ho consacrato tutte le mie forze e senza cui non potremo giammai, lo ripeto, aver una gioventù studiosa schiettamente ed interamente cattolica. L’autore, don Francesco Cerruti, a proposito dell’aspetto formativo della scuola, precisa anche: Sarebbe ben ingenuo chi credesse bastare a tal effetto quell’una o due ore settimanali di catechismo; questo non equivarrebbe ad altro che ad un bicchier di vin buono in una botte d’aceto. Dalle affermazioni di don Bosco e dalle riflessioni di don Cerruti è facilmente arguibile che essi intendevano la funzione della scuola e dell’insegnamento come finalizzati alla formazione di una mentalità fondamentalmente indirizzata verso principi che si rifanno ai dettami evangelici, criticamente aperta e capace di giudizi. La formazione dei docenti la si sente come decisiva e anche come MGS ci dovremmo maggiormente mettere in collegamento con essi. Si trattava, come vedete, di due grandi uomini, che andrebbero maggiormente ricordati e onorati, invece noi onoriamo i miti di cartapesta che ci fabbricano i mass media, televisione in testa. Eppure al grande Francesco Cerruti fu giocato un tiro mancino nel 1940, quando ormai era morto da tempo e  non poteca ribellarsi. Infatti fu pubblicata un' edizione aggiornata del suo vocabolario (la prima edizione era stata del 1879 !), curata dal linguista Luigi Andrea Rostagno, "con ricca nomenclatura figurata e non figurata e la nomenclatura fascista"! Francesco Cerruti che si era battuto con S.Giovanni Bosco contro il paganesimo imperante nell' educazione scolastica!

     

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  • via Filippo Cavolini a Napoli(prospettiva e topografia),poco distante dall'Orto Botanico-Cortile interno della casa posta al civico N.7,dove abitavo. (Archivio Italo Zamprotta)
  • 15.1.Un'ultima annotazione agrodolce riguarda le fotografie. A casa nostra ce n'erano centinaia, che coprivano tutta la parentela e gli amici più cari. Ricordo queste foto in bella mostra nella nostra sala in un apposito grande portafotografie come usavasi negli anni '30-40. Altre fotografie, incorniciate come quadri pendevano dalle pareti di alcune stanze: mia madre, mio padre, mia zia Lisetta (deceduta negli anni '30 in giovane età). C'erano conservate a parte altre fotografie, tra le quali quelle dei nonni (i nonni materni e quello paterno, mancava la fotografia della nonna paterna), la zia Emilia col marito Cav.Vincenzo Pesce. Dopo la morte di nostro padre nel 1978 e la divisione delle care cose familiari rimaste, quelle fotografie sembravano essersi dissolte nel nulla. Insieme con esse si è dissolta nel nulla la fotografia che S.M.il Re Umberto II° inviò al sottoscritto con dedica autografa sul frontespizio con penna stilografica bleu: "A Italo Zamprotta - Umberto". L'avevo lasciata nella casa paterna all'atto della mia partenza per Biella nel 1966. In seguito l'avevo rivista, perchè mio padre la custodiva. Poi il nulla!
  • Poi,improvvisamente,diverse di quelle fotografie sono ricomparse,dopo mie lunghe insistenze.Erano state prese e sepolte negli scavi archeologici da qualcuno che non aveva di meglio da fare.

     

     
  • (Ricostruzione storico--genealogica elaborata da Italo Zamprotta, di Napoli, residente a Biella, sulla scorta dei dati di Famiglia e delle notizie acquisite, dagli anni '60 ai giorni nostri, presso due esponenti di Casa Gianfrotta di Capua (i nobili Teodorico e Giovanna); e di dati raccolti nel tempo presso la Biblioteca del Museo Campano di Capua; presso la Sala Napoletana della Biblioteca Nazionale di Napoli, presso uno Studio artistico-storico-genealogico di Napoli; grazie all' IGI - Individual Genealogical Index; della documentazione (insufficiente) rilasciata dall'Archivio di Stato di Caserta, e grazie ai dati ottenuti dagli Uffici di Stato civile del Comune di Castel Morrone e di Caserta; dalle notizie riferite dal cugino Aldo Zamprotta; e grazie ai dati forniti dalla Parrocchia di S.Pietro di Minturno e dal Comune di Minturno;e dal Parroco don Giuseppe Di Bernardo della chiesa di s.Nicola a Santa Barbara di Caserta, 
  • 15.2.E’ doveroso ricordare che nel 1965 dettai l’ epigrafe per la tomba, in cui furono sepolti prima mia madre,Augusta Caterina, e poi mio padre Nicola. Essa si trova nel Cimitero Nuovissimo di Poggioreale, a Napoli, nella Reale Arciconfraternita di S.Alessio al Lavinaio, al III° piano, n° 836 (in quella stessa Arciconfraternita trovasi la tomba di mio zio e padrino di battesimo, Italo De Santis. Invece nell' Arciconfraternita del SS.Salvatore dello stesso cimitero trovasi la tomba di mio fratello Egidio (MdL, Maestro del Lavoro): 
  • Cineres Nobilis Familiae
  • Zamprotta 
  • Hic in Pace Quiescunt   
  • E' doveroso ricrodare che attualmente la linea genealogica Zamprotta,originata dai miei genitori,è rappresentata da mio fratello Enrico e da me,autore di queste note.Gli altri fratelli,ormai defunti,hanno dato origine ad ulteriori rami chesi trovano in Calabria, Campania, Piemonte, Sardegna.
  • Appendice 1
  • Il mio prozio Luigi Sangiovanni (1860-1935) fu un costruttore edile e un inventore. Negli USA apprese le tecniche di costruzione in cemento armato che applicò nei lavori di edilizia e di urbanistica (strade, ponti, edifici) eseguiti in Italia. Mise a punto e brevettò, tra l'altro, anche un sistema per la distruzione dei "cavalli di Frisia"(quei tristi reticolati di filo spinato con armatura di legno sistemati sui campi di battaglia): grazie alle sue invenzioni si meritò la Medaglia d'oro dell' Académie des Sciences-Section des Inventions di Parigi, madaglia che era gelosamente custodita dalla figlia, mia zia Margherita Sangiovanni, cugina di mio padre, che ebbe a mostrarla a me ed a mio figlio Luigi durante una visita,negli anni '70, a S.Maria Capua Vetere dove era nata e abitava. Suo figlio,dott.Mario Fasano,Prefetto della Repubblica,è deceduto a Roma il 12 gennaio 2005 a 65 anni di età. 
  • Appendice 2
  • Mio padre, Nicola Zamprotta, ottavo e ultimo figlio (come il sottoscritto), all'età di sette anni rifiutò di andare a vivere con la zia Palma Maria Elisabetta Zamprotta,baronessa Magliano,priva di prole(nel 1898 la vecchia zia, ormai 59enne,si presentò,previ accordi,a casa del cugino Antimo Zambrotta. "Coccolino"(mio padre Nicola) era stato vestito a festa,e dopo thè e pasticcini,salì sulla carrozza della zia baronessa, ma, appena la carrozza svoltò l'angolo di via Tifatina e non fu più visibile il palazzo paterno,"Coccolino" cominciò a strillare come un ossesso e fu giocoforza riportarlo a casa. Svanivano così i progetti di adozione della zia baronessa,che,in seguito,"con testamento del 4 luglio 1913 donò due stabili del valore di oltre 100mila lire all'Ospedale civile di Caserta",donazione ricordata con apposita lapide e busto nell' androne dell'Ospedale ormai chiuso, e certificata dall'attuale dirigenza dell'Azienda Ospedaliera San Sebastiano di Caserta,come sopra ricordato(vcedi sopra e vedi anche Sezione 8.2) .
  • Dopo le scuole tecniche lavorò come Sottocapostazione e Telegrafista alla stazione ferroviaria di Caserta, che lasciò a causa dell'ambiente malsano e scarsamente igienico (notizia riferitami dal mio primo fratello,Donato).
  • Nel 1908, appena compiuti 17 anni, col consenso paterno si trasferì a Roma, previa ammissione alla Scuola Allievi Reali Carabinieri,sita nella caserma Macao,dove divenne Istruttore(vedi foto qui di seguito,Roma 1911,al centro con spalline e cordelline di filo bianco,feluca con pennacchio rosso e blu,sciabola), rimanendovi fino all'inizio del 1913,alla scadenza naturale della ferma(il R.D. 19 luglio 1880 fissava in 5 anni la ferma militare nell'Arma dei Reali Carabinieri,poi ridotta a 3 anni dalla legge n. 684 del 6 luglio 1911,senza retroattività).
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  • mio padre Nicola Zamprotta, Istruttore dei Reali Carabinieri,
  • al centro (col pennacchio bicolore sul cappello, controspalline, cordelline, sciabola e gradi ai polsi)
    Roma, Caserma “Macao” Allievi Reali Carabinieri, 1911 -(Archivio Italo Zamprotta) 

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  • Nel 1911,accompagnato dal Cappellano militare, Padre Carlo Massaruti (gesuita, fondatore in quegli anni dell'Opera,che porta il suo nome,per l'assistenza ai militari,molto considerato daI Papa che, durante quell'incontro, gli chiese:"Padre Massaruti, vuole che la faccia vescovo?".Egli rispose:"Grazie, Santità, ma sto bene così".Sempre grazie a lui,presso il Collegio Pio Latino Americano al quartiere Prati,era stata eretta una Casa del Soldato,onesto luogo di ritrovo dei militari), e da alcuni carabinieri, fu ricevuto, di sera, nello studio privato di Papa Pio X°, che si intrattenne amabilmente con loro un paio di ore, e chiese le loro opinioni circa un grave delitto che era accaduto in quei giorni a Roma (il 2 marzo 1911, il 31enne barone Vincenzo Paternò, tenente di cavalleria, uccise a coltellate la sua amante, la 34enne Giulia Tasca, moglie del conte Romualdo Trigona di Sant'Elia, e zia del poi famoso scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La Tasca, madre di due bambine di 14 e 10 anni, dama di corte della regina Elena, intendeva troncare l'illecita relazione,iniziata due anni prima,contro la volontà dell'amante,che fu condannato all'ergastolo e scontò 30 anni.Fu liberato nel 1942 e morì nel 1949).Da allora mio padre rimase sempre molto devoto a questo Papa,beatificato nel 1951 e canonizzato nel 1954.
  • Nell' aprile 1913, dopo la scadenza naturale della ferma quinquennale, attratto dalla possibilità di una sistemazione più vicino casa,presentò domanda alla S.A.T.N.(Societé Anonime des Tramways Napolitains), di Bruxelles che gestiva i trasporti pubblici a Napoli(nel settembre del 1918 il Comune assunse direttamente la gestione delle tranvie urbane, rilevando nel 1927 anche il servizio extraurbano ancora esercìto dalla S.A.T.N.).Fu assunto e si stabilì a Napoli,congedandosi dall'Arma dei Carabinieri,dopo cinque anni.(L'assunzione può darsi che sia stata agevolata dalle referenze esibite,tra cui anche una lettera di presentazione del Duca Carlo Catemario di Quadri,originario di Casolla di Caserta[borgo natio della zia di mio padre, Palma], e padre di don Eugenio, allora Comandante dei Corazzieri del Re).
  • Il 24 maggio 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale,partì volontario per il fronte e fu destinato alla IIIa Armata, quella comandata dal Principe Emanuele Filiberto,Duca d'Aosta,nella specialità mitraglieri,come sergente(grado spettante a un istruttore dei Reali Carabinieri). Sulla "Montagnola",nel Carso,nel 1915,il suo Reggimento da tremila uomini fu ridotto a ottocento grazie all'infallibile mira dei tiratori scelti dell'esercito austro-ungarico(i famosi "cecchini")che dominavano tutte le alture.il Reggimento di cui faceva pasrte mio padre si ridusse a soli 800 uomini!La sua Compagnia era rimasta al comando di uno sprovveduto sottotenentino uscito poche settimane prima dall'Accademia militare di Modena! Costui,di cui taccio il nome, mandava i nostri soldati al macello(in stile Cadorna!), sotto il tiro preciso dei "cecchini" austriaci. Il sergente mio padre si oppose a questo massacro incontrando la veemente reazione dello sbarbatello che gli puntò la pistola in faccia intimandogli di eseguire gli ordini, che non furono più eseguiti, perchè mio padre Nicola escogitò un piano: chiese una squadra di zappatori e nottetempo fece scavare una galleria attraverso la quale i nostri soldati si trovarono alle spalle del nemico. Così finì la mattanza. Dopo qualche settimana il sottotenentino sfoggiava una medaglia d'argento sul petto: si era attribuito il merito dell'operazione! Mio padre gli chiese se si fosse ricordato anche di lui, e costui rispose con un'alzata di spalle! (Questo episodio basta a spiegarci e farci capire come e perchè l'Italia si trova al punto in cui è, con i suoi teatrini quotidiani in tutti i settori, la mancanza di fonti energetiche, la scarsità di infrastrutture e linee comunicazioni. Siamo, infatti, circondati da arroganti e boriosi, ricchi di ignoranza, poveri di spirito di iniziativa e di sapere, privi di capacità e di reale volontà di fare).La famosa Montagnola è citata in diversi Bollettini di guerra e numerosi diari di militari.Raggiungeva i 470 metri di altezza ed era ubicata vicino al Comune di Castagnevizza del Carso (ora in territorio sloveno!!!). Fu teatro di aspri combattimenti nella Nona e Decima Battaglia dell'Isonzo
  • All'inizio del 1916 mio padre fu ferito per la seconda volta e ricevette anche l'estrema unzione(durante la degenza nell'Ospedale da campo fu visitato dallo zio Luigi Sangiovanni, accompagnato dalla giovanissima figlia,la cugina Margherita).Fu inviato in convalescenza,e poi ad addestrare truppe fresche nella Piana del Garigliano(i superiori si erano ricordati del suo vecchio incarico di Istruttore dei Reali Carabinieri!).Durante la libera uscita visitò il Comune di Minturno,in collina,e lì,fortunosamente,incontrò mia madre Caterina,che si trovava per caso nel Caffè-Bar Centrale di proprietà dei genitori(proprietari terrieri e commercianti).Molto impudentemente mio padre le fece recapitare un biglietto dal suo attendente (allora anche i sergenti avevano l'attendente),ma la fanciulla(aveva appena compiuto i 18 anni!)diede il biglietto al genitore che invitò il sergente a chiarire i motivi del suo gesto, e poi lo invitò a casa per conoscerlo meglio.Così si arrivò al fidanzamento.Mio padre ritornò al fronte e cominciò a scambiarsi numerose lettere d'amore con la giovane Caterina(vedi qui di seguito la foto di mia madre nel 1916,all'epoca dell'incontro). 
  • Sempre nel 1916, grazie al comportamento tenuto,alle ferite subite e ai precedenti nei Reali Carabinieri,fu prescelto per frequentare a Brescia uno speciale Corso Ufficiali presso la Scuola Mitraglieri e divenne sottotenente(anche Pertini frequentò quel corso nell'estate del 1917, proveniente da Padova col grado di Aspirante Ufficiale).Durante il corso, in quella caserma di Brescia, conobbe personalmente l'allora caporalmaggiore dei Bersaglieri Benito Mussolini,conosciuto da tutti i soldati come valoroso giornalista interventista,di cui si leggeva "Il popolo d'Italia". Un giorno nel cortile centrale della caserma di Brescia dove si svolgeva il corso ufficiali accadde un episodio che mio padre raccontò più volte in famiglia. Un maresciallo, vedendo Benito Mussolini con la barba lunga, gli lanciò una moneta invitandolo ad andare dal barbiere. Mussolini non la raccolse, ma guardando il maresciallo esclamò:"Un pelo della mia barba vale tutti i marescialli d'Italia!"(vedi qui di seguito la foto del Sottotenente Nicola Zamprotta). Posso ancora aggiungere che mio padre partecipò a quasi tutte le famose Battaglie dell'Isonzo (eccetto i periodi di quelle in cui risultò ferito, andò in convalescenza e andò ad addestrare le truppe nella pianura del Garigliano nel 1916,e il periodo del congedo matrimoniale del 1917). 
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  • 1916, mio padre Nicola Zamprotta Sottotenente del Regio Esercito (Archivio Italo Zamprotta)

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  • Ritornato al fronte, mio padre fu ancora ferito: in tutto tre volte:alla fronte,ad un braccio,all'inguine.
  • Il 21 giugno 1917 sposò nella Chiesa cattedrale di S.Pietro a Minturno la bella giovane Augusta Caterina De Santis, che rimase con i genitori, perchè dopo la luna di miele a Napoli e un breve soggiorno a casa dello zio Luigi Sangiovanni (imprenditore edile,Cavaliere del lavoro, padrino di nozze), a S.Maria Capua Vetere, lo sposo ritornò al fronte, dove l'aspettava Caporetto e la riscossa della IIIa Armata (vedi foto della giovane coppia di sposi).
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  • .S.M.Capua Vetere,giugno 1917,i miei genitori novelli sposi
  • Qui sopra,nel 1919,anno del congedo,in visita al loro padrino di nozze,Luigi Sangiovanni 

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  • Nel corso del 1918 mio padre dovette chiedere per ben due volte una licenza straordinaria. La prima volta fu per l'aggravarsi dello stato di salute del suocero Donato De Santis, che lui portò a Napoli dal grande clinico universitario prof. Gabriele Tedeschi, ma era troppo tardi: mio nonno ebbe appena il tempo di veder nascere nella sua Minturno il primo nipote, Donato Zamprotta, il 27 marzo, e l'11 giugno passò a miglior vita. La seconda volta mio padre, durante l'offensiva sul Piave, fu chiamato per la morte della madre Maria Grazia Sangiovanni (13 ottobre 1918), ma giunse che la stavano già portando al cimitero (la medesima cosa accadrà nel 1942, quando fu chiamato per la morte del padre Antimo, avvenuta il 6 febbraio 1942).
  • Mio padre fu congedato il 21 agosto 1919, come risulta dal suo stato di servizio in mio possesso e inserito nel faldone dei documenti familiari. Quindi complessivamente si fece 5 anni e tre mesi di campagna militare!  Questa è la Medaglia commemorativa della Guerra 1915-18 per i Combattenti con 4 anni di campagna militare. Questa è invece la Medaglia commemorativa della vittoria. Questa è la Croce di guerra al valor militare.Questa è la Croce al Merito di guerra (1°conferimento). Questa è la Croce di guerra(2° conferimento).Queste furono le decorazioni conferite a mio padre Nicola per la prima guerra mondiale.
  • Tra le foto dei miei genitori ve ne è una eseguita a S.Maria Capia Vetere, dove la giovane coppia, residente a Napoli, si recò in visita dallo zio e padrino di nozze, Luigi Sangiovanni. Figlia unica di Luigi Sangiovanni fu Margherita, sposa di Gerardo Fasano e madre di Mario Fasano, Dirigente Digos e Sisde, e, infine, Prefetto della Repubblica (deceduto il 12 gennaio 2009).
  • Mio padre,dopo la grande guerra,ritornò al suo lavoro abituale, ma rimase molto attaccato all'istituzione militare, tant'è vero che frequentò sempre i corsi di aggiornamento per ufficiali e si iscrisse subito all' UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia) quando fu fondata. Dopo 40 anni di iscrizione nel 1969 ricevette un artistico diploma di benemerenza.
  • Negli anni '20 fu chiamato a comandare un paio di volte la guardia d'onore della Regina Margherita di Savoia (1851-1926) quando questa risiedeva a Roma al Palazzo Margherita (oggi sede dell'ambasciata americana, in via Veneto): una volta, d'inverno, la Regina madre, molto anziana ma premurosa, fece portare del punch per il corpo di guardia, ringraziando mio padre per il servizio di guardia!
  • Palazzo Margherita 1920
  • Palazzo Margherita (già Palazzo Boncompagni Ludovisi) negli anni '20
  • ReginaMargheritaanni20
  • La Regina Madre Margherita come la conobbe mio padre negli anni '20
  • La famiglia intanto cresceva e mio padre aveva di malavoglia dovuto prendere la tessera del PNF (Partito Nazionale Fascista), un pò perchè era padre di famiglia numerosa, un pò perchè una circolare ministeriale (che era un vero e proprio diktat per i dipendenti pubblici e privati!) obbligava gli ufficiali del Regio Esercito ad essere iscritti, pena l'esclusione dagli avanzamenti.
  • Ma nel 1933 accadde un episodio che doveva cambiare in peggio la qualità della vita per mio padre e per l'intera famiglia.
  • Durante il servizio di controllo dei biglietti dei viaggiatori delle Tramvie napoletane, un giorno a mio padre che chiedeva di mostrare il biglietto ("per cortesia, favorite il biglietto", allora si parlava col voi), accadde che un viaggiatore lo rimproverasse per non essere stato chiamato "signore". Mio padre insistette per vedere il biglietto e l'interessato nell'esibirlo gli rispose che si sarebbero presto rivisti. Infatti, il giorno dopo mio padre fu convocato dalla Segreteria federale di Napoli, in Piazza della Borsa, dove allora sedeva un Commissario straordinario, il romano sig.Giove (che credeva di essere veramente il dio supremo dell'Olimpo!). Attorniato da fedelissimi e zelanti lacchè di partito, chiese ragione a mio padre del comportamento del giorno precedente. Ovviamente mio padre confermò la legittimità e la correttezza del suo comportamento professionale e non presentò le reclamate scuse. Anzi, dopo un tira e molla piuttosto inconcludente e noioso, ebbe la "felice" idea di estrarre la tessera del PNF dal portafoglio e di farla in minuti pezzettini. gettandola sulla scrivania dell'allibito Commissario federale. Apriti cielo! Gliene dissero di tutti i colori minacciandolo di rappresaglie  e sanzioni. Non so come mio padre riuscì ad arrivare sano e salvo a casa. Ma da allora la sua vita professionale fu un inferno, perchè dallo stato di servizio di mio padre rilevo che per avere una promozione dovette aspettare il 1942, cioè 9 anni!; poi ne ebbe due in un solo anno, nel 1946.  Andò in pensione a 60 anni nel 1951.
  • All' increscioso episodio precedente debbo aggiungere il doppio rifiuto di mio padre di accettare l'offerta di fare il "capo palazzo" dove abitava la mia famiglia (in via Filippo Cavolino 7), e l'offerta del grado di Capo manipolo della Milizia! (Rispose che non gli interessava, essendo già Ufficiale del Regio Esercito!). Inoltre, per strada, incontrando amici notoriamente di fede comunista o socialista (ad esempio, Avv. Verde, Avv. Luigi Renato Sansone), si tratteneva a parlare, suscitando ovviamente sospetti nei "guardoni" che erano alle calcagna di questi professionisti!

     


  • Sen.avv.Luigi Renato Sansone (1903-1967) - (Archivio Italo Zamprotta)
  • (Luigi Renato Sansone, nacque a Lucera nel 1903,frequentò le scuole e l'università a Napoli,dove il padre era Presidente del Tribunale. A 17 anni,nel 1920,si iscrisse al Partito Socialista.Durante il ventennio fascista esercitò la professione di avvocato,ma era perseguitato e spiato.Dal 1943 ricostituì con altri compagni il Partito Socialista napoletano e,dop aver fatto parte della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente,assunse pesanti responsabilità ministeriali,come quella di Alto Commissario all'Alimentazione e poi Sottosegretario e Vice Alto Commissario nei Governi Parri e De Gasperi.Fu in Parlamento per tre Legislature,prima come Deputato e infine come senatore.Nel 1954 presentò una proposta di legge pionieristica,sul "piccolo divorzio"(frutto dei suoi studi di diritto familiare),che non andò a buon fine per l'immaturità della società italiana che vi arriverà soltanto nel 1970.Dal 1965 al 1967 fu Presidente dell'INAIL.Morì improvvisamente a Modena il 22 febbraio 1967 dove era stato ricoverato per un attacco di leucemia fulminante). 
  • Mio padre non portava nemmeno la "cimice" all'occhiello della giacca. Veniva chiamata cimice il distintivo del PNF (Partito Nazionale Fascista). Infatti all'occhiello portava unicamente il distintivo dell' UNUCI (Unione Nazionale degli Ufficiali in Congedo d'Italia), che era sormontato dalla corona reale(lo portò all'occhiello dagli anni '20, quando fu creata l'UNUCI, fino al 1978, anno della sua morte. Ne riporto una copia qui di seguito, visto che l'originale è in mani a me sconosciute, certamente qualche testa di cazzo che non sa nemmeno che cos'è!).
  • Distintivo UNUCI
  • Da un maresciallo della Guardia di Finanza, delatore del PNF (abitante nello stesso palazzo, ma in scala diversa), fu messa in giro la voce (del resto corrispondente a verità) che mio padre non votava per il PNF: infatti alle elezioni votava per la monarchia, ma era un segreto di Pulcinella, perchè era tutto facilmente controllabile, e ciò ovviamente fece aumentare sospetti e antipatie sulla sua persona: quel maresciallo agli inizi degli anni '50 diventerà un affine di un mio fratello, la cui moglie era cognata con la figlia di costui!. Anche se ci saranno stati dei chiarimenti, nel periodo post-bellico, non assolvo questo individuo, e deploro vivamente che un mio fratello, per visitare un cognato, sia stato più volte in casa di questo verme.
  • Ritengo che mio padre abbia, a suo tempo, limitato i danni del suo clamoroso gesto, grazie ad un intervento dall'alto.Certamente non fu estraneo all'episodio del1933 il Ten.Gen.Medico Francesco Della Valle, di Puccianiello di Caserta, amico di famiglia e venerato da mio padre: infatti, una sua fotografia incorniciata faceva bella mostra di sé a casa nostra e negli ultimi anni addirittura sul comodino di mio padre. Il Della Valle era stato prima Capo dell’Ufficio sanitario, durante la Prima Guerra Mondiale, e poi Direttore generale della Sanità militare, ed era stato quindi al Comando supremo a contatto di gomito con S.M. il Re Vittorio Emanuele III, il quale, quando il Della Valle andò in pensione, gli offrì la Presidenza della Croce Rossa, ma il Della Valle rifiutò per motivi di censo: non aveva abbastanza risorse finanziarie per sobbarcarsi gli onori e gli oneri di quella carica. La biografia del Ten.Gen.Medico Francesco Della Valle fu inserita a p. 252 del Chi è? di Angelo Fortunato Formiggini, F.lli Palomba, Roma, 1936. Una rievocazione della figura di questo Generale medico fu fatta dal Giornale di medicina militare fasc. VII, luglio 1937"-- Prelim. in occasione della morte,da cui riporto le seguenti note biografiche.
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    (Il Tenente Generale Medico Francesco Della Valle nacque a Puccianiello,frazione di Caserta,il 2 febbraio 1858 da Michele e da Angela Maria Merrone.Laureatosi in Medicina e Chirurgia,intraprese la carriera militare e fu il vero organizzatore della Sanità militare italiana,di cui fu Capo dell’Ufficio Sanitario durante la Prima Guerra Mondiale e poi Direttore Generale dal 1920 al 1925,dopo essere stato più volte in servizio al Ministero della Guerra. Nel 1923 organizzò a Roma il 2° Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militari “che gli valse da parte di numerosissimi congressisti convenuti da tutto il mondo la considerazione più lusinghiera per l’organizzazione e lo svolgimento del Congresso,i cui Atti furono pubblicati in due ponderosi volumi”.Fondò e fu Presidente del Comitato Nazionale per l''assistenza degli Orfani dei Medici morti in Guerra.Dopo il pensionamento fu Presidente,fino al 1933,della Commissione medica superiore per le pensioni di Guerra. Fu Presidente onorario del Comitato Permanente internazionale di Sanità militare.Risiedeva a Roma,in via Appia Nuova 96, tel.72087,ma negli ultimi tempi era ritornato al natìo borgo casertano,dove concluse i suoi giorni il 27 luglio 1937.Fu Medaglia d’argento per la Sanità pubblica.Medaglia mauriziana per il merito militare dei dieci lustri.Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine della Corona d’Italia;Grande Ufficiale dell’Ordine dei ss.Maurizio e Lazzaro;Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta.(cfr.Dizionario degli italiani d'oggi, 3. ed.,Roma, Formiggini, 1936, vol.VIII, p.1003; e Giornale di Medicina militare,Roma, VII, pp.9, luglio 1937).(Archivio Italo Zamprotta)
  • A proposito di questo personaggio mi corre lobbbligo di rivelare quanto mi comunicò mio padre Nicola.Dopo il pensionamento, il Re d'Italia voleva nominarlo Presidente della Croce Rossa,ma lui ringraziò e rifiutò spiegando che non aveva il censo adeguato per supportare una tale carica! Debbo anche far notare che il Dellavalle era insignito soltanto della Medaglia d'argento al Merito della Sanità pubblica.Invece diversi nostri politici(uomini e donne), solo per avere scaldato la poltrona di ministro della sanità o presidente della Croce Rossa,si fregiano della Medaglia d'oro,concessa loro dal Presidente pro tempore della Repubblica,appena hanno lasciato la poltrona.Incredibile!!!
  • Negli anni '30-40 comunque mio padre ebbe anche alcune soddisfazioni, come quando S.M. l Re Vittorio Emanuele III venne nel 1936 a  rendersi conto delle condizioni di una scuola elementare adiacente a casa nostra (frequentata dai miei fratelli e sorelle), in cui si era verificato un incidente strutturale: mio padre in divisa da Ufficiale (nel 1935 er stato promosso Tenente) era tra le autorità del Rione ad accogliere la coppia reale. Richiamato alle armi nel 1940, al Ministero della Guerra, a Roma, dove prestò servizio all'Ufficio Censura estera presso il SIM (Ufficio appena istituito e incardinato nel Servizio Informazioni Militari, comandato prima dal Gen.Giacomo Carboni poi dal Gen.Cesare Aimè, mentre il diretto superiore di mio padre era il Col. Pavan), mio padre ebbe modo di incontrare il famoso sig.Giove,che rimase meravigliato di trovarlo in quel posto. Chissà, forse credeva (o gli avevano fatto credere?) di avere liquidato a suo tempo la faccenda alla maniera fascista (vedi foto di quel periodo, a Roma nel 1940 e con mia madre a Napoli agli inizi 1941).
  • Il 29 maggio 1936 mio padre Nicola partecipò a Napoli all'inaugurazione del monumento equestre ad Armando Diaz.Per l'occasione convennero a Napoli 45mila reduci della prima guerra mondiale,che sfilarono davanti al re Vittorio Emanuele III,che nel 1917 aveva affidato l'Esercito italiano al comando di quel grande Generale che si rivelò il napoletano Armando Diaz.(Napoli,29 maggio 1936 una foto LUCE)(il Gen.Armando Diaz,1861-1928,nel 1917)
  • Nel 1940mio padre Nicola da Roma(dove si trovava, richiamato in servizio al Ministero della Guerra) dovette accorrere in Pie monte,dove si trovava di stanza col proprio Reggimento il primogenito Donato, sergente. Il sergente, che si era beccato gli arresti di rigore, inflittigli con molta disinvoltura. Aveva richiesto telegraficamente l'intervento del padre,che da Roma si recò in treno immediatamente in Piemonte e mise in malcelata apprensione il Colonnello comandante, quando si presentò come Ufficiale del SIM - Servizio Informazioni Militari, addetto al Ministero della Guerra! Gli arresti furono revocati e annullati e si andò tutti a pranzo: vicende tipicamente italiane.Quell'anno mio padre fu anche insignito del'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia. nastrino Cavaliere Ordine Corona d'Italia 
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        Roma,1940, mio padre Nicola Zamprotta al                        Napoli, marzo 1941.I miei genitori  (mia madre era in attesa di me)

       Ministero della Guerra, SIM - Servizio Informazioni Militari                   (Archivio Italo Zamprotta)          

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Napoli, 1941. Mia madre Augusta Caterina De Santis in attesa di me (Archivio Italo Zamprotta)

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Agli inizi del 1941 mio padre Nicola fu chiamato dal suo diretto superiore, Col.Pavan, che gli mostrò le note caratteristiche che aveva preparato per lui. Mio padre restò contrariato da due cose: 1.lo si dichiarava "non adatto al comando" di un reparto; 2. lo si valutava "Buono con 3". Lui non era di carriera, ma lo infastidiva una valutazione offensiva e quasi da mediocre, Espresse con fermezza il suo disappunto dichiarando:"Come fa lei, signor Colonnello, ad affermare la mia incapacità al comando? mi ha visto qualche volta in azione?". E proseguì:"Io qui sono addetto al Censura estera, apro e leggo lettere durante tutto il giorno.Forse dovrei impartire dei comandi alle buste, dopo averle richiuse, mettendole in riga?". Il Colonnello non si aspettava queste affermazioni, fatte con molta fermezza, e richiamò mio padre ad un maggior rispetto ricordandogli di essere un suo superiore, ma mio padre non desistette e gli ricordò i suoi trascorsi della prima guerra mondiale, quando era stato defraudato, nel 1915, di una medaglia d'argento dal suo diretto superiore, un tenente che si attribuì tutto il merito dell'azione ideata e condotta da mio padre, che allora era sergente. Il Colonnello ascoltò e prese nota. Qualche nese dopo mio padre ricevette le note caratteristiche e notò che la valutazione era OTTIMO, mentre l'incapacità al comando era stata cancellata!

  • In seguito mio padre fu in Sardegna, dove fu punto dalla zanzara anopheles contraendo la malaria perniciosa. Gli fu somministrata per la seconda volta in vita sua l'estema unzione,ma riuscì a cavarsela e a tornare a Napoli in convalescenza, al termine della quale fu destinato alla Censura provinciale di Benevento, dove lo colse l' 8 settembre 1943. Comunque, riuscì ad arrivare a piedi a casa, a Napoli. Fu congedato dal servizio il 25 ottobre 1943, come risulta dal suo stato di servizio.
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  • Sardegna,1942,Nicola Zamprotta in zona d'operazioni.  Cagliari,Ospedale militare,1942,durante la degenza (Archivio Italo Zamprotta)  

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Ancora nel 1947 mio padre soccorse il primogenito Donato,coinvolto in una vicenda alla quale era, invece, assolutamente estraneo. Da Napoli mio padre accorse,ancora una volta,in Piemonte insieme con un principe del Foro napoletano, l' avv. Giovanni Pansini, grazie al quale mio fratello fu prosciolto, insieme ad un altro sergente maggiore, perchè completamente estraneo ai fatti, mentre un capitano fu condannato, espulso dalle Forze armate e in seguito finì a fare l'assicuratore.

 

Nel 1965, precisamente l' 11 gennaio mio padre restò vedovo. mia madre Augusta Caterina fu colpita da ictus cerebrale domenica 10 gennaio, mentre si trovava a casa del secondogenito Aldo che festeggiava l'onomastico. Tutto si risolse in 24 ore: colpita dall'ictus verso le ore 18, spirò il giorno seguente alle ore 18.30 senza riprendere conoscenza. Il trapasso fu favorito anche dall'assenza, quel giorno, del suo medico curante, che l'avrebbe immediatamente ospedalizzata, invece di tentare stupide quanto inutili cure, come fu fatto dai due medici incapaci che si susseguirono al suo capezzale. Uno di questi l'aveva già data per spacciata nove anni prima  (S.Natale 1956) per un leggero ictus che, invece, non aveva lasciato alcuna conseguenza.

 

All'epoca avevo poco più di 23 anni ed ero ritornato dal servizio militare appena nel febbraio precedente. Invidio i miei fratelli e sorelle maggiori che hanno avuto il privilegio e la fortuna di convivere con nostra madre tanti anni in più. Mia madre Caterina fu una santa donna che dovette non solo sobbarcarsi gli oneri di una famiglia numerosa, ma soprattutto dovette sopportare per decenni le numerose "divagazioni" del consorte. Quest'ultimo dato risulta per me doloroso da menzionare e tuttora inspiegabile, tenuto conto della bellezza e bontà di mia madre.

 

Napoli,1964.Mia madre Caterina e mio padre Nicola (Archivio Italo Zamprotta)- Veduta dall'alto della Reggia di Capodimonte a Napoli

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Nel 1967,previo mio personale interessamento,mio padre Nicola fu insignito della Commenda dell' Ordine Militare del SS.Salvatore e S.Brigida di Svezia (Ordine cavallersco fondato nel 1370, approvato dal Papa Urbano V e riordinato nel 1859 dal conte Vincenzo Abate de Castello Orleans).La nomina fu possibile grazie all'interessamento dell'allora Cancelliere dell'Ordine,il barone avv.Oreste Quaranta (che era stato padrino di mio cognato Alberto Barile).Da notare che nel 1859 Francesco II,appena salito al trono del Regno delle Due Sicilie,entrò a fare parte di quell'Ordine cavalleresco. Si tratta di un Ordine che attualmente promuove numerose attività benefiche e assistenziali(a cui si può devolvere anche il 5 per mille),e appaiono peranto molto patetici i goffi tentativi di mancato riconoscineto ad opera della Curia vaticana,in contrasto con il comportamento di centinaia di vescovi e cardinali che fanno parte dell'Ordine(tra l'altro ne fu Gran Priore il mio amico e Maestro Card.Pietro Palazzini!).Del resto l'Ordine è riconosciuto da diversi Paesi esteri e la stessa Suprema Corte di Cassazione nel 1959 ne ha riconosciuto la legittimità come Ordine non nazionale (Sentenza N.1624 del 23 giugno 1959 Reg.Gen.N.24430/58).

 

Insegne dell'Ordine Militare del SS.Salvatore e S.Brigida di Svezia

 

Nel 1969 mio padre ricevette l'ultima promozione,ormai onorifica,con la Medaglia d'oro e il Cavalierato di Vittorio Veneto, riservati ai combattenti della Prima Guerra mondiale.

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Questa è la Croce di Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto (recto e verso) con il Nastrino dell'Ordine e Medaglia d'oro  (non posso riportare il Diploma che non è in mio possesso

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Questo è il duplicato inviatomi dal Ministero della Difesa, a seguito di mia richiesta, del Diploma di Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto.

Non potendo avere l'originale, in altre mani, mi sono dovuto accontentare del duplicato.

Ovviamente la compilazione è all'italiana, senza un minimo di estetica scritturale.

 

Nel 1969 mio padre Nicola ricevette un'artistica pergamena dall' UNUCI - Unione Nazionale degli Ufficiali in Congedo per i 40 anni di iscrizione. Era di formato A3 e lui la fece inserire in un'artistica cornice dorata, ben visibile nella sala da pranzo. Avrei voluta inserirla qui, ma è stato impossibile. Ho chiesto agli eredi dei miei fratelli defunti, ma nulla sanno, come pure mia nipote Giulia che vive nella casa che fu del defunto nonno. L'unico a ricordarsi dell'esistenza di quella attestazione è mio nipote Carmine, altrimenti passerei per un visionario. Comunque, questa è la conferma di quanto fossero attenti i miei fratelli alle memorie familiari!

 

Per dovere verso i posteri debbo ricordare che mio padre invogliò tutti i figli a studiare per migliorare la propria condizione di vita. Egli era convinto, contrariamente a quanto ritenuto da alcuni pseudoeducatori, che lo studio fosse un potente mezzo di promozione sociale, oltre che intellettuale. Aiutò i figli ad ottenere una sistemazione professionale, in particolare il secondogenito Aldo nel 1945 andò ad occupare la sua stessa scrivania: il padre ci aveva impiegato un bel pò per arrivarci, lui ci si sedette all'inizio della carriera e, ad onor del vero, si comportò molto bene professionalmente, ignorando, però, la famiglia d'origine. Un altro figlio fu aiutato ad ottenere un impiego statale nel 1951 e fu, invece, sempre vicino alla famiglia d'origine, anche da sposato. Un altro ancora fu ugualmente assunto, alcuni anni dopo il pensionamento del padre, nel 1955, nella medesima azienda pubblica dove aveva lavorato nostro padre, e fu sempre riconoscente al genitore. Infine, per il sottoscritto, l'assunzione fu propiziata, nel 1966, proprio dalla antica conoscenza personale del genitore con il Presidente dell'Ente pubblico. Ovviamente in seguito la carriera si è svolta grazie alle capacità e possibilità personali e a  ben cinque concorsi. Comunque, va rilevato che il nostro genitore fu capace di determinare con successo la sistemazione professionale della metà dei propri figli. L'altra metà decise autonomamente il proprio destino, anche se in più di un'occasione gli interessati ricorsero all'intervento paterno per questioni insorte nell'ambiente di lavoro.

All'inizio del 1975, prima che mio padre compisse gli 84 anni, pensai di fargli avere un ulteriore riconoscimento. Raccontai l'episodio del 1933 a Pietro Nenni (coetaneo di mio padre, essendo nato il 25 febbraio 1891, mentre mio padre era nato il 28 febbraio) e questi, in men che non si dica, gli fece conferire l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica.

Nastrino di Commendatore dell'OMRI-Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

Questo non sanò nè fece svanire gli anni di patimenti e di mancate promozioni sul lavoro, e quindi di mancati guadagni per un capo di famiglia numerosa (prima sette e poi otto figli), ma servì a lenire un pò il triste e penoso ricordo di quanto ingiustamente patito. Mio padre lasciò questa vita terrena il 6 dicembre 1978, giorno del suo onomastico, come aveva preannunciato alcuni mesi prima. Furono informati del decesso, da mio nipote Claudio Barile (primogenito di mia sorella Maria Grazia), la Presidenza dell' UNUCI di Napoli, e il Comando della Regione Militare Meridionale, che provvide ad inviare un picchetto d'onore di Fanteria (Arma di appartenenza di mio padre), con un Capitano e un Sergente, che resero gli onori militari alla salma e accompagnarono il feretro. Debbo purtroppo, con dolore, rilevare che c'era un assente, il primogenito Donato, al quale, invece, la mia famiglia ed io non abbiamo fatto mancare la nostra presenza nei momenti conclusivi della sua esistenza.A margine di questo luttuoso avvenimento debbo raccontare qualcosa di poco piacevole,che certamente non fa onore ai "protagonisti".Dopo la sepoltura di nostro padre,ci ritrovammo nel pomeriggio nella casa paterna,sulla collina di Capodimonte. Fu la prima ed ultima volta che ci ritrovammo insieme,con l'assenza del primogenito.Fu deciso di aprire la "cassa" in cui nostro padre custodiva i documenti e diversi ricordi familiari.La "cassa" era il bauletto che nostra padre aveva avuto in dotazione nel 1908,quando arrivò a Roma,alla Scuola Allievi Reali Carabinieri.Questo baluletto lo accompagnò per tutta la vita e lo teneva nella camera da letto custodendovi i più importanti documenti e ricordi familari.Dopo l'apertura fu esaminato il contenuto e lette anche le volontà di nostro padre,che aveva lasciato una sommetta simbolica per ciascun figlio(anche per l'assente!).A chi scrive lasciò il doppio perchè - scrisse - si era laureato.In quella occasione vidi ancora numerose fotografie di famiglia:una gigantografia incorniciata di mia madre Augusta Caterina, e un'altra di sua sorella Elisa De Santis, deceduta a 23 anni; mio nonno paterno Antimo Zambrotta; mia nonna materna Mariagrazia Vellucci; lo zio materno e padrino di mio padre, Luigi Sangiovanni; lo zio materno Lorenzo De Santis, e altre numerose fotografie, nessuna delle quali figura in questa Cronistoria,perchè nessuno sa dove siano andate a finire!!!La foto di mio nonno Antimo che figura in questa Cronistoria sono riuscito ad ottenerla dopo numerose suppliche a chi la deteneva, dimenticata, tra tante altre cose!(I punti esclamativi sono d'obbligo).Altre cose furono assegnate "ad libitum" dei "protagonisti" succitati.Dovendo riparitre per Biella non curai quella spartizione, che proseguì nei giorni seguenti, perchè c'erano alcuni quadri ed oggetti ancora da assegnare.Negli anni seguenti ho poi visto nelle case di miei tre fratelli quegli oggetti esposti e mi sono stati indicati e spiegati con incredibile naturalezza, come se fosse la cosa più naturale del mondo che appartenessero all'attuale proprietario! Anche le onorificenze e le decorazioni di mio padre ebbero un assegnatario. Chi scrive non ha più visto nulla di tutto ciò, e lo dico con profonda amarezza perchè certi ricordi si sarebbero dovuti suddividere tra tutti i figli e non darli in mano ai nipoti che non possono averne l'affetto e la cura che può portare un figlio verso certi ricordi. Putroppo, nessun nipote ha sentito il dovere di offrire qualcosa allo zio che ha compilato la storia della famiglia. Poveri e meschini, penso che siano indegni del nome che portano!Rimpiango moltissimo la perdita di tutti questi documenti. Infatti li considero perduti, come le fotografie, perchè chi li detiene non sa apprezzarli e non sa cosa farsene. Servono soltanto a dimostrare la propria pochezza e inadeguatezza. All'atto della stesura della Cronistoria familiare mi sarebbe tornata molto utile quella documentazione, ma nessuno è stato in grado di dirmi qualcosa in proposito. A volte ho provato a pensare a che cosa sarebbe successo se vi fossero state ben altre risorse di suddividere. Può darsi che queste note risulteranno poco gradite a qualcuno, ma vanno dette, perchè la storia va raccontata con obiettività, citando il bello e il brutto, il dolce e l'amaro. Comunque, auguro a costoro "ogni bene": che il Signore gli renda la mercede che meritano.

 

Mio padre Nicola ebbe una profonda e fervida devozione per la Beata Vergine Maria,in particolare per la Madonna di Pompei.Ricordo che a casa nostra arrivava il periodico del Santuario di Pompei.Questa devozione fu pienamente condivisa da mia madre Caterina,che da ragazza era stata una Figlia di Maria,come dirò qui di seguito.Entrambi recitavano in ginocchio la Supplica alla Madonna di Pompei due volte l'anno,ascoltandola alla radio,l' 8 maggio e la prima domenica di ottobre,a mezzogiorno.

Durante la prima guerra mondiale mio padre di fece promotore di una raccolta di denaro nell'ambito del Reggimento dove prestava servizio e ne ricavò una bella somma che inviò all' avv.Bartolo Longo (ora Beato),il fondatore del Santuario e delle opere assistenziali annese. Ricevette una lettera di ringraziamento del Vescovo ordinario della Diocesi di Nola,da cui Pompei allora dipendeva.

 

Santa Icona della Madonna di Pompei

 

Debbo infine aggiungere che mio padre Nicola ebbe in dono delle particolari doti che utilizzò in diverse occasioni per dare sollievo al prossimo.Non fu un guaritore,ma riuscì tantissime volte a mitigare o rimuovere dolori di vari natura.Sembra che avesse ereditato questo dono dalla sua mamma Mariagrazia.

 

 

Appendice 3
 

 

Mia Madre, Augusta Caterina De Santis, nacque a  Minturno (in provincia di Caserta fino al 1934) il 29 gennaio 1898, da Donato De Santis e Mariagrazia Vellucci, terza di sette figli, come dianzi ricordato. Fu dichiarata all' Ufficio di stato civile da uno zio che, insieme con l'ostetrica, fu capace di invertire i nomi della neonata (Augusta Caterina invece di Caterina Augusta) e la data di nascita che dai documenti poi risultò il 4 febbraio. Passò una gioventù spensierata grazie allo stato benestante della famiglia (proprietari di quattro campagne e commercianti proprietari du due bar). Aveva anche una bella scrittura che denotava il suo carattere dolce e comprensivo.

 

Casualmente, come ho ricordato sopra, conobbe mio padre, nel 1916, e lo sposò il 21 giugno 1917, in piena prima guerra mondiale, nella antica e storica ex Cattedrale di S. Pietro in Minturno. L'anno seguente diede alla luce, a Minturno, il primogenito di otto figli, che fu chiamato Donato (familiarmente Duccio) in omaggio al suo papà che morì tre mesi dopo (fu inutile la visita a cui lo fece sottoporre il genero Nicola, alla fine di marzo 1918 a Napoli, nello studio del grande clinico della Regia Università di Napoli, Prof.Gabriele Tedeschi, che diagnosticò un'ascite da cirrosi epatica allo stadio terminale: "Forse l'anno scorso avremmo potuto fare ancora qualcosa, ora è troppo tardi". Infatti a giugnò morì. Comunque, anche il secondo e il terzo figlio, Aldo e Giuseppe, nacquero a Minturno.

 

Per la Famiglia De Santis cominciarono tempi meno felici, perchè il nonno Donato si occupava personalmente di tante cose e curava direttamente anche il Bar Centrale di  Minturno, perchè amava stare a contatto con la gente. Fu comunque egregiamente sostituito dalla moglie Mariagrazia, donna energica e risoluta che, però, col tempo, fu costretta a vendere buona parte delle proprietà e a cedere uno dei due bar alla sorella Concetta Vellucci (coniugata col piemontese Vincenzo Colombero) ritornata dall'estero. Mia madre, intanto, si era stabilita a Napoli nell'alloggio preso in affitto da mio padre. In seguito ebbe la vicinanza della sorella Emilia che sposò un bravo imprenditore calzaturiero, Vincenzo Pesce, che meritò la nomina a Cavaliere del lavoro. Debbo ricordare che i miei fratelli e sorelle ogni estate andavano in vacanza a Minturno, negli anni '20-30. (Per quanto mi riguarda personalmente, conservo una fotografia, datata ottobre 1942, nella quale, in una strada di Minturno, sono tra mia madre e mia nonna, che mi tengono per mano, mentre mia sorella Grazia affianca nostra nonna Mariagrazia).

 

La vita di mia madre si svolse negli anni cupi del fascismo come quella di tante altre madri di famiglia numerosa (con tanto di diplomi!) che doveva accudire tanti figli (ben 8 dal 1918al 1941!) e, in sovrappiù, sopportare le "divagazioni" del proprio marito. Infatti, mio padre si vantava di avere avuto ben "32 (trentadue) fidanzate" prima del matrimonio e alla 33ma si era alfin deciso al matrimonio. Certamente, se nonno Donato De Santis lo avesse saputo, non lo avrebbe mai ricevuto in casa!Così le "fidanzate" continuarono tra la sofferenza e i tormenti di mia madre, durati fino alla fine.

 

 

 Napoli,1933.Foto di mia madre con i figli,fatta dal regime fascista che valorizzava a suo modo le famiglie numerose.

Si tratta di una brutta foto,l'unica da me reperita,che ritrae i miei familiari in quell'epoca infausta.Il 1933 è l'anno

in cui mio padre Nicola venne a trovarsi in rotta di collisione con la Federazione fascista di Napoli.

 

 

 

 

Mia madre fu una cattolica praticante fin da piccola. Mi raccontava che era stata "figlia di Maria" e di avere sempre partecipato alle funzioni religiose ed alle processioni. Recitava quotidianamente il S.Rosario (quando uscii dal Seminario,le feci dono della mia corona del s.Rosario,che aveva i grani in madreperla e un particolare Crocifisso benedetti dal Padre Verginista Pasquale Piscopo con indulgenze varie e l'articulo mortis) e la domenica assisteva alla S.Messa, generalmente nella nostra Parrocchia del SS.Crocifisso e S.Rita. A volte, insieme con mio padre, anch'egli cattolico osservante, si recava nella bellissima Chiesa di S. Maria la Nova (edificata nel 1279dal re Carlo d'Angiò), con annesso Convento francescano, dove avevano il loro confessore e padre spirituale, Padre Ruggiero Izzo (lo stesso che nel 1954 benedisse il matrimonio religioso di mio fratello Giuseppe (Geppino per i familiari, del cui matrimonio conservo una bella fotografia con quasi tutta la famiglia).

 

Quando agli inizi degli anni '60 andammo ad abitare nel Quartiere di Capodimonte, mia madre fu colpita improvvisamente da fibrillazione atriale che andò a sovrapporsi alla già sofferta ipertensione arteriosa. Allora non c'erano le possibilità odierne per attenuare o eliminare questa patologia, ed io soffrivo vedendo e sentendo i periodi di dispnea acuta cui mia madre andava soggetta, specialmente di notte! Questo stato di cose ebbe termine il 10 gennaio 1965 con un ictus cerebrale che se la portò via in 24 ore: infatti chiuse gli occhi per sempre alle ore 18.30 dell' 11 gennaio 1965.Si trovava a prando a casa del secondogenito Aldo quando fu colpita dall'ictus.Le cure non furono adeguate.Arrivò al suo capezzale un medico(?)che già l'aveva data per spacciata il 25 dicembre 1956,quando aveva accusato un leggero ictus cerebrale,da cui era subito guarita.Un secondo medico fu non meno incapace del primo.Finalmente arrivò il nostro medico curante(che era fuori sede),il quale si meravigliò che non fosse stata spedalizzata.Così se ne andò mia madre,a seguito dell'incapacità di due cretini.L' 11 febbraio 1965, per volontà di nostro padre, fummo a Minturno, dove nella Chiesa Cattedrale di San Pietro fu celebrata al S.Messa di trigesima. Era la stessa Chiesa in cui si erano sposati il 21 giugno 1917. Alla cerimonia, preparata dal cugino di nostra madre, Raimondo Gennaro De Santis, partecipò anche la zia di nostra madre, Concetta Vellucci,sorella di sua madre Mariagrazia Vellucci, incredibilmente somigliante a nostra madre.

 

Ancora adesso, cara Mamma, mi si inumidiscono gli occhi ricordando la tua improvvisa dipartita ed una immensa tristezza mi attanaglia il cuore. Mi può consolare, però, il ricordare che gli ultimi tuoi pensieri furono per questo tuo giovane figlio, l'ultimo, il più piccolo, il più giovane di tutti. Infatti, poco prima di essere assalita dal mostro, verso le 17.50, dicesti che era ora di ritornare a casa perchè c'era questo giovane figlio ancora da accudire!  Pochi minuti dopo fu il buio per 24 ore, e poi il tuo spirito, come quello di tutti gli eletti, ritornò lì da dove era partito, come ci insegnano le Sacre Scritture (Qohèlet [o Ecclesiaste] 12,7; Isaia, 42,1; Zaccaria 12,1). Di mi madre mi restano i suoi scritti nelle lettere che i miei genitori mi scrivevano durante il periodo di servizio miliare di leva.Mia madre aveva una bella scrittura.Negli anni '50 le feci scrivere il mio nome e cognome (che riportavo su tutti i miei libri di scuola) sulla prima pagina del libro di filosofia che avrei usato quell'anno (in alto a sinistra in diagonale):ovviamente conservo gelosamente quel volume.

 

(Ritengo che le notizie riportate in questo sito resteranno una voce unica ed isolata nel vasto e variegato panorama delle Famiglie Zamprotta/Zambrotta. Infatti, ho maturato la convinzione che la maggior parte dell'ambito parentale non abbia alcun interesse alle memorie familiari. Per la maggioranza sono cose neglette, di nessun valore. L'unica cosa che conta è l'oggi, nel suo materiale vissuto quotidiano. Può darsi che questa visione delle cose dipenda da superficialità e menefreghismo o, più probabilmente, dalla mancanza di cose da dire e da raccontare, o dal fatto che a volte la penna (chiamiamola così!) viene considerata uno strumento molto pesante, il cui uso a volte complica la vita.

Ho personalmente avuto, fin da ragazzo, la fortuna di un rapporto diverso con questo strumento, e quindi me ne sono avvalso a piene mani come, atto finale e conclusivo di ricerche che richiedono tempo e, tante volte, dànno tante delusioni e amarezze: mancate risposte, anche alle sollecitazioni; vere e proprie scorrettezze, anche da parte di chi dovrebbe dell'educazione e/o della collaborazione con gli altri fare il proprio motto di vita: sacerdoti, insegnanti, funzionari e amministratori della pubblica amministrazione, ma anche parenti. Ognuno ha la sensibilità che si merita).

 

 

 

 

Minturno 1916.Mia madre.Augusta Caterina De Santis a 18 anni

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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Febbraio 2017 19:46
 

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